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FINALE LIGURE: UN LIBRO PER L’ESTATE, INCONTRI CON GLI AUTORI – 17/31 AGOSTO 2013

Libreria Cento Fiori con il patrocinio del Comune di Finale Ligure

Assessorato alla Cultura e al Turismo

 

UN LIBRO PER L’ESTATE 2013

Incontri con gli autori

XVIII edizione

 

FINALE LIGURE Piazzale Buraggi, Lungomare, ore 21,15

Ingresso libero

 

Sabato 17 agosto

Margherita Oggero

presenta

“Perduti tra le pagine”

“Un colpo all’altezza del cuore”

Mondadori editore

 

Perduti tra le pagine

Una scolaresca in visita al Salone del libro di Torino. Una babysitter rumena appassionata di letteratura. Due coppie di genitori più o meno affannate, più o meno in crisi, più o meno felici nella giungla quotidiana. E, soprattutto, tre bambini: Leone, che si chiama così per davvero, e Orso, che avrebbe un nome meno “feroce” ma non vuole essere da meno del suo amico, e Giulia, con i codini e lo sguardo furbo. Orso e Leone vengono da famiglie molto diverse e non si conoscevano fino a che, proprio nella medesima mattina di carta e caos, non si perdono entrambi tra gli stand della più grande fiera dedicata ai libri in Italia. E mentre le maestre, la tata, i genitori in apprensione convergono sui corridoi del Lingotto di Torino per cercarli, mentre Giulia li raggiunge per non essere da meno, loro sfuggono a tutti i richiami per scoprire quante sorprese si nascondono fra le pagine dei libri – anche quelli dei grandi, anche quelli “senza figure”. Perché i libri, a differenza degli adulti, non hanno mai fretta, non cambiano discorso nelle situazioni delicate, giocano con la fantasia e trovano le parole per ogni emozione. Una giornata molto speciale, una piccola favola vera che ci racconta quanto fitta è la trama che unisce la vita alla letteratura, quanto la poesia di una pagina può cambiare il senso della nostra piccola grande storia.

Un colpo all’altezza del cuore

A Torino, quella mattina, fa un freddo cane e c’è aria di neve. Mentre sta andando a scuola, senza quasi aver tempo di capire cosa accade, la prof Camilla Baudino si ritrova testimone di un brutale regolamento di conti: all’incrocio tra due centralissime vie della città una moto si affianca a un’auto e con un colpo di pistola il centauro uccide il conducente della macchina, per poi sparire nel traffico. Pochi minuti dopo, ad accorrere sulla scena del delitto per dirigere le indagini arriva l’unico poliziotto da cui Camilla avrebbe desiderato tenersi alla larga: il commissario Gaetano Berardi.
Sono trascorsi quasi tre anni da quando Gaetano e Camilla si sono incontrati l’ultima volta, ma il tempo – che a lui ha regalato qualche affascinante ruga in più, mentre a lei la pungente inquietudine per un matrimonio un po’ appannato e le scaramucce con una figlia nella piena adolescenza – sembra non aver sopito del tutto un’attrazione pericolosamente vicina a trasformarsi in amore.

Poche ore più tardi, anche la giornata della giovane dottoressa Francesca Gariglio è destinata a prendere una piega inusuale. La polizia rinviene il cadavere di un pensionato, massacrato con una spranga: è un suo ex paziente, uno dei tanti di cui Francesca si prende cura lavorando nelle corsie dell’ospedale di Chivasso, cittadina che fino a quel momento aveva ritenuto sin troppo tranquilla…

Ma in effetti tanto tranquillo quello spicchio di pianura nebbiosa non è, se pochi mesi prima la stessa Francesca era convinta di aver assistito a un altro omicidio, del quale però non si è mai riusciti a trovare traccia…

Dalla movida dei Murazzi alla provincia sonnacchiosa, tra un marito lontano e un fidanzato distratto, la prof e Francesca si ostineranno a seguire il filo di due indagini sempre più coinvolgenti, fino a correre rischi nient’affatto metaforici. A soccorrerle, solo una tisana dalle virtù miracolose e la loro amicizia: quella tra una donna fatta e una ragazza sulla soglia delle scelte importanti, quell’amicizia ironica e dolce che solo tra due donne può esistere.

Con la sua scrittura piena di sapore e di humour, con il suo sguardo partecipe, mai arreso, sulle vite degli uomini e gli infiniti garbugli del cuore, Margherita Oggero dà vita a un romanzo sul valore e la responsabilità racchiusa in ogni nostro gesto quotidiano e ci regala una nuova, attesissima indagine della “profia” investigatrice.


