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I lavori del Consiglio regionale

Approvata all’unanimità la modifica della delibera consiliare commissioni consiliari permanenti per la VII commissione

E’ stata approvata all’unanimità la “modifica della delibera consiliare n. 6 del 26 marzo scorso relativa alla composizione delle commissioni consiliari permanenti I,VI e VII per la parte concernente la VII commissione”.
La delibera modifica il numero dei consiglieri e dei voti nella commissione VII del Consiglio regionale.

Elezione di tre consiglieri regionali delegati all’elezione del presidente della Repubblica
Il Consiglio regionale ha votato tre rappresentanti alle prossime elezioni del Presidente della Repubblica.
I grandi elettori della Liguria nella elezione del capo dello Stato sono Rosario Monteleone (Udc, presidente del Consiglio), che ha ottenuto 19 voti, Claudio Burlando (Pd, presidente della Giunta) che ha avuto 16 voti, Luigi Morgillo (Pdl, vicepresidente del Consiglio), eletto con 11 voti. Una scheda bianca.
La votazione è stata preceduta da una breve polemica suscitata da Marco Melgrati (Pdl) che accusava la maggioranza di aver tolto dall’ordine del giorno del Consiglio la pratica, a causa delle difficoltà politiche al proprio interno. Monteleone ha replicato che l’argomento era regolarmente inserito all’ordine del giorno, all’ultimo punto. Antonino Miceli (Pd) è intervenuto per smentire le difficoltà nella maggioranza, Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – riformisti italiani) ha chiesto l’inversione dell’ordine dei lavori proponendo di votare subito la pratica relativa all’elezione dei rappresentanti dell’Assemblea legislativa della Liguria alle votazioni sul Capo dello Stato. Nel dibattito è intervenuto anche Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando).
La richiesta di inversione nell’ordine dei lavori avanzata da Della Bianca è stata accolta dal presidente Monteleone ed è stata votata all’unanimità dal Consiglio.
L’assemblea ha quindi proceduto alla votazione a scrutinio segreto.

Pagamento indennità infermieristica
Marco Scajola (Pdl) ha presentato un’interpellanza, sottoscritta anche da Luigi Morgillo (Pdl) in cui ha ricordato che il 2 dicembre 2011 era stato siglato un accordo tra l’assessore alla salute e le organizzazioni sindacali del personale del comparto nel Servizio sanitario regionale in materia di indennità infermieristica che prevedeva l’erogazione, da parte dell’assessorato alla salute della Regione Liguria, della somma di 6 milioni di euro, come acconto, al personale del comparto sanitario. «Dopo una precedente interrogazione con risposta immediata nel mese di giugno – ha spiegato il consigliere – l’assessore Montaldo aveva confermato che i soldi erano a disposizione e che aveva garantito il pagamento del saldo già nelle buste paga dei lavoratori nel mese di agosto 2012. Vogliamo ora sapere – ha concluso – se sia intenzione della Regione Liguria corrispondere i saldi dovuti al personale del comparto sanitario e a cosa sia dovuto l’ulteriore ritardo nell’erogare tale indennità».
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo: «I compensi dovuti ai sensi del contratto di lavoro come indennità infermieristica sono stati erogati ormai da un paio di mesi. Tutta la vicenda era nata da qualche dubbio sulla giusta interpretazione del contratto. Dubbi superati grazie a una più attenta lettura dello stesso. I tempi dell’erogazione non sono stati immediati per ragioni di carattere economico: per prudenza volevamo essere sicuri di avere la copertura finanziaria e di poter tenere in equilibrio il bilancio. Quando abbiamo capito che quei soldi non erano indispensabili per tenere in ordine il bilancio li abbiamo messi a disposizione delle aziende. Non sono grandi risorse, ma una importante boccata d’ossigeno per i tanti operatori sanitari».
Scajola si è detto soddisfatto che finalmente si sia risolto il problema.

