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I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE

Acqua pubblica del Comune di Mezzanego

Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva) ha presentato un’interrogazione in cui ha ricordato che  l’amministrazione comunale  di Mezzanego è stata una delle ultime, tra quelle presenti nell’entroterra, a privarsi della gestione diretta del servizio idrico e che, a seguito di tale scelte nel corso degli anni, «a fronte di un costante aumento delle tariffe, non si sono riscontrati miglioramenti per quanto riguarda il potenziamento della rete idrica». Secondo le informazioni assunte da Chiesa, in concomitanza di piogge particolarmente intense, l’acqua potabile erogata dall’acquedotto di San Siro Foce, gestito da “Mediterranea delle Acque”, presenta fenomeni di torbidità dovuti alla presenza di particelle sospese, episodi mai avvenuti in passato con la gestione diretta da parte del Comune. «In  seguito alle sollecitazioni pervenute dall’amministrazione comunale di Mezzanego, nel giugno 2011, il gestore – ha ricordato il consigliere – formulava una possibile soluzione all’inconveniente mediante l’installazione di un dispositivo tecnico e in  più di un’occasione i funzionari della Asl 4 Chiavarese, intervenuti sul posto per verificare l’accaduto, hanno sollecitato interventi per contenere tale fenomeno. Eppure, nonostante l’installazione del suddetto dispositivo, i disagi permangono». Chiesa, quindi, ha chiesto alla giunta  quali provvedimenti intenda assumere nei confronti di “Mediterranea delle Acque” affinché ponga rimedio all’inconveniente riscontrato e se ritenga opportuno che “Mediterranea delle Acque” «debba farsi carico di un risarcimento, attraverso uno sconto in bolletta, del disservizio subito dagli utenti di San Siro Foce».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente, Renata Briano, che ha premesso: «Mediterranea  delle Acque nel corso della gestione del Servizio idrico integrato  comunale ha individuato, di concerto con l’amministrazione comunale e successivamente segnalato all’Autorità d’Ambito ottimale, le criticità  e le priorità degli interenti da effettuare, che hanno riguardato  sia le reti che gli impianti idrici e fognari». L’assessore, dopo aver fornito un dettagliato elenco dei lavori effettuati, ha precisato: «Gli interventi hanno consentito un progressivo e costante miglioramento del servizio. Per quanto riguarda l’argomento oggetto dell’interrogazione, la torbidità dell’acqua dell’acquedotto di San Siro Foce, Mediterranea delle Acqua ha precisato che il fenomeno ha riguardato ed è rimasto limitato a San Siro Foce Bassa (circa una decina di utenze). Per contenere  il fenomeno Mediterranea nel 2011 aveva concordato con l’amministrazione comunale l’installazione di un apposito dispositivo che, una volta attivato alla fine del 2012, non si sono più registrate problematiche legate alla torbidità Per risolvere eventuali criticità con un’alimentazione alternativa è stato inoltre recentemente realizzato un collegamento con l’acquedotto della frazione San Siro Foce. In merito, poi, alle comunicazioni  relative alla torbidità giunte all’Asl 4 chiavarese, Mediterranea  fa sapere che la più recente risale  al 5 novembre 2010. La comunicazione si riferisce a segnalazioni da parte di alcuni cittadini di San Siro Foce». L’assessore ha concluso: «Per quanto riguarda l’ipotesi risarcitoria , relativa ai disservizi, attraverso uno sconto in bolletta, bisogna ricordare che la materia relativa alla gestione del servizio  è competenza dell’A.ATO, le cui funzioni  sono state assegnate in via transitoria alle Province».
Chiesa ha ribadito che le segnalazioni di torbidità a lui evidenziate, son risalenti ancora al mese di febbraio 2013. Ha quindi rimarcato che durante il periodo di gestione diretta da parte del Comune non erano stati mai segnalati problemi simili a quelli oggetto dell’interrogazione e ha insistito sulla necessità di consentire la gestione diretta del servizio idrico ai Comuni con popolazione inferiore ai  tremila abitanti, varando un provvedimento da porre all’attenzione di giunta.

Protrarsi della situazione di degrado della stazione ferroviaria di Cavi di Lavagna.
Gino Garibaldi (Pdl) ha presentato, dopo una prima iniziativa dell’aprile 2011, una seconda interrogazione alla giunta «per sapere quali  iniziative intenda attuare, di concerto con il Comune di Lavagna e Società Trenitalia, per porre rimedio al degrado della stazione di Cavi di Lavagna, dando un termine definitivo per le necessarie ristrutturazioni, ed evitare un ulteriore svilimento ed abbandono con conseguenze disastrose per gli utenti, specialmente con l’approssimarsi della stagione estiva balneare. Come già chiesi nella mia precedente interrogazione – ha aggiunto il consigliere – esiste un piano di monitoraggio della situazione sullo stato e sulla manutenzione delle stazioni sul tutto il territorio ligure ed un controllo sull’andamento dei lavori in fase di esecuzione?». Garibaldi ha ricordato le continue proteste e lamentele, sia degli abitanti che dei  viaggiatori, per il persistente degrado nel quale si trova la stazione ferroviaria di Cavi, che non é mutato nel tempo, e i problemi relativi al reperimento ed acquisto dei biglietti. Secondo Garibaldi i lavori di manutenzione non comportano miglioramenti visibili, comprese le condizioni dei bagni, che continuano ad avere mancanze evidenti (le porte non si possono chiudere), o del sottopasso che, in caso di poggia forte, si allaga.. Garibaldi ha anche chiesto all’assessore competente di tracciare un quadro generale della situazione del trasporto ferroviario in Liguria
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «Il rapporto con Trenitalia non è dei più facili – ha detto  –  ma pretendiamo l’applicazione del contratto di  servizio che vale sino a fine 2014. Si effettua un monitoraggio quotidiano sul servizio. Il livello di puntualità è migliorato nei primi mesi del 2013, così come quello della pulizia. Su alcuni treni è attivo un pulitore a bordo che effettua la pulizia durante la marcia del treno. Il servizio era partito su Freccia Rossa e Freccia Bianca, ma è stato esteso ad altri treni. Pretendiamo il rispetto del contratto di servizio anche per quanto riguarda i dieci nuovi treni che dovranno entrate in attività». Vesco ha quindi affrontato la questione relativa alla stazione di Cavi di Lavagna: «La stazione è dotata di elevatore, già installato, ma è necessario stilare una convenzione per la sua gestione con un soggetto capace di garantire la tempestività dell’intervento in caso di guasto. Si sta cercando una soluzione ed è già stato fatto anche un incontro per definire un accordo. I problemi relativi al sottopasso sono risolti, mentre restano invece da sistemare i bagni ».
Garibaldi ha ribadito il suo impegno nel continuare a monitorare il funzionamento del servizio ferroviario.

