Genova – Prosegue domani, sabato 30 ottobre, la diciannovesima edizione del Festival della Scienza di Genova, rassegna dal format ibrido che sta segnando un ritorno allo stare insieme e al vivere la scienza in prima persona, con un importante programma in presenza e un rinnovato palinsesto online. Nel decimo giorno di Festival in programma ventidue conferenze, quattro eventi speciali e uno spettacolo: Intelligenza artificiale (ore 9.30), I laghi sentinelle del cambiamento climatico (ore 10.30), Light painting (ore 10.30), Medici 2.0 (ore 10.30), Digital mapping e azione umanitaria (ore 11), Mappa di una vita verso il Nobel (ore 11), La mente abituata (ore 15), Pensare meglio (ore 15), Quando inventai Gmail (ore 15), “Dames et princes de la Préhistoire” (ore 15), Mondi virtuali per persone reali (ore 15.30), Perchè i robot sono stupidi? (ore 15.30), Mappare l’invisibile (ore 17), Senti chi parla (ore 17), Il futuro raccontato dalle piante (ore 17.30), Ottomila anni fa: la migrazione che cambiò l’economia e le società dell’Europa (ore 17.30), Simbiosi vegetale (ore 17.30), Cosa ci rende umani? (ore 18), La scienza e il “genere binario” (ore 18), Mappe 3D del cervello (ore 18), Il segreto delle cose (ore 18), La chimica è servita (ore 19), Le mappe del cosmo (ore 19), L’avventura di AMS (ore 21), Occhio ai virus (ore 21.30), E quindi uscimmo a riveder le stelle (ore 21.30). In aggiunta al programma in presenza e online di conferenze ed eventi speciali, sono aperte le 17 mostre e i 42 laboratori, i cui orari sono disponibili su www.festivalscienza.it.
IL PROGRAMMA PER APPASSIONATI E FAMIGLIE
Grandi incontri con ospiti italiani e internazionali nel programma del giorno. Alle ore 11 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming), un omaggio alla storia e alla carriera di Rita Levi-Montalcini nell’incontro Mappa di una vita verso il Nobel. Con Piera Levi-Montalcini, nipote della celebre neurologa Premio Nobel per la medicina, Pietro Calissano, neurobiologo e cofondatore con Rita Levi-Montalcini dell’European Brain Research Institute, e Maria Grazia Spillantini, biologa, accademica, ricercatrice italiana e docente di neurologia molecolare dell’Università di Cambridge. Alle ore 21 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming) si racconta L’avventura di AMS, in una conversazione con il professore all’Università di Trento Roberto Battiston, il Premio Nobel per la Fisica 1976 Sam C.C. Ting (in collegamento), il Senior Engineer della NASA Kenneth Bollweg e con la moderazione del Presidente del Festival della Scienza di Genova, Marco Pallavicini. Ci sarà anche un saluto dell’astronauta italiano del corpo ESA Luca Parmitano. In occasione del decimo anniversario della messa in orbita di AMS, i relatori ripercorrono la storia di questa straordinaria avventura scientifica.
Sabato 30 ottobre in programma anche numerose lectio magistralis. Di strategie e scorciatoie per decidere senza sbagliare parla alle ore 15 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming) Marcus du Sautoy, docente di matematica all’Università di Oxford, nella conferenza tratta dal suo ultimo libro Pensare meglio. Con il fisico e direttore del Centre for Systems Neuroscience all’Università di Leicester Rodrigo Quian-Quiroga, alle ore 18 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming), si scopre cosa distingue l’essere umano dalle altre specie e dalle macchine, nella lectio magistralis Cosa ci rende umani?. Il professore di Fisica della Materia al Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze Saverio Pavone, nell’incontro Mappe 3D del cervello alle ore 18 nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa (anche in streaming), affronta un viaggio nel sistema vivente più complesso dell’Universo: il cervello. Per comprendere le pandemie e sconfiggerle appuntamento con Occhio ai virus, incontro delle ore 21.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming) con protagonista Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare “Luigi Luca Cavalli Sforza” e del laboratorio di Virologia Molecolare del Cnr di Pavia.
Con Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera si discute sulla robotica nell’incontro Perché i robot sono stupidi? delle ore 15.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming). Mazzolai è anche protagonista della conferenza Il futuro raccontato dalle piante delle ore 17.30 (anche in streaming) all’Archivio Storico di Palazzo Ducale. Sul tema delle scienze cognitive ritorna la lectio magistralis di Massimo Turatto, docente di Psicologia Sperimentale all’Università di Trento, in La mente abituata delle ore 15 alla Biblioteca Universitaria di Genova (anche in streaming). Nella lectio magistralis delle ore 15 all’Archivio Storico di Palazzo Ducale, Quando inventai Gmail, Claudio Allocchio, senior technical officer della Rete Italiana dell’Istruzione e della Ricerca, racconta i primi esperimenti con le reti di messaggistica e l’importanza della comunicazione, anche per la ricerca scientifica.
Con Silvano Fuso, dottore di ricerca in scienze chimiche e docente, si va alla scoperta dei materiali che hanno accompagnato l’umanità nella storia e il ruolo che avranno nel futuro della ricerca, nella conversazione Il segreto delle cose con il presidente del Consiglio Scientifico del Festival della Scienza Alberto Diaspro alle ore 18.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming). Alle ore 17.30 alla Biblioteca Universitaria di Genova in Simbiosi vegetale, Paola Bonfante, professoressa di Biologia vegetale all’Università di Torino, riflette sulle conseguenze del cambiamento climatico e sul ruolo importante che svolgono le piante. Di realtà virtuale immersiva parlano i ricercatori Martina Fusaro, Alessandro Monti, Luca Provenzano e Marina Scattolin nella tavola rotonda Mondi virtuali per persone reali alle ore 15.30 nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa (anche in streaming).
È in collaborazione con Medici Senza Frontiere l’incontro Digital mapping e azione umanitaria delle ore 11 nella Sala delle Grida di Palazzo della Borsa (anche in streaming), con Jana Bauerovà, coordinatrice della comunicazione Missing Maps per MSF, Chiara Montaldo, medico infettivologo e operatrice umanitaria di Msf e Jean-Pierre Weza, operatore GIS di Medici Senza Frontiere. Può la tecnologia migliorare la formazione medica? Ne discute Giacomo Borgonovo, medico chirurgo docente dell’Università degli Studi di Genova, con Serena Ricci, post doctoral fellow del Joint Lab for Emerging Technologies in Simulation dell’Università degli Studi di Genova, nella conferenza Medici 2.0 delle ore 10.30 all’Archivio Storico di Palazzo Ducale. Se gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani, sui ghiacciai e sull’atmosfera sono noti a tutti, sui laghi tali effetti spesso vengono sottovalutati. Sicuramente ciò non accade nella conferenza delle ore 10.30 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale (anche in streaming), I laghi sentinelle del cambiamento climatico, con protagonisti l’ecologo Marco Bartoli, il ricercatore del Cnr Mariano Bresciani, e del docente all’Università di Trento Dino Zardi.
Quattro i caffè scientifici in calendario sabato 30 ottobre. Si comincia con il terzo e ultimo appuntamento di Snooze – Chiacchiere di scienza a colazione con il giornalista scientifico Leonardo De Cosmo a esplorare gli impatti che gli algoritmi, capaci di apprendere, migliorarsi ed esprimere creatività, potrebbero avere sulla nostra società in Intelligenza artificiale delle ore 9.30 all’Ostello Bello (anche in streaming). Sempre alle ore 10.30 al Librificio del Borgo, la light designer Liliana Iadeluca accompagna alla scoperta delle basi tecniche e metodologiche dell’utilizzo della luce per dipingere con il Light painting. In Senti chi parla alle ore 17 al MOG, la naturalista e giornalista scientifica Francesca Buoninconti racconta diverse curiosità sul linguaggio comunicativo degli animali. Infine, alle ore 18 all’Ostello Bello, La scienza e il “genere binario”, le dottorande Serena Marchesi, Emily Rolley-Parnell, Cecilia Roselli e la ricercatrice post-doc Ana Tanevska esplorano la prospettiva del binarismo di genere che ha plasmato la ricerca scientifica e che ha influenzato lo sviluppo della società civile.