Progetto del nuovo “Felettino” alla Spezia
Luigi Morgillo (Pdl) ha illustrato un’interrogazione per chiedere alla giunta quali siano i motivi per i quali il progetto relativo alla costruzione del nuovo ospedale del Felettino alla Spezia, da tutti considerato oramai definitivo, non sia ancora giunto al Comitato tecnico per la relativa approvazione.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo, il quale ha affermato: «Siamo in dirittura di arrivo verso la gara e l’assegnazione dei lavori». Ha quindi spiegato che una tappa fondamentale si affronta proprio oggi: «Si sta riunendo alla Spezia la Conferenza dei servizi per esaminare il progetto del nuovo ospedale» ha detto, spiegando che nell’arco di poco tempo si dovrebbe poi arrivare all’approvazione definitiva. Ha quindi spiegato che già nelle prossime settimane si potrà far partire la gara per la nuova struttura di radioterapia «che – ha chiarito – come previsto precede quella relativa all’ospedale». Montaldo ha infine spiegato che c’è stata una riduzione dei finanziamenti, di circa una trentina di milioni, stanziati dal governo in base all’ex articolo 20,  rispetto alle aspettative iniziale. Ma ha ribadito che  questo non blocca gli interventi: «La giunta si è impegnata a coprire quanto manca e stiamo rimodulando un piano economico finanziario, in modo da prevedere nuovi accordi finanziari»,. 
Morgillo ha espresso dubbi: «Le rassicurazioni finora sono sempre state smentite da cattive notizie» e ha rimarcato che resta da risolvere in particolare la questione finanziaria, visto che non è assicurata l’intera copertura dell’opera.

Disparità di trattamento fra l’associazione “Nuovi volontari del soccorso” e altre pubbliche assistenze
Raffaella della Bianca (Gruppo misto-riformisti italiani) ha illustrato un’interpellanza «per sapere per quale motivo si protragga da parte degli operatori del 118 una disparità di trattamento nell’assegnazione dei servizi di urgenza tra l’associazione genovese “Nuova Volontari del Soccorso” di San Fruttuoso, a Genova, rispetto alle altre pubbliche assistenze ».
Il consigliere ha ricordato inoltre di aver presentato nel maggio scorso un’interrogazione per ottenere spiegazioni in merito alla sentenza del TAR Liguria del 26 aprile 2012, sull’annullamento delle convenzioni per i trasporti sanitari. In particolare della Bianca voleva sapere se, sino ad oggi, le pubbliche assistenze che effettuano trasporti sanitari avessero rendicontato i propri costi alle Asl per giustificare le fatture addebitate e se l’assessore regionale compente ritenesse efficiente il sistema dei trasporti sanitari liguri, sulla base di quali indicatori e rispetto a quali esperienze di riferimento.
«L’associazione genovese di pubblica assistenza “Nuova Volontari del Soccorso”, di Genova San Fruttuoso – ha dichiarato oggi il consigliere – ha segnalato ripetutamente il protrarsi di una disparità di trattamento nell’assegnazione dei servizi di urgenza tra la stessa ed altre pubbliche assistenze e la stessa associazione il 3 agosto 2012 partecipò ad un tavolo tecnico con il direttore del Servizio 118 di Genova in cui vennero esposte queste problematiche. Nella risposta del direttore del Servizio 118 si legge che il criterio adottato per le urgenze valuta la vicinanza di ogni singola associazione rispetto al luogo d’intervento. Nella realtà, le cose non sembrerebbero svolgersi secondo questo criterio eppure l’Associazione Volontari del Soccorso è perfettamente in regola con tutte le normative richieste per le associazioni di pubblica assistenza ».
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo: «Sulla base della recente sentenza e al fine di contenere i costi della sanità pubblica, rimborsiamo le spese sostenute dalle pubbliche assistenze e dalla Croce rossa applicando rigorosamente i Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza, che prevedono il trasporto in ambulanza solo per le persone che non siano in grado di deambulare. Questo ha determinato una più rigorosa selezione degli interventi e dei rimborsi. Per quel che riguarda la “Nuova volontari del soccorso” si tratta di una pubblica assistenza di recente apertura: questo ha determinato per il 118 un adeguamento del centro informativo, che ora è pienamente aggiornato. Le segnalazioni e gli esposti del legale di questa associazione sono stati esaminati nel corso del tavolo tecnico che il 118 ha instaurato nell’agosto del 2012. La conclusione è che non sussiste nessuna disparità di trattamento. Credo che il 118 meriti la nostra più grande fiducia. Ricordo inoltre che il 118 deve operare, certamente sulla base dei criteri determinati, ma con una propria autonoma capacità di gestione delle chiamate in base alla competenza territoriale ma anche alla disponibilità dei mezzi già impegnati sul territorio. A questo proposito il direttore del 118 assicura che sono sempre rispettati rigorosamente i criteri stabiliti. Ci tengo a ribadire che, comunque, il 118 deve assolutamente avere la possibilità di individuare la migliore risorsa da utilizzare nella emergenza. Inviterei quindi i responsabili della Nuova volontari del soccorso a considerare di essere a capo solo di una delle 70 associazioni che operano in questo campo».
Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – riformisti italiani) ha ribattuto: «L’assessore mi ha dato una risposta da perfetto democristiano, dando un colpo al cerchio e uno alla botte e rassicurando sulla correttezza delle procedure. Purtroppo, però, il tabulato del 118 riporta le date dei trasporti: si tratta di dati oggettivi che dimostrano, anche per il mese di settembre, cioè quando la convenzione era perfettamente operante, una situazione ben diversa da quella prospettata. Mi auguro che il problema della disparità di trattamento venga risolta anche perché non riguarda solo questa pubblica assistenza e pesa su una parte rilevante della città di Genova»

