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Premio Roberto Rossellini a Maiori PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 16 Marzo 2012 15:49
 

La serata di gala del Premio Roberto Rossellini chiude domani a Maiori, sabato 17 marzo, al Palatenda del porto turistico, la manifestazione intitolata al maestro del neorealismo, dopo proiezioni ed incontri che hanno riguardato film di produzione indipendente e d’autore. Anche quest’anno la selezione dei film è stata pensata in pieno spirito rosselliniano, cercando di fare del cinema “un’arte utile”.

Il galà di chiusura, (ore 19.00), vedrà l’assegnazione del premio Roberto Rossellini 2012, attribuito ad artisti o personalità attenti alle problematiche sociali del nostro tempo.

Numerosi i riconoscimenti che saranno attribuiti in questa dodicesima edizione nel ricordo di Roberto Rossellini.

Destinatari:

Franco Arminio e Andrea D’Ambrosio per il film “Di mestiere faccio il paesologo”. Il toccante documentario di D’Ambrosio che ha seguìto l’afflato poetico di Franco Arminio nelle sue peregrinazioni nei paesi dell’Irpina d’Oriente e del Cilento. Il protagonista è uno scrittore particolare e «nuovo» nel panorama letterario e poetico italiano, infatti, Franco Arminio, che vive e lavora in Irpinia, si è inventata una nuova forma di letteratura e di disciplina: «la paesologia».

Daniele Chiariello per il film “Zio Angelo ai tempi moderni”. Frizzante e di grande ironia il film di Chiariello interpreta a pieno il realismo rosselliniano con un cast di giovani pensionati, divertiti, esilaranti, di una gioia contagiosa, alle prese col mondo moderno. Il protagonista, Zio Angelo Lopardo, di 85 anni saldo nel suo tradizionalismo che ci affascina e rassicura non è tuttavia al di fuori dalla modernità, ne è fortemente incuriosito, ripone dubbi, quesiti, critiche, tutto nello scorrere leggero e fluido della propria quotidianità.

Fabio Cavalli il regista teatrale, dalla cui idea si è realizzato il film “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani. Coproduttore, interprete, regista delle scene teatrali, collaboratore alla sceneggiatura e scenografo del film, Cavalli è l’ideatore dal 2003 dell'esperienza della Compagnia Liberi Artisti Associati presso la sezione G12 di alta sicurezza del carcere romano di Rebibbia, e autore dello spettacolo Giulio Cesare da William Shakespeare, al quale è ispirato Cesare deve morire, opera vincitrice dell'Orso d'oro per il miglior film al 62° Festival Cinematografico di Berlino.

Carlotta Cerquetti per il film “Ageroland”. E’ raro che un documentario che tratti della Costiera amalfitana, o anche dei paesi limitrofi, non scada inevitabilmente nel folklore da cartolina, nello stereotipo e nel convenzionale. Invece Carlotta Cerquetti (grazie soprattutto all’intraprendenza del vulcanico Sabato Cuomo) è riuscita a confezionare un film intrigante, divertente, che per un documentario è cosa insolita. Conquistata dai messaggi via internet di Sabato, che le ha raccontato la magìa della sua tabaccheria, è partita da Roma per conoscere Agerola. Il documentario è imperniato sulla figura del tabaccaio, ma soprattutto sulla variegata umanità che frequenta il negozio.

Sandro Dionisio per il film “La volpe a tre zampe”. Tratto dall'omonimo romanzo di Francesco Costa il primo lungometraggio di Dionisio è un ritratto dolce amaro dei sogni dell'adolescenza, che oscilla con garbo tra realismo e lirismo. Il film ambientato a Napoli, nel 1956, in una città che più delle altre vive sospesa fra tracce di guerra e speranze di un futuro diverso, fissa, in un'unica infinita istantanea, un significativo frammento di vita del piccolo Vittorio.










Roan Johnson per il film “I primi della lista”. Johnson, legato affettivamente al premio Rossellini in quanto già vincitore con un cortometraggio (The Jimmy Billotta show) realizzato nella II edizione, torna a Maiori da regista “adulto” con un film di successo. I primi della lista, racconta di una storia vera, successa il 1 giugno 1970. Dopo le manifestazioni degli studenti e gli scioperi, l’Italia è a un bivio: da un lato ci sono ancora l’ingenuità e i sogni sinceri della stagione del ‘68 dall’altra sta iniziando una lotta interna sempre più cruenta.

Andrea Segre e Stefano Liberti per “Mare chiuso”. Il nuovo documentario firmato dal regista padovano Andrea Segre insieme a Stefano Liberti è una nuova riflessione di Segre sull’immigrazione, un nuovo capitolo. Forse il più scomodo, perché denuncia apertamente le responsabilità dell’Italia all’indomani degli accordi firmati con la Libia per il respingimento dei clandestini. Una condotta definita illegittima da una recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo.


Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Marzo 2012 15:49
 

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