Convenzioni per servizi di biglietteria nelle stazioni ferroviarie
Antonino Oliveri (Pd) ha presentato un’interrogazione alla giunta «per sapere quali iniziative intenda assumere nei confronti di Trenitalia per sollecitare la revisione delle nuove condizioni contrattuali proposte, così da consentire la prosecuzione del servizio a condizioni economicamente sostenibili».
Il consigliere ha sottolineato che da più di un decennio tra Trenitalia e sei Comuni liguri sono attive convenzioni grazie alle quali è stato possibile mantenere il servizio di biglietteria presso strutture altrimenti destinate alla dismissione; e che ciò ha consentito, oltre che a dare continuità ad un servizio importante per zone ad alta densità di pendolarismo, di presidiare aree e locali evitando fenomeni di abbandono e degrado e di offrire opportunità di occupazione a cooperative di giovani. Oliveri ha ricordato, inoltre, che « tra gli impegni assunti tra le parti vi era quello di favorire lo sviluppo di attività di utilità sociale e, contestualmente, di garantire ai gestori condizioni favorevoli nel rapporto commerciale con Trenitalia», ma che le proposte di nuove convenzioni presentate recentemente da Trenitalia «prevedono condizioni contrattuali peggiorative, sia per la pesante riduzione delle provvigioni sui biglietti regionali e nazionali sia per le difficoltà connesse alle nuove modalità di approvvigionamento e custodia dei biglietti».
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «Mi sono battuto affinché nelle sei stazioni di cui si parla nell’interrogazione, le cose andassero avanti come prima. Trenitalia, invece, ha preferito fare una gara a livello nazionale. Ad aggiudicarsi la gara bandita da Trenitalia per affidare la vendita dei biglietti negli scali non gestiti direttamente dalla società, è stata Fit, la Federazione italiana tabaccai che ad oggi ha ancora problemi di tipo organizzativo». Infatti, con la prossima dismissione delle vecchie apparecchiature, in particolari delle obliteratrici, secondo quanto riferito dall’assessore, potrebbero esserci problemi per il servizio di erogazione del biglietto, che potrebbe essere sostituito nei mesi estivi da un documento cartaceo da compilare, in parte,  “a mano”. «Tutto questo ci porta indietro, anziché avanti» ha commentato l’assessore che ha precisato: «Ci sono già stati incontri per affrontare la questione. Fit., che era presente alla riunioni, ha detto che, vista la situazione,  non oppone problemi alla gestione  delle stazioni in oggetto da parte delle associazioni. Ho quindi chiesto si proceda ad un rapporto diretto tra Trenitalia e le associazioni che possono occuparsi del servizio, mantenendo determinate condizioni. Non si tratta di una trattativa semplice. Noi stiamo facendo tutto il possibile».
Oliveri ha auspicato che si arrivi ad una soluzione in tempi veloci e ha sottolineato che potrebbe crearsi un serio problema di approvvigionamento dei biglietti.  

Referendum sul depuratore a Lavagna
Renata Briano, assessore all’Ambiente ha risposto ad una Interrogazione presentata da Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) sulla costruzione del depuratore comprensoriale alla colmata nel comune di Lavagna alla foce dell’Entella, depuratore che servirebbe anche i comuni di Sestri Levante, Cogorno, Carasco, Casarza, Castiglione e Ne. La consigliera chiedeva in particolare se Regione Liguria intenda intervenire in merito al discusso depuratore comprensoriale alla colmata, permettendo ai cittadini di esprimere il loro parere sulla questione attraverso un referendum consultivo. Della Bianca ha ricordato che, l’amministrazione comunale di Lavagna ha detto no al referendum sul depuratore comprensoriale perché mancherebbe il regolamento municipale che lo renderebbe ammissibile e perché il tema è di rilevanza sovra comunale. Sempre nell’interrogazione, Raffaella Della Bianca ha specificato che il costo complessivo dell’opera ammonterebbe a 58 mila 500 euro, e occuperebbe 12-15 mila metri quadri di superficie dell’area di colmata da realizzare per 150mila abitanti (l’utenza servita dal nuovo impianto di depurazione). E’ prevista inoltre una  tubazione di scarico fino a 34 metri di profondità lunga 1.271 metri. «Di fronte ad un’opera di tali dimensioni e costo – ha spiegato la consigliera –  sarebbe opportuno indire il referendum consultivo per capire se i lavagnesi sono favorevoli alla colmata ed al depuratore intercomunale. La mancanza, inoltre, del regolamento attuativo sul referendum è grave in quanto lo Statuto comunale è stato redatto dall’Amministrazione di Lavagna nel 2005 ed il regolamento avrebbe dovuto essere emesso un anno dopo. Occorre considerare, infine, che sul sito sono state sollevate delle perplessità poiché l’area verrebbe ricavata dal restringimento della foce del fiume Entella, già in condizione critica per le prescrizioni del piano di bacino».
Per la Giunta ha risposto l’assessore all’ambiente, Renata Briano, la quale ha ribadito che, secondo le norme della Comunità Europea, «non si ammette ricorso a referendum per questa materia».  L’assessore ha anche aggiunto che alla decisione in questione si è arrivati attraverso un protocollo d’intesa che ha coinvolto tutti gli Enti competenti. Ha inoltre evidenziato che la realizzazione del depuratore scongiura il procedimento di infrazione da parte dell’Unione europea, nel caso di mancata realizzazione dell’opera e ha concluso: «La richiesta di un referendum per il depuratore di Lavagna mi pare strumentale: in caso contrario, allora, perché non chiederla per tutte le altre opere comprensoriali?»
Della Bianca ha evidenziato l’importanza della questione e, per un più approfondito esame della vicenda, ha chiesto copia della risposta scritta.