Servizio di Urologia dell’ospedale “Santa Corona”
Stefano Quaini (Sinistra ecologia e libertà) ha illustrato un’interrogazione sottoscritta anche da Matteo Rossi (Sinistra Ecologia e Libertà) e Antonino Miceli (Partito Democratico) sul servizio di urologia presso l’ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure in provincia di Savona. Quaini ha ricordato che la recente riorganizzazione del reparto di Urologia, proposta da parte dell’ASL, ha previsto la soppressione della struttura complessa ma, al contempo, l’aumento dei posti letto e delle sedute operatorie quando saranno attivati i dodici posti letto previsti al “Santa Corona”. Secondo Quaini l’integrazione tra l’attività chirurgica programmata dagli urologi del “Santa Corona” e la direzione del reparto affidata alla struttura complessa dell’ospedale “San Paolo”, è difficile e comporta limitazioni dell’attività e dello spazio di sedute operatorie per alcuni medici. «Confrontando i dati relativi agli interventi chirurgici dell’anno 2011/2012 emerge, chiaramente, una riduzione dell’attività chirurgica della divisione di Urologia di Pietra Ligure quantificabile in un 50% in meno di attività. Eppure l’ospedale “Santa Corona” vanta una pluridecennale attività chirurgica di elevata specializzazione in ambito urologico che si caratterizza in oltre un migliaio di interventi annui».
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute e vicepresidente della giunta affermando che l’attività chirurgica urologica è attiva sia al San Paolo che al Santa Corona e che al Santa Corona sono disponibili 60 posti letto di cui 12 mediamente utilizzati per pazienti urologici. Nello stesso presidio è stata prevista la nomina di un referente per l’attività chirurgica specialistica. «Quando si sono evidenziati dei problemi – ha detto Montaldo – sono intervenuto personalmente presso il direttore generale della struttura complessa per sollecitare un riequilibrio delle prestazioni. Ci sono due strutture ed è giusto che vengano utilizzate entrambe, evitando che il sottoutilizzo porti ad un processo di demotivazione di una parte degli operatori. Capisco che quando ci sono due sedi è più facile concentrare tutto in una delle due ma la nostra filosofia è quella di utilizzare appieno tutte le risorse di cui disponiamo».
Quaini ha riconosciuto che l’assessore ha «inquadrato molto bene il problema. Anch’io continuerò a monitorare la situazione. A mio parere occorre dividere equamente i posti letto fra San Paolo e Santa Corona. E nessuno deve pensare di andare a comandare in ospedali diversi dal proprio».

Black out al Gaslini
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dai consiglieri Maurizio Torterolo e Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), sul black out che si è verificato all’ospedale Gaslini nel novembre scorso. Il consigliere ha chiesto alla giunta «come intenda verificare le responsabilità della “Siram” ed intervenire per evitare che in futuro possa ripetersi un incidente di tale gravità in una struttura di eccellenza come l’ospedale Gaslini».
Il black out era avvenuto nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 novembre, in seguito ad un guasto alla rete Enel: a causa dell’interruzione dell’alimentazione elettrica nell’ospedale si erano fermate tutte le apparecchiature del reparto di rianimazione e, per trenta minuti, sette bambini hanno respirato grazie a sistemi manuali; le sale operatorie collegate al gruppo elettrogeno guasto (neurochirurgia, ortopedia e otorino) erano rimaste chiuse per tutta la giornata, gli interventi chirurgici programmati erano stati cancellati e tutte le operazioni d’urgenza dirottate sull’altro blocco. Il guasto era stato riparato in serata dai tecnici della “Siram”, che fa parte del consorzio “Micenes” vincitore dell’appalto regionale per la gestione degli impianti elettrici e di riscaldamento negli ospedali e nelle Asl liguri. La direzione del Gaslini aveva annunciato l’apertura di un’indagine interna e la richiesta di un rapporto dettagliato alla “Siram” per verificare la tempistica del loro intervento.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Dobbiamo rendere omaggio al lavoro che gli operatori della rianimazione hanno dovuto svolgere passando, in una situazione di grave difficoltà, all’attività manuale. Abbiamo chiesto all’Agenzia regionale per l’energia della Liguria, Are, di svolgere un’inchiesta sulla vicenda e l’Agenzia, dopo un approfondimento, ha avviato una procedura di contestazione per inadempienza contrattuale. Una volta analizzate le controdeduzioni che la società concessionaria ha presentato, riferirò al Consiglio il prima possibile. Posso già anticipare che, sotto il controllo di Are, sono stati messi in atto meccanismi per rimuovere le situazioni che hanno generato i rischi per i pazienti nella convinzione che tecnicamente si possa evitare il ripetersi di situazioni di questo tipo».
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) si è detto solo parzialmente soddisfatto della risposta.