Alle ore 19 in Sala Dino Campana va in scena l’ultimo spettacolo della Festival della Scienza di Genova: Le mappe del cosmo di European Gravitational Observatory, con Diana Hobel e Marco Sgarbi a raccontare le storie che hanno cambiato l’Universo. Ad arricchire la giornata anche due eventi speciali. Alle ore 17 il Cnr e l’Ufficio Storico della Polizia di Stato in Mappare l’invisibile raccontano a Palazzo Reale l’apporto delle tecniche di indagine scientifica nella risoluzione di crimini e delle vicende giudiziarie avvenute nel secolo scorso. Alle ore 19 in Piazza delle Feste, Kristian Radan, Matic Lozin e Mirela Dragomir spiegano come attingere dall’abbondante ricettario di esperimenti da cucina in La chimica è servita. Inoltre, alle 21.30 all’Osservatorio Astronomico del Righi si può partecipare a una notte tra stelle e pianeti dal titolo E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Prosegue il ciclo Le mappe dell’Uomo alle ore 15 nella sede dell’Università degli Studi di Genova in via Balbi 5 con la proiezione di “Dames et princes de la Préhistoire”, docufilm diretto da Pauline Coste. Introduce Fabio Negrino. A chiudere la serie di appuntamenti dell’Università degli Studi di Genova l’archeologo Roberto Maggi e il professore dell’Università degli Studi di Genova Fabio Negrino in Ottomila anni fa: la migrazione che cambiò l’economia e le società dell’Europa alle ore 17.30 all’Università degli Studi di Genova, (via Balbi 5).
I biglietti e le prenotazioni sono acquistabili online sul sito del Festival: www.festivalscienza.it e tramite il call center (tel. 010 8934340). È attiva nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale una biglietteria, ma si incoraggia il pubblico a privilegiare l’utilizzo dei servizi e-commerce online e telefonico. Questi i costi dei biglietti: giornaliero intero 13 euro, ridotto 11 euro, ridottissimo 9 euro, abbonamento standard intero 21 euro, ridotto 18 euro, ridottissimo 12 euro, premium (con prenotazioni gratuite per il titolare dell’abbonamento) 30 euro; i bambini fino ai 5 anni non pagano. Gli abbonamenti standard hanno validità per tutti i giorni e tutti gli eventi del Festival e includono anche la fruizione degli eventi in streaming. Per l’offerta online è disponibile l’abbonamento live streaming al costo di 10 euro. Sono presenti in programma alcuni eventi gratuiti. Il biglietto Scuola, riservato agli studenti che partecipano al progetto scuole (costo 9 euro), equivale a un abbonamento standard e consente quindi di fruire di tutto il Festival, sia in presenza sia online. La prenotazione (costo 0,50 euro) agli eventi in presenza è fortemente consigliata per il pubblico generico, mentre è obbligatoria (e gratuita) per le classi.
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FESTIVAL DELLA SCIENZA 2021
IL PROGRAMMA DI SABATO 30 OTTOBRE CON APPROFONDIMENTI
ore 9.30, Ostello Bello e in live streaming
Intelligenza artificiale
Caffè scientifico con Leonardo De Cosmo
Così come il fuoco ha rappresentato un’innovazione tecnologica dirompente, capace in forma indiretta di rimodellare fin nel profondo la forma sociale umana, analogamente l’affacciarsi di algoritmi capaci di apprendere, migliorarsi ed esprimere creatività potrebbe impattare sulle nostre società in modi dirompenti e imprevedibili. Quali sono le aree di sviluppo più rilevanti e allo stesso tempo complesse da identificare, su cui dovremmo acquisire conoscenza e poter prendere parte al dibattito per vivere con consapevolezza il futuro tecnologico che abbiamo di fronte? Quale etica per l’Intelligenza Artificiale?
Leonardo De Cosmo, giornalista scientifico, collabora e ha collaborato con ANSA, Le Scienze, Mind e Focus. È cofondatore di DiScienza, una no-profit che sviluppa progetti di divulgazione per avvicinare grandi e piccoli a scienza e tecnologia. Ha collaborato alla realizzazione di alcune mostre National Geographic, supportato la comunicazione di numerosi eventi di divulgazione, e nel 2020 ha lanciato Dreambot, il podcast dedicato al mondo della robotica.
ore 10.30, Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
I laghi sentinelle del cambiamento climatico
Conversazione con Marco Bartoli, Mariano Bresciani, Dino Zardi, modera Claudia Giardino
Oltre a rappresentare una risorsa cruciale per la vita sulla Terra, i laghi possono essere importanti sentinelle del cambiamento climatico. Il livello e l’estensione dei laghi, ma anche il loro colore, la temperatura superficiale, e l’eventuale presenza di ghiaccio sono infatti variabili che possono indicare l’effetto del surriscaldamento globale in corso a livello di biosfera, idrosfera e atmosfera. Tuttavia, le osservazioni sui laghi sono scarse in molte aree del globo, in particolare in regioni geograficamente remote e difficili da raggiungere, seppur ricche di bacini di acqua dolce (come l’Artico canadese e siberiano): se gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani, sui ghiacciai e sull’atmosfera appaiono di dominio pubblico, sui laghi tali effetti sono quindi meno noti. Le tecnologie di telerilevamento – altimetri, sensori ottici e termici, radar – hanno recentemente mostrato un interessante potenziale per affrontare questa carenza: scopriremo dunque i risultati di una ricerca scientifica internazionale sulle osservazioni satellitari per lo studio dei laghi nel complesso e recente quadro dei cambiamenti climatici. Verranno mostrate le mappe di oltre 1000 specchi d’acqua, analizzando le differenze tra i diversi laghi e gli allarmanti trend messi in luce dall’analisi dei dati satellitari più recenti.
Marco Bartoli, dottorato in Ecologia, è docente presso l’Università degli Studi di Parma, coordina il Laboratorio di Funzionamento Bentico. È vicepresidente del Master in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e le Risorse e membro della Commissione Mobilità Internazionale e del Senato Accademico dell’Università di Parma. È un biogeochimico ed ecologo dell’ecosistema con grande interesse per gli ecosistemi acquatici e gli effetti delle pressioni antropiche sul loro funzionamento.
Mariano Bresciani, ricercatore presso l’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del CNR e docente presso l’Università degli Studi di Parma. Persona di Riferimento LTER per il sito di Ricerca Lago di Garda, Stazione Sperimentale E.Zilioli di Sirmione, è responsabile di progetti di ricerca nazionali ed internazionali, curandone anche la parte di disseminazione dei risultati e l’interazione con differenti tipologie di end-users.
Dino Zardi, docente presso l’Università di Trento, dove è vicedirettore del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente Già Invited Visiting Scientist al National Center for Atmospheric Research (USA), dal 2016 è presidente dell’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia. È ideatore e responsabile del Festivalmeteorologia, coordinatore dell’MSc in Environmental Meteorology (Università di Trento e Innsbruck). È Co-Chief Editor della Rivista Meteorological Applications.
Claudia Giardino, dottore di Ricerca in Scienze Geodetiche e Cartografiche, guida il gruppo di ricerca ‘Telerilevamento ottico, modellistica dei parametri bio-fisici’ dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del CNR. Collabora a diverse missioni di Osservazione della Terra (es. PRISMA, CHIME) e coordina il Climate Research Group. Autrice di oltre 100 pubblicazioni e guest editor di special issue, partecipa regolarmente ai comitati scientifici e/o organizzativi per convegni del settore.
ore 10.30, Il librificio del borgo
Light painting
Caffè scientifico con Liliana Iadeluca
La parola “fotografia”, formata dall’unione dei due termini greci φῶς (phôs), luce, e γραφή (graphé), scrittura, significa letteralmente “scrittura con la luce”. Una sintesi efficace che riassume e anticipa la tecnica del light painting, nella quale il fotografo, sfruttando la lunga esposizione per muoversi con una o più sorgenti luminose davanti all’obiettivo, come fosse un pittore utilizza la luce per dipingere quelle che sono ormai considerate a tutti gli effetti delle opere d’arte.In questo incontro scopriremo le basi tecniche e metodologiche per utilizzare questa particolare tecnica fotografica, tutta artigianale, descrivendone le molteplici declinazioni e illustrando gli strumenti necessari per attuarle. Per iniziare a scoprire – come diceva l’artista francese Oussman Noreni – “come fare della luce il proprio inchiostro”.
