I nuovi progetti UE in Italia per il Mediterraneo.
DALLA PARTE DEI GIGANTI DEL MARE: al via LIFE CONCEPTU MARIS
Prende avvio il progetto europeo che nei prossimi 4 anni raccoglierà dati fondamentali per la protezione degli animali più carismatici del Mediterraneo: cetacei e tartarughe marine.
Attrezzi da pesca abbandonati, traffico marittimo, inquinamento da plastiche. Gli effetti negativi provocati dalle attività dell’uomo a danno di cetacei e tartarughe sono sempre più evidenti. È quindi diventato urgente conoscere meglio la distribuzione delle specie più diffuse per mettere a punto strategie di conservazione efficaci.
È da questa consapevolezza che prende avvio LIFE20 NAT/IT/001371 CONCEPTU MARIS “CONservation of CEtaceans and Pelagic sea TUrtles in Med: Managing Actions for their Recovery In Sustainability”, il progetto supportato dal programma LIFE, lo strumento finanziario per l’ambiente dell’Unione Europea.
Nell’arco dei prossimi quattro anni, il progetto affronterà molte sfide, unendo gli sforzi e le competenze di importanti enti italiani e internazionali: Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (coordinatore), Area Marina Protetta “Capo Carbonara”, CIMA Research Foundation, CMCC Climate, ÉcoOcéan Institut (Francia), Stazione Zoologica Anton Dohrn, Triton Research, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Palermo, Universitat de València (Spagna), Università degli Studi di Torino
Uno dei principali obiettivi del progetto è colmare l’attuale carenza di dati su questi animali così affascinanti e celebrati, anche nell’immaginario collettivo. Infatti, senza dover scomodare i mari lontani dell’Islanda o della California, anche nel nostro Mediterraneo vivono e si riproducono grandi cetacei come la balenottera comune e il capodoglio, animali che raggiungono i 20 metri di lunghezza e che, proprio come i delfini e le tartarughe marine, trascorrono gran parte della loro vita in mare aperto, in aree difficili da monitorare a causa della loro estensione.
“Fino a pochissimo tempo fa, la ricerca in mare aperto di questi animali si basava soprattutto sull’osservazione diretta e su attività di citizen science, grazie ad apposite campagne e alle segnalazioni di appassionati e diportisti” commenta Antonella Servidio, Project manager di Triton. “Con il progetto CONCEPTU MARIS si avvia una nuova esplorazione con tecnologie innovative per aggiungere nuovi e importanti tasselli nella conoscenza di questi animali. Tra gli strumenti più avanzati a disposizione dei ricercatori, il rilevamento di microscopiche tracce di DNA disperse in acqua dagli animali (eDNA – Environmental DNA) e l’impiego di sensori a scafo. Questi ultimi vengono installati sui traghetti commerciali per costruire mappe delle caratteristiche ambientali che possano aiutare a definire meglio la distribuzione delle specie più diffuse di cetacei e di tartarughe marine nel nostro Mediterraneo, come balenottera comune, capodoglio, globicefalo, grampo, zifio, stenella, tursiope, delfino comune e, ancora, le tartarughe caretta, verde e liuto. Per facilitare gli avvistamenti sono previste anche campagne di citizen science che coinvolgono il personale di bordo di alcuni traghetti”.
Con i loro spostamenti a lungo raggio nell’affollato Mediterraneo, tutte queste specie, legate al mare aperto, si trovano a fare i conti con un numero crescente di minacce.
La pesca commerciale, oltre a ridurre la disponibilità di cibo per le specie pelagiche, disperde in mare reti e lenze, trappole in cui gli animali rimangono impigliati per poi morire di soffocamento o gravi lesioni. A questo si aggiunge l’inquinamento da plastiche, altro elemento critico per il rischio di ingestione e degli effetti tossicologici, soprattutto per le tartarughe. Anche il traffico delle navi veloci, oltre a produrre un disturbo acustico significativo per i cetacei, rappresenta una concreta minaccia per il rischio di collisione.
Una volta raccolti i primi dati sulla distribuzione delle specie e le loro preferenze ecologiche, i ricercatori di CONCEPTU MARIS valuteranno l’impatto dei fattori di rischio nel corso di tutto l’anno, identificando, nello stesso tempo, i siti più importanti per la conservazione delle specie più minacciate (zone “cuscinetto”, corridoi ecologici).
“Cominceremo studiando un’ampia area del Tirreno meridionale, per poi replicare le procedure nell’Adriatico meridionale, nel Mar Ligure e nel corridoio dei cetacei a Nord delle isole Baleari. Tutte le informazioni e i dati raccolti saranno utilizzati per definire un approccio standard ma efficace per la sorveglianza a lungo termine di questi meravigliosi animali e favorire la cooperazione internazionale su procedure concordate per la loro conservazione” conclude la Servidio.
www.lifeconceptu.eu
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È TEMPO DI RIMETTERE LE PINNE
Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mar Mediterraneo, è oggi in pericolo critico di estinzione. Forse non è la specie più carismatica del Mar Mediterraneo, e nemmeno una delle più note, ma sicuramente è tra le più fragili e particolari. Per questo l’Unione Europea ha riconosciuto la necessità di attivarsi subito per la sua tutela: parliamo della nacchera di mare, Pinna nobilis, un grande mollusco bivalve i cui habitat sono alcuni fondali sabbiosi e praterie sottomarine di posidonia, uno degli ecosistemi più complessi e preziosi del Mar Mediterraneo. A farsi carico di questa missione in Italia, è il progetto LIFE PINNA con l’obiettivo di ridurre i fattori di rischio che minacciano la sua conservazione e avviare un innovativo programma di ripopolamento in tutto il Mediterraneo.
Il progetto – LIFE20 NAT/IT/001122 PINNA “Conservation and re-stocking of the Pinna nobilis in the western Mediterranean and Adriatic sea” – ha preso ufficialmente avvio lo scorso ottobre, supportato dallo strumento finanziario per l’ambiente dell’Unione Europea LIFE, che vede uniti nella salvaguardia di questa specie enti come ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, capofila del progetto), il Parco nazionale dell’Asinara, il NIB – Istituto Nazionale di Biologia Sloveno, la Società Cooperativa Shoreline, l’Università degli Studi di Genova e l’Università degli Studi di Sassari e la società Triton Research, responsabile delle attività di divulgazione e sensibilizzazione. Quattro le regioni italiane interessate dallo sviluppo di questo progetto quadriennale, che si concluderà nel 2025: Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Toscana, oltre alla regione di Obalno-kraska, in Slovenia.