Incarico all’associazione “Nuovi lavori di Roma”
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha chiesto alla giunta, attraverso un’interrogazione, notizie sull’intenzione della Regione Liguria, in particolare il Dipartimento Salute e Servizi Sociali, di affidare un incarico sull’attività di ricerca, analisi statistica ed economica, consulenza finanziaria e tecnica alla Regione e ai partners per il progetto europeo ‘Progress’ sulle strategie per l’invecchiamento ‘Advancing Integration for a Dignified Ageing. Fostering the integration of social and health services in Ltc’.
«Invece di utilizzare le risorse interne alla Regione, vedi ‘Liguria Ricerche’ – ha spiegato il consigliere – è stata individuata l’associazione “Nuovi Lavori di Roma” a cui affidare l’incarico e il corrispettivo ad essa corrisposto sarà di 89.540,00 euro».
Della Bianca, quindi, ha chiesto alla giunta «se ritenga opportuno utilizzare risorse finanziarie importanti (tra cui fondi europei) per associazioni esterne alla Liguria e per quale motivo non possa servirsi di strutture interne all’ente regionale stesso come ‘Liguria Ricerche’».
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Montaldo: «Dopo una istruttoria gli uffici della Regione hanno valutato che fosse più opportuno ricorrere ad un soggetto esterno, del resto le regole dell’Unione europea prevedono questa possibilità. La Giunta si è rimessa all’avviso degli uffici non avendo in sede politica motivo per averne uno diverso ed è stata, quindi, attivata una gara che ha seguito scrupolosamente le regole Ue e adottato una regolare procedura utilizzando meccanismi trasparenti di pubblicità».
Del tutto insoddisfatta Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – riformisti italiani): «La vicenda lascia perplessi. È ben strano che al bando abbia risposto un solo soggetto e per giunta di Roma. E’ difficile credere che in Liguria non esistessero le esperienze e le professionalità adeguate per realizzare una ricerca del genere. Quantomeno significa che non è stata fatta adeguata pubblicità al progetto europeo. Vista la crisi che colpisce la nostra regione, si organizzano tavoli volti a cercare di coinvolgere le maestranze e le aziende locali negli appalti e poi si perde una occasione del genere. Sarebbe bene che la Giunta si domandasse se non c’è qualcosa di errato nella procedura messa in atto».