Liliana Iadeluca, light designer, è impegnata da anni nella pratica e nella divulgazione del light painting. Insegna illuminotecnica e light design presso le Accademie di Belle Arti di Brera, Albertina e Ligustica. Suoi interventi sono apparsi in diverse pubblicazioni, tra le quali ricordiamo Immaginare il futuro (Albertina Press, 2018) ed Estetica e narrazione degli spazi espositivi (Albertina Press, 2018).
ore 10.30, Archivio Storico del Comune di Palazzo Ducale
Medici 2.0
Conversazione con Giacomo Borgonovo, Serena Ricci
La tecnologia è sempre più presente nella nostra vita quotidiana. I nativi digitali sono ormai adulti inseriti nel mondo del lavoro, e sono passati dall’essere formati a diventare formatori delle nuove generazioni. Questo ha portato a un cambiamento radicale dei metodi didattici, e a un maggiore utilizzo delle nuove tecnologie per la formazione: scopriamo le metodologie didattiche attualmente utilizzate (manichini a bassa media e alta fedeltà, serious games, pazienti standard, briefing e debriefing) e come le nuove tecnologie (realtà virtuale, realtà aumentata, robotica, stampa 3D e intelligenza artificiale) possano influenzare la formazione medica e delle professioni sanitarie, in un connubio tra scienze mediche e ingegneria.
Giacomo Borgonovo, medico chirurgo specializzato in chirurgia generale, è docente presso l’Università degli Studi di Genova. Già responsabile di UO dipartimentale di Chirurgia d’Urgente presso il Policlinico San Martino, è attualmente presidente del Centro di Simulazione e Formazione avanzata dell’Università di Genova. È autore di più di 90 articoli scientifici.
Serena Ricci, post doctoral fellow presso il Joint Lab for Emerging Technologies in Simulation, dell’Università degli studi di Genova. Ha un dottorato di ricerca in Bioingegneria e Robotica (Università di Genova in collaborazione con il Neuroplasticity Lab di CUNY School of Medicine, New York, USA).
ore 11, Sala delle Grida di Palazzo della Borsa e in live streaming
Digital mapping e azione umanitaria
Conversazione con Jana Bauerovà, Chiara Montaldo, Jean-Pierre Weza, modera Mattia Crivellini
Obiettivo del Missing Maps Project, un’iniziativa lanciata da Medici Senza Frontiere (MSF) insieme alla Croce Rossa britannica, Croce Rossa americana e al team umanitario di OpenStreetMaps, è quello di mappare le aree più vulnerabili dei Paesi in via di sviluppo, per mettere dati aggiornati a disposizione delle organizzazioni non governative. Le équipe di MSF e altre organizzazioni umanitarie, infatti, operano spesso in aree remote dove la mancanza di mappe sufficientemente dettagliate rende impossibile pianificare campagne di vaccinazione o valutare i bisogni della popolazione, raggiungere i pazienti rapidamente o effettuare il monitoraggio epidemiologico in caso di focolaio di Ebola o colera. Il progetto è aperto a tutti/e: si può partecipare volontariamente, accedendo al sito e iniziando a mappare grazie a potenti ingrandimenti di immagini satellitari durante i cosiddetti “Mapathon”. Capiremo, anche grazie alla testimonianza di alcuni operatori umanitari, come avere a disposizione delle mappe aggiornate e precise sia fondamentale nei progetti dove MSF affronta un’emergenza sociale, climatica o sanitaria, e come l’efficienza e la rapidità del lavoro dell’equipe sul campo dipenda anche da questi strumenti. Analizzando un case-study esemplificativo scopriremo le fasi del processo di mappatura, gli strumenti e le competenze, e infine attraverso la lettura dei dati di output del case-study, l’impatto della mappatura sull’efficacia del progetto MSF e sui pazienti trattati.
Jana Bauerová è la coordinatrice della comunicazione Missing Maps per Medici Senza Frontiere (MSF) a livello globale. Ha studiato relazioni internazionali presso il Graduate Institute di Ginevra, in Svizzera. Ha lavorato presso l’ufficio delle Nazioni Unite (ONU) a Ginevra e per il Comitato Internazionale della Croce Rossa come delegata e portavoce in missioni in Kirghizistan e Ucraina. Nel suo ruolo attuale, oltre a comunicare il progetto Missing Maps, è coinvolta nell’organizzazione di Mapathon e nel coinvolgimento dei volontari nella mappatura di territori in molti dei paesi in cui interviene MSF.
Chiara Montaldo, medico infettivologo e operatrice umanitaria di MSF; laureata in Medicina e Chirurgia, e ha conseguito un diploma in Medicina Tropicale presso l’Istituto di Medicina Tropicale “Prince Leopold” di Anversa, in Belgio. Con Medici Senza Frontiere è stata in Centrafrica e Congo, a Xiangfan e dintorni in Cina, in India, Ucraina, Libano e Nigeria. Lavora presso l’Ospedale Spallanzani di Roma come Dirigente Medico.
Jean-Pierre Weza è operatore GIS di Medici Senza Frontiere con più di sei anni di esperienza in progetti umanitari GIS, nei quali propone, progetta e implementa il sistema di gestione dei dati geografici e il flusso di lavoro, si occupa del controllo qualità, organizza e supervisiona le attività GIS sul campo GIS, forma il personale delle missioni sull’uso degli strumenti GIS.
Mattia Crivellini è laureato in Informatica presso l’Università di Bologna, è appassionato di tecnologie digitali e intelligenza artificiale, ha studiato negli Stati Uniti Scienze Cognitive presso l’Indiana University. Dal 2011 è direttore di Fosforo, la festa della scienza di Senigallia. Organizza in l’Italia e all’estero attività, conferenze e spettacoli di comunicazione e divulgazione della scienza tramite l’Associazione Culturale NEXT. È autore della collana Pazzi per la Matematica edita da White Star Kids e della collana Esperimenti che passione edita da National Geographic Kids, collabora con Clementoni per la realizzazione di giochi scientifici.
ore 11, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Mappa di una vita verso il Nobel
Conversazione con Piera Levi Montalcini, Pietro Calissano, Maria Grazia Spillantini, modera Viviana Kasam
Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel per la medicina nel 1986, è stata una delle più grandi scienziate italiane. In questo incontro ripercorreremo la sua carriera scientifica, dagli esordi ai pioneristici studi sui fattori di crescita neurale. Ma parleremo, grazie alle testimonianze di chi con lei lavorava e viveva, non solo della Montalcini scienziata, ma anche della grande donna che è stata: della sua determinazione, della maniacale cura della propria immagine, della scelta di non diventare moglie e madre, del rapporto con la sorella gemella pittrice, del suo interesse per l’arte, della sua missione di promuovere e valorizzare le donne, soprattutto quelle più svantaggiate; scopriremo poi il profondo impatto delle sue scoperte sulla ricerca neuroscientifica di tutto il mondo, e delle loro applicazioni per possibili, futuri trattamenti di diverse patologie neurodegenerative, tra cui la Malattia di Alzheimer.
Viviana Kasam giornalista professionista, master presso l’Università di McGill in Canada. Nel 2010 fonda l’Associazione BrainCircleItalia. Ha pubblicato libri e racconti, ne el 1978 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica. Ha vinto numerosi premi per l’attività giornalistica e televisiva, tra cui Il Guidarello, il Premio Italia, il Premio Onda TV, il Premio Donne d’Europa e il Premio Venezia.
Piera Levi-Montalcini, ingegnere ed imprenditrice, è la nipote del Premio Nobel per la Medicina Rita. Socio fondatore e Presidente dell’Associazione eTutorWeb, è anche Presidente del Comitato Scientifico del Centro Studi Smart Economy.
Pietro Calissano, neurobiologo, è co-fondatore, con Rita Levi-Montalcini, dell’European Brain Research Institute (EBRI); dal 1965 lavora nell’Istituto di neurobiologia del CNR, del quale è stato direttore dal 1988 al 2008; allievo e poi collaboratore di Levi-Montalcini, è professore di neurofisiologia all’Università “Tor Vergata” di Roma; è autore di numerose e importanti ricerche, pubblicate sulle più prestigiose riviste internazionali.