Contaminazione da “cesio 137” della fauna selvatica in Valsesia.
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione (sottoscritta anche da Francesco Bruzzone e Edoardo Rixi della Lega Nord Liguria-Padania) sul fatto che  recentemente, in Valsesia, provincia di Vercelli, sono emerse tracce dell’isotopo radioattivo «cesio 137» nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino, abbattuti dai cacciatori tra il 2012 e il 2013. L’allora Ministro della Salute, Renato Balduzzi, aveva immediatamente convocato i carabinieri del NAS e del NOE visto che risulta essere stata superata, fino a dieci volte, la soglia prevista dai regolamenti in caso di incidente nucleare e, dopo la prima riunione urgente del coordinamento, a Roma, è stato attivato un laboratorio mobile della sezione inquinamento da sostanze radioattive, del NOE. La causa di tale superamento potrebbe essere, secondo gli esperti, individuata nel fallout conseguente all’incidente nucleare di Cernobyl del 1986, ma  non si esclude che le ragioni possano essere altre, quali discariche abusive di materiale radioattivo od inquinamento proveniente dai siti nucleari smantellati italiani o da siti esteri.
«Valutato che la Valsesia è un territorio contiguo a quello ligure e che, quindi, presumibilmente, il problema dell’inquinamento radioattivo potrebbe interessare anche la nostra regione – ha chiarito il consigliere – chiedo alla giunta l’attuale situazione di studio della problematica, con particolare riferimento alle ripercussioni sull’ambiente Ligure; le iniziative intraprese o che intenda intraprendere la Regione per la valutazione e lo studio del fenomeno, quali siano le progettualità della medesima Regione affinché la salute dei cittadini venga, in riferimento a tale problematica, garantita al meglio».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo: «Il piano regionale integrato per la sicurezza alimentare prevede controlli sulla radioattività  eseguiti da Arpal. A fine 2012 è stato approvato il piano di monitoraggio per ungulati selvatici con il Dipartimento agricoltura e l’Istituto zoo profilattico sperimentale e gli ambiti territoriali di caccia. Nelle attività programmatiche sono stati concordati controlli mirati sui cinghiali, con specifico orientamento sulla ricerca di sostanze radioattive. La presenza del Cesio 137 appare circoscritta ad una zona, con assoluta assenza in altre zone dello  stesso Piemonte. Forse la presenza è dettata dal microclima di quelle zone e va anche ricondotta alle conseguenze di Chernobyl. Credo che occorra attenzione da parte delle persone impegnate nell’attività venatorie, nelle squadre di caccia al cinghiale, affinché si faccia un costante monitoraggio. C’è comunque la massima attenzione».
Torterolo ha manifestato la sua preoccupazione ed ha invitato ad un controllo costante.

Occupazione di edifici storici di proprietà di Arte
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione con risposta immediata presentata quando “Palazzo Grillo” in Piazza delle Vigne a Genova fu occupato da un centro sociale. Il consigliere voleva sapere quali iniziative la Regione avrebbe assunto, di concerto con  ARTE e con le Forze dell’Ordine, per liberare “Palazzo Grillo” in Piazza delle Vigne a Genova ed evitare, quindi, che il prolungarsi dell’occupazione possa causare danni all’edificio, patrimonio storico e culturale della città, o ancor peggio, possa mettere a rischio i finanziamenti concessi dallo Stato per il suo recupero conservativo. Il consigliere ha ricordato che dopo l’intervento della polizia che aveva liberato un altro immobile, già restaurato dal Comune e in seguito, occupato da alcuni giovani del centro sociale “Giustiniani 19”, lo stesso giorno i ragazzi sgomberati dallo stabile di Via dei Giustiniani occuparono “Palazzo Grillo”, dimora cinquecentesca inserita nella lista dei Rolli, di proprietà di ARTE. “Palazzo Grillo”, dopo essere stato abbandonato per anni, era stato sottoposto ad una prima opera di restyling che ha interessato la facciata ricca di antiche decorazioni e disegni. Per il restauro dell’intero Palazzo sono stati stanziati dal Ministero ed, in piccola parte, dal Comune oltre 4 milioni di euro. Siri ha espresso il timore che gli occupanti di “Palazzo Grillo” possano aver causato danni ai preziosi affreschi ed alle volte dipinte, oltre che impedire l’inizio dei lavori entro i termini stabiliti, con la conseguenza che i finanziamenti andrebbero perduti. “Palazzo Grillo”, una volta ristrutturato, dovrebbe ospitare un centro culturale – turistico (probabilmente un museo dedicato ai cantautori genovesi) e i proventi derivanti dell’attività svolta da questo nuovo centro dovrebbero essere destinati al miglioramento di alcune strutture di edilizia popolare. Siri ha rimarcato che, essendo intercorso un certo lasso di tempo dal momento dell’interrogazione, palazzo Grillo è stato ormai liberato dagli occupanti e ha chiesto che cosa intenda fare la giunta per evitare che simili episodi si ripetano a discapito di altri edifici pubblici storici di pregio.
Per la Giunta ha risposto l’assessore all’edilizia Giovanni Boitano: «Gli anarchici che avevano occupato l’edifico erano controllati quotidianamente, affinché non arrecassero danni alla struttura. Si è poi arrivati allo sgombero, ad opera della polizia, il 16 ottobre. Si è quindi constatato che non sono stati fatti danni. Appena possibile, si è proceduto all’assegnazione dell’appalto dei lavori di ristrutturazione. Ha vinto una nota ditta, capofila di diverse imprese.   Si è mantenuto il finanziamento di 5 milioni di euro che non è quindi andato perduto. Il lavoro è stato assegnato con un ribasso del 39,5 per cento. L’edifico sarà dunque ristrutturato. I primi due piani destinati a spazi espositivi, la parte restante destinata ad attività ricettiva. La fine dei lavori è prevista per ottobre 2014.  Il cantiere è già stato allestito». Boitano ha dichiarato che le forze dell’ordine esercitano un costante controllo per evitare nuove occupazioni che interrompano i lavori.
Siri ha sottolineato la  necessità di pubblicizzare il doveroso rispetto delle leggi da parte di tutti: alcune associazioni non possono sentirsi autorizzate a non farlo.