Problematiche della stazione ferroviaria di Cengio
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), relativa alla stazione ferroviaria di Cengio, sottolineando l’assenza di un sottopasso o di un sovrappasso che consenta ai viaggiatori di poter raggiungere il binario più lontano, cioè il secondo, rispetto a quello a cui si accede direttamente dall’entrata della stazione stessa. Il consigliere ha rimarcato che recentemente un passeggero, proprio nel tentativo di raggiungere il secondo binario dove avrebbe dovuto salire su un treno che stava sopraggiungendo, è stato investito, riportando gravi ferite ad un piede. Il consigliere ha denunciato anche il degrado, la sporcizia ed la pessima situazione igienica della stazione di Cengio, che pure svolge un ruolo fondamentale per i cittadini di tutta la Vallebormida, costituendo un nodo ferroviario molto utilizzato, in particolare da pendolari e studenti che si dirigono quotidianamente verso il Piemonte o la Riviera. Torterolo, infine, ha chiesto alla giunta quali controlli e verifiche siano stati effettuati in merito alle problematiche denunciate e ha domandato quali iniziative intenda intraprendere la Regione, anche nei confronti di RFI, per risolvere tali problemi, se e quando partirà il progetto di riqualificazione della stazione ferroviaria di Cengio, in particolare per la realizzazione di un sottopasso.
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Giovanni Vesco: «Concordo con alcuni punti presenti nell’interrogazione. Dato che quella linea rientra nella convenzione stipulata dalla Regione Piemonte, ho contattato personalmente gli uffici di Torino e ho partecipato ad un incontro organizzato in Comune a Cengio. Personalmente condivido la necessità di interventi infrastrutturali evidenziata anche dall’incidente ricordato. Dopo quel fatto sono stati dirottati tutti i treni con un maggiore afflusso di passeggeri sul primo binario per consentire agli utenti di salire sui convogli senza dover attraversare la linea ferroviaria. Il personale, inoltre, vigila affinché non si verifichino situazioni di pericolo. È ovvio, però, che si tratta di soluzioni tampone e che la sicurezza maggiore si raggiunge con la realizzazione di un sottopasso o di un sovrappasso. Purtroppo non sono state impegnate le risorse per realizzarli e, ad oggi, non è stato fatto neppure uno studio di fattibilità. Siccome non esistono le risorse necessarie per costruire l’opera, chiederemo che almeno si realizzi uno studio di fattibilità»
Torterolo ha riconosciuto che da parte dell’assessore c’è attenzione e sensibilità al problema e per questo si è detto parzialmente soddisfatto dalla risposta: «Il cambio del binario è il minimo che si può realizzare e non è una soluzione del problema. La stazione è piccola ma molto frequentata e la situazione di pericolosità va risolta».

Applicazione delle aliquote sulla casa da parte Comune di Cairo Montenotte         
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone, (Lega Nord Liguria-Padania) sulla riscossione delle aliquote Imu a Cairo Montenotte.
Il consigliere ha ricordato che dagli organi di stampa è emerso come lo Stato, per quanto attiene all’Imposta Municipale Propria, abbia lasciato ai Comuni la facoltà di applicare un’aliquota “speciale” per i complessi di edilizia popolare, a cui veniva sottratto il 3,8%, cioè uno sconto che lo Stato applicava, rinunciando a parte di quanto gli spettava, per venire incontro alle esigenze dei cittadini meno abbienti ed in difficoltà economica. Secondo Arte, però, il Comune di Cairo avrebbe applicato un’aliquota del 10,2% pari, praticamente, ad una seconda casa che, anche con lo “sconto” del 3,8%, resta del 6,2%. «La stessa Azienda Regionale – ha sottolineato Torterolo – avrebbe proposto al Comune di Cairo Montenotte una possibile transazione per evitare di agire in giudizio nei confronti del medesimo Comune sulla ridefinizione delle tariffe, ma lo stesso Comune avrebbe rifiutato la proposta transattiva. L’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia (A.R.T.E.) di Savona, il  18 dicembre, ha quindi presentato ricorso per l’annullamento e/o la declaratoria di nullità delle delibere del Consiglio comunale del Comune di Cairo Montenotte sulla rideterminazione delle aliquote, ma il Comune di Cairo Montenotte ha ritenuto di resistere in giudizio. «Ricordo che il nostro Paese ed, in particolare, la Val Bormida, sta attraversando – ha sottolineato – un grave periodo di crisi in cui la congiuntura economica sta creando pesantissimi disagi alle famiglie e, pur considerando i minori trasferimenti statali ai Comuni, quest’ultimi non possono e non devono gravare, per fare cassa, soprattutto sulle fasce economicamente più deboli della società».
Il consigliere ha, quindi, chiesto alla giunta  quali controlli e verifiche siano stati effettuati sulla vicenda e quali iniziative intenda intraprendere la Regione, anche nei confronti del Comune di Cairo Montenotte, affinché le aliquote applicate non eccedano i limiti previsti dalla legge e non gravino sulle fasce economicamente più deboli della popolazione.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’edilizia Giovanni Boitano: «L’Imu rappresenta per Arte un aggravio molto pesante. Tanti Comuni si sono mostrati sensibili alla questione ed hanno applicato la percentuale minima – ha detto – Ma altri si sono comportati diversamente». L’assessore ha evidenziato che per il 2012 l’Arte in Liguria ha versato complessivamente circa 4 milioni e  duecentomila euro. La quota più significativa riguarda Genova (1 milione e 900 mila uro), La Spezia (1 milione e 100 mila euro), seguite da Savona e Imperia. Boitano ha sottolineato che «questi soldi avrebbero potuto essere usati in maniera più proficua, in particolare per curare la manutenzione e la sistemazioni di alloggi». In particolare ha ribadito che gli alloggi che necessitano interventi al momento sono circa 700. Questo a fronte di un dato positivo: la percentuale degli appartamenti sfitti è oggi scesa sotto  il 5 per cento contro il 12-13 percento di alcuni anni fa. E, ha aggiunto Boitano, si intende far scendere ulteriormente questa percentuale. A tal proposito  – ha ribadito l’assessore – si sta cercando di arginare per il futuro le fuoriuscite dovute al pagamento dell’Imu. «Stiamo cercando di sensibilizzare i Comuni.– ha detto –  proprio per questo si è tenuto, a livello locale, un incontro con Anci Liguria. A livello nazionale la questione si sta affrontando in seno alla conferenza delle Regioni, dove il presidente Burlando ha già posto l’attenzione sul problema». L’assessore ha ribadito che è importante intervenire per evitare che in futuro Arte debba affrontare un esborso ancora più elevato rispetto a quello già sopportato. Intanto si resta in attesa del pronunciamento del Tar, atteso a breve.
Torterolo ha concordato sul fatto che sarebbe stato meglio poter usare i 4 milioni e 200 mila euro di esborso Imu per effettuare ristrutturazioni. Ha quindi sottolineato la necessità di prestare massima attenzione alla vicenda, considerato che la richiesta di alloggi popolari da parte dei cittadini è destinata a crescere.