Maria Grazia Spillantini, biologa, accademica e ricercatrice italiana, è docente di neurologia molecolare presso l’Università di Cambridge (Regno Unito). Nominata membro della Royal Society nel 2013, le sue ricerche le hanno permesso di identificare il ruolo di una proteina, l’alfa-sinucleina, nella patogenesi di alcuni disturbi neurodegenerativi.
ore 15, Biblioteca Universitaria di Genova e in live streaming
La mente abituata
Lectio Magistralis con Massimo Turatto
«In seguito furono sempre le stesse cose a ripetersi: lo stesso scotimento intervallato da colpi, la stessa neve contro il vetro, lo stesso rapido alternarsi di un calore soffocante al freddo e di nuovo al caldo, lo stesso balenare degli stessi volti nella penombra, le stesse voci, e così Anna cominciò a leggere e a comprendere quel che leggeva.» Tutti noi sperimentiamo ogni giorno l’esperienza vissuta in treno da Anna Karenina: la nostra risposta a uno stimolo che si ripete tende ad affievolirsi fino a scomparire. Questo fenomeno si chiama abituazione. Grazie all’abituazione, che è una cosa diversa dall’abitudine, dopo un po’ non avvertiamo più il ticchettio dell’orologio o il ronzio del condizionatore. Per lo stesso motivo, però, una storia d’amore può sfiorire con il tempo; diventiamo sempre meno capaci di indignarci se siamo sovraesposti a notizie di truffa o di atti corruzione; possiamo incorrere in disordini alimentari o in condizioni di tossicodipendenza. Ma possiamo evitare che l’abituazione si posi come una coltre di disinteresse su quello che più ci è familiare? Da un certo punto di vista no, perché è un processo inevitabile messo in atto dal nostro cervello, ma in realtà molto dipende dal nostro atteggiamento. Il solo modo per ostacolarla è impegnarci a mantenere la nostra attenzione su ciò che, pur ripetendosi, ci interessa – o per meglio dire, che vogliamo continui a interessarci.
Massimo Turatto è docente di Psicologia Sperimentale all’Università di Trento, dove è coordinatore del Corso di Dottorato e Professore ordinario presso il Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMEC) e il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive. Si occupa di come si impara ad ignorare gli stimoli irrilevanti e della relazione tra motivazione e attenzione.
ore 15, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Pensare meglio
Lectio Magistralis con Marcus du Sautoy
Ci hanno insegnato che le scorciatoie sono qualcosa di sospetto, se non addirittura sbagliato o pericoloso: soluzioni per scansafatiche sempre pronti a barare, o deviazioni adatte solo ai meno cauti. In ogni caso, niente di più lontano dalla matematica, con i suoi calcoli precisi da svolgere un passo alla volta. Forse non è affatto così: la matematica, anzi, è il regno del pensiero strategico, quello che ci porta al risultato richiesto nel tempo più breve e con il minor dispendio di energie possibile. E non è un caso se gran parte di ciò che chiamiamo progresso sia nato proprio dalla capacità di semplificare un certo compito. Dobbiamo tantissimo a quei pigri che hanno trovato la soluzione meno faticosa per affrontare grandi problemi: dalle tecniche per edificare le prime città oltre cinquemila anni fa, al calcolo infinitesimale applicato all’ingegneria rinascimentale, fino agli algoritmi informatici più recenti. E la matematica non è l’unica scienza che può insegnare l’arte delle scorciatoie, come scoprirete in questo divertente incontro, in cui grazie ad aneddoti sorprendenti vi avventurerete tra start-up e musica, viaggi e psicologia. Capirete come sia proprio l’abilità di trovare approcci innovativi a differenziare l’uomo dal più efficiente dei computer. Ma scoprirete anche come funzionano le scorciatoie mentali e quali sono le strategie per risolvere con creatività i problemi che affrontiamo ogni giorno. Starà a voi, poi, farne buon uso.
Marcus du Sautoy, docente di matematica all’Università di Oxford. Nel 2001 ha vinto il Berwick Prize della London Mathematical Society. Collabora con il “Times”, il “Daily Telegraph”, il “Guardian” e la Bbc; è autore di diversi libri, di cui l’ultimo è Pensare meglio (Rizzoli, 2021).
ore 15, Archivio Storico del Comune di Palazzo Ducale
Quando inventai Gmail
Lectio Magistralis con Claudio Allocchio, modera Francesco Margiocco
Claudio Allocchio ci racconta come sono avvenuti i primi esperimenti per riuscire a spedire email e l’importanza di dialogare con tutti. In tanti si sono chiesti come si è riusciti a mettere insieme le reti. Capiremo dalle parole di Allocchio che tutto è iniziato molto semplicemente per necessità: la rete serviva per lavorare e sembravano assurde certe cose che prima non erano possibili. Mancava un linguaggio comune: si potevano raggiungere altre città, ma non la stanza affianco perché le macchine erano diverse! Dai primi esperimenti pionieristici al CERN, per convocare le pause caffé tra ricercatori, con tanto di crash del centro di calcolo, allo studio di soluzioni innovative: la nascita della mail è legata all’iniziativa di gruppi di persone illuminate. Si può dire che il primo Internet vero quindi è stato l’Internet del mail, perché è stato il primo caso in cui tutte le reti riuscivano veramente a parlarsi tra di loro. In Italia, in una bollente giornata di luglio del 1987, nasce il gruppo MAIL-ITA, un gruppo di lavoro nato per risolvere il problema di come far funzionare la posta elettronica in Italia e fare in modo che chiunque potesse inviare una mail a tutti gli altri. Il gruppo di lavoro fu un successo, tanto che ne vennero fuori altre cose, che poi sono diventate storia: il gruppo di lavoro per la standardizzazione dei domini, l’autorità per regolamentare i nomi a dominio in Italia, il registro italiano e così via…
Claudio Allocchio, Senior Technical Officer di GARR, ha iniziato ad occuparsi di reti al CERN negli anni ‘80. È stato uno dei fondatori di GARR, ed ha diretto il progetto COSINE Mail Gateway Services realizzando il primo servizio globale di mail. Per 11 anni è stato presidente della Naming Authority Italiana. Membro di IETF dal 1991, è ora responsabile dell’Applications Area Directorate ed è Presidente del Community Committee della rete della ricerca GÉANT. Premiato dalla Vietsch Foundation per meriti nel campo del networking, è stato uno dei creatori di LoLa, sistema per la musica a distanza in real-time.
Francesco Margiocco, giornalista del Secolo XIX, si occupa di economia, tecnologia e scienze. Con Elisa Gambardella e Daniele Fano, ha scritto il libro Garanzia Giovani: la sfida (Brioschi, 2015); ha firmato anche il contributo su La scienza e la tecnica a Genova, che fa parte del libro, scritto a più mani, Genova Mia (Polaris, 2017).
ore 15, Università degli Studi di Genova, Balbi 5
“Dames et princes de la Préhistoire”
Introduce Fabio Negrino, Regia di Pauline Coste
Proiezione di un avvincente docufilm dedicato a una delle fasi più significative del Paleolitico superiore europeo, nota come Gravettiano e compresa tra i 30 e i 20.000 anni fa circa. Vengono proposte, accompagnate da interviste a studiosi e ricercatori in prima linea nello studio della nostra storia più remota, le riprese di alcuni dei più importanti siti europei di questo periodo, tra cui il sito ligure dei Balzi Rossi, che ha restituito alcune tra le più spettacolari e ricche sepolture paleolitiche conosciute al mondo.
Pauline Coste è regista e archeologa preistorica francese.
Fabio Negrino, professore associato presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dell’Università degli Studi di Genova. Si è occupato di differenti aspetti della ricerca preistorica e protostorica, dal Paleolitico inferiore all’età dei metalli, approfondendo sia le problematiche più prettamente culturali sia quelle di carattere ambientale. Ha partecipato a numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero.
ore 15.30, Sala delle Grida di Palazzo della Borsa e in live streaming
Mondi virtuali per persone reali
Tavola rotonda con Martina Fusaro, Alessandro Monti, Luca Provenzano, Marina Scattolin
La realtà virtuale immersiva (RVI) è un mezzo efficace per cambiare il modo con cui una persona percepisce e rappresenta il proprio corpo e quello altrui, trasformando così il suo rapporto con sé e con gli altri: induce l’illusione che un corpo virtuale diventi parte di noi; ciò permette di studiare e modificare il rapporto tra segnali fisiologici interni e consapevolezza del proprio corpo. L’integrazione dei segnali provenienti dall’esterno e dall’interno del corpo plasma inoltre la nostra immagine corporea, e ciò è particolarmente evidente in alcuni disturbi, come l’anoressia nervosa: tramite l’illusione di possedere un corpo virtuale di peso diverso, la RVI consente di indagarla e porre le basi di futuri trattamenti. La RVI permette poi di somministrare tocchi virtuali, considerati opportuni o meno: uno strumento promettente per protocolli di intervento per chi preferisce evitare il contatto fisico (come le vittime di violenze). Infine, tramite RVI si può indagare il ruolo del corpo in comportamenti sociali complessi e interattivi, come il comportamento morale: si tende infatti a comportarsi più disonestamente quando si sente uno scarso senso di appartenenza verso un corpo virtuale. Ciò spiega l’importanza del corpo per favorire interazioni virtuose tra persone che popolano mondi virtuali, come accade nei social network. In questo incontro scopriremo il lavoro pioneristico sulla RVI della linea di ricerca Neuroscience and Society del CLN²S@Sapienza.