Margherita Oggero
è nata a Torino, dove vive, e ha insegnato in quasi tutti i tipi di scuola. Ha pubblicato il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori nel 2002. Da quest’opera Luciana Littizzetto ha tratto il fortunato film Se devo essere sincera. Nel 2003, sempre con Mondadori, è uscito Una piccola bestia ferita che ha ispirato la serie televisiva Provaci ancora, prof! con Veronica Pivetti. I suoi ultimi libri sono L’amica americana (2005), Qualcosa da tenere per sé (2007), Il rosso attira lo sguardo (2008), Orgoglio di classe (2008), L’ora di pietra (2011), tutti pubblicati con Mondadori.

 

Domenica 18 agosto

Nicola palmarini

presenta

Lavorare o collaborare? Networking sociale e modelli organizzativi del futuro

Egea editore

 

«Meno finanza e più società»: così suona oggi l’appello condiviso da più parti quando si tocchi il tema della crescita. Alla ricerca di una via nuova per generare quel valore che l’accumulazione capitalistica non è più in grado di garantire, in un contesto di complessità e connessione crescenti, dominato dai fattori intangibili della conoscenza e della capacità di innovazione, e dalla richiesta di un’efficienza sempre più spinta, il modello alternativo deve ripartire dall’internodelle imprese e dalle capacità delle persone. La domanda posta dal titolo di questo libro implica allora nella realtà molto più di un semplice shift pratico, facilitato dalla tecnologia «social» del momento. Arriva a racchiudere un profondo riesame del proprio «essere impresa» prima ancora di incontrare il mercato e focalizza un punto cruciale della sfida che le organizzazioni si trovano ad affrontare: chiudersi o aprirsi? Resistere sul fronte dell’«abbiamo sempre fatto così» o mettersi in gioco e misurarsi con la riscoperta di un «sé» collaborativo e comunitario all’interno di un processo di massa? Ridefinire il concetto di giornata, così come di luogo di lavoro; immaginare strutture organizzative adhocratiche anziché gerarchiche; sconvolgere abusi semantici tipici del secolo scorso come team o riunione; sfidare il caos; mettere in discussione anni di leadership cristallizzate; confrontarsi con il perimetro labile di una privacy tutta da reinventare: è arrivato il momento di iniziare a collaborare.

Nicola Palmarini (Finale Ligure, 1964), dopo la laurea in Scienze politiche alla Cattolica di Milano e corsi in Comunicazione di massa e società alla University of Washington di Seattle, ha lavorato per oltre dieci anni nella comunicazione lanciando il brand Tin.it e curando l’intero panorama di comunicazione di Microsoft dal 1998. In IBM dal 2000 ha seguito, a supporto delle HR, del marketing e delle vendite, numerosi progetti di comunicazione digitale interna ed esterna alle organizzazioni, per promuovere la creazione di valore attraverso le emerging technologies, la collaborazione e i social media. Esperto di internet delle cose e dei social-data, oggi è Manager Digital Marketing & Brand Systems di IBM Italia e direttore europeo dell’IBM Human Centric Solutions Center.

Lunedì 19 agosto

Francesco Bova

presenta

Nata con il cuore in una mano

L’Erudita Editore

 

Giovanni Antonicelli è pronto a chiudere il giornale, quando legge un’agenzia da Londra che racconta un evento miracoloso: una bambina, in India, è nata stringendo il proprio cuore in una mano. La notizia lo trascina in un vortice di pensieri: quanto, un esserino così piccolo e mostruoso – cioè straordinario – è esempio di forza e di vita? Così piccola e fragile, deve già sfidare la morte, mentre lui non riesce a capire dov’è nascosto il tarlo che sta rosicchiando la relazione con sua moglie Antonia. Anche lei giornalista, è a Parigi per un dossier sulla vita di Artaud, artista francese vittima della sua stessa follia. Ma come può svelare la radice del dolore che affliggeva Artaud, se lei stessa è sorda a quel che cova in grembo? Sono mesi ormai che non fa l’amore con Giovanni, e dopo l’ennesimo rifiuto gli ha confidato di non avere più sogni, di sentirsi un essere in via di trasformazione. Cos’è quel velo che le stringe il cuore tanto da farla sentire ostaggio del loro amore? Entrambi, a distanza, sentono un dolore su un fianco, una fastidiosa trafittura, come se denti aguzzi pizzicassero la loro pelle rendendo le loro anime siamesi, nonostante tutto.