Nuova patente per trattori agricoli e gru
Sergio Scibilia (Pd) ha illustrato un’interrogazione sull’Accordo della Conferenza Stato – Regioni del 22 febbraio 2012 relativo alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nell’accordo si introduce, a partire dal 12 marzo 2013, l’obbligo di specifiche abilitazioni per gli operatori che utilizzano attrezzature di lavoro quali trattori agricoli e forestali, scavatori, gru, nonché disposizioni sul conseguimento delle relative abilitazioni, sui formatori e sulla durata ed i requisiti della formazione. Scibilia ha chiesto alla giunta quali azioni siano state assunte o si intendano assumere in Conferenza Stato – Regioni per rendere più chiara la nuova normativa e semplificare gli adempimenti che comporta. Scibilia ha chiesto il varo di apposite linee guida e che venga considerata l’ipotesi di posticipare l’entrata in vigore dell’Accordo stesso. Ha poi domandato se la Regione intenda predisporre corsi di formazione, mettendo i lavoratori nelle condizioni di adempiere agli obblighi di legge: l’attuazione dell’Accordo, se da un lato introduce doverose disposizioni per una maggiore sicurezza dei lavoratori, presenterebbe anche aspetti di non chiara interpretazione « che rischiano di tradursi, in particolare per le aziende agricole ma non solo, in un aggravio burocratico ed economico» . Il consigliere del Pd ha ricordato che, ad un mese dall’entrata in vigore dell’Accordo, non risultano ancora disponibili corsi riconosciuti di formazione. Su mezzo agricoli non c’è nemmeno programma entro cinque nani dovranno fare patentino, regione è ente di raccordo.
Per la Giunta ha risposto l’assessore alle politiche attive del lavoro Enrico Vesco: «L’accordo sancito dal Ministero del Lavoro e il Ministero della Salute con Regioni, Province Autonome il 22 febbraio 2012 individua le attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione» .Esattamente un anno dopo – ha aggiunto Vesco – il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha emanato una circolare sulle categorie di patenti richieste per la guida di macchine agricole e operatrici, il 6 marzo scorso, infine, il Ministero del Lavoro nella Commissione consultiva permanente ha comunicato informalmente che, in seguito a contatti con il Ministero dei Trasporti, è stata affermata la prevalenza delle disposizioni dell’accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012. «In relazione alle criticità emerse nelle modalità di riconoscimento dell’esperienza almeno biennale per i lavoratori del settore agricolo – ha spiegato l’assessore – il gruppo di lavoro Regioni-Ministero del Lavoro sta definendo una nota di chiarimenti che sarà emanata a breve. Per quanto riguarda la formazione dei lavoratori che utilizzano attrezzature di lavoro per cui è richiesta una specifica abilitazione, preciso che i corsi possono essere realizzati dai soggetti individuati nelle disposizioni dell’Accordo Stato-Regioni. Siccome è previsto in quell’Accordo che possano svolgere attività formativa anche soggetti che operano nel settore della formazione professionale accreditati, purché dimostrino di possedere i requisiti minimi previsti dall’Accordo, la Regione provvederà nei prossimi giorni a recepire l’accordo e definire le disposizioni per gli interventi formativi previsti dall’Accordo stesso».
Scibilia ha replicato stigmatizzando il forte ritardo su tutta la materia, in particolare nell’individuare i soggetti formatori per settori tanto diversi che richiedono una regolamentazione (agricoltura, edilizia, commercio ecc) e ha sottolineando che molti operatori si trovano ancora in una situazione di forte rischio per la propria sicurezza durante l’espletamento del proprio lavoro.

