Home Altro Varie

I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE DI OGGI

Via libera al riordino delle funzioni delle Province

Con 22 voti a favore (maggioranza e Popolari per la Liguria), 3 contrari (Morgillo e Pellerano di Liguria Cambia; Francesco Bruzzone di Lega Nord Liguria-Salvini) e 4 astenuti (Della Bianca del Gruppo misto; Bagnasco e Melgrati di FI e Aldo Siri di Liste civiche Biasotti per il presidente) è stato approvato il Disegno di legge 388 ”Disposizioni di riordino delle funzioni conferite alle Province in attuazione della legge 7 aprile 2014 n.56 (Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni)”.

Il provvedimento regionale, che dà attuazione alla Legge del ministro Delrio, prevede il riassorbimento delle funzioni delegate dalla Regione alle Province in alcune materie: caccia , pesca, turismo, formazione e difesa del suolo. La legge prevede anche il riassorbimento del personale che attualmente sta svolgendo le funzioni delegate nella Città metropolitana e nelle 3 Province.
La Regione stanzia annualmente 11 milioni e 300 mila euro (che derivano da risorse regionali, dallo svolgimento delle funzioni delegate e dal Fondo Sociale Europeo) per coprire le spese legate al passaggio delle funzioni e del personale, che dovrebbe riguardare oltre 300 unità.
Il trasferimento avverrà a dal primo luglio prossimo.
In attesa di un completo riordino della normativa regionale, la legge prevede un primo adeguamento della normativa sulle singole materie delegate per permettere il funzionamento del sistema a partire dal primo luglio.