Francesco Bova è nato a Pietra Ligure, insegnante e giornalista, vive e lavora a Milano. Nel 2005 pubblica La leggenda dei pesci bambini (Giulio Perrone Editore)

 

Martedì 20 agosto

Fiorenza Giorgi e Irene Schiavetta

presentano

Omicidio al Chiabrera

Fratelli Frilli Editori

 

Questa è la seconda avventura del magistrato Ludovica Sperinelli, donna affascinante e volitiva, coadiuvata dal Maresciallo dei Carabinieri Francesco Mancini. Sullo sfondo una Savona rivisitata, che saggi amministratori hanno portato sulla via dell’ecologia e dell’attenzione verso l’ambiente. La città si sta preparando all’annuale fiera di Santa Lucia; ma una sera, nel Teatro Chiabrera, una donna viene trovata riversa a terra nel bagno delle signore. Si tratta della vicina di poltrona della Sperinelli, la quale si trova così coinvolta in prima persona in una vicenda dai contorni inquietanti, dove si affollano parenti insopportabili, misteriosi dirigenti, attivisti no-TAV. Saranno due, alla fine, le morti misteriose che, con pazienza, determinazione e un pizzico di azzardo, gli investigatori riusciranno a chiarire in una manciata di giorni mozzafiato.

Fiorenza Giorgi è nata, vive e lavora a Savona. Da molti anni in magistratura, attualmente ricopre l’incarico di Giudice per le Indagini Preliminari. È appassionata di musica lirica e tradizioni liguri ed è autrice di tre raccolte di modi di dire savonesi che hanno riscosso grande successo.

Irene Schiavetta, musicista, pianista, vive a Savona. Ha svolto attività concertistica ed è attualmente docente di Conservatorio. Ha scritto diverse commedie brillanti, racconti e libretti.

 

Giovedi 22 agosto

Gianni Farinetti

presenta

Rebus di mezza estate

Marsilio Editore

Conduce Cinzia Gatti

 

Un giallo pieno di verve e di suspense ambientato nelle Langhe, in uno scenario apparentemente idilliaco sotto cui covano odi, invidie e rancori.
Possibile che un pericoloso killer si aggiri indisturbato nelle impervie eppur domestiche Alte Langhe piemontesi? Parrebbe di sì, dato che fra residenze di campagna, calici di sauternes, bagna cauda e barbera, fastosi o scombinati matrimoni, avvenenti – o meno, alcune parecchio meno – signore firmate, pattuglie della polizia, castelli aviti, cascine crollate, lugubri marchesi, giovani formaggiai, astuti pataccari, vedove, cani, gatti, caprioli, cinghiali, volpi, tassi e ghiri, boschi, pizzerie, barche in costruzione nel porto dei Savona, scrittrici fasulle e giovinastri di paese, atavici odi fra vicini e patrimoni trafugati (ma altri solidissimi), un assassino misterioso semina in una manciata di ore una serie di sanguinosi omicidi. Una commedia nera, nerissima, e un inestricabile rompicapo di mezza estate (giugno, tempo stupendo, nelle più grandiose e segrete colline del nord Italia) risolto, com’è naturale, dal flemmatico maresciallo Giuseppe (Beppe) Buonanno comandante della stazione CC di Monesiglio coadiuvato da Sebastiano Guarienti, noto – molto noto agli affezionati lettori della saga farinettiana – sceneggiatore nato a Bra (Cn). Finale, dunque nella tradizione. Forse.

Gianni Farinetti è nato a Bra, in provincia di Cuneo, il 24 novembre 1953. Fin da ragazzo ha vissuto a Torino: liceo artistico, facoltà di architettura e poi il lavoro in una grande agenzia pubblicitaria, dove ha svolto il lavoro di copywriter imparando, così racconta l’autore, «la sintesi e l’arte di buttare via ciò che non serve». Si è poi occupato per molti anni di regia e sceneggiatura, realizzando alcuni documentari e cortometraggi. Queste esperienze sono infine sfociate nella narrativa, dove ha esordito nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa(Marsilio), che nel 1997 ha vinto il Premio Grinzane Cavour Autore Esordiente e poi il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L’isola che brucia (Marsilio, 1997). Con il suo romanzo, Il segreto tra di noi (Mondadori, 2008) ha vinto l’edizione 2008/2009 del Premio Via Po. Farinetti torna in libreria nel 2011 con una produzione considerevole di romanzi, da Regina di Cuori (Marsilio), di ambientazione storica, (che ripercorre la vita di Rosa Vercellana, prima amante e poi sposa morganatica di re Vittorio Emanuele II. È lo stesso Vittorio Emanuele II che ce ne parla mentre, in fin di vita, ripercorre i suoi anni felici e racconta dei suoi affetti.) a L’isola che brucia, tutti pubblicati da Marsilio. I suoi romanzi sono tradotti nelle principali lingue europee.