Fermate ferroviarie cancellate a Bevera, Airole e Olivetta San Michele
Marco Scajola (Pdl)  ha illustrato un’interrogazione (sottoscritta anche da Roberta Gasco (Pdl) sulla soppressione delle fermate ferroviarie a Bevera, Airole e Olivetta San Michele. Scajola ha ricordato che, dopo una discussione pubblica, l’assessore ai trasporti Vesco si era pubblicamente impegnato per sostenere economicamente le spese necessarie al ripristino delle fermate e ha quindi chiesto alla Giunta cosa «intenda fare per risolvere questo problema, per mantenere gli impegni presi e garantire, in vista dei prossimi mesi estivi, un servizio adeguato per questo territorio della provincia di Imperia». Si teme soppressione Ventimiglia Cuneo..
Per la Giunta ha risposto  l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «La situazione è controversa e tralascio i diversi passaggi e le molte lettere che ci siamo scambiati con la Regione Piemonte – ha detto – Dal 10 dicembre la decisione di sopprimere le fermate, presa in maniera unilaterale dal Piemonte, che ne ha la giurisdizione, è definitiva. Anche se noi più volte abbiamo espresso parere negativo. Abbiamo quindi deciso di assumerci l’onere, il costo economico delle tre fermate, benché di fatto questo non sia giusto, in quanto fa passare un concetto pericoloso. E questo il presidente Burlando lo ha fatto ben presente al governatore Cota, anche se noi non abbiamo voluto fare alcuna polemica durante la campagna elettorale. Ad ogni buon conto abbiamo chiesto a Trenitalia un progetto di fattibilità. Ci è stata inviata una nota con la quale si spiega la fattibilità tecnica delle 3 fermate con un costo di 16 mila euro a treno per tutto l’anno. Si tratta di tre coppie di treni, sei al giorno, capaci di garantire il servizio nelle fasce più richieste, con un costo complessivo di circa novantaseimila euro. Ma, nonostante la nostra disponibilità a farci carico del costo, non ci è ancora arrivata alcuna risposta da parte del Piemonte, al quale spetta il compito di dare il via all’ operazione.  Noi siamo disponibili a pagare a Trenitalia Liguria, che effettuerà uno scorporo».
Scajola si è dichiarato in buona parte soddisfatto ma ha auspicato che l’assessore continui ad occuparsi con fermezza della vicenda.

Riaprire a fini turistici l’ex miniera di Gambatesa
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da consiglieri di maggioranza e opposizione, per sollecitare la riapertura, a fini turistici, dell’ex miniera di Gambatesa. Nel documento si sottolinea che nel 2011 la struttura era stata riaperta a fini turistici, attirando un notevole flusso di visitatori (il secondo sito visitato nella provincia di Genova, dopo l’Acquario), durante il periodo in cui si poteva scendere con lo storico trenino, nelle viscere della miniera, Attualmente, però, è possibile soltanto la visita alla parte esterna della miniera e questo, secondo quanto scritto nel documento, riduce notevolmente la capacità attrattiva del sito: gli afflussi di pubblico, infatti, sono azzerati. Si sottolinea che ci sarebbe la concreta possibilità di riconoscere alla miniera il titolo di “Bene culturale” dello Stato, obiettivo raggiungibile entro la fine dell’anno: questo consentirebbe di fornire l’appropriato quadro normativo per conservare gli ambienti sotterranei, che sono importanti testimonianze della tecnica estrattiva e del duro lavoro dei minatori, e per garantire la piena sicurezza degli operatori e dei visitatori, L’ordine del giorno impegna pertanto la giunta a giungere, di concerto con tutti gli enti interessati, Parco dell’Aveto e Direzione regionale della Soprintendenza per i Beni culturali e paesaggistici, nel più breve tempo possibile, alla soluzione migliore e fattibile, cioè al riconoscimento di “Bene culturale” dello Stato e riportare, così, il sito ai livelli turistici ed occupazionali del 2011. Nell’ordine del giorno si chiede, inoltre, di concordare una proposta di legge per definire e regolamentare questa problematica «la cui risoluzione porterebbe effetti positivi sia per la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio legato alla tradizione del territorio, sia per la crescita dell’offerta turistica anche nell’entroterra ligure, oltre a naturalmente all’incremento delle possibili opportunità di lavoro».

