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Il progetto innovativo di Roberta Antignozzi PDF Stampa E-mail
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Domenica 28 Luglio 2013 11:34

Tags: Inter | Roberta Antignozzi | Sognando Beckam

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Il progetto innovativo di Roberta Antignozzi che potrebbe rappresentare una svolta, una strada da seguire, per far decollare finalmente il calcio femminile.

Quando hai iniziato a giocare a calcio e cosa ti ha spinto a praticare il calcio femminile?

"Ho iniziato a giocare a calcio all'età di 6 anni, non so bene perchè, ma appena vedevo un pallone non capivo più nulla, I miei cugini mi facevano giocare a calcio sotto casa alimentando la mia passione che i miei genitori non hanno soffocato. Così, ho giocato fino a 10 anni con gli amici del Moricone e poi sono andata a fare un provino alla Lazio. Non c'era ancora un settore giovanile e mi sono allenata con la squadra di C. Quando sono arrivate altre ragazzine abbiamo partecipato a un torneo di calcio a 5 UISP, vincendolo pure. Da lì, è iniziata la mia avventura in questo mondo che non si è ancora conclusa"

Il tuo curriculum

"Dal 1989 al 1994 ho pulcini ed esordienti nella squadra maschile del Moricone, dal 1994 al 2003 Lazio in tutte le leve dagli esordienti alla prima squadra, conquistando lo scudetto con l'Under 20 e la prima squadra. Dal 2004 al 2006 sono passata alla Roma in serie A2 e B, nel 2006 / 2007 il passaggio all'ACF Inter in serie C, l'anno successivo con l'ACF Milan in serie A, quindi il ritorno all'ACF Inter nel doppio ruolo di calciatrice e allenatrice delle giovanissime. Nel 2009 / 2010 sono passata all'Alessandria in serie A2, nel 2010 / 2011 serie B con la Res Roma, conquistando la promozione in A2 e nel dicembre 2011 il ritorno all'Alessandria. Nel 2012 al 2013 ritorno all'Inter con promozione in serie A e ora i saluti per addentrarmi nel mio progetto"

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Il ricordo più bello e il più brutto in carriera?

"Di ricordi belli ne ho tantissimi, dico lo scudetto vinto con la Lazio. Ho giocato poco, ma ero nella squadra dei fenomeni. Giocare al fianco di Rita Guarino valeva uno scudetto, ma vincere ai rigori uno spareggio è un'emozione unica. Correre per il campo, abbracciare il mister e le compagne. Abbiamo festeggiato a lungo, brindato, cantato e ballato. Bellissimo. anche se devo dire che c'è qualcosa che eguaglia quell'emozione, vedere la passione e la felicità nelle bambine che alleno! Il ricordo più brutto? I tanti infortuni che mi hanno tenuta lontana dai campi di calcio. E' brutto star fuori, ma ho acquistato più forza ed ho ricominciato sempre da zero"

Quanto è cresciuto il calcio femminile e quali correttivi si possono applicare per dare più visibilità al movimento?

"Purtroppo, non vedo questa grande crescita. Dieci anni fa molte squadre rinunciavano ai campionati nazionali e molte società anche vincenti fallivano. Oggi succede la stessa cosa. Forse, ci sono più settori giovanili, ma se vogliamo far crescere questo sport bisogna popolarsi di persone che lo portino avanti con passione, senza pensare ai loro interessi. Il calcio femminile è cresciuto ovunque, ma non in Italia, segno che dobbiamo cambiare totalmente. A parte entrare nel maschile professionistico, credo che dai vertici alle società, alle calciatrici, si debba iniziare a essere professionali. Fare sport è uno stile di vita a prescindere dalla categoria ed invece vedo società che si vantano di essere professionistiche e poi in realtà hanno organizzazioni da oratorio, senza voler screditare gli oratori. E' da qui che dobbiamo partire, fare le cose professionalmente, circondarsi di persone valide ed investire molto sulle ex calciatrici. Loro conoscono questo ambiente e sanno come poterlo migliorare. Io ne vorrei vedere di più anche sulle panchine, a dirigere squadre importanti"

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Dopo aver raggiunto la storica promozione con l'Inter hai deciso di rinunciare alla A, come mai?