Martina Fusaro, ricercatrice presso il laboratorio di Neuroscienze Sociali dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia (Roma); si occupa di investigare le percezioni vicarie di dolore e piacere osservate in realtà virtuale immersiva. In una recente ricerca ha esplorato come le carezze, osservate sul corpo virtuale, possano suscitare nei partecipanti risposte comportamentali e fisiologiche simili a quelle reali.
Alessandro Monti, ricercatore post-doc presso il Dipartimento di Psicologia della Sapienza, Università di Roma. Al centro dei suoi interessi di ricerca è il rapporto tra interocezione e consapevolezza corporea, indagato per mezzo della fisiologia psicologica e della realtà virtuale immersiva. Recentemente ha studiato il ruolo dei visceri nel plasmare il senso di sé.
Luca Provenzano, ricercatore post-doc presso il Laboratorio Neuroscienze e Società dell’Istituto Italiano di Tecnologia, utilizza la realtà virtuale immersiva e applicazioni interattive per studiare in che modo percepiamo il nostro corpo (consapevolezza corporea e immagine di sé) e come cambia il nostro comportamento quando la rappresentazione corporea è alterata, ad esempio a seguito di condizioni cliniche.
Marina Scattolin, ricercatrice post-doc presso il Center for Life Nano and Neuro Science dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Studia i processi di decisione sociale e in particolare il ruolo che diverse componenti della consapevolezza corporea hanno in questi processi, aspetti che ha indagato attraverso strumenti online, scenari virtuali ed esperimenti su popolazioni cliniche e non.
ore 15.30, Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Perchè i robot sono stupidi?
Conversazione con Barbara Mazzolai, Marcello Turconi
Robotica e intelligenza artificiale sono tematiche trattate ormai quasi quotidianamente da siti d’informazione, radio e tv, a causa del profondo impatto che queste tecnologie innovative hanno (e avranno) sulla vita di tutte/i noi; è quindi bene che fin da giovani, bambini e bambine abbiano le idee chiare (più di quanto, a volte, non abbiamo noi adulti): cos’è l’intelligenza artificiale? Come si fa a insegnare qualcosa a un computer? I robot sono creativi? E possono disobbedire? Queste e altre le domande che proporremo a una delle massime esperte italiane di robotica. Scopriremo cosa sanno (e cosa non sanno) fare i robot, se sono capaci di provare emozioni e se possono diventare nostri amici.
Barbara Mazzolai, dirige il Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Pontedera). Nel 2015 Robohub, la maggiore comunità scientifica internazionale degli esperti di robotica, l’ha inclusa tra le 25 donne più geniali del settore. Ha ccoordinato il progetto che ha portato alla realizzazione del Plantoide, il primo robot al mondo ispirato alle piante; è autrice di Perché i robot sono stupidi (con Federico Taddia, Editoriale Scienza, 2021) e di Il futuro raccontato dalle piante (Longanesi, 2021).
Marcello Turconi, laurea e Dottorato in neuroscienze (Università di Trieste), si è specializzato nella comunicazione scientifica (MCS SISSA); assegnista dell’Università degli Studi di Milano, ha all’attivo collaborazioni in ambito editoriale e nell’organizzazione di eventi di divulgazione scientifica; è autore di C come cervello (illustrazioni Allegra Agliardi, Nomos 2021)
ore 17, Teatro del Falcone di Palazzo Reale
Mappare l’invisibile
Investigazioni tra scienza e storia
Ogni giorno sugli schermi televisivi compaiono fiction, serie e film dedicati al lavoro della polizia scientifica, un mondo indiscutibilmente affascinante. In realtà, da sempre l’umanità ha avvertito la necessità di identificare chi compie un reato. Il padre del primo metodo scientifico di identificazione fu Alphonse Bertillon. Il bertillonage prevedeva l’identificazione dei criminali mediante il segnalamento antropometrico, oltre al segnalamento descrittivo e a quello fotografico. In Italia Salvatore Ottolenghi, professore di Medicina legale dell’Università di Roma, introdusse l’applicazione del metodo scientifico nelle indagini di polizia. Fu lui a definire la polizia scientifica come il reparto che “applica alle funzioni di polizia le cognizioni fornite dall’antropologia, la biologia, la psicologia, la medicina legale, la sociologia, la fisica e la chimica”. Ottolenghi istituì a Roma, nel 1902, la Scuola di Polizia Scientifica, che aveva al suo interno un Servizio di Segnalamento e Identificazione. Scoprite dunque, con la strumentazione e la documentazione segnaletica originale, le tecniche utilizzate dai padri della Polizia scientifica nella prima metà del secolo scorso. Capirete l’apporto delle tecniche di indagine scientifica nella risoluzione di crimini e delle vicende giudiziarie avvenute nel secolo scorso, e simulerete le attività di segnalazione, identificazione e rilevamento dattiloscopico… siete pronti a scoprire chi è il colpevole?
ore 17, Mercato Orientale Genova
Senti chi parla
Caffè scientifico con Francesca Buoninconti
Si dice sempre che gli animali non abbiano voce, eppure sono dei gran chiacchieroni: dal nostro giardino alle foreste pluviali, dal parco sotto casa alle profondità dell’oceano, l’aria e l’acqua pullulano di messaggi. C’è chi canta come un usignolo, anche negli abissi; chi parla utilizzando dialetti tramandati di generazione in generazione; chi comunica danzando, chi si esibisce in un tip tap alla Fred Astaire o preferisce lo stile inimitabile di Michael Jackson. Infine c’è chi si arrangia con mosse, pose e parate, oppure odori, puzze e profumi. E, come al solito, c’è anche chi racconta una marea di bugie. In un mondo fatto di messaggi in codice, cosa bisbigliano e cosa si dicono gli animali? Gli uccelli cantano ogni volta che aprono becco? E i pesci sono davvero muti? Perché i camaleonti cambiano colore? Cosa passa per la testa di una gazzella che, inseguita da un predatore, invece di correre a più non posso inizia a saltare? I delfini si chiamano per nome? E il coccodrillo come fa? Ma soprattutto, perché gli animali mentono? Se almeno una volta nella vita vi siete fatti una di queste domande, questo incontro è per voi!
Francesca Buoninconti, naturalista e giornalista scientifica; lavora in redazione e al microfono di Radio3 Scienza; racconta la zoologia ai ragazzi su Rai Gulp per La Banda dei FuoriClasse e scrive di scienza, natura e clima per varie testate, tra cui “Il Bo Live” e “Il Tascabile”. In passato ha lavorato con Città della Scienza, Radio Kiss Kiss, Milanoedit, “Rivista Micron” e “Vanity Fair”. Ha scritto Senza confini (Codice, 2019) e Senti chi parla (Codice, 2021).
ore 17.30, Archivio Storico del Comune di Palazzo Ducale
Il futuro raccontato dalle piante
Lectio Magistralis con Barbara Mazzolai
Le piante hanno colonizzato la terraferma oltre 400 milioni di anni fa innescando una delle più profonde transizioni geobiologiche del pianeta, la “terrestrializzazione”, che ha consentito lo sviluppo degli ambienti dove molto più tardi – circa 200 mila anni fa – l’Homo sapiens si è insediato. Eppure siamo soliti pensare a questo come al nostro pianeta e ne consumiamo avidamente risorse e spazi. Per fortuna, al contrario di noi, il mondo vegetale lavora da sempre per escogitare soluzioni efficaci al problema della conservazione: ha ideato il mutuo soccorso tra specie, con le numerose simbiosi alla base di interi ecosistemi. È il geniale “inventore” del più straordinario sistema per produrre energia pulita esistente sulla Terra, la fotosintesi, ma ha anche il “copyright” delle fonti energetiche non rinnovabili (petrolio, carbone, gas). Tutto questo, insieme, compone il capolavoro di complessità che chiamiamo “vita”, un miracolo oggi minacciato dall’opera dell’Uomo. Ma se si allea con la Natura, la Scienza può ancora invertire la rotta dell’umanità: in un futuro non troppo lontano la Robotica e l’Intelligenza Artificiale offriranno soluzioni concrete per proteggere il clima e la biodiversità: robot interamente biodegradabili monitoreranno l’inquinamento aiutandoci a contrastarlo mentre altri, ispirati all’intelligenza diffusa delle piante, ci consentiranno di studiare sempre più a fondo il grande libro della Natura, per carpirne leggi e segreti.
