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CONVEGNO GIOVANI E LAVORO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 13 Settembre 2013 19:28

Tags: Regione Liguria

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L’Assessore al bilancio e alla formazione della Regione Liguria, Sergio Rossetti rileva che “in Italia purtroppo il lavoro manuale è stato svalutato.

La risposta che la politica deve dare è di capire come si possa trasformare questa cultura, indirizzando il sistema scolastico e formativo in un sistema più ampio di lavoro e di economia. In Liguria la filiera di produzione deve essere declinata con il mercato dei servizi costituito dalla scuola, dalla formazione e dalla ricerca. E’ fondamentale un’offerta scolastica formativa continua e modulata sulle richieste e ricerche da parte delle imprese. In Italia esistono percorsi formativi decennali plurimi ed il mercato della lavoro e della scuola soffre di questa situazione. Questo orientamento purtroppo blocca e depotenzia le qualità della didattica, il mercato produttivo e lavorativo. Stiamo assistendo ad un fenomeno diffuso, cioè quello di giovani artigiani che diventano imprenditori con propri dipendenti in azienda. La scuola triennale ha offerto una risposta all’abbandono scolastico ed i corsi di formazione professionale tramite l’inserimento lavorativo in aziende hanno dato buoni risultati. La nascita degli ITS (Istituti Tecnici Professionali) ha supplito la mancanza di un percorso di formazione superiore che non fosse l’Università. Un esempio è dato dall’ottimo funzionamento dell’Accademia Italiana della Marina Mercantile; è necessario e fondamentale che le aziende qualifichino e formino il personale all’interno del loro sistema. Purtroppo si registra una scarsa capacità di sviluppare competenze formative; attualmente le piccole e medie imprese non hanno e non riescono a trovare la manodopera a loro necessaria e richiesta. Sono stati emanati bandi regionali per le associazioni di categoria, tra cui quelli rivolti agli antichi artigiani che costituiscono una nicchia che si sta sempre più internazionalizzando. Un altro esempio di esportazione nel mondo di nostre tipicità liguri, tra cui eccelle il cioccolato, è costituito dal bando legato al progetto giovani. In tal modo si declina l’offerta di lavoro e si articola la formazione. La ricerca del lavoro è persino più faticosa del lavoro stesso; si sta registrando un preoccupante incremento dei neet: decine di migliaia di ragazzi che non studiano e non lavorano e si ritrovano fuori dal mercato occupazionale. L’attuale decreto scuola è un buon inizio, ma ci sono elementi che vanno completati a partire dall’ alta formazione professionale, dall’alternanza scuola-lavoro e dall’incremento delle risorse per le apparecchiature a favore degli istituti tecnico-professionali. Il decreto tiene fede all’impegno del Governo di reinvestire sul sistema scolastico ed è un buon segnale, ma è fondamentale completare il tutto con una maggiore integrazione tra scuola e il mercato del lavoro. Il patrimonio del paese è nei giovani che devono contribuire allo sviluppo del paese. Ora tramite il FSE sono stati stanziati milioni di euro; dobbiamo rivolgerci all’esempio ed impostazione di formazione aziendale tipica di alcuni paesi europei, tra cui la Germania che sviluppa e offre tirocini e stage che si svolgono nelle aziende in cui ci si diploma”.

Il Consigliere Regionale Franco Rocca considera che “le qualità e le qualifiche dei nostri laureati sono molto forti e pregnanti; le fucine in cui apprendono ed imparano gli insegnamenti sono altamente qualificate e eccellono in tutto il mondo. Purtroppo l’attuale crisi economica non li aiuta per niente, anzi ostacola un processo di sviluppo ed incremento di cui potrebbe invece avvantaggiarsi l’Italia per superare la crisi. In questo momento il problema dei nostri laureati sta colpendo e distruggendo un’intera generazione di ragazzi: questa crisi, di una portata e dimensioni imprevedibili, genera e crea in loro delle frustrazioni. Ritengo che sia necessario potenziare una politica di concertazione e collaborazione fra l’Università che fornisce laureati e le associazioni di imprenditori di settore e lo Stato; il Governo a sua volta dovrebbe interagire con le Regioni per far nascere un interscambio e collaborazione sinergica tra gli enti. Tutto questo per far sì e agevolare una politica secondo cui se esce dall’Università un certo numero di ragazzi laureati, le attività imprenditoriali o i settori pubblici siano in grado di assumere questi laureati; magari inizialmente con stipendi sociali tramite un contributo proveniente dallo Stato o dalle Regioni per agevolare l’inserimento lavorativo dei neolaureati. In tal modo le imprese potrebbero beneficiare della loro professionalità universitaria e nello stesso tempo lo Stato si garantirebbe futuri lavoratori di qualità eccelse. Nei ragazzi non nascerebbe una frustrazione all’inizio della loro vita lavorativa che potrebbe causare in loro enormi problematiche per il futuro negli ambiti educativi, familiari, sociali e professionali. In alcuni Stati dell’Europa del Nord esiste già questo concetto e filosofia di vita: i giovani hanno diritto a un posto di lavoro, lo Stato li aiuta concretamente a collocarsi nelle aziende e queste a loro volta ne beneficiano perché la loro manodopera è data in modo gratuito. I ragazzi vengono stipendiati minimamente dall’ente pubblico e successivamente, se meritevoli, le società private li assumono dando loro la possibilità di mettersi in luce e fare carriera offrendo quelle innovazioni intellettuali che possiedono in natura e che hanno appreso e potenziato nelle Università”.