Concorso per medici specializzati in medicina interna
Matteo Rosso (Pdl) ha illustrato un’interrogazione con risposta immediata sottoscritta anche da Roberto Bagnasco (Pdl) per sapere se la giunta fosse a conoscenza che la Asl 3, in assenza dell’approvazione definitiva del Consiglio regionale del piano di riorganizzazione sanitaria e senza avere un piano ben definito degli esuberi, ha bandito un concorso per medici specializzati in medicina interna per mobilità regionale e interregionale. Rosso ha spiegato che questa riorganizzazione comporterà la fusione di vari servizi ospedalieri con la possibilità anche di un esubero di personale sanitario in alcune specialità al contrario la mobilità interregionale comporterebbe un aumento dei costi sanitari. Nell’interrogazione chiedeva se sia intenzione dell’amministrazione regionale bloccare il concorso in attesa della votazione in Consiglio regionale del piano di riorganizzazione e ha chiesto se la direzione della Asl3 aveva agito autonomamente o avesse informato l’assessore competente.
Per la Giunta ha risposto, assessore alla Salute Caludio Montaldo: «L’Asl 3, secondo le procedure previste dalla normativa regionale, ha chiesto alla Regione una deroga per potere assumere 3 medici specialisti in medicina interna. La nota è del maggio 2012. La Regione non ha disposto l’autorizzazione e, quindi, non è stato bandito alcun concorso, ma credo che legittimamente in una situazione di necessità una Asl chieda di poter assumere delle persone  Ci sono infatti in corso dei pensionamenti e, quindi, ci sono operatori che cessano il lavoro. A fronte di ciò, bisogna comunque garantire turni e far fronte al mantenimento dei servizi. Prima di ogni concorso, inoltre, bisogna espletare il bando di mobilità. Al momento la procedura non è stata attivata. Sono in atto delle valutazioni. Stiamo aspettando il piano di riorganizzazione».
Rosso si è detto soddisfatto perché in un momento di accorpamenti e di riorganizzazioni, la Regione ha non fatto deroghe di assunzione.

Convenzione con la società autostrade per le ambulanze
Il costo dei trasporti con le ambulanze è stato al centro di un’interrogazione illustrata da Matteo Rosso (Pdl). Il consigliere ha chiesto, in particolare, se la giunta abbia intenzione di attivarsi per la stipula di una convenzione con autostrade per sostenere, dal punto di vista finanziario, le pubbliche assistenze. Rosso ha ricordato che le nuove disposizioni della ASL 3 limitano fortemente i medici di famiglia nel rilasciare l’autorizzazione al trasporto a carico del servizio sanitario, per visite presso gli ospedali della provincia. Una scelta che penalizza soprattutto per gli anziani e i pazienti cronici e rende difficile per le associazioni di volontariato continuare ad offrire gratuitamente il servizio. Rosso ha ricordato che la Croce Verde di Busalla, nonostante le nuove disposizioni, continua a fornire il trasporto senza farsi pagare ma chiedendo un contributo ai cittadini che spesso però, visto le cifre elevate che servono per coprire i costi, non riescono a sostenere. Secondo Rosso, la sola Croce Verde di Busalla sostiene una spesa annua in pedaggi autostradali di 5/6 mila euro. Costi che stanno diventando insostenibili e che potrebbero essere ridotti con una convenzione con la società autostrade. A questi problemi si aggiungono rigidità nella gestione burocratica del servizio. A questo proposito Rosso ha citato la vicenda del bambino oncologico al quale è stata negata l’ambulanza.
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute. «Recentemente – ha detto – il direttore generale del dipartimento salute ha inviato una lettera alle Asl ricordando che il rispetto dei limiti imposti dai livelli essenziali di assistenza e dalla spending review non deve portare ad esagerazioni, penalizzando persone che magari riescono a muoversi in casa ma hanno difficoltà a spostarsi all’esterno in un ambiente non protetto». In quanto alla convenzione con la società autostrade per i pedaggi autostradali addebitati alle ambulanze, Montaldo ha ringraziato Rosso per aver segnalato il problema sicuramente fondato e suggerito una possibile soluzione. «Mi attiverò con l’assessore Paita per ottenere un’agevolazione economica visto che per attraversare una parte notevolissima della Liguria l’uso dell’autostrada è praticamente indispensabile».
Rosso ha replicato: « Mi fa piacere constatare che sulle cose di buon senso si può lavorare bene insieme senza dividersi fra destra e sinistra. Bene la lettera del direttore, ma per quanto riguarda la convenzione con la società Autostrade sui pedaggi vorrei avere una risposta entro un tempo certo, magari un mese». Montaldo ha acconsentito di affrontare il problema entro questo termine.

