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Alessandra Pesce ‘ricomincio da me’! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 05 Giugno 2019 21:17

Tags: Alessandra Pesce | Elisabetta Preziosa | Erga Edizioni

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Due libri a 22 anni, scritti per voltare pagina.

Un amore per la ginnastica artistica spento da due gravi incidenti di percorso per Alessandra Pesce con il sogno nel cassetto di un oro ai campionati nazionali che non è mai arrivato e un’Olimpiade che rimane svanito. Ma il cassetto della giovane genovese è pieno di idee, i libri della casa editrice Erga Edizioni sono solo l’inizio della nuova vita. Nel 2014 esce ‘Sogna, vola...piccola farfalla! – Ginnastica artistica, una passione, una ragione di vita’, con prefazione di Elisabetta Preziosa, ginnasta Olimpionica a Londra 2012. A febbraio di quest’anno, è la volta di ‘La magia del prossimo volo – Ginnastica artistica, la passione tiene vivo il sogno’, stavolta con prefazione affidata ad Asia e Alice D’Amato, nazionali azzurre del progetto Road To Tokyo 2020.

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Parliamo di queste due opere.

“Ho cominciato a scrivere questo diario, che non è un vero diario, come uno sfogo, mancava un pezzo alla mia vita, da lì è arrivata la pubblicazione del primo libro, e, dopo il secondo grave infortunio, quella del secondo, che è in pratica la continuazione di quello che avevo lasciato in sospeso. Quando sono in giro a presentare l’ultimo, molti vogliono comprare questo, ma poi tornano indietro anche per il primo. Se pensiamo che il primo libro è giunto alla sesta ristampa, mentre il primo, da poco in distribuzione, è alla seconda, in due mesi, di sicuro c’è stato un rilancio. Ora, il libro non è disponibile in molte librerie e deve essere prenotato, so che Amazon o Prime, lo promuovono insieme come pacchetto a un prezzo scontato. Il primo libro, non sapevo nemmeno se fosse degno di diventare un libro. Dopo il primo, in tre mesi, ripresi ad andare in palestra, ovviamente non scrivevo nulla del mio vivere quotidiano, quando mi fermai per il grave infortunio, decisi di fare una sorta di rewind per ripetere le mie sensazioni in ordine cronologico”.

Hai praticato altre discipline da ragazza?

“Da bambina e ragazzina, a parte la ginnastica, che entrò nella mia vita quando avevo appena due anni e mezzo, ho provato altri sport come il nuoto, che portai avanti in parallelo fino a quando dovetti fare la scelta di passare all’agonismo, ma ho praticato anche arrampicata, vela, sono anche una sciatrice, ma avevo in pratica il divieto di poterlo fare”.

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Ma come stai fisicamente e che cosa stai facendo in questo periodo?

“Il ginocchio non va benissimo adesso, sono praticamente senza cartilagine, ho ancora delle visite in calendario. La mia attività sportiva è limitata, diciamo che la mia vita quotidiana normale è riempita solo a metà. Sono tenace, positiva, perseverante, testarda, in un gruppo sportivo creo unione. Attualmente, mi sto dedicando a un nutrito gruppo di bambine e sono nel mondo della mia ginnastica artistica. Ho frequentato anche il corso per diventare giudice di gare di primo grado, sui quattro previsti, il secondo grado vale per il Nazionale, il terzo è quello internazionale e poi c’è quello intercontinentale, ma ogni step lo potrò superare ogni quadriennio dopo l’anno olimpico. Ora ho l’idea di buttarmi nel mondo dei tuffi, per fortuna si tratta solo di passare una parte teorica e non pratica, altrimenti non potrei, ma finché non esiste l’impatto con l’acqua la specialità è un mix combinato con la ginnastica artistica. Vorrei fare un tirocinio universitario dedicato alla sezione tuffi”.

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Ma Alessandra, cosa farà da grande?

“Ho tante idee, ma da grande, di sicuro, vorrei diventare giornalista sportiva, Sky sarebbe l’ideale perché si trattano tutti gli sport. Reputo affascinante potere intervistare gli atleti perché, come è capitato a me, dietro a ognuno di loro, c’è una storia particolare da raccontare, in modo diverso da quello che sono i risultati, amo sentire quello che hanno da dire e poi potrei raccontarle ad altri, agli ascoltatori. Ho finito il primo triennio all’università in Scienze Motorie, ma sono a metà del cammino per il biennio conclusivo”.

Come ti rapporti con le ‘tue’ bambine della ginnastica?

“La mie bambine del Centro Ginnico Ansaldo, che vanno dall’età più piccola alle più grandicelle, mi chiamano maestra, con loro so di stare bene, è il mio ambiente. Capita che mi facciano domande continue su quanto mi è accaduto nel recente passato, vogliono sapere la mia storia. Quando si fanno male, mi chiedono spesso come potrebbero superare e recuperare velocemente, il mo consiglio è quello di superare le loro paure, se quel determinato esercizio ti ha portato l’infortunio, devi sempre ripartire da lì. Non sai mai quanto è il limite e, solo riprovando, lo capirai. Da bambina c’ la giusta incoscienza, quando si cresce non vuoi correre gli stessi rischi, ma ci deve sempre essere la voglia di mettersi in gioco”

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Cosa ti rimane di incompiuto?

“Il mio sogno, sin da piccola, è sempre stato quello di arrivare un giorno alle Olimpiadi, ho vinto due titoli italiani ai campionati nazionali Endas, mentre con la federazione sono arrivata settima per tre decimi. Un’inezia. Quello è il mio rammarico maggiore. Le avversarie erano tutte forti, io ero la più piccola in assoluto, quando sei li e non vinci non ci sono scusanti. Devi fare bene. La mia vita era tutta casa e palestra. Prima tre ore a settimana da piccola, con l’agonismo diventarono tre ore al giorno, sabato compreso. Ma era la scelta mia. Mi rimane sempre il dubbio di aver affrettato il recupero per l'infortunio al ginocchio del 2016, dovevo star ferma due settimane, invece rimasi soltanto immobile per dieci giorni, i medici mi hanno sempre detto che quello non aveva inciso, perché ero in tutti i casi un’atleta soggetta a quel tipo di problema. Mi sono sempre sentita derubata da qualcosa e l’ho sempre vista come se la natura mi avesse sottratto qualcosa in maniera un po’ cattiva. Avrei voluto vincere quel titolo italiano che mi era scappato per quei tre decimi, mi è rimasto l’amaro in bocca per come si è conclusa malamente la mia carriera”.

 

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