Il Sottosegretario di Stato all’istruzione, Gabriele Toccafondi ha messo in evidenza l’importanza degli ITS per abbattere la disoccupazione giovanile e avvicinare scuola e lavoro. Il modello di collaborazione tra scuole e imprese sviluppato dalle Fondazioni è un importante punto di riferimento sia per garantire ai giovani un ingresso immediato e qualificato nel mondo del lavoro e delle professioni, sia per promuovere lo sviluppo del territorio. Quando la scuola dialoga sistematicamente con l’impresa i risultati si vedono. L’Accademia italiana della Marina Mercantile di Genova, per esempio, rende la Liguria punto di riferimento internazionale per la formazione del cluster marittimo, capace di attrarre allievi da tutto il Paese e anche dall’estero. Il MIUR continua ad investire sugli ITS “Nel primo triennio, per lo start up dei 62 ITS, il MIUR ha speso 49 milioni di euro” - ha dichiarato Toccafondi – “Nella fase di consolidamento sono disponibili 13 milioni per ogni anno. Certo, sarebbe bello poter contare su più risorse per gli ITS, ma il ministero fa comunque la sua parte. Ci crede tanto da volerli valutare perché la scuola ha bisogno di valutazione e merito. Per questo ci aspettiamo dal monitoraggio informazioni utili a indirizzare gli investimenti dove si ottengono risultati efficaci. "Nonostante la crisi, in Italia ci sono 137.000 aziende che ricercano ma non trovano figure professionali qualificate. La scuola deve cambiare e formare sempre più giovani pronti per il mondo del lavoro". Lo ha detto il sottosegretario all'istruzione Gabriele Toccafondi, che oggi ha inaugurato l'avvio Dell'anno scolastico 2013/2014 all'Istituto Professionale Marconi di Prato. Negli altri Paesi europei - ha ricordato il Sottosegretario- l’alternanza scuola-lavoro funziona; in Italia gli studenti in formazione e parallelamente occupati sono solo il 3,7%, dato più basso tra i Paesi del vecchio continente. In Germania, invece, si supera il 20% e la media europea tocca il 13%. Sono 758.000 - ha proseguito Toccafondi - i giovani tra i 18 e 24 anni, pari al 17,6 %, che hanno abbandonato ogni percorso formativo con in tasca la sola licenza media; i disoccupati tra i 15 e i 24 anni hanno raggiunto il 40%; i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano, i cosiddetti NEET, oltre 2 milioni, il 22% dei ragazzi di quella fascia di età. A fronte di questo Unioncamere registra decine di migliaia di posizioni lavorative che le imprese non riescono a coprire per la mancanza di professionalità specifiche. Perché ciò accada occorre reperire nuove idee, fondi e soprattutto cambiare la mentalità. Nessuno si vuole rassegnare ad essere un paese per vecchi. Far ripartire l’istruzione significa quindi superare un disallineamento tra scuola e imprese, formare studenti pronti per il mondo del lavoro - ha aggiunto il sottosegretario -. Negli istituti tecnici e professionali ad esempio occorre garantire il funzionamento delle strutture di laboratorio, garantire la possibilità di acquisire competenze tecniche di altissimo livello, investendo sulle materie che permettono questa formazione, facendo entrare il mondo del lavoro nelle scuole e portando i ragazzi nelle aziende. Il Decreto legge di lunedì mattina è un passo importante verso questo cambiamento di mentalità, occorre guardare il bicchiere mezzo pieno e lavorare perché si riempia completamente: nello specifico bisogna lavorare perché negli istituti tecnici e professionali si aumentino le ore di laboratorio e i periodi di stage nelle aziende, per preparare in maniera completa i giovani all'incontro con il mondo del lavoro.

 

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