Il dibattito
Antonino Oliveri (Pd) ha sottolineato che il provvedimento in approvazione rappresenta il «massimo punto di equilibrio tra la prioritaria esigenza di salvaguardare i posti di lavoro, di garantire la continuità dei servizi e di dare un assetto sostenibile alle funzioni oggetto di riordino». Il consigliere ha, infatti,ricordato l’articolato quadro in cui ci si deve muovere: «Per chi, come il sottoscritto, ha seguito costantemente il processo di riordino delle funzioni provinciali è difficile non considerare lo sforzo che si è reso necessario per dare attuazione ad una parte cruciale della riforma delineata dalla legge 7 aprile 2014, n. 56. Quella, appunto, che prevede che le Regioni individuino e riattribuiscano con propria legge le funzioni diverse da quelle fondamentali assegnate a Città Metropolitane e Province.  A fronte dell’impegno politico assunto dal Presidente, dalla Giunta e dalla Maggioranza di concludere l’iter del provvedimento entro la fine della legislatura, oggi il Consiglio Regionale è chiamato ad approvare la legge di riordino delle funzioni ai sensi della legge Del Rio. – ha detto –  E la Regione Liguria è la seconda Regione che adempie a questo obbligo legislativo, portando in approvazione un provvedimento complicato e sofferto, frutto di un confronto serrato sia sul piano istituzionale – con la Città Metropolitana di Genova e le Province di La Spezia, Savona e Imperia – sia dal punto di vista del confronto con le organizzazioni sindacali». Oliveri ha sottolineato il ruolo fondamentale assunto dall’Osservatorio regionale «per dipanare l’intreccio tra una riforma già di per sé complicata e tendente a scaricare tutto il peso delle sue contraddizioni sugli enti territoriali e la Legge di Stabilità 2015, che ha pesantemente tagliato le risorse di Regioni, Province e Città Metropolitane e Comuni». Il consigliere ha, quindi, affrontato la questione relativa alla città metropolitana, introdotta dal nuovo ordinamento «alla quale viene praticamente impedito di svolgere la prioritaria funzione di sviluppo economico del territorio a causa della carenza di risorse ereditata dalla Provincia di Genova». «La situazione – ha aggiunto – è ancor più aggravata dai tagli imposti al comparto dalla Legge di Stabilità, (1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017), destinati ad incidere fortemente anche sulle Province, chiamate anch’esse ad assicurare la continuità nell’erogazione dei servizi, in primis viabilità ed edifici scolastici. D’altra parte la Legge di Stabilità non si è limitata a tagliare le risorse agli enti locali, ma ha decurtato drasticamente anche i fondi destinati alle Regioni per cui il quadro d’insieme si configura come una coperta troppo corta per dare compiuta attuazione alla riforma». Oliveri ha quindi citato un esempio concreto, quello della polizia provinciale che stenta a trovare una sua collocazione, sul quale non c’è chiarezza sul nuovo modello da realizzare.
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto) ha detto: «Ritengo sia molto significativo il fatto che nella sua relazione Oliveri ha parlato più volte di confusione rispetto ad un decreto voluto dal governo guidato dal suo stesso partito – ha rimarcato – Molte questioni restano, dunque, aperte. Il Cal, ha espresso parere favorevole su testo originario di questa legge regionale, ma non si è potuto esprimere, per questioni di tempo,  su quello modificato dal maxi emendamento in commissione».  Della Bianca ha continuato esaminando il complesso quadro nazionale in materia di riforme istituzionali: «Non ci saranno risparmi, non sono stabilite a priori deleghe e competenze» e ha sottolineato che rimangono aperte delle questioni, una fra tutte quella relativa al funzionamento e al personale degli Iat  (Informazione e accoglienza turistica). «I Comuni – ha detto – non sono in grado di far fronte alla questione. Non ne hanno la forza. Ricordiamo che la delega al turismo è in capo alla Regione». Della Bianca, sempre in riferimento al quadro nazionale,  ha parlato di un pasticcio all’italiana: «Non sono stati cancellati enti, ma la democrazia, il modo in cui vengono eletti questi enti». Ha quindi annunciato la sua astensione sulla legge regionale «che –  ha detto – auspico possa essere un documento di compromesso, capace di mettere una pezza su di un pasticcio non creato da questo ente».
Roberto Bagnasco (Forza Italia): «Questa riforma rappresenta un salto nel vuoto e questa volta non per responsabilità diretta della Regione» ha detto, puntualizzando che si è sempre detto contrario, tra l’altro, all’istituzione della Città metropolitana, definendola un carrozzone che si va ad affiancare alle Province, teoricamente abolite, ma di fatto trasformate in enti di secondo grado,  che non hanno neppure più il vantaggio di essere elette democraticamente dai cittadini.  «Questo allontana ancora di più i cittadini dalle istituzioni – ha affermato – Comunque, o  si abolisce la città metropolitana o la Regione, visto che la prima da sola ricopre più della metà della regione stessa».    Bagnasco ha poi ricordato le difficoltà ed i disagi che devono sopportare i dipendenti della Province che vivono in un clima di incertezza, nonostante le rassicurazioni formali. Il consigliere ha, infine, posto l’accento sulla vicenda Iat, che preoccupa molto in una Regione a vocazione turistica. Ha concluso ribadendo che si sta facendo un salto nel vuoto, «senza paracadute». Bagnasco ha definito questa legge frutto di «corrente demagogica e lontana dai problemi della gente». 
Aldo Siri (Liste civiche Biasotti per il presidente) si è espresso sfavorevolmente in particolare all’istituzione della città metropolitana, sottolineando che andrà a penalizzare i piccoli Comuni dell’entroterra. Ha quindi posto l’accento sulle funzioni svolte, a suo avviso con notevoli risultati, dalle “vecchie” Province, ora svuotate di competenze. Ha criticato il trasferimento alla Regione della difesa del suolo: «La Regione in questi anni ha destinato percentuali irrisorie di risorse alla lotta contro il dissesto idrogeologico». «Mi preoccupa – ha concluso – il futuro delle del personale delle Province e sono convinto che prossimo ciclo amministrativo dovrà rivedere questa legge». Ha concluso, annunciando l’astensione sul provvedimento.