Barbara Mazzolai, dirige il Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Pontedera). Nel 2015 Robohub, la maggiore comunità scientifica internazionale degli esperti di robotica, l’ha inclusa tra le 25 donne più geniali del settore. Ha coordinato il progetto che ha portato alla realizzazione del Plantoide, il primo robot al mondo ispirato alle piante; è autrice di Perché i robot sono stupidi (con Federico Taddia, Editoriale Scienza, 2021) e di Il futuro raccontato dalle piante (Longanesi, 2021).
Andrea Vico è giornalista. Da 25 anni si occupa di divulgazione scientifica. Ha ricevuto tre premi giornalistici e scritto otto libri di divulgazione scientifica. È fondatore dell’associazione ToScience, consulente per musei e aziende, socio operativo di CentroScienza e docente di Science Communication all’Università di Torino.
ore 17.30, Università degli Studi di Genova, Balbi 5
Ottomila anni fa: la migrazione che cambiò l’economia e le società dell’Europa
Dialogo con Roberto Maggi, modera Fabio Negrino
L’origine dei comportamenti economici e sociali che caratterizzano il nostro contemporaneo risale al Neolitico. Questa “rivoluzione” culturale, caratterizzata da un’economia agro-pastorale e da un rinnovato sistema ideologico di riferimento, ebbe origine dodicimila anni fa circa in Vicino Oriente, tra il corridoio levantino e l’Anatolia centrale, per poi diffondersi, a partire dalla fine del VII millennio a.C. nel Mediterraneo occidentale e nei Balcani, raggiungendo gradualmente l’intera Europa continentale. Rinnovati strumenti di analisi e nuove cornici interpretative permettono oggi all’archeologia preistorica di descrivere con sempre maggiore dettaglio quali siano stati i modi, i tempi e le tappe di questa migrazione e come abbia definitivamente rivoluzionato la storia dell’intera Europa.
Roberto Maggi, già Archeologo per la Preistoria presso la Soprintendenza archeologia della Liguria, nonché docente a contratto di Ecologia Preistorica presso l’Università di Genova. Si occupa di archeologia delle risorse ambientali e svolge attività divulgativa.
Fabio Negrino, professore associato presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dell’Università degli Studi di Genova. Si è occupato di differenti aspetti della ricerca preistorica e protostorica, dal Paleolitico inferiore all’età dei metalli, approfondendo sia le problematiche più prettamente culturali sia quelle di carattere ambientale. Ha partecipato a numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero.
ore 17.30, Biblioteca Universitaria di Genova e in live streaming
Simbiosi vegetale
Conversazione con Paola Bonfante, modera Caterina Visco
La salute del pianeta e quella degli esseri umani sono in pericolo: il clima sembra come impazzito, le foreste dell’Australia bruciano e quelle dell’Amazzonia soffrono per disboscamenti scriteriati, gli incendi, le alluvioni e la siccità minano la produttività dell’agricoltura, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera aumenta. Negli ultimi anni queste tematiche sono diventate oggetto di dibattiti politici e sociali, e hanno iniziato ad interessare non solo le comunità degli addetti ai lavori, entrando nel lessico quotidiano e nei piani di sviluppo della politica globale. Il virus SARS-CoV-2 e la pandemia ad esso correlata hanno inoltre esacerbato questi ed altri problemi. Il filo rosso invisibile che lega tutti questi temi è, però, spesso sottovalutato: sono infatti le piante, con la loro biomassa preponderante (rappresentano infatti l’80% della biomassa di tutti gli organismi viventi) le attrici che, in ipotetico triangolo, legano tra loro la salute dell’uomo e quella dell’ambiente, influenzando le condizioni geochimiche e climatiche della Terra. E lo fanno anche grazie alla rete di fitte interazioni che esse stabiliscono con milioni e milioni di microorganismi…un mondo invisibile, fatto di scambi e favori, tutto da scoprire!
Caterina Visco, giornalista pubblicista. Si occupa di divulgazione scientifica da oltre 15 anni durante i quali ha collaborato tra gli altri con Il Pensiero Scientifico Editore, Galileo Servizi Editoriali, L’Espresso, Il Venerdì, Wired, Le scienze. È stata Visiting Scholar and Researcher alla UC Berkeley School of Journalism e Graduate Fellow a CELSA – Université Paris-Sorbonne. Ha intervistato Roberto Cingolani in L’altra specie. Otto domande su noi e loro (Il Mulino, 2019) e Michele Morgante in I semi del futuro. Dieci lezioni di genetica delle piante (Il Mulino, 2020).
Paola Bonfante, professoressa emerita di Biologia vegetale all’Università di Torino, ha studiato e studia le simbiosi tra piante, funghi e batteri, a livello cellulare, genetico e molecolare nel contesto del microbiota vegetale. Ha pubblicato più di 300 articoli su riviste scientifiche internazionali, ed è una “highly quoted researcher” 2017, 2018, 2020 secondo Clarivate Analytics. Per i suoi contributi nel settore del Plant-microorganism interactions, è stata nominata in diverse accademie nazionali e internazionali, tra cui Accademia dei Lincei, Academia Europea, Academie d’Agriculture de France. E’ autrice del libro Una pianta non è un’isola (il Mulino, 2021) in pubblicazione.
ore 18, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Cosa ci rende umani?
Lectio Magistralis con Rodrigo Quian-Quiroga
Nel film “Il pianeta delle scimmie” osserviamo una realtà distopica, in cui gli scimpanzé hanno superato l’uomo. In “2001 – Odissea nello spazio” un supercomputer si sente un essere umano, e pensa come tale. Ma questi scenari fantascientifici sono possibili? In un futuro non troppo lontano gli scimpanzé potrebbero potenzialmente diventare la specie dominante, o i computer superare la nostra intelligenza? O, detto in un altro modo, c’è qualcosa di specifico nel nostro cervello che ci distingue dagli altri animali e che i computer sono ancora lontani dal replicare? Scopriremo come studi e prove sperimentali recenti, che prevedono la registrazione diretta dei neuroni, dimostrino un funzionamento unico della nostra memoria, che è alla base dei nostri pensieri e della nostra intelligenza.
Rodrigo Quian Quiroga, laurea in fisica e dottorato in matematica applicata, è docente e direttore del Centre for Systems Neuroscience all’Università di Leicester (Regno Unito). È stato selezionato come uno dei 10 UK RISE Leaders in Science and Engineering ed è stato eletto fellow dell’Academy of Medical Sciences. Studia i principi della percezione e della memoria visiva, e ha scoperto quelle che sono state chiamate “Concept Cells” o “neuroni Jennifer Aniston”, scoperta selezionata come una delle 100 migliori storie scientifiche del 2005.
ore 18, Ostello Bello
La scienza e il “genere binario”
Caffè scientifico con Serena Marchesi, Emily Rolley-Parnell, Ana Tanevska, Cecilia Roselli
Storicamente, la ricerca in molti campi (psicologia, medicina, scienze sociali) è stata plasmata dalla visione che gli esseri umani si dividono solo in due forme mutualmente esclusive: donne o uomini. Conosciuta come binarismo di genere, questa prospettiva ha avuto un duplice effetto: da un lato ha fornito terreno fertile per alcune ben note falsità scientifiche (il cervello maschile e quello femminile differiscono significativamente a livello anatomico; esistono due serie distinte e separate di ormoni sessuali, gli androgeni e gli estrogeni, che sono fissi e predeterminati secondo il sesso biologico; uomini e donne sono psicologicamente molto diversi tra loro…); d’altro canto, il binarismo di genere ha influenzato a livello globale lo sviluppo della società civile. Negli ultimi anni, gruppi di ricerca di tutto il mondo hanno iniziato a sfatare molti dei miti e delle falsità legate al binarismo nella scienza e nella società, muovendosi verso un approccio più neutrale. Inclusività e progresso dovrebbero essere parole chiave nel tracciare il nostro futuro, come scopriremo nel corso di questo incontro, durante il quale si affronterà la questione del binarismo di genere da molteplici prospettive: dalle neuroscienze e neuroendocrinologia alla psicologia dello sviluppo, per cercare di identificare potenziali strategie per costruire un ambiente più inclusivo che tenga conto delle differenze, sia all’interno che all’esterno degli istituti di ricerca scientifica.
