Genova – Giudicato uno dei migliori thriller del XXI secolo, “A History of Violence” di David Cronenberg a vent’anni dalla sua uscita torna al cinema per tre giorni, in edizione restaurata e versione originale con i sottotitoli italiani. Distribuito da Cineteca di Bologna, sarà proiettato al cinema Ariston (vico di S. Matteo 14, Genova, tel. 010 2473549) lunedì 23 e mercoledì 25 marzo 2026 alle ore 19, martedì 24 marzo alle ore 21.15. Fra gli interpreti figurano Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris e William Hurt.
Tratto dal graphic novel di John Wagner, “A History of Violence” è uno dei capisaldi indiscussi del cinema di David Cronenberg, “classico” e lineare nella sua costruzione ma al tempo stesso anomalo nel panorama della filmografia del regista canadese, per come declina temi fondamentali della sua poetica, come quelli della mutazione, dell’identità e della violenza. Il risultato è un “congegno” perfetto nella sua (apparente) semplicità. Racconta la storia di Tom Stall (Mortensen), il proprietario di un piccolo ristorante in una cittadina di provincia. Conduce una vita normale con la moglie e i figli, fin quando un giorno si difende dall’aggressione di due feroci criminali uccidendo entrambi. La sua immagine finisce su tutti i media e spinge Carl Fogarty (Harris), un boss della mafia irlandese di Philadelphia ad andarlo a cercare. L’uomo è sicuro di aver riconosciuto in lui un delinquente che lo ha privato di un occhio e che era molto temuto nell’ambiente per la sua crudeltà. Tom deve difendere la sua famiglia. Tom uccide per legittima difesa, ma scatena una serie di persecuzioni e rappresaglie sempre più brutali.
“A History of Violence” fornisce un contesto rigoroso alla violenza. Scava nelle motivazioni istintive e si sofferma sulle conseguenze fisiche e psicologiche. Il film non ne rappresenta una critica diretta, tuttavia riconosce la scarica animale di adrenalina generata dalla rappresaglia. «Non sono mai così sicuro di me stesso da poter fare la morale a qualcuno», spiega Cronenberg. «Non faccio nemmeno quello che faceva Hitchcock: un burattinaio che manipola i fili del suo pubblico di marionette. Volevo che il pubblico sentisse le conseguenze della violenza: è davvero orribile, è grottesca. È un approccio piuttosto spassionato: se pensate che questo sia un bene, e io, in queste circostanze, sono d’accordo con voi, ecco però quello che succede. Limitiamoci a dare un’occhiata».
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