 

Venerdì 23 agosto

Finalmarina, Fortezza di Castelfranco

Lectura Dantis: Inferno, canti V e XXVI, Purgatorio canto XXX

Letture di Alessandro Sorrentino. Commento di Francesca Salvadori

 

Francesca Salvadori lavora a Torino ma ha avuto una formazione internazionale. Laureata in Lettere moderne, ha un Dottorato in Italianistica conseguito presso l’Università di Torino, la cui tesi di ricerca è confluita nella pubblicazione del volume La Divina Commedia illustrata da Flaxman (Milano, Electa-Mondadori, 2004), poi tradotto in inglese dalla Royal Academy of Arts con il titolo John Flaxman. The illustrations to Dante’s Divine Comedy (London, RAA, 2005). Su Dante, e in particolare sulla storia dell’iconografia del poema, ha inoltre pubblicato Dante emblema dell’arte europea, in Storia della Cultura Italiana, VII (Torino, UTET, 2009) e L’Inferno redento. William Blake interprete di Dante, in “Lettere italiane” (Firenze, Olschki, 1999). Oggi insegna in un Liceo classico, scrive di Storia e Letteratura per diversi editori e coltiva un forte interesse per la tecnologia applicata alla didattica delle discipline umanistiche.

Alessandro Sorrentino. Appassionato fin da ragazzo alla lettura e alla recitazione. Esordisce in teatro con Chevov e Pirandello. Seguono recita di letture di: Leopardi, Luzi, Montale ed altri autori. E’ una voce calda dallo  piccato timbro evocativo che spazia tra romanticismo, profondità e classicismo. Nel 2003 gli viene conferito “Il Lauro Dantesco” premio assegnato dal Centro Relazioni Culturali di Ravenna, all’interno della rassegna  internazionale  “La Divina  Commedia  nel mondo”, alla quale partecipano traduttori, studiosi, esperti di tutto il mondo. Nel 2008 viene premiato con “Il Lauro Dantesco” ad Honorem. Da circa otto anni è assiduo lettore della rassegna “La Divina Commedia nel mondo”.


Sabato 24 agosto

Luca Bianchini

presenta

Io che amo solo te

Mondadori

conduce Noemi Cuffia

 

Ninella ha cinquant’anni e un grande amore, don Mimi, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell’uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimi, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l’inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c’è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la “First Lady”. E lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet “semicascante” della sposa al gran buffet di antipasti, dall’assegnazione dei posti alle bomboniere – passando per l’Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti.

Luca Bianchini (Torino, 1970) ha pubblicato con successo per Mondadori i romanzi Instant love (2003), Ti seguo ogni notte (2004), Se domani farà bel tempo (2007) Siamo solo amici (2010). Nel 2005 ha scritto la biografia di Eros Ramazzotti, Eros – lo giuro. Dal 2007 conduce all’alba su Radio2 la trasmissione Colazione da Tiffany con Maria Vittoria Scartozzi. Collabora con Repubblica e Vanity Fair, per cui tiene anche un seguitissimo blog: Pop up. Ha intervistato gli Abba, Harry Potter e Michael Stipe, e ne è molto orgoglioso.

 

Domenica 25 agosto

Diego Fusaro

presenta

Coraggio

Raffaello Cortina Editore

conduce Gloria Bardi

 

Personale e soggettivo per sua natura, virtù virile che trova nel campo di battaglia la propria “scena originaria” il coraggio è il luogo in cui rifulge la libertà di chi sceglie di agire malgrado tutti i rischi che indurrebbero ad agire altrimenti o, semplicemente, a optare per quell’inerzia che, alleata della viltà, rappresenta uno degli opposti della fortezza. Figlio sia dell’audacia incontenibile di Achille sia di quella meditata di Odisseo, il “coraggio della verità“, come lo chiamava Foucault, è anche l’essenza dell’impresa filosofica e del “dire-di-no” della critica, da Socrate a Bartleby, da Fichte a Marcuse: essere contro significa avere il coraggio dell’indocilità ragionata, della propria dissonanza rispetto all’esistente, ma anche della volontà di delineare diversamente la morfologia del reale in opposizione alle logiche conservative del potere e al comune pathos adattivo che accetta il mondo non perché sia buono o giusto in sé, ma perché, per inerzia, assume che non possa essere altro da quello che è.