Vapori maleodoranti in sala operatoria
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) ha illustrato un’interrogazione su un episodio accaduto  il 9 gennaio scorso, all’interno della Clinica Oculistica dell’ospedale San  Martino di Genova, quando, nel corso di un intervento chirurgico, dal vicino tetto dell’edificio si è sprigionato un vapore maleodorante. Il fatto non ha impedito il regolare svolgimento dell’operazione, tuttavia, al termine della prestazione, l’equipe chirurgica ha dovuto  ricorrere alle cure mediche per un principio di intossicazione. Secondo Raffaella Della Bianca la causa sarebbe una sostanza che alcuni operai stavano utilizzando per impermeabilizzare il tetto dell’edificio vicino alla sala operatoria. Della Bianca ha chiesto se Regione Liguria sia intervenuta per comprendere cosa sia accaduto e quali controlli vengano effettuati all’interno dell’ospedale San Martino per la messa in sicurezza di pazienti e personale medico e per quale motivo, se la sala operatoria era a rischio, sia stata utilizzata ugualmente.
Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute. «Quando i giornali hanno dato conto dell’avvenimento mi sono subito informato. La causa sono stati dei lavori di impermeabilizzazione di un edificio privato vicino all’ospedale. Le sostanze utilizzate sono state aspirate dagli impianti attigui di condizionamento. L’episodio non ha avuto nessun effetto sui pazienti e sugli operatori sanitari. Il nosocomio non è titolare della palazzina dove venivano fatti lavori né ha rapporti con l’impresa che ha svolto i lavori. La direzione sanitaria ha informato gli operatori e posto sotto monitoraggio il lavoro che veniva effettuato nella palazzina a fianco in modo da prevenire eventuali nuove esalazioni. In generale possiamo affermare che non c’è stata negligenza da parte dell’ufficio tecnico di San Martino».
Raffaella Della Bianca ha replicato che il coordinamento fra gli operatori avrebbe dovuto essere fatto prima dell’intervento manutentivo e non dopo. «Spero che questo episodio porti a migliorare il coordinamento interno all’Istituto di ricovero e cura e che non si ripetano fatti di questo genere».

Superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione per chiedere alla giunta  notizie circa il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari in Liguria (Opg). In particolare il consigliere ha ricordato che il decreto del 1° aprile 2008, stabilisce che, al fine di dare completa attuazione al riordino della medicina penitenziaria, le Regioni disciplinano “gli interventi da attuare attraverso le Aziende sanitarie in conformità ai principi definiti dalle linee guida” che, per quanto riguarda il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, sanciscono che il passaggio di competenze delle funzioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale preveda l’introduzione di un assetto organizzativo in grado di garantire un corretto equilibrio fra le misure sanitarie e le esigenze di sicurezza. A partire dal 31 marzo 2013, inoltre, le Regioni dovrebbero accogliere  i propri pazienti attualmente internati negli ospedali psichiatrici giudiziari in strutture residenziali non ospedaliere di piccole dimensioni, mentre le persone che non sono più pericolose dovranno essere dimesse e prese in carico sul territorio dai Dipartimenti di salute mentale. Secondo quanto ha sottolineato il consigliere, all’interno delle nuove strutture opererà solo personale sanitario qualificato che dovrà seguire il percorso terapeutico, riabilitativo e di reinserimento sociale dei pazienti. La  legge stabilisce che è possibile la sorveglianza esterna, quando lo richiedano le condizioni delle persone internate. La legge prevede un fondo di 38 milioni per il 2012 e 55 milioni per il 2013 per attuare le norme già esistenti sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari ed per individuare e promuovere progetti terapeutici per il recupero e reinserimento sociale dei pazienti internati negli ospedali psichiatrici giudiziari. La legge prevede anche 180 milioni per realizzare o implementare le strutture di dipartimenti di salute mentale o per riqualificare ed attrezzare le strutture delle carceri. Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) il 6 dicembre 2012 ha approvato il riparto tra le Regioni e le Province Autonome delle risorse finanziarie del Fondo Sanitario Nazionale per il 2012 (38 milioni di euro) e – ha ricordato Pellerano – la Liguria non è sede di OPG ed i pazienti liguri, fino a pochi mesi fa, erano internati nella struttura di  Montelupo Fiorentino.
Pellerano ha, quindi, chiesto alla giunta a quanto ammonti la quota destinata alla Regione Liguria, in che modo e con quali tempi la Regione si stia adoperando per utilizzare le risorse destinate a finanziare interventi strutturali e progetti terapeutici riabilitativi a favore dei pazienti liguri attualmente internati negli OPG e per realizzare o implementare le strutture necessarie, se sia prevista la realizzazione in Liguria di una struttura ad hoc che garantisca alti standard di cura e di sicurezza. Pellerano ha domandato anche «quali criteri la Regione abbia definito affinché i Dipartimenti di Salute mentale possano prendere in carico i pazienti liguri dimessi dagli OPG e quali strumenti adotterà per vigilare sulla gestione delle nuove strutture residenziali previste in sostituzione dei vecchi OPG, onde evitare che si vengano a riprodurre situazioni simili agli attuali ospedali psichiatrici giudiziari dove, nella maggior parte dei casi, le persone rimangono semplicemente  internate e non viene offerto loro un percorso di cura, assistenza e riabilitazione».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo «Lo scorso 6 dicembre dal Cipe sono stati assicurati alla Regione Liguria un milione e 236 mila euro, ma a tutt’oggi la decisione non è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale e le risorse non sono nella disponibilità della Regione. Per quanto riguarda le persone dismissibili, la Regione ha approvato nell’aprile 2012 gli indirizzi per la presa in carico da parte dei dipartimenti di salute mentale e dipendenze che, anche in base alle valutazioni della magistratura, definiscono i progetti terapeutico riabilitative e provvedono al loro inserimento sul territorio regionale. Le strutture territoriali sono state individuate sulla base del bisogno assistenziale individuale e sono state definite prestazioni per il trattamento in struttura di pazienti autori di reato. Per quelli che sono rientrati e sono sottoposti a misure detentive – ha aggiunto – stiamo seguendo l’apposito programma ministeriale e utilizziamo il finanziamento previsto dalla legge 9 del 2012 per gli interventi strutturali. Il programma prevede un unico intervento progettuale per la ristrutturazione di un fabbricato a Calice Cornoviglio: il progetto è stato approvato dalla struttura ministeriale. Sul piano assistenziale, per la progettazione del modello organizzativo della struttura, la Regione ha costituito un gruppo di lavoro con asl, il tribunale di sorveglianza e amministrazione penitenziaria. In attesa che vengano completati i lavori di ristrutturazione, le persone continueranno ad essere ospitate negli opg. Il nostro è uno dei progetti più avanzati in campo nazionale e spero che questo porti ad essere premiati con una rapida assegnazione delle risorse»..
Lorenzo Pellerano ha ringraziato della risposta e si è detto soddisfatto che la Liguria si ponga fra le Regioni più avanzate. «Credo che in questo caso vada premiata come è giusto fare con chi opera correttamente sul territorio».  

