Genova – La rassegna “The Big Dreamer. Il cinema di David Lynch” si conclude con “Inland Empire”, l’ultimo lungometraggio del regista americano, film girato nel 2006 di cui si celebra il 20° anniversario. Si potrà vedere lunedì 19 e martedì 20 gennaio 2026, alle ore 19, al cinema America (via Colombo 11, Genova, tel. 010 4559703), in lingua originale con i sottotitoli italiani e in una riedizione in 4K distribuita da Lucky Red. Fra gli interpreti figurano Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Harry Dean Stanton, Karolina Gruszka, Julia Ormond.
All’inizio c’è la luce, quella del fascio di un proiettore che trasmette su uno schermo un film intitolato “Inland Empire”. Poi la puntina di un giradischi che solca un vinile. Al di là della bellezza intrinseca di queste inquadrature c’è la rivendicazione di uno spettacolo visivo e sonoro contraddetto in apparenza dalle immagini successive. Come se una videocamera di sorveglianza avesse preso il posto delle sofisticate attrezzature delle produzioni cinematografiche professionali.
Lynch si è concesso il lusso di cercare il suo film girandolo (e montandolo) per anni (le prime riprese risalgono al 2002). Ne risulta un’opera fuori dagli schemi che dovrebbe confondere alcuni degli spettatori abituali ed entusiasmare gli altri. Più ancora che in “Mulholland Drive” è impossibile capire tutto alla prima visione. Lo spettatore deve accettare di sentire prima di comprendere. Non c’è dubbio che sia possibile mettere insieme tutti i pezzi del puzzle, ma bisognerà vedere il film più volte prima di riuscirci.
Ai patiti della trama il film lascia comunque alcuni elementi a cui aggrapparsi. L’attrice di Hollywood Nikki Grace (Laura Dern) esulta quando ottiene il ruolo da protagonista di “On High in Blue Tomorrows”. È stata messa in guardia: non deve innamorarsi del suo partner Devon Berk (Justin Theroux), che ha fama di essere un seduttore. Ma poi pare cedere e il suo destino sembra confondersi con quello del suo personaggio. Dove si ferma la realtà? Dove comincia il film nel film? Anche se la figura del regista del film dentro il film rimane sullo sfondo, questo groviglio di mise en abyme è proprio l’8½ di Lynch.
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