Diego Fusaro insegna Storia della filosofia presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Tra le sue pubblicazioni più recenti Bentornato Marx! (Bompiani, Milano 2009), Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita (Bompiani, Milano 2010)

 

Lunedì 26 agosto

Alessandro Perissinotto

presenta

Le colpe dei padri

conduce Farian Sabahi

 

Guido Marchisio, torinese, 46 anni, è un uomo arrivato. Dirigente di una multinazionale, appoggiato dai vertici, compagno di una donna molto più giovane e bellissima: la sua è una vita in continua ascesa. Fino al 26 ottobre 2011, una data che crea una frattura tra ciò che Guido è stato e quello che non potrà mai più essere. Quella mattina, infatti, un incontro non previsto insinua in lui il dubbio: possibile che esista da qualche parte un suo sosia, un gemello dimenticato, un suo doppio misterioso e sfuggente? Giorno dopo giorno, il dubbio diventa ossessione e l’esistenza dell’ingegner Marchisio inizia, prima piano poi sempre più velocemente, a percorrere la stessa rovinosa china della sua azienda e della sua città. Di tutte le sicurezze costruite col tempo, non rimane più nulla: il suo ruolo di freddo tagliatore di teste, di manager di successo, la sua figura di uomo affascinante, tutto, per colpa di quel sospetto, sembra scivolare via da lui, come se accompagnasse l’emorragia che lentamente svuota l’industria italiana. Andare a fondo significherà per Guido affacciarsi all’orlo di un baratro e accettare l’inaccettabile.

Docente presso l’Università di Torino e autore di diversi saggi, Alessandro Perissinotto approda alla narrativa nel 1997 con il romanzo poliziesco L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), al quale fanno seguito La canzone di Colombano e Treno 8017 (Sellerio, 2000 e 2003). Nel 2004 pubblica per Rizzoli il noir epistolare Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana), seguito nel 2006 da Una piccola storia ignobile (Rizzoli), un’indagine della psicologa Anna Pavesi, che torna anche in L’ultima notte bianca e L’orchestra del Titanic. Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si sviluppa anche in forma saggistica con La società dell’indagine (Bompiani), mentre la sua produzione narrativa evolve verso il romanzo politico con Per vendetta (2009). Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei e in Giappone. Collabora inoltre con La Stampa di Torino e con Il Mattino di Napoli.

 

Mercoledì 28 agosto

Renato De Rosa

presenta

La variante del pollo,

Mursia

 

Perché il pollo ha attraversato la strada?

Quante volte ci siamo posti questa domanda e mai nessuno che abbia trovato la risposta.

Adesso però la risposta c’è e l’ha scovata Renato de Rosa con il suo nuovo libro La variante del pollo (come fare bella figura senza avere mai letto un libro), di recente edito da Mursia.

Si tratta di una raccolta umoristica di 32 racconti scritti imitando lo stile dei maggiori scrittori italiani contemporanei, da Baricco a Camilleri, da Moccia a Volo. Tutti i racconti sono ispirati appunto dalla medesima tematica: l’attraversamento della strada da parte del pollo.

Non ci va giù tenero de Rosa, perché le parodie sono delle affettuose prese in giro, talmente raffinate che nessuno degli scrittori coinvolti potrà lamentarsene: gli unici a lagnarsi potrebbero essere gli esclusi dal gioco, forse.

Per ogni autore, de Rosa inizia con una sintesi critica di quattro righe, una caustica presentazione dell’autore parodiato, ad esempio: “Claudio Magris è considerato dai critici il più grande scrittore italiano contemporaneo. Si è parlato spesso di lui come candidato al Nobel.  Di questo passo qualcuno leggerà i suoi libri” oppure “Melissa Panarello, avendo pubblicato dei libri, può tecnicamente essere definita scrittrice. Ha descritto i turbamenti erotici delle adolescenti, provocando in loro anche dei turbamenti linguistici.”  e anche “Fabio Volo è scrittore, attore e conduttore radiotelevisivo. Nelle sue opere racconta storie di tutti i giorni, vivendole come le vivrebbero i suoi lettori, provando emozioni come le proverebbero i suoi lettori e scrivendole come le scriverebbero i suoi lettori, cioè male.”