"Perchè per me non conta la categoria in cui gioco. La cosa importante è trovare un ambiente di qualità, arrivare al campo col sorriso e trovarsi bene. La mia serie A sarà vedere crescere le mie bambine e giocare al fianco di ragazze che ho allenato quando erano piccole. Sarò una specie di chioccia e poi la serie A è li, come un sogno, noi siamo delle sognatrici"

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Parlaci del tuo progetto

"Il progetto 'Sognando Beckam' nasce dal cuore e dalla mente mia e di altre due persone, il mio Vicepresidente Alessandro Curioni e Luca Russo. Io volevo creare una realtà diversa, un ambiente sano dove pensare esclusivamente a far crescere le bambine attraverso lo sport. Alessandro, uomo molto generoso, preparato e disponibile, voleva dedicarsi agli altri ed ha colto l'occasione per aiutarmi, avviando tutta la parte 'sociale' del progetto, quella più importante. Luca è una persona umanamente straordinaria e anche lui desideroso di fare qualcosa di importante per gli altri. Ci siamo trovati e abbiamo messo su uno staff societario composto da persone fantastiche. Il progetto è molto importante. Ci saranno tutor che seguiranno le ragazze nello studio, una navetta passerà a prendere le ragazze e le porterà al campo, dove studieranno seguite da docenti. Poi, avremo uno staff di psicologi (psicologa dell'età evolutiva e dello sport) e nutrizionisti che formeranno lo staff tecnico perchè riteniamo sia fondamentale sapere come approcciare con le varie età e problematiche (psicologi) e seguire le ragazze sotto il profilo dell'alimentazione. Ovviamente queste figure saranno a completa disposizione delle ragazze. Poi, le ragazze potranno fare vari corsi, certificati, come quello di informatica e di lingue (con docenti di madrelingua inglese e spagnolo). Il discorso delle lingue poi si riallaccia all'aspetto calcistico perchè faremo dei gemellaggi con delle squadre europee e americane, accogliendo loro e poi andando noi da loro, perchè voglio far vivere alle ragazze esperienze bellissime che ti lasciano emozioni uniche non solo dal punto di vista calcistico, ma anche, e soprattutto, umano. Imparano meglio le lingue, convivono per qualche giorno con ragazze di diverse culture. Il progetto è stato appoggiato dalla provincia di Milano e ne hanno già parlato molti siti di sport e la Gazzetta dello sport. Ma il meglio deve ancora venire"

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Sei ormai vicina al matrimonio con Max Bertolani, presentaci lui e come vi siete conosciuti

"Lui è semplicemente il mio compagno, Non amo presentare il mio uomo come 'personaggio', lascio agli altri questa visione. Ci siamo conosciuti nella GS Roma calcio femminile nel 2005, era il mio preparatore atletico e ci siamo innamorati. Da lì in avanti non ci siamo più lasciati, conviviamo dal 2006, felicemente, come una coppia normale, senza vizi nè grilli per la testa, semplicemente Roberta e Max"

La vostra storia fa pensare che la differenza di età non esiste

"La differenza di età? Mi fa ridere questa cosa. Beh, l'amore non chiede i documenti! Credo che l'amore non abbia età, se stai bene con una persona, se condividi le stesse passioni, se ami i pregi e accetti i difetti dell'altro, se sei felice e soprattutto raggiungi la serenità, l'equilibrio. Dimmi cos'è l'età di fronte a tutto questo? Nulla, semplicemente nulla"

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Chi è Roberta Antignozzi nella vita di tutti i giorni?

"Credo di essere una persona molto semplice, grintosa e leale. Non amo molto parlare di me, credo di avere qualche pregio e moltissimi difetti, ma fondamentalmente mi ritengo una bella persona. Faccio la personal trainer a tempo pieno e mi piace moltissimo vedere nelle persone i risultati del 'nostro' lavoro insieme, diciamo che la vivo più come una missione che come lavoro. Far raggiungere a una persona un obiettivo stabilito mesi prima è davvero soddisfacente. Inoltre, curo la preparazione fisica della Football Academy del mio compagno di cui sono Vicepresidente. Insomma, una sportiva con la S maiuscola. Semplicemente sportiva"

Il tuo sogno nel cassetto?

"Ne ho tanti in questo momento...diciamo che vorrei veder crescere sempre più il progetto 'Dreamers' senza scendere nei dettagli. Vedere una mia bambina diventare donna e realizzarsi nel lavoro e nello sport. Il mio sogno è aiutare le bambine a realizzare i loro sogni.

CLAUDIO TAGLIAPIETRA

 

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