Genova – La rassegna “10 e Luce”, dedicata ai 100 anni dell’Istituto Luce, prosegue con “Corpo celeste” di Alice Rohrwacher, debutto fragoroso di una regista che da allora non si è più fermata. La sua opera prima si potrà vedere alla Sala Filmclub del cinema Sivori (salita S. Caterina 54r. Genova, tel. 010 583261 oppure 010 5532054) lunedì 3 novembre 2025 alle ore 15.30 e mercoledì 5 novembre alle ore 21. Interpretato, fra gli altri, da Yle Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri e Monia Alfieri, nel 2011 è stato presentato a Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs e lo stesso anno Alice Rohrwacher ha vinto il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente.
“Corpo celeste” racconta la storia della tredicenne Marta che, dopo dieci anni passati con la famiglia in Svizzera, è tornata a vivere nel profondo sud italiano, a Reggio Calabria, la città dov’è nata. Marta è esile, attenta, con un’andatura un po’ sbilenca e un’inquietudine che la fa assomigliare ad una creatura selvatica. Guarda e sente tutto ma non ricorda molto della sua infanzia a Reggio. La città cresciuta senza nessun ordine, è per lei rumore, palazzi ancora in costruzione e vento, un mare che si intravede vicino e sembra impossibile da raggiungere. Tra il cemento affiorano i resti di un passato antico, come se qui la modernità fosse soltanto uno strato di plastica sottile appoggiato su un mondo che non è mai cambiato. Marta inizia subito a frequentare il corso di preparazione alla cresima, l’età è giusta, ed è anche, le ripetono tutti, un bel modo per farsi nuovi amici. In parrocchia Marta partecipa ai quiz del catechismo, canta “Mi sintonizzo con Dio” e incontra il parroco don Mario, uomo solo, indaffarato e distante, che amministra la chiesa come una piccola azienda. Un giorno, per un piccolo incidente, Marta lascia la chiesa e si ritrova con don Mario: un viaggio in auto di poche ore, un incontro, due solitudini che sembrano avvicinarsi per un momento per poi separarsi definitivamente.
“10 e Luce” prosegue a dicembre con “L’ultimo Capodanno” di Marco Risi, a gennaio 2026 con “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, a febbraio con “Il portiere di notte” di Liliana Cavani, a marzo con “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, ad aprile con “Porte aperte” di Gianni Amelio, a maggio con “La balia” di Marco Bellocchio, a giugno con “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri, per concludersi a luglio con “Gente di Roma” di Ettore Scola. Titoli che compongono una biografia del cinema di qualità, in nuove versioni rieditate e spesso restaurate, per ritrovare sul grande schermo la magia della settima arte.
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