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Gronda, Gioia (UdC): “Opera prioritaria anche per la salute dei cittadini che oggi respirano 1.043 tonnellate annue di anidride carbonica”

«Piuttosto che ingannare i genovesi con menzogne e allungare i tempi con un ostruzionismo, sebbene legittimo dal punto di vista formale, sarebbe il caso di concentrarci sulle opere compensative e sull’impiego nei futuri cantieri di manodopera locale.

La gronda, in questa delibera, non poteva essere messa in discussione in quanto è già ritenuta opera prioritaria nella legge Obiettivo di oltre 10 anni fa. Inoltre, a chi si è eretto in questi giorni a difensore della salute pubblica, vorrei ricordare che oggi, senza la gronda, i cittadini che abitano nelle zone limitrofe all’attuale tracciato autostradale del nodo genovese – il più trafficato e congestionato d’Italia con picchi di 70 mila veicoli al giorno con ovvi rischi di incidentalità per chi vi transita – respirano 1.043 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. La gronda, una volta realizzata, sposterà il traffico a monte e libererà finalmente i nostri quartieri dall’inquinamento oggi dovuto al traffico pesante e non solo». Così Alfonso Gioia, capogruppo dell’UdC in Comune a Genova, è intervenuto oggi in consiglio comunale per annunciare il voto favorevole del proprio gruppo alla delibera proposta dalla giunta.

«Non eravamo chiamati a esprimerci sull’opzione zero – dice Gioia – ma a dare un parere, non vincolante, del Comune sull’opera come richiesto dalla Conferenza dei servizi e quindi esprimerci sull’opera in rapporto alle scelte di pianificazione urbana delComune stesso. Quanto emerso in questi quattro giorni in cui con oltre mille ordini del giorno e 100 emendamenti è stato solo il tentativo di una certa componente politica di ingannare i cittadini. Oggi è tempo di prenderci le nostre responsabilità nell’ottica di sviluppo e di bene futuro per la città. Se mai dovremmo concentrarci su riflessioni concrete che riguardano l’opera stessa. In primis sulle richieste di opere compensative: non pensiamo che la realizzazione di 25 mila metri di pannelli fotovoltaici sia la principale esigenza del territorio. Pensiamo sarebbe meglio chiedere come opera compensative la messa in sicurezza del territorio, a partire dai versanti dell’entroterra dove spesso si generano frane e microfrane con danni a catena anche sulla costa durante le ormai frequente alluvioni. Inoltre, penso alle modalità di impiego delle aziende edili: abbiamo più volte ricevuto i lavoratori del comparto delle costruzioni in crisi – e certa parte di sinistra si è schierata all’epoca a loro difesa – e per loro pensiamo possano esserci ampi margini occupazionali proprio dall’apertura di uno dei maggiori cantieri pubblici dei prossimi dieci anni sul nostro territorio».