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Il terzo tempo nello sport: una prerogativa del rugby PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 13 Settembre 2019 11:07

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In quali sport?

 

Il terzo tempo è un termine che si è diffuso sempre più negli ultimi anni, ma, da sempre, è

la prerogativa del mondo del rugby. Altri sport hanno provato a scimmiottarlo per poi

abbandonarlo. Lo si chiedeva, a livello federale, per rimettere pace dopo essersele date di

santa ragione, sportivamente parlando, a fine match, si è provato nel calcio per mettere

fine a episodi contestati e per non esasperare la violenza anche sugli spalti tra le tifoserie

avversarie, ma è stato accantonato perché non è mai stato spontaneo, ma solo dettato da

forzature di imposizione regolamentare. E’ ancora usato nella pallavolo, dove non esiste il

contatto fisico tra atleti, ma solo come saluto di fine gara, esiste nel basket, ma è un modo

diverso inteso come tecnica di tiro, nel calcio si adotta a livello giovanile e femminile per

dar vita a una sorta di fair-play. A fine match, infatti, i ragazzini si ritrovano a bordo

campo per uno spuntino con pizzette, panini e bibite. Il tutto è anche ben raccontato sul

blog L’Insider.

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Le origini

Come detto prima, è il rugby a farla da padrone, vediamo ora cosa ci dicono la storia e le

origini di questo terzo tempo nel mondo della palla ovale.

Il terzo tempo, dal francese Troisième mi-temps, è, nel rugby tradizionale a 15 giocatori,

l’incontro dopogara tra i giocatori delle due squadre. Un momento conviviale di

socializzazione tra i giocatori, a cui spesso partecipano anche le loro famiglie e i tifosi.

Nell’ambito sportivo d’Oltremanica si svolge presso la Club House della squadra

ospitante la partita.

La tradizione del terzo tempo è da sempre radicata nel rugby e la decisione di sospenderlo

o di non mantenerlo con regolarità durante la Coppa del Mondo in Francia nel 2007, a

causa degli spostamenti delle squadre, causò un forte disappunto con le proteste di molti

giocatori, di tutte le nazionalità presenti. Storica l’affermazione dell’ex rugbista e

allenatore della nazionale azzurra Marco Bollesan che disse ‘nella Coppa del Mondo 1987

il terzo tempo ci servì a compensare in birra quello che avevamo preso sul campo contro

gli All Blacks: 70 punti’, chiosando che, senza il terzo, non avrebbe giocato né il primo né

il secondo tempo.

 

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La tradizione

La tradizione prevede che nei momenti di aggregazione del terzo tempo vengano

normalmente offerti prodotti della zona che ha ospitato l’evento sportivo, senza

dimenticare le bevande alcooliche, parliamo in questi casi di vino nei Paesi come Italia e

Francia, per passare alla birra nel mondo anglosassone (Regno Unito, Australia, Nuova

Zelanda, per non dire poi di eccezioni come la partita disputata dall’Italia in Siberia

contro l’allora Unione Sovietica dove non poteva di certo mancare, complice l’ospitalità e

l’ambiente gelido, la vodka.

Tra le perle ‘italiane’, ricordiamo che nell’edizione del 2015 di Masterchef Italia 4, gli

aspiranti cuochi si recarono in Irlanda a cucinare un intero menù per una cinquantina di

rugbysti a bordo campo, valutati alla fine dagli atleti stessi per la scelta della squadra

vincente della prova sotto gli occhi vigili degli chef stellati Carlo Cracco, Bruno Barbieri

e Joe Bastianich.

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Settembre 2019 13:03
 

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