Serena Marchesi è una studentessa di dottorato che attualmente lavora nell’unità ‘Social Cognition in Human Robot Interaction’ (S4HRI), coordinata dalla Prof. Agnieszka Wykowska presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Genova. Si occupa principalmente dei processi sottostanti l’attribuzione dell’intenzione nei robot umanoidi, con particolare attenzione a come i pregiudizi individuali e le differenze culturali influenzano l’interazione uomo-robot, per progettare robot adattati alle attitudini e ai bisogni delle persone.
Emily Rolley-Parnell possiede una laurea in ingegneria robotica (Università di Plymouth), ed è attualmente una studentessa di dottorato e rappresentante degli studenti presso il Centro di Robotica di Edimburgo. In passato si è occupata di robot subacquei bio-ispirati, robot di raccolta dei pomodori e i robot bimanuali teleoperati. Attualmente si occupa dei meccanismi di prensione bio-ispirati, che utilizzano aspetti di Computer Vision, Behavioural Modelling e Robotic Grasping.
Ana Tanevska, ricercatore post-doc presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Genova, con un dottorato in Bioingegneria e Robotica, studia la percezione condivisa tra esseri umani e robot nell’ambito del progetto wHiSPER, finanziato dall’ERC. I principali interessi di ricerca di Ana includono la robotica cognitiva, l’adattamento nell’interazione uomo-robot, e la robotica socialmente assistiva; ha organizzato dibattiti scientifici e tavole rotonde sulla tema del genere e del sesso negli studi scientifici con volontari.
Cecilia Roselli è una studentessa di dottorato che attualmente lavora nell’unità ‘Social Cognition in Human Robot Interaction’ (S4HRI), coordinata dalla Prof. Agnieszka Wykowska presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) a Genova. Si occupa principalmente del controllo percepito dagli esseri umani sulle azioni svolte dei robot umanoidi, e dei fattori che contribuiscono a modulare il controllo percepito. Inoltre, indaga come la familiarità nei confronti dei robot, e la competenza nell’utilizzarli, influenzano la capacità di attribuire loro stati mentali.
ore 18, Sala delle Grida di Palazzo della Borsa e in live streaming
Mappe 3D del cervello
Conversazione con Francesco Saverio Pavone, modera Paolo Bianchini
Il cervello è forse il sistema vivente più complesso dell’Universo. Ogni sua funzione nasce in uno spazio piccolissimo di poche decine di miliardesimi di metro, e si sviluppa coinvolgendo aree a mano a mano più ampie: si tratta di un sistema integrato, dove la singola parte collabora con il tutto per dar luogo ad un funzionamento complesso. Ad oggi possiamo creare un’immagine tridimensionale del cervello, con un dettaglio enormemente superiore rispetto a pochi anni fa: usando un tomografo ottico possiamo infatti ottenere una risoluzione un miliardo di volte superiore a quello di una risonanza magnetica. Creare una super mappa del cervello, insieme all’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale, ci aiuterà a curare patologie come l’Alzheimer o l’autismo, ma anche a sviluppare una nuova forma di IA ispirata proprio al funzionamento cerebrale: scopriamo come, e quali sono le possibili implicazioni!
Paolo Bianchini, ricercatore presso l’IIT di Genova, fa parte del consiglio direttivo della SIBPA. Studia la microscopia ottica avanzata applicata all’analisi biofisica e funzionale di sistemi biologici. Quest’attività è attualmente rivolta allo sviluppo e all’impiego di nuove tecniche di super-risoluzione. Ha pubblicato più di 100 lavori su riviste internazionali, ha depositato 4 brevetti e ha ricevuto 3 premi scientifici.
Francesco Saverio Pavone, fisico con PhD in Ottica, è Professore ordinario di Fisica della Materia presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Firenze. Attualmente coordina un gruppo di ricerca che si occupa dello sviluppo di nuove tecniche di microscopia per imaging ad alta risoluzione e alta sensibilità; è autore di più di 210 articoli scientifici pubblicati su riviste di settore, e coordina diversi progetti internazionali. Inoltre è nel consiglio di valutazione dell’European Research Council, e ha fondato lo spin off Light4tech.
ore 18.30, Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Il segreto delle cose
Conversazione con Silvano Fuso, modera Alberto Diaspro
La disponibilità di nuovi materiali ha sempre influito sullo sviluppo delle varie civiltà. Non a caso le età preistoriche sono identificate con il nome di materiali: pietra, rame, bronzo e ferro. Anche oggi i nuovi materiali guidano lo sviluppo sociale ed economico: è stato calcolato che nei Paesi a economia avanzata l’attività nel campo dei materiali innovativi contribuisce in modo diretto o indiretto a formare circa il 30 o addirittura il 40% della ricchezza di una nazione. Non esiste ambito delle attività umane che non dipenda dal tipo di materiali disponibili: edilizia, tecnologia, logistica, medicina, comunicazioni, ma anche arte, architettura, design, fino alle attività più prettamente intellettuali (scrittori e saggisti un tempo usavano carta e penna mentre oggi il computer, che esiste grazie ai semiconduttori). Ma quali sono questi materiali? Nuove leghe metalliche, materie plastiche, semiconduttori, ceramiche, nuovi materiali magnetici, elettrici, ottici, fino ai cosiddetti smart materials e alle nanotecnologie: sono in continua evoluzione, e trovano applicazioni in innumerevoli settori. Scopriamo quindi i materiali che hanno accompagnato l’umanità nella storia, ma anche la struttura e le proprietà di quelli più innovativi, cercando di capire come potranno cambiare la ricerca, l’industria, e – soprattutto – la nostra vita quotidiana di ciascuno/a di noi.
Alberto Diaspro è professore ordinario di fisica applicata all’Università di Genova, direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’ Istituto Italiano di Tecnologia e Presidente del Consiglio Scientifico del Festival della Scienza.
Silvano Fuso, dottore di ricerca in scienze chimiche e docente, si occupa di didattica e divulgazione. Ha pubblicato diversi libri, tra cui Il segreto delle cose (Carocci, 2021). È socio effettivo del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e membro del Comitato di Redazione di ‘La Chimica nella Scuola’. Il 27 gennaio 2013 è stato intitolato a suo nome l’asteroide 2006 TF7 in orbita tra Marte e Giove.
ore 19, Piazza delle Feste
La chimica è servita
Esperimenti in cucina
Evento speciale
La nostra casa ospita tanti reagenti chimici da far invidia al migliore dei laboratori:è quindi possibile utilizzare oggetti e prodotti di uso quotidiano per provocare delle reazioni chimiche ad hoc e studiarle a dovere. Per chi ha voglia di sperimentare, la cucina è senza dubbio il luogo più adatto della nostra casa: il cibo del nostro frigo, i prodotti di pulizia, le spezie dell’angolo cottura, il contenuto dei barattoli della credenza… procuratevi tutto il necessario e non dimenticate che anche gli oggetti di uso più comune possono essere molto utili nel nostro laboratorio casalingo. Sotto la guida attenta degli animatori scientifici, scoprirete come attingere dall’abbondante ricettario di esperimenti da cucina, siano essi semplici o complicati, per trasformarvi in scienziati/e provetti/e e imparare a riconoscere la chimica che si nasconde nella nostra vita quotidiana.
ore 19, Sala Dino Campana di Teatro della Tosse
Le mappe del cosmo
Con Diana Hobel e Marco Sgarbi. Illustrazioni di Gabriele Peddes
Spettacolo
La nostra visione dell’Universo è cambiata radicalmente negli ultimi cento anni, come mai prima. Un paio di vere e proprie rivoluzioni scientifiche, accompagnate da molte importanti scoperte, ci hanno costretto a rivedere quanto sembrava assodato, o hanno inaugurato modi completamente nuovi di osservare e ascoltare il Cosmo. In tutti questi casi abbiamo imparato che c’è un pezzo di Universo che non conoscevamo e magari non sapevamo esistesse, e abbiamo dovuto ridisegnare, in un certo senso, la nostra mappa del Cosmo. È una storia incredibilmente avvincente, fatta di una trama complessa in cui si intersecano scienza e vicissitudini personali, momenti di euforia e lunghe fasi di disorientamento, con colpi di scena e connessioni imprevedibili. È impossibile dire in modo univoco quali siano stati i passaggi decisivi e i personaggi fondamentali; è possibile però sceglierne alcuni: da Henrietta Levitt ed Edwin Hubble, che hanno teorizzato l’espansione dell’Universo a Domenico Pacini e Francis Hess, scopritori dei raggi cosmici; da Arno Penzias e Robert Wilson, con i loro studi sulla radiazione cosmica di fondo e il Big Bang, a Jocelyn Bell Burnell, cui si deve la scoperta delle pulsar; da Vera Rubin e Kent Ford, che per primi studiarono la materia oscura, alle grandi collaborazioni internazionali che hanno studiato la supernova SN1987A e, con LIGO e Virgo, hanno rivoluzionato l’astronomia gravitazionale.