Luigi Morgillo (Liguria Libera) ,ha preannunciato il voto contrario dele suo gruppo ed ha espresso completa insoddisfazione per questa legge, partendo anche dai principi e dalle norme nazionali che  hanno ispirato il provvedimento regionale. Riguardo al quadro normativo nazionale in materia, n particolare Morgillo ha sottolineato che la legge nazionale di riordino nons ta producendo nessuno degli effetti desiderati, E, in attuazione di tale normaa – ha sottolineato il consigliere –  la Regione ha proposto il disegno di legge in esame  «nella più totale confusione». Ha puntualizzato:  «Ha iniziato Monti ed è andato avanti Renzi facendo inutile propaganda sulla soppressone delle Province. In realtà è stato buttato via il bambino con l’acqua sporca. Non credo che i Comuni, in particolare quelli più piccoli siano in grado di far fronte a determinate deleghe, visto che oltretutto sono stati ridotti molti trasferimenti, hanno più oblbighi e non possono effettuare assunzioni. E, soprattutto, in realtà le Province non sono state abolite. Su questo, come ho detto, si è fatto solo propaganda». Ha precisato «Chi ha previsto la soppressione, come detto di fatto non avvenuta, delle Province, ha detto che ci sarebbero stati risparmi e questo non è avvenuto. Anzi, a leggere bene la norma finanziaria, alla fine si vede che la Regione mette circa un milione di euro  di sue risorse per far fronte alla riforma e alle relative incombenze. Siamo all’illusionismo».  A livello regionale, secondo Morgillo si è complicata ulteriormente la situazione con una legge a suo avviso eccessivamente lunga ed articolata,  «una enciclopedia». Ha spiegato «Si sarebbe dovuto fare una legge semplice, essenziale, stabilendo le competenze che vanno ai differenti organismi.  La Regione stabilisce i principi, e  poi le attuazioni vengono demandate ai regolamenti», ha detto, sottolineando che la Regione, invece,  ha fatto «un manifesto elettorale».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Salvini) ha detto che il suo gruppo ed il suo movimenti son contrari alla soppressione delle Province, avvenuta peraltro, a suo avviso, in modo ingannevole «E’ stato detto che non servono a nulla, che si può risparmiare sopprimendole, ma in questo modo sono stati ingannati i cittadini italiani – ha detto – Le Province garantivano servizi di primaria importanza». Ha continuato: «In realtà il taglio, almeno in questa prima fase che corrisponde ad un momento di grave crisi economica, comporta spese, non risparmi. E questo è  molto grave». Il consigliere ha sottolineato lo sforzo fatto dagli uffici per varare la legge, che hanno dovuto  lavorare “di corsa” e – ha detto – quando si agisce in questo modo, si rischia di sbagliare». Ha aggiunto che le riforme stanno passando sopra la testa dei cittadini e chi li mette in atto, a livello nazionale, non li tiene in alcuna considerazione.
Marco Melgrati (Forza Italia) si è detto contrario all’impostazione scelta dalla Regione con questa legge. In generale, a partire dalla normativa statale, Melgrati ha sottolineato che «la riforma è monca». «Se davvero si volevano chiudere le Province, bisognava avere più coraggio e farle diventare semplicemente degli enti periferici delle Regioni». Ha puntualizzato: «Credo che l’impostazione data dal governo prima e dalla Regione poi, sia completamente  sbagliata» e ha evidenziato che, a seguito della riforma nazionale, a sopportare i disagi più grossi sono i dipendenti delle Province, assunti da un ente statale, che ora si trova in questa situazione. «Sono i dipendenti di un Ente che non viene del  tutto soppresso, ma che deve ridurre il personale» ha concluso Melgrati, sottolineando che «soltanto per rispetto ai dipendenti delle Province, noi daremo un voto di astensione».
Lorenzo Pellerano (Liguria Libera) ha annunciato il suo voto contrario a causa di «una riforma portata avanti malamente». Ha spiegato: «si è tolta ai cittadini la possibilità di avere un contatto diretto, non partitico . In questo modo la Provincia diventa più distante dai cittadini». Ha poi detto che restano molti interrogativi senza risposta, ad esempio sul destino degli immobili che finora sono in capo alla Provincia. A tal proposito Pellerano  ha detto: «Mi è stato risposto che la Regiene acquisirà quelle parti di immobili che vengono utilizzati per lo svolgimento delle deleghe acquisite, ma a è chiaro che si creerà un gran  caos». Ha concluso: «La riforma è stata fatta, anche a livello nazionale, in maniera  approssimativa, senza un percorso ben compiuto. E molte incertezze riguardano anche  la formazione ed i centri per l’impiego».
Alberto Marsella (Percorsi in Liguria) ha contestato quanto detto da Bruzzone, sostenendo che in passato , nel 1991, la Lega aveva inserito nel suoi programmi la soppressione delle Province: «Non possiamo continuare a dire che tutto è sbagliato – ha aggiunto rivolgendosi alle minoranze – mi domando perché nella sede opportuna della commissione non sono stati presentati emendamenti che modificassero il testo. Io, al contrario, ho sentito un’ opposizione più ispirata da un punto di vista elettorale che da una puntuale e costruttiva correzione del testo».
Gino Garibaldi (Popolari per la Liguria) ha annunciato il voto favorevole: «Voto a favore non con entusiasmo ma con il senso di responsabilità di chi deve prendere una decisione. La mia preoccupazione è che non andremo a risparmiare e nemmeno riuscire a soddisfare le istanze dei dipendenti ma dobbiamo comunque dare una risposta ai cittadini e, con questa legge, la Regione non lascia incertezze sulle funzioni amministrative».
Massimo Donzella (PD) ha difeso la legge in approvazione: «Credo che dovremmo dare un importante significato politico a questa legge che rappresenta un’assunzione di responsabilità da parte della Regione. Credo che la minoranza – ha aggiunto – abbia perso l’occasione per votarla. Nel momento in cui la Legge di Stabilità ha ridotto i trasferimenti a Regioni e Province e anche la legge 56 del 2014 ha ridotto i fondi, la Regione ha dovuto riordinare le funzioni che erano state trasferite precedentemente alle Province. E’ un’assunzione di responsabilità sul turismo, che deve essere l’industria della Liguria e avrà una regia regionale unica. Altrettanto avverrà sul tema del lavoro con il trasferimento delle funzioni della formazione. Altrettanto per la difesa del suolo che sarà gestita dalla Regione: il Piano nazionale 2014-20 ha messo a disposizione 6-7 miliardi e 379 milioni sono destinati alla Liguria. E così per caccia e pesca. Insomma – ha concluso Donzella – in questa scelta noi abbiano dato garanzie chiare perché, con un sacrificio e una previsione di spesa di circa 11milioni di euro l’anno destinati a questa legge, noi possiamo dare continuità amministrativa a queste funzioni, garantire la qualità dei servizi, razionalizzare e anche di risparmiare. E io ne vado fiero. Di fronte al rischio di licenziamento del 50% del personale delle Province noi li facciamo diventare dipendenti della Regione andando a sfruttare le professionalità che hanno e esercitato fino ad oggi».
Ezio Chiesa (Gruppo misto) si è dichiarato «meno ottimista dei consiglieri di maggioranza rispetto alla legge» e ha ricordato di avere già votato contro la costituzione della Città metropolitana. «Occorreva una riforma che abrogava le Province ma in cui era lo Stato ad assegnare le funzioni a ogni singolo ente i modo da attuare una riforma uniforme sul territorio nazionale, invece ora ogni Regione si organizzerà in modo autonomo. Sarà, quindi, una riforma pasticciata e voluta solo da una parte del Parlamento, senza fondi adeguati e difficile da gestire per le Regioni. Un’altra questione che mi preoccupa – ha concluso – è la nascita di questi nuovi gli enti di secondo livello come le Province e il Senato: sono riforme che cambiano completante la storia del paese dove si spinge verso un uomo solo al potere. Sono convinto, inoltre, che queste riforme porteranno problemi ad una parte di lavoratori e ad una diminuzione di professionalità in questi enti di secondo livello».

