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I lavori del Consiglio regionale

Ecomostro sul Ferreggiano

Matteo Rosso (Pdl) con un’interpellanza, sottoscritta anche da Marco Melgrati, ha chiesto notizie in merito al “ecomostro” che sorge sul greto del torrente Ferreggiano, proprio nel punto dove il torrente è esondato. Rosso ha rimarcato che non si è mai proceduto all’abbattimento della struttura, già oggetto di un’inchiesta da parte del Secolo XIX e che dal 1972 l’immobile viene affittato dal Comune. Da allora – ha aggiunto – tutte le amministrazioni che si sono susseguite hanno sempre provveduto a rinnovare la locazione. Il consigliere ha ricordato che l’allora assessore comunale Mario Margini, a seguito dell’alluvione del 4 novembre 2011, aveva dichiarato che l’ecomostro sarebbe stato abbattuto. Rosso ha chiesto pertanto al Presidente della Giunta «il motivo per cui non si sia potuto procedere prima all’abbattimento dell’edificio, vista la pericolosità dello stesso e le disastrose conseguenze».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «Gli uffici del comune di Genova ci hanno confermato – ha detto – che l’amministrazione non ha provveduto a proseguire la locazione della struttura e che è in corso una valutazione tecnica sulla possibilità di demolire l’edificio e, eventualmente, di riprofilare l’argine. L’azienda affittuaria che occupava lo stabile è stata ricollocata in un altro immobile di proprietà comunale al fine di garantirne l’attività e il lavoro agli impiegati. La risposta dell’amministrazione locale è dello scorso 27 novembre».
Nella replica Rosso ha ribadito la necessità di seguire con attenzione la vicenda e di monitorare il territorio in questione, che ha dimostrato tutta la sua fragilità e i pericoli idrogeologici per nulla risolti.

Costruzione in social housing a Begato
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interpellanza in merito alla realizzazione, nell’area compresa fra l’inizio di via San Maritano e Via Ortigara, a Genova, di un nuovo edifico di 11 piani composto da 67 unità immobiliari di cui 55 destinate ad edilizia sociale per locazione a canone moderato. Il consigliere ha rimarcato che tale edificio, se verrà davvero costruito secondo il progetto iniziale, si eleverà per circa 40 metri da terra e svetterà del tutto fuori contesto dal punto di vista estetico, paesaggistico ed urbanistico. Pellerano ha inoltre ricordato che i residenti si sono attivati con una raccolta di firme, inviate al Comune di Genova e al municipio della Val Polcevera, il quale avrebbe espresso parere negativo. Il 19 maggio 2011 la Regione Liguria, inoltre, ha sottoscritto con il Comune di Genova lo schema di “Accordo di programma quadro locale social housing” che prevede, da parte di Regione Liguria, il finanziamento di 2 milioni 550 mila 140 euro destinati a questo progetto edilizio, ma l’intesa prevede la possibilità di modificare ed integrare l’Accordo per concorde volontà di Comune e Regione. Pellerano ha chiesto il motivo per il quale «la giunta non effettua approfondimenti tecnici e politici volti a garantire che il progetto si inserisca in maniera meno invasiva nel quartiere, possibilmente senza superare la quota di copertura più alta dell’edificio demolito». In conclusione il consigliere ha chiesto alla Regione di attivarsi affinché vengano rivisti i termini dell’accordo in modo da recepire il “ridimensionamento” del progetto. «Collocare un palazzo di 11 piani in quell’area rovinerebbe ulteriormente una zona della città che ha subito durissimi attacchi da parte della speculazione edilizia. Per quanto riguarda la Regione Liguria, viste le molte case sfitte e lo stato di degrado di molti alloggi pubblici, sarebbe meglio spendere i 2,5 milioni di euro stanziati per recuperare i tantissimi immobili sfitti. Lo stesso può dirsi per i 6 milioni che il Comune di Genova ha intenzione di spendere. In alternativa sarebbe importante ridimensionare questo intervento per renderlo più compatibile con la zona. Visto che occupa l’area di un’industria abbandonata, dovrebbe rimanere come altezza e come volumi all’interno delle cubature precedenti».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle Politiche abitative Giovanni Boitano: «Il progetto iniziale – ha detto – prevedeva la realizzazione di 77 alloggi per una spesa di 18 milioni. Viste le lamentele, lo abbiamo ridimensionato a 50 alloggi e suddiviso in due strutture di altezza inferiore. L’idea di non realizzare l’intervento è stata scartata sia perché il manufatto viene a sostituirne un altro fatiscente e già demolito, ma anche perché la necessità di case è consistente: agli uffici comunali sono state presentate ben 4000 domande di case popolari. I tempi per avviare il progetto sono stretti: il finanziamento, infatti, decade il 19 maggio».
Lorenzo Pellerano ha «colto positivamente questa nuova sensibilità della Regione che porta ad un intervento edilizio senza deturpare una parte del quartiere di Begato con una nuova diga». Pellerano ha poi insistito sulla necessità di intervenire sul patrimonio edilizio esistente anche procedendo alla divisione in due di appartamenti pubblici che furono realizzati in epoche in cui le famiglie erano più numerose.

