In occasione dell’Anno della Fede presso il Centro Polivalente “Giovanni Paolo IIâ€, via Mediana, 45 – nella storica Campoverde – Aprilia, nella nuova struttura anche sede espositiva realizzata da P. Daniele Cicirella della Chiesa San Pietro in “Formisâ€, la cui S. Maria Goretti, dalla Loc. Ferriere si recava ad ascoltare la S. Messa, oggi polo turistico medioevale d’eccezione nel territorio apriliano.
L’evento viene inaugurato alle ore 18,00 da una mostra, con ingresso gratuito, del noto artista Francesco Guadagnuolo, per ricordare il grande Papa Beato Giovanni Paolo II, in occasione della Sua festa del 22 ottobre; proprio in questa data, nel 1978, ha iniziato il suo Pontificato e il 14 settembre del 1986 la Città di Aprilia gli rese omaggio quando fu visitata da Papa Wojtyla, la mostra ricorda anche quei momenti e rimarrà aperta dal 22 ottobre al 1 novembre 2012, dalle ore 17,30 alle ore 19,30 nell’ambito dei “Grandi Eventi nell’Agro Romano Pontinoâ€.
L’esposizione dal titolo “Giovanni Paolo II le transfigurazioni di Guadagnuolo nell’Anno della Fede†ripercorre il cammino di fede del Beato Papa Wojtyla, visto in una dimensione sacrale. I ritratti di Papa Giovanni Paolo II, infatti, con tragica intensità , dimostrano un’impressionante testimonianza della sofferenza umana, dando inizio secondo la critica ad una nuova ritrattistica papale. Realizzati durante il Pontificato di Giovanni Paolo II, sono diventati non solo un vero documento artistico, ma anche storico-religioso-culturale. Le opere vivono di potenza espressiva ed esprimono con dolorosa intensità anche gli ultimi anni della vita e della sofferenza del Santo Padre. Giovanni Paolo II viene interpretato, in preghiera, in raccoglimento spirituale, nel grave attentato a Piazza San Pietro, di fronte al Muro del Pianto a Gerusalemme, all’apertura della Porta Santa in San Pietro, nel Giubileo del 2000.
Francesco Guadagnuolo è stato protagonista di numerose mostre durante il Pontificato di Giovanni Paolo II in alcune delle quali ebbe la possibilità di incontrarsi con il Pontefice e di fissare bene sulla propria mente i singolari tratti caratteristici, da tale incontro nacquero i ritratti; Guadagnuolo in un’intervista ha dichiarato: «Quello che colpiva del Santo Padre era il suo sguardo, che subito ti coglieva nel segno, era come se ti facesse una radiografia». La mostra è rivolta a tutti, sia ai credenti sia ai non credenti, vuole essere un omaggio al Papa, ad un uomo che si è prodigato tutta la vita per l’amore, per la pace e il perdono. Questa mostra, itinerante nel mondo, si propone di far rivivere Papa Wojtyla testimoniando la Sua grande opera nei circa lunghi 27 anni di Pontificato. Da qui la forza della speranza che consente ai fedeli di vedere attraverso la mostra di Guadagnuolo il Papa quando era così vicino agli ammalati, agli umili, abbracciando gli indesiderati e tutti i deboli della Terra, ecco che l’opera d’arte si fa portatrice di un messaggio di salvezza. Il ciclo di opere dedicate al Santo Padre, ci appare come icona di salvezza e mezzo di redenzione, per esplorarci e conoscerci meglio e poter riflettere sulla santità di Papa Wojtyla. Il dialogo tra fede e cultura, oggi è più che mai tanto necessario, per ritrovare la vera identità dell’uomo e del suo fine ultimo. Ciò richiama quello che asseriva Giovanni Paolo II nella lettera di fondazione del Pontificio Consiglio per la Cultura: “Una fede che non diventa cultura, è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissutaâ€.
«…Quando il giovane artista Francesco Guadagnuolo, nel 1976, lasciò la Sicilia per venire a Roma, scoprì che l’iconografia aveva subito una profonda crisi negli anni ’70; a questa crisi egli contrappose una trasformazione d’idea. Con accurata innovazione, riuscì a mutare l’immagine ad icona, accettando senza contrastare le ricerche contemporanee; l’artista riesce così a far dialogare la sua arte con temi della nostra società …». Quanto scrive, è Bonifacio Honings, teologo olandese, che questa stessa crisi iconografica e culturale la ritroviamo purtroppo oggi. «L’arte del Maestro siciliano – continua Honings – è innanzitutto un percorso personale, un cammino spirituale che l’autore ha intrapreso accostandosi alla filosofia e alla teologia perché risponda ai problemi e alle esigenze del mondo moderno… Con la sua originalità di artista Francesco Guadagnuolo ha concorso all’edificazione del nostro patrimonio culturale e riconsegnato all’opera d’arte la valenza d’incontro tra arte, bellezza e spiritualità . Il Maestro siciliano, così facendo si fa garante, con tutti quegli artisti che credono in questi valori, del futuro dell’arte e della vita stessa».
«L’arte di Francesco Guadagnuolo – scrive il Card. Fiorenzo Angelini – è la viva espressione dell’animo che ha l’esigenza, la necessità di esprimersi; è forza comunicativa dei moti del suo animo, è viva partecipazione tra la gente, di quanto rappresentano le varie necessità della vita, oggi: tempo cioè di contrapposizione tra consumismo anche sfrenato e forzata parsimonia se non amara povertà . L’artista, affermando i suoi sentimenti di interiore spiritualità con le sue opere, offre, senza posizioni cattedratiche, aiuto e conforto morale. Le riflessioni dell’artista – perché si tratta certamente di questo – trasparenti nell’ardita volontà di rappresentare il “Volto di Cristoâ€, attirano e inducono a riflessioni ben oltre le considerazioni proprie della nostra condizione umana. Le immagini del Volto di Cristo, opera di forte spiritualità di Guadagnuolo, inducono a riflessioni che ridonano forza, speranza, ragionato impegno di nuovo senso di umanità vera e di forte rinnovata spiritualità . L’arte di Guadagnuolo, non è solo mestiere e pura professionalità ; è forza dirompente di umanità e spiritualità ; è dinamismo dialettico ed anche, se ce ne fosse bisogno, apologetico; è il tempo moderno che ha questa esigenza; Guadagnuolo a suo modo risponde, promuove, propone. I suoi Volti di Gesù, sono cattedra d’insegnamento, di speranza, di coraggio».






