«Il citizen journalism non è giornalismo. È meno di giornalismo e molto più di giornalismo». A scriverlo è Angelo Cimarosti nel saggio «Te la do io la notizia» ( Mursia, pagg. 134 euro 10,00. Collana Media Mursia diretta da Francesco Specchia ) in libreria in questi giorni.
Cimarosti, giornalista, è cofondatore e socio insieme a Luca Bauccio e Stefano De Nicolo, rispettivamente avvocato e videogiornalista, di YouReporter.it, il principale sito italiano di giornalismo partecipativo o, per dirla in inglese, citizen journalism.
Spinto dalla diffusione degli smartphone ( 1 europeo su 2 usa internet da questi dispositivi; nei prossimi cinque anni gli accessi web da smartphone cresceranno nel mondo di 36 volte) il giornalismo partecipativo dilaga e a sua volta trasforma la rete, tanto che in dieci anni il flusso di video in internet è quasi decuplicato. Un circolo virtuoso che di fatto ha cambiato il sistema dell’informazione: ogni cittadino è anche un reporter pronto a documentare e a mettere in rete un fatto di cui è testimone o addirittura testimone-protagonista. Nessun network televisivo o agenzia di stampa o giornale può competere con questa immensa massa di inviati fai da te, concorrente e allo stesso tempo fornitrice delle reti informative tradizionali.
Cimarosti mette in fila tutti i problemi e le opportunità del citizen journalism e ne traccia una storia (per molti esperti la primogenitura va al sito sud coreano OhmyNews il cui slogan era appunto “Every citizen is a reporterâ€, nato nel 2000); racconta vicende di alcuni di loro come Sierra 67, tassista milanese che ha trasformato la sua auto in redazione viaggiante: dal 2009 al 2013 ha realizzato e messo in rete 1133 filmati e 3407 foto e 638 commenti. Ma soprattutto riflette sulle mutazioni in corso.
Giornali, radio e tivù si stanno attrezzando per raccogliere la sfida: la CNN con il progetto Ireport ha “arruolato†1,3 milioni di citizen journalist, sottopone alcuni dei pezzi al controllo redazionale e li certifica, Wall street Journal invece ha avviato corsi per insegnare ai giornalisti a fare riprese e montaggio con Iphone, e anche molte testate italiane, Tg1 e Tgcom per esempio, hanno giocato in vari tempi l’apertura ai contributi dei cittadini.
L’informazione che verrà sarà quasi sicuramente un ibrido tra media tradizionali e giornalismo partecipativo. «Comprendere, coinvolgere, allearsi, anche imparando dal citizen journalism» suggerisce Cimarosti, «Lasciando da parte tentazioni elitarie della professione che non hanno più ragione d’essere, se mai ne hanno avute».
L’informazione insomma non solo dalla parte dei cittadini ma con i cittadini, ma con regole e controlli sulle notizie mutuate dai media tradizionali. Perché il fake, cioè la falsa notizia, è sempre in agguato.
Nel libro anche un decalogo essenziale per aspiranti citizen journalist: Regola numero uno: inquadrature fisse. E poi usare il telefonino in orizzontale, evitare lo zoom, non superare i 30/40 secondi per singola ripresa e mai i 3 minuti per un filmato montato. Ma soprattutto: meglio una notizia mal girata che non girata.
In appendice, prima del glossario con i termini più diffusi, una sintesi ragionata delle norme che regolano questo settore.
L’esperienza YouReporter.it in Italia
Dal maggio 2008 al maggio 2011 i filmati postati dai cittadini sul sito Youreporter.it sono stati ripresi dai media tradizionali in questa misura: 25 al Tg1; 18 al Tg2; 302 al Tg3; 151 al Tg4; 458 a Studio Aperto e 372 al Tg5; alcune decine al tgLa7. Anche i dipartimenti televisivi delle agenzie di stampa hanno attinto ai video di YouReporter decine di volte. Basterebbero questi dati a far riflettere sull’ibridazione ormai in atto tra giornalismo tradizionale e partecipativo. Fondato nel 2008 YouReporter.it nasce da subito come piattaforma sia per le fotografie sia per i video. La gerarchia delle notizie viene generata sempre automaticamente dalle indicazioni degli utenti e da un sistema legato al numero di visualizzazioni. Un sistema di catalogazione pre-definito per argomenti e per località consente al reporter di indicizzare la notizia e all’utente di trovarla facilmente.
Tra gli scoop dei reporter fai da te: le immagini del terremoto dell’Aquila dell’Emilia, la copertura integrale dell’alluvione di Genova, le immagini da bordo del naufragio della Costa Concordia; il video dell’aggressione del diciassettenne durante la manifestazione a Roma del 2010.
Dietro la piattaforma di YouReporter.it una decina tra informatici e gestori del contenuto. 65 mila i citizen journalist e circa 450mila i contributi presenti, per una media di pagine viste mensile superiore ai 5 milioni.