Nuovo stadio alla Fiera del Mare
Matteo Rosso (Pdl) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta quale sia la posizione dell’amministrazione regionale sul progetto relativo alla realizzazione del nuovo stadio alla Fiera del Mare. Il consigliere ha chiesto anche se sia previsto che la Regione contribuisca economicamente alla realizzazione dell’opera. «Domandarsi se questo nuovo stadio possa essere creato in quella zona non nasconde una contrarietà a priori. Il problema più evidente è quello della viabilità e la situazione della sopraelevata, che è già oggi spesso intasata. Sorge il dubbio che l’unico vero motivo dell’operazione sia trovare una scorciatoia per ripianare i debiti della Fiera del mare, senza tenere conto che quest’ultima perderebbe la sua vocazione fondamentale e buona parte degli spazi, che oggi utilizza per il Nautico e per le altre manifestazioni. Il fatto che oggi il palasport sia sottoutilizzato non è una buona ragione per demolirlo, cosa difficilmente realizzabile sotto il profilo della tutela urbanistica avendo l’edificio più di 50 anni ed essendo realizzato da un grande architetto. Inoltre demolire il palasport e realizzare uno stadio alla foce non è certo una priorità per Genova. Soldi ne abbiamo pochissimi e non bastano neppure per mettere in condizione gli ospedali di funzionare a dovere: dove si troverebbero i fondi per rivisitare come necessario il waterfront e realizzare le necessarie infrastrutture di accesso da e per la sopraelevata, per i parcheggi e per demolire una parte del marina? E che fine farebbe il Salone nautico? E’ evidente che un’operazione del genere produrrebbe più danni che vantaggi e certo non rientra fra le priorità».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla pianificazione territoriale e urbanistica Gabriele Cascino. «Dal punto di vista amministrativo, posso dire che nessun progetto è arrivato in Regione Liguria nonostante lo stadio, in quanto grande impianto, sia una precisa competenza regionale. Inoltre, ad oggi, le programmazione urbanistiche regionale e comunale non prevedono lo stadio in quella zona. Politicamente invece sono d’accordo sulla realizzazione di un nuovo stadio a Genova per eventi nazionali e internazionali. Sulla sua localizzazione penso che una delle aree ideali è quella della Fiera, una zona che già oggi è in grado di ospitare tante persone. Dal punto di vista per così dire poetico, inoltre, sarebbe bello che a Genova le partite si giocassero sul mare. E’ evidente che l’operazione si deve basare sul project financing: sono, quindi, le società sportive che devono costruire il proprio stadio. Anche per la viabilità andrà fatto un ragionamento con loro affinché diano un contributo per realizzare una comunicazione veloce fra la stazione Brignole e la Fiera. Per quanto riguarda le manifestazioni fieristiche, basterebbe predisporre un calendario che preveda il non utilizzo delle strutture durante il campionato di calcio. Da questo punto di vista si possono anche utilizzare le domeniche di trasferta delle squadre».
Decisamente perplesso sulla risposta si è dichiarato Rosso: «Certamente è utile realizzare un nuovo stadio, ma quella è l’area meno adatta: basta ricordare che il Salone nautico prevede l’arrivo delle barche con settimane di anticipo e che l’area è già congestionata dal traffico oggi. Inoltre la Sampdoria ha già detto che non investirebbe in infrastrutture viarie. Sarà dunque meglio ragionare più approfonditamente sul progetto. E’ grave, inoltre, che l’assessore non abbia risposto su quanto dovrebbe investire la Regione».