Alla introduzione segue il racconto, dove le atmosfere letterarie trasferite nella realtà dei pollai,  tra improbabili capponi, saggi tacchini e svenevoli pollastre, assumono toni grotteschi di un umorismo irresistibile, dalle profonde ovvietà di Alberoni: “Il pollo decide di attraversare quando qualcosa lo spinge a compiere quell’atto”, ai gialli di Faletti “Il buio e il pollaio hanno lo stesso colore”  alle denunce sociali di Tabucchi “Sostiene il pollo di avere preso la propria decisione in un giorno d’estate.”

Come spesso accade nell’umorismo, questo è un libro serissimo, una sottile metafora sul conformismo d’ogni colore e fede e ideologia, un invito al pensiero libero e creativo. Perché infine, come avverte de Rosa sulla sua ultima, fatal riga, «pollo è chi il pollo fa».

Si tratta quindi di un delizioso divertissement, di un piccolo libro di culto che non potrà mancare nella biblioteca di quanti amano la lettura.

Il modo in cui de Rosa presenta il libro è in sintonia con la sua opera: niente noiose dissertazioni socio-filosofiche, ma un tourbillon di sorprese, parodie, imitazioni, prese in giro, tutto giocato sul divertimento ed il coinvolgimento dell’uditorio, con la presenza maestosa del personaggio principale, sì proprio lui, il pollo!

Un piccolo spettacolo dunque più che una presentazione, un evento originale e divertente che stuzzica la fantasia e stimola il sorriso intelligente.

 

Renato de Rosa, matematico, autore di giochi ed esperto di politiche comunitarie, è nato il 1° maggio 1957 in una casa sulla via principale di Castellina in Chianti, mentre per strada suonava la banda. Vive e lavora a Carrara. Conosce i suoi polli e li studia da molti anni. Quando non è impegnato a osservare i polli, consiglia gli imprenditori, insegna creatività, gioca a bridge o ascolta le canzoni di Lucio Battisti. Ha pubblicato Il più grande calciatore del mondo (2006), secondo premio al concorso nazionale CONI-USSI per il miglior romanzo sportivo, menzione speciale al premio Fair Play.

 

Sabato 31 agosto

Gianni Oliva

presenta

L’italia del silenzio. 8 settembre 1943

Mondadori editore

 

Secondo la vulgata antifascista l’8 settembre è la data di inizio dell’Italia democratica che attraverso la rigenerazione della resistenza è approdata alla costituzione del 1948. secondo la controvulgata revisionista segna invece la morte della patria così come era stata costruita nell’Italia liberale e riproposta nel ventennio. Entrambe queste tesi si fondano su un presupposto discutibile perché partono da scelte fatte da minoranze: i partigiani e i repubblichini. invece dopo l’armistizio la maggioranza degli italiani non si e’ schierata ne’ per la rottura resistenziale ne’ per la continuità della Rsi: l’elemento caratterizzante di quel periodo e’ stata l’ampia zona grigia del silenzio dell’attesa del disimpegno del rifugio in percorsi di sopravvivenza individuale. E’ l’Italia che ha subito il fascismo senza diventare fascista e che ha vissuto l’antifascismo senza essere antifascista. soprattutto e’ l’Italia che non ha fatto i conti con il proprio passato e che ha usato le spinte contrapposte della lotta partigiana e della repressione di Salò per autoassolversi: la resistenza opera di pochi e’ diventata l’alibi per rappresentarsi come paese vincitore; la repubblica sociale a sua volta e’ servita per restringere a una minoranza l’identificazione del fascista. il risultato e’ un’Italia dal senso morale fragile dove tutta la classe dirigente complice del fascismo si e’ rifatta una verginità senza pagare pegno.

 

Gianni Oliva, studioso del Novecento, da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia nazionale, in particolare dei nodi irrisolti del 1943-48. Da Mondadori ha pubblicato, fra gli altri, La resa dei conti (1999), Foibe (2002) Le tre Italie del 1943 (2004), Profughi (2005), «Si ammazza troppo poco» (2006),L’ombra nera (2007), Soldati e ufficiali (2009), Esuli (2011). Alle vicende della dinastia sabauda ha invece dedicato I Savoia(1998) e Duchi d’Aosta (2003).