Frana di Rialto
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) con un’interrogazione sottoscritta anche da Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), ha affrontato la questione relativa alla frana  di Piazza Calvi, nel comune di Rialto, in provincia di Savona. Il consigliere ha rimarcato che altre frane si sono verificate nella medesima zona e una di ragguardevoli dimensioni ha interrotto la strada comunale che da Rialto porta alla frazione Berea, mentre una seconda ha colpito via San Pietro. Un nuovo evento franoso a monte di via Collarina ha ostruito completamente la carreggiata, isolando  così la famiglia che vi risiede e impedendo il traffico per tutto il versante  destro del Rio Pora, lungo la strada sterrata che porta al santuario della Madonna della Guardia.  Resta, infine, sempre isolata la frazione Fugardi, a causa di una frana lunga circa 36 metri che impedisce il collegamenti fra la strada provinciale e la frazione, che così rimane isolata ormai dal marzo del 2011. Torterolo, dopo aver riconosciuto che «la Regione ha già stanziato settantamila euro per la messa in sicurezza di una delle frane», ha chiesto alla giunta quali verifiche e controlli siano stati effettuati e quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere per risolvere questi problemi: «Intervenire dopo è troppo costoso – ha concluso – occorre una mappatura delle zone a rischio per poter intervenire prima che le frane si verifichino ».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «Non è solo la provincia di Savona ad essere colpita dalle frane ma tutto il territorio ligure, anche a causa delle piogge intense di quest’anno. E’ chiaro che lo spopolamento dell’entroterra, la scarsa manutenzione dei boschi e dei rii contribuiscono pesantemente ad aggravare la situazione. Spesso, come nel caso Rialto – Brea, il dissesto ha riattivato una frana preesistente mentre per la frana in Via San Pietro si è trattato di cedimento strutturale. Abbiamo ottenuto un finanziamento per il ripristino dei danni verificatisi nel 2012: se quelle frane possono essere ricondotte agli effetti delle piogge di quell’anno potremo utilizzarlo. In ogni caso teniamo ben conto del disagio delle popolazioni interessate».
Maurizio Torterolo ha ribattuto: «Non ho voluto sminuire la situazione delle altre province: il problema è comune a tutta la regione e so bene che alcuni interventi son già stati attuati. Però il dissesto idrogeologico rimane il punto dolente del nostro territorio perché manca la manutenzione ordinaria. Per quanto mi riguarda solleciterò ulteriormente la giunta se le problematiche continueranno ad essere irrisolte».

. No all’accorpamento di nefrologia e medicina al Sant’Andrea
Luigi Morgillo (Pdl) con un’interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso, Gino Garibaldi e Alessio Saso (Pdl), ha chiesto alla giunta se la notizia relativa all’accorpamento del reparto di nefrologia con medicina generale, presso l’ospedale “Sant’Andrea” della Spezia, risponda al vero e se sia intenzione, compatibilmente con le scelte di carattere finanziario, di tener conto della specificità del servizio di nefrologia e, quindi, non procedere all’accorpamento. Morgillo ha sottolineato che i pazienti della nefrologia difficilmente possono essere seguiti con la normale attività che viene sviluppata presso il reparto di medicina generale e che alla Spezia i pazienti dializzati seguiti dal reparto nefrologia sono circa 190, un numero elevato che ha portato in questi anni a dotare il “Sant’Andrea” di una struttura completamente rimodernata e ristrutturata, molto funzionale. Come tutti gli anni – ha aggiunto – l’arrivo delle ferie ripropone il problema di far funzionare gli ospedali con meno personale, ma l’ipotesi di accorpare temporaneamente nefrologia con medicina non è idonea perché i pazienti dializzati sarebbero costretti ad uno spostamento ripetuto da un padiglione all’altro per sottoporsi alla terapia. Morgillo ha ricordato che il reparto è stato addirittura propagandato come un servizio per i turisti che soffrono della malattia.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Escludo nel modo più assoluto che si vada ad un accorpamento di medicina con nefrologia. Se ci saranno accorpamenti nell’ambio di area medica, questo  implica l’utilizzo di spazi comuni, ma non vuol dire che si sopprime la nefrologia I pazienti diabetici sono numerosi e solo un numero limitato di loro va in ferie. Occorre quindi mantenere il servizio attivo. In ogni caso approfondirò il tema con la Asl 5 e riferirò in merito al Consiglio»
Luigi Morgillo ha ribattuto la specificità dei pazienti dializzati e dell’importanza di garantire un servizio anche ai turisti sottoposti a questa terapia, ma ha preso atto dell’impegno dell’assessore a informare più compiutamente.