Ancora in corso i tentativi per riaprire il sito turistico e culturale Miniera di Gambatesa
Ezio Chiesa (Gruppo misto- Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione sulla chiusura del sito turistico della miniera di Gambatesa. Il consigliere ha ricordato che nel maggio del 2011 veniva formalizzata alla Regione Liguria da parte della società Silma l’istanza di rinuncia allo sfruttamento della concessione mineraria denominata “Val Graveglia” e, conseguentemente, avveniva la cessazione dello status di miniera del complesso di Gambatesa. «Nel mese di marzo 2012, – ha aggiunto – il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Aveto decideva di sospendere le visite in galleria». Il consigliere ha, infine, ricordato che il 31 dicembre è scaduto il contratto tra l’Ente Parco Aveto e la cooperativa di lavoro che impiega due soci per assicurare l’apertura del sito turistico e che, in attesa della riapertura, l’Ente potrebbe decidere di non rinnovare l’incarico alla cooperativa, prorogato sino a febbraio, lasciando così l’area priva di controllo. Sembrerebbe, inoltre, che l’Ente Parco intenda predisporre dal marzo 2013, un bando per la gestione solo della parte esterna del sito. Chiesa ha quindi chiesto alla giunta come intenda garantire, nell’anno in corso, la presenza della cooperativa per assicurare almeno il controllo del museo minerario di Gambatesa e cosa sia stato fatto nel 2012 per assicurare la totale riapertura dell’intero sito minerario. «Vorrei capire cosa sta succedendo – ha detto – visto che la miniera ha avuto ben 16mila visitatori e che la Regione vi ha investito 3 milioni di euro».
Per la giunta ha risposto Renata Briano, assessore all’Ambiente e sviluppo sostenibile. «La vicenda della miniera è complessa e di non facile soluzione
– ha spiegato – la società mineraria Sil.Ma, negli ultimi anni di gestione del museo minerario si avvaleva della Cooperativa Pangea per quanto riguardava le attività di fruizione del museo, le visite guidate, il bar e altri servizi. Venuta meno la concessione mineraria alla società Sil.ma, nel 2012 è subentrato l’Ente parco dell’Aveto che ha affidato per un breve periodo la gestione alla stessa cooperativa. Nel marzo del 2012 l’Ente ha sospeso le visite anche per la mancata definizione della normativa di sicurezza da applicare. A seguito della decisione, le visite sono crollate a meno di un centinaio in tutto il 2012 ed è venuta meno la ragione di mantenere la concessione a Pangea. Per quanto riguarda le iniziative assunte dalla Regione, è stato costituito un apposito gruppo di lavoro per la redazione di un testo normativo sull’impiego a scopi turistici, didattici e scientifici delle miniere in esercizio e dismesse. Tale gruppo di lavoro, però, ha sospeso l’attività a fronte della difficoltà nel corretto inquadramento del regime proprietario operante sui terreni interessati da giacimenti minerari, nonché sulle competenze regionali in materia mineraria e di sicurezza. E’ stato quindi chiesto un parere all’Avvocatura regionale la quale ha segnalato il permanere della proprietà statale delle miniere anche dopo la loro chiusura ed ha indicato la possibilità di utilizzare lo strumento dell’accordo di valorizzazione dei beni culturali. Sulla base di questo parere, sono state formalmente contattate l’Agenzia del Demanio e la Direzione regionale della Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici per stipulare un tale accordo che fornisca il necessario quadro giuridico di riferimento nel quale collocare, in assenza di una normativa nazionale, la fruizione didattico museale della miniera dismessa. Lo scorso 5 marzo l’incontro con l’Agenzia del Demanio e la Soprintendenza ha avuto esito negativo. L’Agenzia non ha ritenuto di poter condividere l’orientamento regionale sulla permanenza della proprietà statale sulla miniera. Venuta meno tale ipotesi resta la possibilità di dichiarare la miniera bene culturale attraverso il procedimento ordinario, per quanto più lungo e la Soprintendenza è ampiamente disponibile a percorre tale strada con l’aiuto del Parco e del Comune. La qualifica di bene culturale consentirebbe tra l’altro di derogare alle normative di sicurezza in modo da non dover snaturare il percorso museale così come si presenta. Sono già in corso le prime ricerche catastali».
Chiesta si è dichiarato soddisfatto dalla risposta ma non dalla situazione del sito che «da risorsa per la zona è stato messo nella condizione di non produrre alcun reddito e alcuna crescita culturale e turistica. Va sottolineato – ha aggiunto – che con il passare del tempo aumentano i rischi di incursioni di vandali e si vanifichino gli investimenti fatti in passato per realizzare il museo e attrarre turisti» .

