Genova – Due giornate dedicate a Fabiana Iacozzilli, autrice e regista arrivata alla ribalta nazionale grazie a spettacoli di forte impatto visivo, in cui la cruda realtà si unisce alla poesia dei puppets, in bilico tra teatro d’attore e teatro di figura. Con lei, che l’anno scorso aveva portato a Genova “Oltre” sul disastro aereo sulle Ande del 1972 e “Il grande vuoto” sull’Alzheimer, martedì 20 e mercoledì 21 ottobre 2026 prosegue Il XXII Festival dell’Eccellenza al Femminile diretto da Consuelo Barilari. Iacozzilli sarà presente in tre modi diversi: autrice a tutto tondo, in dialogo con il pubblico, infine come regista di uno spettacolo scritto da altri. Alla Sala Mercato del Teatro Nazionale di Genova, martedì 20 alle ore 20.30 va in scena “La classe”, primo capitolo della Trilogia del vento di Fabiana Iacozzilli, lo spettacolo che l’ha lanciata. Mercoledì 21 ottobre alle ore 16 nel foyer del Teatro Ivo Chiesa, Iacozzilli descriverà il suo approccio al teatro nell’incontro “A modo nostro. Incontri internazionali con le registe contemporanee”. La sera del 21 ottobre alle ore 20.30 alla Sala Mercato è in programma “Avere una brutta natura” di e con Gioia Salvatori con la regia di Fabiana Iacozzilli. Biglietti per gli spettacoli: 18 euro intero; 12 euro ridotto under 30 e associazioni femminile accreditate. Biglietteria al Teatro Ivo Chiesa, al Teatro Duse e al Teatro Modena. Biglietteria telefonica 010 5342400. Biglietteria on line biglietti.teatronazionalegenova.it. Aggiornamenti su www.eccellenzalfemminile.it- L’ingresso all’incontro “A modo nostro” è libero.
“La classe” di Fabiana Iacozzilli è un un docu-puppets in cui pupazzi e attori danno corpo a una memoria d’infanzia segnata dalla paura, dal silenzio e dall’autorità. In equilibrio fra suggestioni che richiamano “La classe morta” di Tadeusz Kantor e “I cannibali” di George Tabori, lo spettacolo trasforma il ricordo autobiografico in un rito collettivo, capace di interrogare l’esperienza universale della formazione e della crescita. La materia da cui nasce è intima e concreta: i ricordi delle scuole elementari dell’autrice, vissuti all’istituto “Suore di Carità”, e in particolare quelli legati a Suor Lidia, figura dominante e indelebile. Sulla scena, gli adulti che tornano a quell’età prendono la forma di pupazzi realizzati da Fiammetta Mandich: piccoli corpi di legno che si muovono su tavolacci sospesi che diventano banchi scolastici, tavoli anatomici e piani da macello. Intorno, un paesaggio sonoro minuzioso e perturbante fatto di respiri, matite, silenzi, presenze trattenute. I genitori appaiono appena, tracciati su una lavagna e subito cancellati. Al centro resta il mondo chiuso e minaccioso della scuola, attraversato dall’ombra terribile di Suor Lidia, unica presenza in carne e ossa, paradossalmente invisibile tanto ai pupazzi quanto agli spettatori. È dentro questo universo di disciplina e paura che affiora anche un episodio decisivo: il momento in cui la maestra affida a Fabiana la regia di una piccola scena scolastica, segnando forse, inconsapevolmente, l’origine di una vocazione. “La classe” fa emergere, senza sentimentalismi, la violenza sottile inscritta nei processi educativi e il modo in cui l’infanzia continua a modellare il nostro sguardo sul mondo.