Tbc nel Comune di Vallecrosia 
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) con un’interrogazione, sottoscritta anche da Maurizio Torterolo, Edoardo e Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha affrontato le problematiche sorte con i casi di tubercolosi che hanno interessato il Ponente ligure. In particolare  il consigliere ha ricordato  che si è verificato un intasamento del pronto soccorso e della radiologia dell’ospedale “Saint Charles” di Bordighera, a causa delle richieste avanzate da molti genitori di ragazzi che frequentano l’Istituto comprensivo (materna, elementari e medie) “Andrea Doria”, di sottoporre i figli agli esami diagnostici per accertare se abbiano contratto o meno la tubercolosi. Proprio in quella scuola, infatti, una maestra è risultata positiva agli esami e ricoverata al reparto malattie infettive dell’ospedale di Sanremo. Bruzzone ha rimarcato: «La preoccupazione dei genitori, del corpo docente e della cittadinanza che ruota attorno al plesso scolastico “Andrea Doria” è, giustamente, a livelli altissimi e si aspetta risposte adeguate dalle strutture sanitarie in termini di tempo e qualità». Il consigliere ha evidenziato che i partecipanti ad una assemblea, svoltasi lo scorso 4 aprile, «hanno chiesto azioni di disinfestazione e di bonifica e si sono detti pronti a non mandare i propri figli a scuola in assenza di garanzie sulla salubrità dei luoghi riservandosi di agire le vie legali». Il consigliere ha chiesto alla giunta quali azioni urgenti la Regione ha intenzione di porre in essere per affrontare la situazione e per garantire la massima tutela della società pubblica.  Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo «In effetti il 22 marzo è stata ricoverata un’insegnante di Vallecrosia a cui è stata riscontrata la Tbc inizialmente curata come bronchite. Al momento del ricovero è partito il protocollo previsto dall’Organizzazione mondiale della sanità esaminando a cerchi concentrici prima i contatti diretti poi quelli indiretti e, infine, i contatti occasionali avuti dall’insegnante. Nella popolazione scolastica su 750 allievi è stata riscontrata positività nel 10 per cento degli alunni  e in alcuni insegnanti. Al termine della profilassi con Disozamide e vitamina B6 tutti gli allievi sono ritornati a scuola. La propagazione è stata frutto di una diagnosi tardiva ed errata perché parlava di bronchite. Il problema della Tbc non è nuovo a Perinaldo perché casi si erano verificati anche anni fa. L’insegnante, dopo un lungo periodo di cure, dovrà essere ricollocata in posizione diversa da quella dell’insegnamento. La vicenda porta a riconsiderare i controlli che devono essere fatti sui docenti: dal 1991 il test Tbc viene somministrato ai docenti solo al momento dell’assunzione in ruolo mentre i precari lo effettuano ogni tre anni».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria Padania) ha ringraziato per la risposta «puntuale e concreta». Ha però chiesto che i protocolli vengano modificati accentuando i controlli sulle persone che arrivano da aree geografiche dove la Tbc non è debellata come in Italia.  
 
Accorpamento Enti Parco regionali
Su questo argomento sono state presentate tre interrogazioni: una di Antonino Oliveri (Pd), una di Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) e la terza da parte di Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania).
Oliveri ha chiesto alla giunta «di soprassedere all’applicazione del decreto legge sulla spending review per quanto riguarda gli Enti Parco; di abrogare i commi 6 e 7 dell’art. 9 della legge regionale n. 48 del 20 dicembre 2012, e, infine, di mettere in atto il contenimento delle spese di funzionamento per migliorare l’efficienza amministrativa degli Enti Parco». Il consigliere ha ricordato, infatti, che la legge regionale n. 48 prevede che dal 30 settembre 2013 sia istituito l’Ente Parchi Liguri con la trasformazione degli attuali Enti Parco regionali (Montemarcello – Magra, Portofino, Aveto, Antola, Beigua, Alpi Liguri) in altrettante sezioni territoriali. Il provvedimento attua le norme finalizzate al contenimento della spesa pubblica e al migliore svolgimento delle funzioni amministrative, ritenendo che fra enti sottoposti a tale disciplina rientrino anche gli Enti Parco. Oliveri ha sottolineato: « Dopo una fase di avvio tormentata, gli Enti Parco liguri, hanno consolidato un ruolo importante di tutela degli ecosistemi e di valorizzazione delle risorse naturalistiche, paesaggistiche e culturali. E oggi svolgono una riconosciuta funzione di coordinamento e di supporto nei confronti dei Comuni di appartenenza; costituiscono un riferimento per gli operatori economici locali, facendo leva sulla qualità delle filiere agroalimentari e sulla promozione del turismo ecocompatibile». Oliveri ha ricordato in proposito le prese di posizione manifestate da Comuni, associazioni e cittadini a difesa degli Enti, anche se ha comunque riconosciuto «la necessità di conseguire, al di là delle norme sulla spending review, risparmi, e maggiore ’efficienza degli Enti anche attraverso misure di razionalizzazione delle funzioni amministrative più consone ad essere svolte in forma accentrata e di criteri organizzativi omogenei da applicare a ciascun Ente». Oliveri ha ricordato inoltre che nessuna Regione italiana ha applicato in questo campo la spending review anche perché prima occorre verificare i costi e i risparmi che la razionalizzazione degli enti parco concretamente porterebbe.
Siri ha aggiunto: «Mi fa piacere constatare che la mia posizione sia condivisa. La legge regionale 48 del 20 dicembre 2012, scaturita dall’esigenza di adeguarsi ai dettami della spendig review, rischia di venire adottato solo dalla Regione Liguria anche perché la Conferenza Stato-Regioni ha appurato che i Parchi non dovevano rientrare nella spendig review in quanto i provvedimenti a questa collegati non vi farebbero alcun riferimento. Secondo il consigliere «il nuovo Ente Parchi Liguri si troverebbe a dirigere i territori dei parchi a distanza senza poterne inevitabilmente conoscere appieno le singole delicate situazioni, in linea con una politica che aveva già recentemente ristretto la composizione dei Consigli dei singoli parchi estromettendone, purtroppo, le rappresentanze del mondo ambientale». Siri si è espresso contro l’accorpamento degli Enti «per evidenti inopportunità logistiche e gestionali e ha chiesto alla giunta «se intenda ascoltare le competenti osservazioni provenienti dalle componenti del mondo civile e politico dei territori coinvolti per valutare l’opportunità di abrogare i commi 6 e 7 dell’articolo 9 della legge regionale 48/201». Siri infine ha domandato nel dettaglio gli eventuali vantaggi economici per le casse dell’Amministrazione regionale derivanti dall’istituzione dell’Ente Parchi Liguri e le modalità dell’iter di trasferimento di competenze da parte delle attuali gestioni locali dei singoli parchi.
Rixi ha sottolineato: «Le zone interessate, sono composte da territori difficili, da piccoli Comuni e sono caratterizzate da carenza di servizi e da un’economia povera e priva delle ben maggiori opportunità presenti lungo la fascia costiera, e ora, dopo aver perduto il contributo delle Comunità montane, da poco soppresse, non devono essere private della presenza e del lavoro di un Ente». Il consigliere ha avanzato dubbi sulla rispondenza dell’articolo 9 della legge regionale 48 a quanto previsto dal decreto legge 95/2012. Dopo aver ricordato che in questi giorni numerosi sindaci e consigli comunali della Liguria, nonché il Club alpino italiano – Sezione ligure, si sono espressi contro a tale riorganizzazione, ha chiesto alla giunta quale sia la sua posizione sull’argomento. «Voglio avere informazioni chiare e veritiere; sono stufo di averne di false. Se vogliamo risparmiare, non è necessario accorpare in via Fieschi gli enti parco ma basterebbe decentrare sul territorio qualcuno dei 130 dirigenti della Regione. Occorre un progetto complessivo se no c’è il rischio di risparmiare ancora una volta sulla pelle dei cittadini».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano affermando che nella scorsa riunione di giunta è stata esaminata la legge nazionale approvata con un allegato alla finanziaria, che prevede il taglio del 20 per cento dei finanziamenti per chi non si adegua. C’è quindi il pesante rischio di essere penalizzati. «Un rischio che con la nostra legge noi volevamo evitare – ha spiegato – visto che la Liguria ha già subito tagli pesanti. E’ vero che nessuna regione ha applicato il principio previsto dalla spending review». Dell’argomento si è parlato, ha aggiunto, alla conferenza delle Regioni decidendo di fare un passo verso il Ministero anche per capire come si fosse mosso nei confronti dei parchi nazionali e se erano possibili altre forme di razionalizzazione che non fossero gli accorpamenti. «Anche noi siamo convinti che attuare gli accorpamenti – ha ripreso Briano – farebbe perdere peculiarità territoriali importanti. Abbiamo creato, quindi, un gruppo di lavoro interdipartimentale di controllo degli enti regionali per studiare ipotesi alternative all’accorpamento compatibili con i necessari risparmi. Credo che entro il 15 giugno prossimo avremo dei risultati concreti».
Oliveri ha detto: «È  importante che la giunta abbia assunto un provvedimento volto a trovare una soluzione. La delibera è il primo passo sulla strada della modifica della legge 48 al fine di ottenere risparmio e razionalizzazione senza intaccare l’assetto dei 6 parchi regionali che devono essere confermati. Il 30 settembre è dietro l’angolo e dobbiamo assumere le necessario e decisioni
Siri ha evidenziato che occorre riuscire a risolvere il problema prima della data di scadenza della legge che applica la riorganizzazione dei parchi e ha ricordato che molti disastri ambientali sono stati evitati grazie alla presenza e al controllo esercitato dagli enti parco.
Rixi si è detto in parte soddisfatto: «Ringrazio l’assessore all’Ambiente per la mediazione che ha cercato di mettere in atto a livello nazionale. Ringrazio meno gli altri assessori e chiedo venga eliminata con un emendamento dalla legge la data del 30 settembre. Vogliamo razionalizzare la spesa, ma senza avere la pistola puntata alla nuca e facendo partecipare alle scelte gli enti territoriali».  

