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Romano Battisti: l'argento olimpico si racconta a Sevenpress PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Lunedì 24 Settembre 2012 20:47

Tags: Alessio Sartori | Romano Battisti

Alessio Sartori Romano Battisti FISa

A Londra, succede quello che non ti aspetti. Dal nulla, contro tecnici e critici, la coppia Alessio Sartori - Romano Battisti sale sul podio. Il tandem delle Fiamme Gialle funziona come un metronomo, in barba a tutti, e porta a casa uno splendido argento. L'atleta di Priverno ha 26 anni e ancora molte stagioni da protagonista, in attesa di prendersi la rivincita a Rio 2016 e puntare all'oro.

Quali sport hai praticato da ragazzino e il canottaggio quando lo hai iniziato?

"Ho fatto un po' tutto: nuoto, scuola calcio, ciclismo, basket, ma solo per la voglia di fare sport, per divertirsi. Ho iniziato tardi a praticare il canottaggio, quando avevo 15 anni, mentre solitamente si inizia a 10 così costruisci qualcosa per arrivare a 16 e 17 e disputare le prime gare juniores. Sono stato penalizzato, ho saltato le prime due stagioni, non partecipando ai primi mondiali junior, mentre sono riuscito a presentarmi al via per la terza stagione della categoria. Non conoscevo questo sport, abitando in un piccolo paese, ma a 30 km c'era Sabaudia. Scoprii questo sport solo grazie a un amico che praticava canoa e per noi del posto era una novità, eravamo curiosi. Iniziai chiedendo informazioni, mi presentai, ma per la mia altezza mi dissero che sarei andato meglio nel canottaggio. Comincià come un gioco. Entrai nel Corpo Forestale dello Stato in età giovanile, poi fui trasferito a Roma, presso il Circolo Canottieri Aniene e lì ho iniziato a vivere da professionista, arrivando nel momento in cui la squadra si preparava per l'Olimpiade e il Mondiale societario in otto. Per me era stimolante e divertente, uscivo in barca con i grandi campioni per migliorare tecnicamente e atleticamente. Il singolo mi ha fatto rendere conto i miei valori. A livello nazionale, infatti mi sono sempre difeso bene. Ho vinto i Mondiali nel 4 con di cui ho un bellissimo ricordo perché eravamo un equipaggio affiatato, con l'8 arrivai terzo. In carriera ho vinto anche una Coppa del Mondo nel 2 a Lucerna".

 

doppio senior ph m.crispi

La tua prima gara, quali emozioni provavi?

"Fu sul lago di Vico, mi capita spessi di rivivere quella emozione in doppio. Ero con un mio carissimo amico che ha perso la vita in un incidente stradale. Eravamo in coda, cercavamo di evitare l'ultimo posto e ci prendevamo in giro con quelli vicini a noi per non finire in fondo. Dalle sconfitte ho imparato a raggiungere i risultati. Nella vita e in carriera ho avuto molte sconfitte, mi sono rimboccato le maniche, a testa bassa. Ho patito il fatto di non essere mai messo in evidenza, non mi tenevano in considerazione. Ho un tipo di voga particolare, non bello da vedere, e da fuori non guardavano al risultato, ma all'aspetto estetico. Mi dicevano che remavo male e quindi non venivo visto come atleta valido, altri tecnici mi dicevano invece che da come mettevo la pala in acqua e il feeling che avevo era giusto investire. Pian piano sono riuscito a emergere. Crescendo molto in altezza, non avevo flessibilità per questo sport ed ero molto rigido con la muscolatura, ma con la testardaggine ci sono riuscito. Mi dicevano che dovevo fare due ore di stretching al giorno e che per me sarebbe stato impossibile. Ora ci riesco, grazie a costanza e impegno. Mi sono comprato persino dei libri per allungare muscoli".

Parlami di sogni, delusioni e gioie in carriera

"Sogno? Ho sempre desiderato vincere l'Olimpiade, la conquista della medaglia mi ha fatto rivivere momenti del sogno. A un certo punto eravamo in testa, era il sogno di ogni mattina. La delusione più grande è per come sono stato trattato nei raduni precedenti, l'anno scorso il direttore tecnico mi disse 'sei stato bravo, come riserva vai bene'. Ne venivo da una situazione familiare difficile, ero stato un anno fuori da casa. Sono riuscito a gare una grande cosa, a prendermi una grande rivincita. Il sistema mi ha trattato cosi male. Dovevo essere considerato come ateta almeno, magari non per vincere, ma per provarci. Perchè non investire su chi ha dimostrato il proprio valore nelle gare? Eravamo rimasti fuori in tre, tra cui Alessio e Domenico Montrone. Tra me e Alessio ci sono dieci anni di differenza, è stato molto importante per me. Abbiamo due caratteri diametralmente diversi. Lui silenzioso, io istintivo e giocherellone. Lui è molto bravo a tenermi concentrato. Ha creduto in me. Lui è un grande capo voga, ha fatto un grande passo di umiltà accettando che diventassi io il suo capovoga. Questo ha fatto crescere entrambi. Facciamo parte di una grande società, le Fiamme Gialle. Una volta fuori dalla Federazione, noi potevamo provare il doppio per Lucerna e sfidare gli altri equipaggi azzurri. Superati gli step, siamo andati a Lucerna e ci siamo qualificati. Non mi sono tolto dei sassolini, ma dei macigni".

 

allenamento1 ph m.crispi

Il villaggio olimpico cosa rappresenta per un'atleta?

"Noi siamo stati fortunati a vivere al di fuori, dove c'erano soltanto canoa e canottaggio. Il Villaggio di Londra è bello, anche troppo. Ma per noi è stato fondamentale per stare più tranquilli e concentrati sulla gara".

Prima della partenza per Londra, cosa ti aspettavi, dove pensavi di arrivare?

"Sapevamo che eravamo almeno in otto a puntare alla medaglia. Una volta giunti in finale ci saremmo giocati tutto e ci siamo detto 'quello che viene viene'. Eravamo rilassati e tranquilli e prima dello start mi sono detto 'vatti a regalare la medaglia d'oro'. Ci credevo dal primo giorno quando iniziammo questo progetto. Non mi sono allenato tanto per...e l'argento vale per quanto c'è stato intorno. Ero alla mia prima olimpiade e vincere l'argento mi spinge a investire per l'oro a Rio. Alessio aveva già vinto due medaglie olimpiche, un oro e un bronzo, con me ha completato il medagliere. Al canottaggio dedico parecchio tempo, soprattutto in questo anno olimpico. Ho avuto la fortuna di avere molto vicino mia moglie, la nostra famiglia. Sei ore di allenamento ogni giorno. La maggior parte massacranti, tanto da essere abbattuto fisicamente dopo cena e non riuscire ad alzarsi dalla tavola. Anche lei è stata ripagata dei sacrifici. E' stato un lavoro di squadra. Dopo l'europeo di Varese e i campionati italiani mi godrò un mese di meritata vacanza. L'anno prossimo dobbiamo divertirci per il Mondiale in Corea".

Massimo Tagliabue

foto (M. Crispi)

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Settembre 2012 11:19
 

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