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Gianni Pastorino (Linea Condivisa): “Riaprire i centri pubblici per i tamponi, un dovere nei confronti dei cittadini”

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Pastorino

La pandemia da covid-19 non solo non sembra attenuarsi ma, nelle ultime settimane, ha ripreso a correre velocemente nel Paese e, dati alla mano, la nostra regione risulta essere tra le più colpite. A causa dell’aumento dei contagi, si assiste quotidianamente all’assalto ai tamponi da parte di persone vaccinate che richiedono gli antigenici rapidi e, qualora questi risultino positivi, quelli molecolari.

“Nella prima fase della pandemia, quando i numeri erano per lo più simili a quelli attuali, le Asl erano state protagoniste di una capillare presenza sul territorio, – dichiara il capogruppo di Linea condivisa Gianni Pastorino – con centri per l’effettuazione di tamponi rapidi e, se questi risultavano positivi, di immediati molecolari”.

Di fronte alla numerosa richiesta di test per verificare la positività o meno a Sars-Cov-2, il consigliere regionale di Linea condivisa e vice presidente della Commissione II Sanità, ha scritto una lettera al direttore generale di Alisa Filippo Ansaldi affinché si prenda in considerazione la possibilità di riaprire i centri.

“È necessario offrire un servizio pubblico di prevenzione e salute a persone che, pur vaccinate con seconda o terza dose, debbano ricorrere comunque a tamponi, rapidi o molecolari, per evitare di essere veicolo di contagio, ancorché asintomatici o paucisintomatici”, spiega il consigliere Pastorino.

L’andamento attuale della pandemia è tale da mettere in grande difficoltà le squadre G-Sat presenti sul territorio, per cui molte persone si ritrovano in quarantena da giorni, senza che venga effettuato il tampone richiesto dai medici di medicina generale.

“Credo che questa attività non possa essere svolta solo da enti privati, – aggiunge il capogruppo di Linea condivisa Gianni Pastorino – con tutte le ingenti spese a carico dei cittadini che, pur avendo ricevuto il vaccino anti-covid, si ritrovano oggi a dover sborsare cifre considerevoli per non rischiare di diffondere il contagio, soprattutto a soggetti più fragili”.