Riforma delle Province
Nell’ambito della discussione sul riordino delle funzioni già attribuite alle province sono stati approvati tre ordini del giorno.

Tutelare il personale della formazione professionale nel passaggio alla Regione Liguria
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Antonino Oliveri del Partito democratico) che impegna a tutelare, sotto ogni forma, il personale della formazione professionale assicurando ai lavoratori le medesime garanzie dei colleghi impegnati in altre funzioni, in questa fase e in futuro, a prescindere da qualsiasi collocazione operativa, al fine di evitare discriminazioni di trattamento tra lavoratori delle funzioni delegate. In base alla legge “Disposizioni di riordino delle funzioni conferite alle province in attuazione della legge n° 56 del 7 aprile 2014” la Regione Liguria si è attribuita le funzioni di difesa del suolo, turismo, formazione professionale, caccia e pesca già esercitate dalle Province e dalla Città Metropolitana.

Copertura dei costi del personale dei Centri per l’impiego
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Antonino Oliveri del Partito democratico) che impegna il presidente della giunta regionale “a porre in essere tutte le misure previste dalle normative di riferimento al fine di individuare le risorse necessarie a garantire la totale copertura dei costi relativi al personale dei Centri per l’impiego e delle politiche del lavoro che dovrà essere riassorbito dalla prevista Agenzia nazionale del lavoro”. La legge di stabilità 2015 prevede che le Città metropolitane e le Province, continuino ad esercitare le funzioni in materia di servizi per l’impiego e politiche del lavoro fino alla definitiva allocazione della funzione nella prevista Agenzia nazionale per il lavoro. Le organizzazioni sindacali, in ripetuti incontri con gli esponenti politici della Regione, hanno richiesto la garanzia del mantenimento del posto di lavoro per tutto il personale interessato dal riordino delle funzioni ex provinciali.

Tutelare i lavoratori a tempo determinato
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Aldo Siri (Liste civiche Biasotti per il presidente) che impegna la giunta ad attivarsi presso il Governo “affinché venga garantita ai lavoratori dei precedenti organi provinciali con rapporto a tempo determinato e a quelli che hanno diverse tipologie di contratto la prosecuzione del lavoro nei vari enti e a intervenire a difesa delle particolari funzioni della polizia provinciale”. Nel documento si ricorda che “ a seguito dell’abolizione delle province le funzioni dovevano essere acquisite dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dal Governo ma denuncia la “situazione di stallo pressocchè totale nell’applicazione della legge Delrio sua dal punti di vista logistico-amministrativo che da quello prettamente economico”.