Genova diventi sede di Archivio Nazionale
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Lorenzo Pellerano, Liste civiche per Biasotti presidente) per contrastare il progetto di riorganizzazione, secondo il quale l’Archivio di Stato di Genova non viene inserito nell’elenco degli Archivi nazionali. Nel documento si ricorda che al Ministero dei Beni e le Attività culturali sta per essere sottoposto un progetto di riorganizzazione del ministero, in base al quale gli Archivi di Stato esistenti in ogni capoluogo di Provincia, saranno divisi in due categorie: nella prima, con la denominazione di archivi nazionali, troveranno posto gli archivi considerati più importanti, che saranno sedi dirigenziali e dipenderanno direttamente dalla Direzione generale, nella seconda i piccoli Archivi provinciali, retti da un funzionario, che dipenderanno dalle nuove Soprintendenze archivistiche. Con l’ordine del giorno si impegna pertanto la giunta «a far quanto in suo potere per impedire una scelta che non solo è priva di qualunque senso logico, storico, scientifico, politico e amministrativo, ma che rappresenta uno schiaffo a una città, alla sua storia e al suo patrimonio culturale e che avrà pesanti ricadute, oltre che sul prestigio, la visibilità e la valorizzazione del patrimonio, soprattutto sulla ripartizione delle risorse economiche e sui livelli occupazionali”.
 
Trovare risorse per abolire definitivamente l’Imu sulla prima casa e sui beni strumentali
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Aldo Siri, Liste civiche per Biasotti presidente) con il quale si impegna la giunta ad attivarsi presso il governo affinché vengano acquisite, prima dell’adozione della riforma complessiva da attuarsi entro il 31 agosto, le risorse economiche necessarie per eliminare definitivamente l’Imu per quei soggetti cui il recente decreto ha sospeso il versamento. Si chiede inoltre che venga esteso, in primis, il beneficio di sospensione, e a seguire eventuale abolizione, anche ai proprietari di “beni strumentali” alle attività produttive ed in subordine venga stabilita un’aliquota particolarmente contenuta che risulti pienamente deducibile ai fine Ires e Irpef. e in subordine sia stabilita una quota particolarmente contenuta che sia deducibile ai fini Irpef e Ires” . Il documento chiede, inoltre, l’istituzione di un “service tax”, l’imposta unica al posto di Imu e Tares “contenendo la ricaduta economica sui destinatari” e, infine, che si prenda in considerazione nella riforma una tassazione ad hoc solo per i grandi patrimoni mentre la giunta deve intervenire presso Arte affinché le risorse derivanti da una eventuale abolizione dell’Imu siano riconvertite al recupero degli immobili, soprattutto quelli non abitabili, in modo da poterli assegnare alle sempre più numerose famiglie in difficoltà. Il numero delle richieste, infatti, nel 2013 è salito da una media di 1500-200 a c4 mila solo a Genova.
Nel documento si rimarca in particolare che i rincari ipotizzati per il 2013 dell’Iva, dell’Imu e della Tares determinerebbero un maggior esborso medio per ogni famiglia composta di 3 persone di circa 734 euro all’anno; si ricorda anche che il decreto approvato il 17 maggio dal consiglio dei ministri e che ha stabilito la sospensione dell’acconto Imu sulla prima casa e sue pertinenze, non prevede l’esonero dell’Imu sui beni strumentali alle attività produttive, quali capannoni industriali, negozi e botteghe, magazzini e locali di deposito, laboratori per arti e mestieri e alberghi.

Assenti: Piredda, Quaini e Rocca
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