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Intervista a Diego Pistacchi, autore del libro "Cosa ha fatto il Genoa?" PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabiana   
Sabato 17 Novembre 2018 16:43

Tags: Claudio Onofri | Claudio Testoni | Cosa ha fatto il Genoa | Diego Pistacchi | Fabrizio Calzia | Fokaccia | Galata Edizioni | Genoa | Silvano Martina

In attesa della presentazione del suo libro (lunedì 19 novembre presso Fokaccia ore 17.30), pubblichiamo la piacevole intervista che Diego ha rilasciato con entusiasmo a Sevenpress.

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Diego Pistacchi, 49 anni, è giornalista, caposervizio del Giornale della Liguria.

Come nasce l'idea di scrivere questo libro?                            "Nasce principalmente dalla passione comune con l'editore per il Genoa. E dalla più classica delle domande... ti ricordi quando?... che puntualmente interrompe ogni conversazione appena si parla di Grifo. Quando poi si torna indietro di tanti anni, al Genoa della propria infanzia, i ricordi mettono più facilmente i brividi. A forza di ricordare episodi è uscita la frase: "Ci sarebbe da scrivere un libro”. Lui mi ha chiesto se avessi voluto farlo. Gli ho detto sì senza neppure pensarci un attimo"

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Quanto hai lavorato alla stesura e l'editore Calzia ti ha dato una mano?
“L'idea è nata in primavera. Il lavoro vero e proprio è partito in estate con la prima ricerca dei contatti, le interviste ai protagonisti di quel Genoa. La stesura è stata la parte più rapida. Ma scrivevo anche di notte, appena avevo un attimo libero. Ho ancora sulla scrivania i block notes di appunti incasinati. Credo non li butterò. 
Fabrizio Calzia, l'editore, mi ha dato una grossa mano sia inserendo alcuni box con flash dei suoi ricordi, sia incitandomi a scrivere tutto di getto, senza pensare all'organizzazione del libro. Aveva perfettamente ragione”
 
Quanto è difficile scrivere un libro sul Genoa?
“Tanto e niente nello stesso tempo. Tanto difficile perché senti la responsabilità di non sbagliare nulla. Perché i genoani sono preparatissimi e giustamente implacabili a individuare ogni virgola sbagliata. Per niente difficile perché tutti i giocatori di quel Genoa, l'allenatore Gigi Simoni, Gianni Fossati, il figlio di Renzo, mi hanno dato una mano enorme, raccontandomi tutti quei piccoli e grandi segreti mai usciti dallo spogliatoio”
 
Perché hai scelto il titolo "COSA HA FATTO IL GENOA?" GLI ANNI DI MARTINAROMANOTESTONI? 
“Doveva essere soltanto MARTINAROMANOTESTONI. Per dare il senso di quella formazione che aveva fatto un pezzo di storia rossoblù e regalato tanti sogni. Poi, tra un ricordo e l'altro è emerso quello che ci ha convinti a cambiare il titolo in COSA HA FATTO IL GENOA? Gianni Fossati ci ha concesso di riprodurre uno dei suoi ricordi più cari: il foglio su cui suo papà, in punto di morte, scriveva quello che riusciva ai familiari. L'ultima cosa che ha scritto, con mano tremante e affaticata, è stata quella domanda. Che è poi è la domanda simbolo di quella generazione, di quegli anni, quando si andava alla ricerca di qualcuno cui chiedere cosa avesse fatto il Genoa”
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Cosa vuoi trasmettere al lettore con il tuo libro?
“Spero di trasmettere le stesse emozioni che ho vissuto io nel raccogliere le testimonianze e nel trascriverle. Ci sono moltissimi episodi totalmente inediti. Alcuni hanno lasciato di stucco anche me. Sono andato a cercare nelle raccolte dei giornali dell'epoca perché mi sembrava impossibile che non fossero uscite alcune cose. Invece era proprio così. Ma ripeto, l'obiettivo è quello di tornare tutti indietro a quegli anni, per regalare a chi li ha vissuti qualche dettaglio in più raccontato dai diretti protagonisti, e magari per raccontare a chi non era ancora nato un Genoa e un calcio molto diversi”.
 
Degli anni di Martina Romano Testoni qual é il ricordo più bello che hai?
“Un ricordo ce l'ho nell'armadio. E' la maglia verde da portiere che mi regalò Silvano Martina. Per me, dodicenne che giocava in porta, un sogno. Ma ce ne sono tantissimi, quasi tutti legati alle domeniche trascorse insieme a mamma e papà allo stadio, in quel meraviglioso, romanticissimo e sempre pienissimo stadio che era il vecchio Ferraris. Molti di quei ricordi li ho rivissuti con i miei idoli di allora. Le emozioni di cui ti parlavo”
 
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Lunedì da Fokaccia ci sara la presentazione del libro. La prima di tante? 
“Lo spero. Anche se mi sa che occorrerà aspettare qualche giorno che arrivi almeno una seconda tranche di libri. Siamo usciti a metà settimana nelle edicole, nelle librerie e al Genoa Store e siamo già alla prima ristampa”.
 
Tra i presenti ci sarà Onofri. Di Claudio in versione calciatore cosa ammiravi?
“La sua lentezza. Mi permetto di scherzare perché è un amico e lavorando al libro ci siamo fatti delle risate sui ricordi che Jan Peters aveva di lui. Claudio era un libero eccezionale, con una classe e un'eleganza incredibile. Quando usciva palla al piede, a testa alta, sembrava che si fosse allenato a Oxford. Poi per fortuna aveva l'altra caratteristica, quella che mi faceva impazzire: un grande quando sbroccava contro arbitri e avversari. Un tifoso in campo”.
 
Del Genoa attuale cosa ti senti di dire?
“Dico Forza Genoa. Che può sembrare banale, ovvio. Eppure non lo è. Lo sarebbe stato per quel Genoa di 35 anni fa. Quando si tifava e si difendeva a spada tratta, a prescindere, chi indossava la maglia, chi sedeva in panchina. Questo è un Genoa che ha dei buoni valori che finora non ha mai espresso appieno. Neppure a inizio campionato quando vinceva con le squadre oggettivamente meno forti”
 
Siamo nella settimana che anticipa il derby. Che match ti aspetti?
“Prima di un derby provo sempre a ripetermi che è l'unica partita per la quale firmerei prima il pareggio. Perché l'incubo di perderlo è troppo più grande della gioia di vincerlo. Me la racconto per qualche minuto, perché poi ripenso alle vittorie e mi do del belinone. Degli avversari temo quel loro giocatore che da decenni non siamo mai riusciti a comprare. Dal Genoa mi aspetto una partita attenta come quella con il Napoli, magari con una partenza attenta ma meno sprint per non rischiare di finire senza benzina”.
 
Altri libri in cantiere?
“In cantiere no. Ma scrivere mi piace. E' sempre stata la mia passione anche quando al liceo prendevo regolarmente 5 nei temi, con il prof che ogni volta riusciva a trovare qualcosa che non andava. Ho la fortuna di farlo per mestiere. Sul Genoa questo è il secondo libro, vedremo se smentirò il proverbio o meno”.
 
Fabiana Rebora
Ultimo aggiornamento Sabato 17 Novembre 2018 17:09
 

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