
«Troviamo ingiusto il capito dedicato all’immigrazione del nuovo “contratto” del nuovo governo del “cambiamento” perché a chi già clandestino, da sempre vittima della propaganda leghista sulla presunta invasione, si sono aggiunti ora anche i richiedenti asilo.
Al giorno d’oggi, sembra che un paese come l’Italia sia in grado di accogliere soltanto chi compatibile con l’ordine pubblico e la sostenibilità economica, nemmeno un cenno sull’inclusione lavorativa e sull’integrazione» – commenta Aleksandra Matikj, Presidentessa del “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione” – «Ed escludere le famiglie degli Stranieri delle misure di walfare è discriminatorio così come il fatto dell’accoglienza che viene associata alla criminalità e business.
Si fermano i Profughi alla partenza e si precisa che: «la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione internazionale deve avvenire nei Paesi di origine», sorvolando la motivazione fondante del diritto d’asilo, nato per quanti sono costretti a lasciare il proprio paese perché in pericolo, mentre si va avanti con le procedure accelerate, anche alla frontiera, per mandare via chi è bisognoso di protezione ossia: chi non ottiene alcuna forma di protezione, espulsioni e rimpatri a più non si può, – si tratta di centinaia di migliaia di domande rifiutate di chi irregolare, circa 500 mila -, sottraendo così risorse all’accoglienza e quindi anche i salari a migliaia di Italiani che ci lavorano.
Gli altri “puntati” dal nuovo Governo sono Stranieri che risiedono in Italia, spesso con le famiglie, ma che hanno avuto difficoltà a rinnovare il permesso di soggiorno.
Si nota anche, tristemente, che il nuovo Governo punta sui C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione), adesso C.P.R. (Centri Per il Rimpatrio), prevedendo la costruzione di un centro in ogni regione, con capienza «sufficiente per tutti gli Immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale», si legge, e quindi impossibile, oltre che insensato. Si modifica inoltre il tempo massimo di trattenimento da 3 a 18 mesi con la scusa che sia la lunghezza della detenzione a favorire il buon esito delle procedure di rimpatrio, peccato che i dati del Ministero dell’Interno confermino l’inefficacia dell’intero sistema: negli anni, la media dei rimpatri effettuati rispetto alle persone trattenute continua a essere costante intorno al 50%, a prescindere dal numero delle strutture e dai tempi di trattenimento, già portati a 18 mesi nel 2011 senza nessun risultato rilevante in termini di efficacia.
Sembra di essere tornati ai tempi della seconda guerra mondiale quando il “diverso” era un “problema” da eliminare e da annientare, siamo preoccupati. In Liguria la situazione per noi Migranti è peggiorata molto negli ultimi anni con la nuova Giunta regionale di estrema destra, vedremo che cosa succederà con il nuovo Governo ed intanto speriamo che chi di competenza possa intervenire, anche a livello europeo, per la nostra sicurezza ed incolumità».