Composizione delle Commissioni consiliari permanenti.
Il Consiglio ha approvato all’unanimità la delibera che, in seguito alla surroga del consigliere Pd Lorenzo Basso (eletto deputato) con Antonino Oliveri, modifica il numero dei consiglieri e dei voti nelle commissioni I, VI e VII del Consiglio regionale. Resta invariata la rappresentanza del gruppo all’interno delle altre commissioni permanenti

Regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari.
Il Consiglio ha approvato all’unanimità la delibera “Regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari”, adottato da Regione Liguria, ai sensi degli articoli 20 e 21 del D.Lgs. 196 del 2003”. Il provvedimento intende assicurare il rispetto dei principi di semplificazione, armonizzazione ed efficacia e aggiorna e sostituisce il precedente Regolamento, emanato nel 2006.
Il Regolamento è stato recepito sulla base dello “schema tipo” approvato da parte della Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome e sul quale il Garante per la protezione dei dati personali ha poi espresso parere favorevole. Il testo è costituito da un Regolamento e da due allegati che contengono rispettivamente l’elenco dei trattamenti di competenza delle Regioni e delle Province Autonome, degli enti e agenzie regionali, degli enti controllati e vigilati dalle Regioni e elenco dei trattamenti di competenza delle Aziende Unità Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico, Aziende universitarie di qualsiasi tipo e natura operanti nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale

Modifiche agli orari, ai turni e alle ferie delle farmacie
E’ stato approvato all’unanimità il disegno di legge 262 “Modificazioni alla legge regionale 6 novembre 2012, n.35 (Disciplina degli orari, dei turni e delle ferie delle farmacie)”
Il provvedimento recepisce alcune indicazioni del Governo e delle associazioni di categoria, queste ultime avanzate dopo la prima fase di sperimentazione della legge n. 35. Il nuovo testo amplia, fra l’altro, ai comuni fino a 15 mila abitanti (prima erano a 10 mila) alcune misure relative ai tempi garantiti per i servizi e non impone più l’apertura a tutta la notte per gli esercizi che restano aperti al pubblico dopo le ore 21.

Assenti: Berlangieri, Burlando, Donzella, Garibaldi, Gasco, Montaldo, Piredda e Rossetti
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