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Simona Sodini, bella e giovane mamma-calciatrice, con il vizietto del gol PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Settembre 2016 21:43

Tags: Cuneo | Simona Sodini

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Raccontami un po' di te, perchè hai iniziato a giocare a calcio?

"Ho iniziato a dare i primi calci al pallone all'età di 4/5 anni, mio padre desiderava un maschietto e da quando sono nata ha iniziato a trasmettermi la sua passione che, sin da subito, ha capito che era anche la mia. È da lì che non ho mai smesso di rincorrere quello che per me oggi è diventato il mio lavoro...nonché la mia più grande passione. Non credo ci sia un perché, è qualcosa che è nel DNA...ce l'hai dentro".

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Hai fatto altri sport da piccola?

"Come sport ho sempre, e solo, fatto calcio"

La gioia sportiva più grande della carriera?

"Quando, a soli 14 anni, ho ricevuto la convocazione in under 18 (esistevano allora solo under 18 e nazionale maggiore); la mattina mia mamma mi venne a dire appunto della convocazione e io, avendo quel giorno la febbre, non avevo capito granché...solo due giorni dopo avevo potuto constatare che non era qualcosa che avevo sognato, ma che era tutto vero".

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Perché hai girato cosi tante società?

"Si, ho girato parecchie squadre, credo sia un modo anche per metterti sempre in gioco e mettersi alla prova...non è mai facile cambiare squadra, compagne, moduli di gioco e città ed è per questo che mi piaceva farlo...amo tutto ciò è difficile da raggiungere e superare, credo di esserci riuscita".

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Hai fatto tutta la trafila con la maglia azzurra, come mai poi la tua storia con la nazionale si è interrotta?

"Durante la carriera di un atleta, ci sono dei buoni periodi e altri negativi, e non solo calcistici...ho interrotto la nazionale mentre attraversavo un periodo negativo della mia vita, si devono fare delle scelte e senza nessun rimpianto le ho fatte dando priorità ad altre cose. Dopo i 30 anni l'esigenza di crearsi una famiglia e un lavoro al di fuori del calcio hanno avuto la meglio, e oggi mi ritrovo con la mia bellissima famiglia...con un compagno meraviglioso e con la nascita da soli 5 mesi del piccolo Thomas. Ho ripreso la mia grande passione che continua ad essere il calcio".

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Il maggior rimpianto?

"Non so se si possa definire rimpianto, ma ho sempre sognato sin da piccola di poter giocare i mondiali".

In pochi aggettivi, che calciatrice è Simona, a parte avere un gran fiuto del gol?

"La calciatrice Simona credo che si contraddistingue per una buona tecnica, padronanza calcistica e un buon sinistro, visione di gioco e una concezione del tempo e spazio che nel calcio hanno una grande importanza in tutte le situazioni di gioco. In più qualche gol lo faccio...".

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Rifaresti tutto quello che hai fatto?

"Assolutamente si, non rinnego niente di ciò che ho fatto e lo rifarei esattamente così".

Il sogno nel cassetto?

"Diciamo che sono molto più pratica che sognatrice e per quest'anno mi auguro un buon campionato con il Cuneo e di toglierci qualche bella soddisfazione...la mia personale può essere quella di contribuire il più possibile a far si che ciò avvenga".

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Ora che sei diventata mamma come gestisci i tuoi impegni con gli allenamenti?

"Ora che faccio la mamma a tempo pieno e la calciatrice cerco di far combaciare le due cose, con il bimbo mi devo solo organizzare quelle ore che manco per l'allenamento e ho la fortuna di avere l'aiuto del mio compagno o comunque di qualcuno della mia famiglia che dalla Sardegna viene ad aiutarmi...il resto del giorno mi posso godere mio figlio a 360 gradi, ed è ancora più bello finire l'allenamento e sapere che lui ti aspetta a casa".

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Nella vita di tutti i giorni cosa fai, mamma a parte?

"A parte fare la mamma, mi piace anche curarmi e occuparmi del mio corpo, vado in palestra, adoro fare le unghie e amo lo shopping. La sera, quando non c'è allenamento, la passo con la mia famiglia oppure a cena con qualche amica".

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Cosa farai da grande, una volta appese le scarpe al chiodo?

"Non nego che mi piacerebbe poter rimanere nell'ambiente, ma sotto un altro aspetto, non sono portata per allenare, preferirei qualcosa al di fuori del calcio giocato, mi piacerebbe molto poter fare la giornalista sportiva o la commentatrice".

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Consigli per una ragazza che vuole iniziare a giocare a calcio?

"I consigli per una bambina che vorrebbe giocare è di inseguire sempre il proprio sogno, ma di farlo sempre con umiltà e cercando di essere sempre se stessi, perché, a mio parere, solo chi è se stesso è libero di fare ciò che ama. Lo sport ha tanti valori e, a prescindere dal calcio, credo che tutti i bambini piccoli dovrebbero praticare sport perché aiuta la mente ancor prima del corpo. Ci aiuta a socializzare e a relazionarci con le persone".

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Hai fatto anche campagne pubblicitarie e servizi fotografici. Mai provato imbarazzo?

"Si, ho fatto diverse campagne pubblicitarie e servizi fotografici, mi sono innanzitutto divertita tanto, ma credo che purtroppo ancora si prenda troppo poco in considerazione la calciatrice donna e su questo dobbiamo ancora lottare. No, assolutamente nessun imbarazzo, mio padre di mestiere fa il videoperatore e sin da quando avevo 3 anni ho sempre avuto la telecamera e la macchina fotografica puntate...diciamo che mi sento abbastanza a mio agio...e mi piace".

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Essere una bella donna ti ha aiutata a fare spot a favore del calcio femminile?

"Si, in tante situazioni la bellezza può aiutare, ma credo che la cosa più importante sia assolutamente saper praticare ciò che dici; una bella donna può essere bella, ma nel lavoro bisogna anche saper parlare e confrontarsi con il mondo esterno altrimenti la bellezza non basta".

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Lo stato di salute di questa disciplina in Italia? E come potrebbe crescere ancora il calcio rosa?

"In Italia ancora ci stiamo battendo per far capire che il calcio è anche donna e che una bella donna si infila le scarpa da calcio e mette la divisa. Solo a quel punto diventa un terribile maschiaccio dentro un rettangolo verde. Per me è così".

Hai già pensato di allargare ulteriormente la famiglia?

"Si, credo di provare, fra due anni almeno, ad avere il secondo figlio...mi piace la famiglia allargata".

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Ti ci vedi in futuro a portare tuo figlio al campo di allenamento e alla partita di allenamento?

"Se mio figlio un giorno dovesse dirmi che gli piace il calcio ne sarei felice, ma sicuramente senza nessuna forzatura...Certo che lo porterei sui campi e sarei felice di vederlo giocare...è sempre stato il mio sogno, ma deve essere sicuramente una cosa naturale".

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I tuoi progetti futuri a breve e medio termine?

"Per ora, farò la stagione al Cuneo e ci metterò tutta la mia voglia e volontà di far bene...il prossimo anno si vedrà e, perché no...magari mi piacerebbe più avanti anziché giocare...parlare di calcio, magari davanti ad una telecamera..."


foto di Rana, Fabio Fazzari e Mara Ramella, Luca Schiavon

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Settembre 2016 22:08
 

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