Scritto e interpretato dall’irriverente Gioia Salvatori, con la messa in scena di Fabiana Iacozzilli e le musiche originali di Simone Alessandrini, “Avere una brutta natura” è un varietà contemporaneo, storto e lucidissimo, che guarda con ironia feroce al malcostume dello stare al mondo. Un viaggio teatrale e musicale dentro le nostre manie di protagonismo, i tic del presente, la fatica di restare in piedi mentre tutto corre, si espone, si consuma. Qui la “brutta natura” non è un difetto da correggere, ma una condizione da attraversare. È la nostra zoppia interna, il difetto ostinato che ci accompagna, la stortura che ci rende umani. Da questa consapevolezza nasce uno spettacolo che sceglie di fare dell’errore un principio poetico, un piccolo gesto di sabotaggio contro la velocità del tempo, contro le mode, contro l’incessante rumore del sé e la paccottiglia di immagini, linguaggi e comportamenti in cui siamo immersi. “Avere una brutta natura” ripensa la forma del varietà classico, un tempo luogo privilegiato dell’intrattenimento, per radicarla nel nostro presente inquieto e contraddittorio. Ne conserva il ritmo, la libertà, il gusto per l’alternanza dei registri, ma ne incrina il meccanismo dall’interno: il contenuto, il gesto, la musica, l’intero dispositivo scenico si piegano verso un altrove più instabile, più nervoso, più necessario. Il risultato è una partitura spiazzante in cui comicità e disarmonia, invenzione e critica, leggerezza e inquietudine convivono in equilibrio precario e vitale. In un’epoca che impone il divertimento continuo, questo spettacolo invita anche a una sottile inquietudine, a una risata che non anestetizza ma scarta, apre, destabilizza. Una risata come fuga dal controllo, come resistenza al cinismo, come ricerca di una grazia imperfetta.
BIOGRAFIA DI FABIANA IACOZZILLI
Fabiana Iacozzilli, regista e drammaturga. Collabora dal 2013 con il Teatro Vascello di Roma, dal 2016 con CrAnPi e dal 2017 con Carrozzerie N.O.T. È stata assistente di Luca Ronconi negli spettacoli “Il Professor Bernhardi” e “Le rane”. Dal 2008 è direttrice artistica della compagnia Lafabbrica con la quale si impone all’attenzione nazionale attraverso un teatro sorretto da un fortissimo impianto visivo e scenotecnico. Dal 2011 è membro del Lincoln Center Directors Lab (Metropolitan/New York) e nel 2013 Lafabbrica diventa compagnia in residenza presso il Teatro Vascello di Roma. Si occupa inoltre di formazione e pedagogia teatrale. Ha la cattedra di recitazione presso il dipartimento D.A.M.S dell’Università Link Campus.
Nel 2023 debutta con “En Abyme” alla Biennale di Venezia e con Il grande vuoto a REF 2023, spettacolo che chiude il trittico “La trilogia del vento”, di cui fanno parte anche “Una cosa enorme” e “La classe”. Si occupa inoltre di pedagogia teatrale e di progetti che usano il teatro come strumento di interazione culturale: nel 2021 è regista di “Abitare il ritorno” progetto di teatro comunitario ideato da Asinitas e inserito in INCROCI (progetto di interscambio tra realtà che usano il teatro come strumento di interazione culturale) e nel progetto di scambio internazionale di pratiche teatrali Literacy Act; Nel 2023 cura insieme a Cranpi e in collaborazione con Villa Pia-Italian Hospital Group di Guidonia Montecelio il progetto “Piccole donne” – da L. M. Alcott – un laboratorio di teatro integrato con giovani donne che soffrono di disturbi alimentari.
Il Festival dell’Eccellenza al Femminile, ideato e diretto da Consuelo Barilari, è un progetto di Schegge di Mediterraneo, realizzato in collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova, con il sostegno di Ministero della Cultura, Comune di Genova, Fondazione Compagnia di San Paolo, con il patrocinio di Regione Liguria, Città Metropolitana di Genova, Università di Genova, Rai Liguria. Media partner Tgr Liguria.







