Eusebio Di Francesco torna in Salento, quattordici anni dopo un primo, travagliato stint come allenatore dei giallorossi. Il 26 giugno 2025 infatti è stato ufficializzato come nuovo allenatore del Lecce per la stagione 2025/2026: un ritorno che senza dubbio divide le opinioni e riaccende dibattiti tra entusiasmo e scetticismo.
Un profilo tattico sempre riconoscibile
Il mister abruzzese si presenta con un marchio tecnico ben definito: il suo 4‑3‑3, scelto anche per il nuovo Lecce, è sintesi di un calcio equilibrato tra intensità, fraseggio e pluriforme organizzazione della manovra . In conferenza stampa ha parlato apertamente: «rispetto alla mia prima esperienza qui c’è una società differente e una situazione particolare», ma conferma la sua idea di calcio offensivo, mai fine a sé stesso.
Si punta su terzini propositivi come Veiga e Gallo, pronti a spingere e a garantire ampiezza, mentre il centrocampo dovrà essere organizzato e dinamico. Dunque, un sistema pensato non solo per la costruzione, ma anche per la fase difensiva, attraverso transizioni rapide e intelligenti.
Il passato che pesa: retrocessioni e addii anticipati
Tuttavia, l’ultimo Di Francesco è stato un semplice corridore in salita. Dopo promozioni e scampi di gloria – dal Sassuolo qualificato in Europa alla semifinale di Champions con la Roma – la vita recente del tecnico è stata segnata da amarezze: è tornato in Serie A con Frosinone nel 2023/2024 ma la squadra retrocesse all’ultima giornata; lo stesso destino si è ripetuto con il Venezia nel campionato 2024/2025 .
Le retrocessioni consecutive di queste ultime stagioni hanno rafforzato la narrazione secondo cui Di Francesco sarebbe “abbonato a esoneri e retrocessioni”. E non si tratta della sua prima esperienza terminata prematuramente: a Lecce, quando era al primo incarico di A nel 2011, fu esonerato in dicembre con la squadra all’ultimo posto (2 vittorie in 13 gare) prima della retrocessione in B.
Il Lecce gli affida un piano, il Salento ci crede
Chi ha spinto per il suo rientro è il ds Pantaleo Corvino, che già nel 2011 lo volle con un progetto ben definito. Stavolta, dicono, la società vede in lui voglia di riscatto e idee ben radicate: “è una scelta voluta, perché siamo sicuri che abbia tutte le qualità per fare bene”, ha dichiarato Corvino. La tifoseria, però, resta sospettosa: in un ambiente tanto passionale quanto nervoso, le scelte tattiche e i destini sportivi si intrecciano all’istinto collettivo, sospeso tra nostalgia e timore.
Soprattutto, la priorità non può che essere una: la salvezza. Il 4‑3‑3 che predilige Di Francesco è difficile da mantenere se non c’è una base di risultati e convinzione. Per evitare l’insidia della lotta retrocessione – già vissuta con Venezia e Frosinone – serve stabilità, serenità mentale e risposte rapide sul campo.
Cosa aspettarsi in campionato
Guardando al prossimo campionato, la piazza giallorossa sa bene che la Serie A non aspetta. La salvezza – almeno nella metà alta della zona rossa – resta un obiettivo. Ma serve equilibrio tra sicurezza in difesa e intraprendenza offensiva: il Lecce ha chiuso a 34 punti nel 2024/2025, trovando una qualità di gioco alternata, con troppi momenti in affanno (27 gol subiti in casa) .
Di Francesco può puntare a un salto qualitativo: il suo Lecce può crescere in struttura, favorire il rilancio di giovani e usare transizioni rapide per fare male su ripartenze o calci piazzati. Ma la sua carriera, piena di inizi lanciati e di chiusure anticipate, mette sul piatto un dubbio: riuscirà questo nuovo progetto a resistere in un campionato lungo e insidioso?
E quando si affrontano formazioni blasonate o situazioni di tensione, il tecnico avrà tempo per insistere? O i risultati – o la mancanza – porteranno nuovamente a un cambio?
Un bivio che parla di futuro
È in questa dimensione duale – tra una proposta di calcio moderna e la storia recente di fallimenti – che si inserisce la decisione leccese. Tra chi spera che Di Francesco possa essere finalmente l’uomo giusto, capace di far convivere sistema di gioco e obiettivo concreto, e chi invece lo vede come padre e figlio di tristi retrocessioni, l’arrivo diventa un crocevia.
Su di lui pesano decenni di promesse mancanti – e, allo stesso tempo, si intravede una figura competente, preparata, capace di fare calcio con intelligenza. Bastano una buona campagna acquisti mirata, un backing societario saldo e la fiducia della tifoseria per ribaltare il pronostico? Il campo, ancora una volta, darà la sua risposta.
Nel frattempo, mentre molti osservano già le quote serie a su Betsson, il vero banco di prova sarà il primo quarto di stagione: se le partite non gireranno, calma e margini di manovra potrebbero ridursi drasticamente. E quel passato di esoneri, retrocessioni e partenze anticipate – così ingombrante – tornerà al primo bivio.