Sostegni alle cooperative di comunità.
Obiettivo offrire servizi sociali e dare opportunità di occupazione
Con 25 voti a favore e un astenuto Raffaella Della Bianca (Gruppo misto) è stata approvata la proposta di legge “Azioni regionali a sostegno delle cooperative di comunità” sottoscritta dai consiglieri del Partito democratico Antonino Miceli, Franco Bonello, Michele Boffa, Massimo Donzella, Valter Ferrando, Giuseppe Maggioni, Giancarlo Manti, Antonino Oliveri e Sergio Scibilia. Nel corso della discussione, Ezio Chiesa (Liguria Cambia) , Gino Garibaldi (Popolari per la Liguria) e Marco Limoncini Udc hanno aggiunto le loro firme al provvedimento condividendolo appieno.
La legge si pone l’obiettivo di promuovere la crescita di una rete diffusa di cooperative che consentano di mantenere vive e di valorizzare comunità locali, svolgendo molteplici attività: servizi socio-assistenziali e di pubblica utilità, tutela ambientale, gestione di attività turistiche, commerciali e agricole favorendo in questo modo opportunità di lavoro preziose, specie per i giovani.
Come ha spiegato Giancarlo Manti (Partito democratico)  nella relazione di maggioranza, la crisi che stiamo vivendo ha segnato la rottura di un modello di sviluppo che concepiva solo e comunque la crescita. «Per uscire veramente dalla crisi bisogna individuare e perseguire nuovi stili di vita, orientati verso uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che da quello ambientale, che rafforzi l’equità e la coesione sociale. Il disegno economico e di coesione sociale per il quale la Regione con questo disegno di legge si impegna a lavorare, è una significativa risposta, ottimale per strutturare in forma imprenditoriale le iniziative di autoorganizzazione dei cittadini e di auto-aiuto nelle comunità. Accanto all’intervento dello Stato, che deve continuare a garantire i diritti fondamentali, si prefigura una più diretta e autonoma assunzione di responsabilità da parte dei cittadini e della comunità per la soluzione dei bisogni comuni.
Luigi Morgillo (Liguria Libera) ha detto «E’ una legge importante peccato sia finanziata solo con 6500 euro, una cifra troppo modesta». Morgillo ha chiesto, inutilmente all’assessore al Bilancio di  incrementare la cifra.
Analogo giudizio quello di Raffaella Della Bianca (Gruppo misto): «E’ una buona legge ma è destinata, come tante che abbiamo approvato, a rimanere lettera morta per la mancanza di fondi. Approvata così ha un mero sapore elettorale».
Anche Roberto Bagnasco (FI) ha parlato di legge «ben fatta, redatta con serietà e impegno ma esprimo fortissime perplessità sull’entità del finanziamento».

Ricollocazione in area portuale dei depositi petrolchimici di Multedo.
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Antonino Oliveri del Pd) che impegna la giunta “a farsi parte attiva nei confronti del Comune e dell’Autorità portuale affinché, nell’affrontare il problema della ricollocazione dei depositi petrolchimici di Multedo, la pianificazione portuale tenga nella dovuta considerazione l’esigenza di miglioramento ambientale delle aree cittadine del Centro-Ovest, evitando l’imposizione di nuove servitù in contrasto con le prospettive di sviluppo del quartiere”.
Nel documento si ricorda che la Centrale Enel a carbone all’interno del Porto di Genova costituisce una servitù industriale dal 1928 e che dagli anni 2000 si deroga alla sua dismissione per motivi di incompatibilità ambientale oltre che di natura economica industriale. Oliveri precisa che il Piano Regolatore Portuale in fase di approvazione prevede la dismissione della Centrale Enel nel 2017 e l’utilizzo degli spazi liberati per il trasferimento dei depositi di Carmagnani Superba all’interno del Porto. Tuttavia “tale localizzazione appare in contrasto con la presenza nelle immediate vicinanze della Lanterna, simbolo di Genova e una delle torri faro più alte d’Europa” e il Piano Urbanistico Comunale ritiene incompatibili le attività petrolchimiche con le aree abitate.
.

Al termine della seduta, l’ultima della legislatura, il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha ringraziato l’Assemblea e i collaboratori ed è stato salutato dall’applauso dell’Assemblea.

Assenti: Monteleone, Rixi, Saso, Scajola, Torterolo, Vesco (motivi personali) e Barbagallo (motivi istituzionali)
Quorum: 18 voti