Sblocco dei pagamenti alle pubbliche amministrazioni
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza (primo firmatario Maruska Piredda della Lista Di Pietro-Italia dei Valori) che impegna la giunta ad “attuare celermente a livello regionale l’iter normativo nazionale, privilegiando, compatibilmente con le disposizioni statali, il pagamento dei crediti vantati dalle micro e piccole imprese liguri”. Nell’ordine del giorno, viene ricordato che il Parlamento ha approvato all’unanimità una risoluzione unitaria sulla relazione del Governo che prevede alcune correzioni al Documento di programmazione economica e finanziaria per consentire il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione a cui ha fatto seguito un decreto dello stesso Governo che sbloccherebbe in due anni circa 40 miliardi. Agli enti locali, secondo il documento, spetterebbero 12 miliardi nel 2013 e 7 miliardi nel 2014 e si ricorda che attualmente i tempi di pagamento alle imprese è passato da 95 del 2010 ai 137 del 2011 con picchi di 157 per il settore edilizio. In Liguria un’impresa aspetta il pagamento in media 143 giorni e i peggiori pagatori sono asl e ospedali che raggiungono fino a 170 giorni. Di qui la richiesta alla Regione di provvedere al più presto al pagamento “nel momento in cui si perfezionerà a livello nazionale l’iter normativo e amministrativo che consentirà lo sblocco dei pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese”.

Mantenere la linea Ventimiglia-Cuneo
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza) che impegna, fra le altre cose, la giunta “ a mettere in atto tutte le azioni opportune per salvaguardare gli attuali livelli di servizio ferroviario, mantenere in funzione la linea Ventimiglia-Cuneo, organizzare un incontro urgente con la giunta regionale del Piemonte per evitare che si proceda alla chiusura della linea e, infine, a farsi parte attiva nei confronti del Governo nazionale affinché venga mantenuta la caratteristica di linea internazionale”. Nel documento si chiede, inoltre, che venga “ristabilita l’interoperabilità tra i materiali rotabili italiani e francesi, che si proceda alla riforma della convenzione del 1970 con una suddivisione dei costi e si riprenda il programma europeo per al sicurezza e gli interventi strutturali”.
Nell’ordine del giorno si sottolinea, inoltre, che questa linea ferroviaria può essere redditizia con la creazione di collegamenti fra Torino e Nizza a cadenza regolare con fermate in tutti i comuni e con la creazione di treni turistici con la Svizzera.

Abbassare le tariffe per la somministrazione temporanea di alimenti e bevande
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Marylin Fusco di Diritti e libertà) sottoscritto da gruppi di maggioranza e opposizione relativo alle tariffe pagate per la somministrazione temporanea da parte di associazioni di alimenti e bevande durante le proprie iniziative. Nel documento si impegna la giunta “ a modificare la voce 128 della delibera 1690 del 2011 includendo anche la preparazione e la somministrazione di alimenti nelle attività di partecipazione temporanea al fine di abbassare la relativa tariffa a 30 euro come in precedenza”
L’ordine del giorno ricorda che la somministrazione di bevande è “storicamente una delle tradizionali forme di socializzazione e aggregazione temporanea dell’associazionismo e di ampi settori della società civile” e rappresenta “un prezioso elemento di coesione del tessuto sociale”. Nel documento viene quindi considerato “inopportuno che a tali attività di volontariato sia applicato un tariffario sproporzionato rispetto alle finalità non di lucro che ne animano le iniziative” e si ricorda che, secondo la delibera regionale 1690 “le associazioni che decidono di fare piccoli banchetti per offrire gratuitamente cibi e bevande durante una iniziativa si trovano a pagare 120 euro anziché i 30 euro della precedente tariffa”.

Assenti: Berlangieri, Burlando, Cavarra, Gasco, Guccinelli, Paita, Rambaudi, Rossetti, Rosso

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