Diana Höbel è attrice, autrice e regista, diplomata alla Paolo Grassi di Milano. Scrive e interpreta, per diversi Enti e Istituzioni – Amici della Musica di Modena, Inaf, Sissa, Teatro la Contrada, Museo Joyce-Svevo, Hangar Teatri, Fondazione Benetton, Radio Rai Fvg – spettacoli di teatro civile, biografie teatral-musicali, melologhi per voce e pianoforte.
Marco Sgarbi è attore e direttore artistico del Teatro Comunale di Occhiobello (RO), e direttore organizzativo del Teatro Ferrara Off. Lavora in teatro dal 1991, e collabora in qualità di produttore e di attore col regista Giulio Costa, con il quale vinto il premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche ‘Dante Cappelletti’ 2011 Dal 2006 ad oggi si occupa anche di progetti di formazione teatrale per adolescenti.
Gabriele Peddes si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti e lavora come fumettista e illustratore. Per Comics&Science ha disegnato Il Segreto di Babbage, su testi di Alfredo Castelli. Per la rivista di matematica ARCHIMEDE ha realizzato Le improbabili avventure di Blaise Pierre su testi di Giovanni Eccher.
ore 21, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
L’avventura di AMS
Conversazione con Roberto Battiston, Sam C.C. Ting, Kenneth Bollweg, Luca Parmitano, modera Marco Pallavicini
Nel 1994 un gruppo di fisici ed ingegneri, impegnati nell’esperimento L3 al LEP del CERN, decidono di continuare nello spazio le loro ricerche sviluppando uno spettrometro magnetico ispirato dagli esperimenti agli acceleratori di particelle, ma disegnato per operare sulla Stazione Spaziale Internazionale. Sembra una sfida impossibile, ma solo quattro anni dopo l’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS) esegue il suo primo volo di prova sullo Shuttle e nel 2011 viene installato sulla ISS, dove da allora raccoglie dati senza sosta. AMS è stato costruito per misurare con precisione la composizione dei raggi cosmici alla ricerca di una risposta a questioni fondamentali irrisolte della fisica delle interazioni fondamentali: l’apparente scomparsa dell’antimateria presente al momento del Big Bang in quantità eguale a quella della materia e la questione della natura della materia oscura, sei volte più abbondante della materia di cui siamo fatti, ma per ora impossibile da rivelare. Da 10 anni sulla ISS, AMS ha raccolto più di 170 miliardi di raggi cosmici, realizzando misure di precisione relativamente alla loro composizione e alla rivelazione delle componenti più rare. In occasione del decimo anniversario della messa in orbita di AMS, ripercorriamo, con alcuni dei suoi protagonisti, la storia di questa straordinaria avventura scientifica.
Roberto Battiston, professore presso l’Università di Trento, già Deputy Spokesperson di AMS. Presidente dell’ ASI tra il 2014 e il 2018 e Membro della Hall of Fame dell’International Astronautical Federation, si laurea in fisica alla Scuola Normale di Pisa, specializzandosi nel campo della fisica fondamentale delle particelle elementari e dei raggi cosmici, sviluppando rivelatori e tecnologie di frontiera. Ha sviluppato tecniche innovative per il monitoraggio sismico dallo spazio con l’esperimento Sino-Italiano LIMADOU-CSES.
Samuel C.C. Ting, MIT – CERN, Principal Investigator di AMS, Premio Nobel per la Fisica 1976 è nato ad Ann Arbor, nel Michigan. È professore di fisica Thomas Dudley Cabot al Massachusetts Institute of Technology. Ha guidato numerose collaborazioni internazionali nel campo della fisica sperimentale utilizzando acceleratori negli Stati Uniti, in Germania e in Svizzera e a bordo dello Space Shuttle Discovery statunitense e della Stazione Spaziale Internazionale.
Ken Bollweg, Senior Engineer NASA . Ha iniziato a lavorare su AMS presso il Johnson Space Center (JSC) della NASA. Ha supervisionato lo sviluppo, l’integrazione e test di AMS-02 in Inghilterra e al CERN dal 2006 al 2010 e poi l’ integrazione con lo Space Shuttle Endeavour per il lancio di AMS-02 alla ISS nel maggio 2011. Da allora è Project Manager di AMS per la NASA. Nel 2017 ha iniziato la supervisione dello sviluppo del nuovo sistema di pompe termiche (UTTPS) sostituito da Luca Parmitano nel 2019.
Luca Parmitano, colonnello AM, Astronauta italiano del corpo ESA. Primo italiano ad effettuare un’attività extraveicolare (EVA) sulla ISS il 9 luglio 2013, primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la Expedition 61 in cui ha condotto quattro attività extraveicolari programmate per la riparazione e modifica dell’Alpha Magnetic Spectrometer, superando il record europeo di permanenza extraveicolare (EVA) cumulativa.
Marco Pallavicini è professore ordinario di Fisica delle Interazioni Fondamentali all’Università degli Studi di Genova e ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Ha lavorato al Fermilab e a SLAC, occupandosi di fisica della particelle elementari ed in particolare della fisica dei quark. Ha partecipato a missioni ESA per lo studio dei raggi cosmici in atmosfera. Autore di più 350 lavori scientifici e vincitore di un grant ERC Advanced nel 2013, si occupa prevalentemente di fisica del neutrino, di fisica solare e di ricerche di materia e energia oscura. E’ co-portavoce dell’esperimento Borexino ai Laboratori INFN del Gran Sasso. Dal 2016 è Presidente del Festival della Scienza di Genova.
ore 21.30, Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale e in live streaming
Occhio ai virus
Lectio Magistralis con Giovanni Maga
I virus sono strutture semplici, con pochissimi geni, comparsi sulla Terra ben prima di noi, almeno 1,5 miliardi di anni fa. Eppure, come ben sappiamo, alcuni di loro possono cambiare le sorti della storia. Di fronte a un nuovo virus, gli esseri umani sono indifesi quasi come qualsiasi altra specie. Abbiamo però una carta importante da giocare: la ricerca scientifica. Per questoi virus vanno studiati tanto dal punto di vista biologico – per capire come funzionano – quanto da quello ecologico, per scoprire come nascono e come si diffondono. Negli ultimi decenni, il passaggio di virus dagli animali agli umani è diventato sempre più frequente, a causa della distruzione degli ambienti naturali e dell’aumento della popolazione umana, che invade gli spazi in cui vivono le specie selvatiche. Mentre lavoriamo per sconfiggere il Covid-19, dobbiamo allora cominciare a prepararci alla pandemia che verrà. Senza dimenticare la lotta all’HIV, e a tutti gli altri virus che minacciano la nostra salute, dalle epatiti alle febbri emorragiche. I virus possono diventare però anche nostri alleati se impiegati, per esempio, nella terapia genica o nella lotta ai tumori.
Giovanni Maga, Direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare “Luigi Luca Cavalli Sforza” e del laboratorio di Virologia Molecolare del CNR di Pavia, docente presso l’Università di Pavia. Autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche, è incluso nella classifica Top Italian Scientists. Come divulgatore scrive su varie testate, è autore di quattro libri, tra cui la recente seconda edizione di Occhio al Virus, Capire le pandemie per sconfiggerle (Zanichelli, 2021) e collabora con la casa editrice Zanichelli, anche raccontando il proprio lavoro nelle scuole superiori di tutta Italia.
ore 21.30, Osservatorio Astronomico del Righi
E quindi uscimmo a riveder le stelle
Notti di stelle e pianeti
Giove, Saturno e gli astri dell’autunno ci danno appuntamento sulla volta del cielo per uno spettacolo unico, che il Telescopio dell’Osservatorio Astronomico del Righi può offrire in tutto il suo splendore, direttamente dalla cupola dell’Osservatorio o in differita: infatti, grazie al nuovo collegamento a banda larga recentemente installato all’Osservatorio Astronomico del Righi, le affascinanti immagini di stelle, pianeti e nebulose lontano potranno essere ammirate in una entusiasmante diretta dal cielo, anche senza tenere il naso all’insù!







