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PIER PAOLO POETA DELLE CENERI PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Aprile 2012 22:07
All'Auditorium di Roma il concerto-spettacolo per Pasolini Mercoledì 25 aprile 2012 - ore 21
Auditorium Parco della Musica di Roma – Sala Sinopoli


drammaturgia e scrittura scenica
IRMA IMMACOLATA PALAZZO e GIANNI BORGNA

Regia IRMA IMMACOLATA PALAZZO

con la partecipazione di GIANNI DE FEO

e con MARCELLO MAIETTA

DOMENICO VIRGILI direzione, pianoforte, orchestrazione
MARCO ARIANO batteria e percussioni
ROBERTO BELLATALLA contrabbasso
PIERO BRONZI flauto e sax
CARLO COSSU violino
MARCELLO FIORINI fisarmonica
ANTONIO IASEVOLI chitarra classica ed elettrica

Max Ciogli installazione
Giancarlino Benedetti Corcos elementi scenografici

Fabiana Di Marco scenografia
Gian Maria Sposito costumi
Daniele Lanci foto di scena
Giannantonio Marcon video

PREZZI BIGLIETTI: Intero 15 EURO - Under 26 e Over 65 12 EURO - Gruppi (minimo 10 persone) 10,50 EURO - Scuole (minimo 10 persone) 5,00 EURO

Pier Paolo Pasolini è stato una delle voci più forti e lucide nel denunciare i mali del mondo moderno e la violenza di ogni forma di potere. A 90 anni dalla nascita, Gianni Borgna e la regista Irma Immacolata Palazzo hanno pensato di ricordarlo attraverso uno spettacolo multimediale che ne ripercorre la poliedricità e la personalissima capacità visionaria di sublimare ogni esperienza vissuta. Affidandosi alla voce e alle qualità interpretative di Cosimo Cinieri, sul palcoscenico della Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma il prossimo 25 aprile, debutta Pier Paolo Poeta delle Ceneri, un affresco della vita e dell’opera pasoliniana, struggente ritratto del poeta, coadiuvato da molteplici linguaggi artistici.

Il concerto-spettacolo, suddiviso in 10 capitoli e innestato sui testi autobiografici Pier Paolo Pasolini, Poeta delle Ceneri e Coccodrillo, ripercorre à rebours i temi ed i tratti più salienti del poeta, scrittore, critico, regista, drammaturgo e pittore friulano. Protagonista della performance, Cosimo Cinieri rivivrà i versi pasoliniani, alla stregua di un antico-modernissimo rapsodo, accompagnato da una band di virtuosi solisti diretti dal maestro Domenico Virgili (anche autore dell’orchestrazione), che reinterpreteranno le atmosfere sonore di quel mondo contadino o emarginato tanto amato dal poeta, in un originale composizione-collage  con le musiche dei suoi film - tra queste Violino tzigano, Fenesta ‘ca lucive, Il mio canto libero, l’Adagio di Albinoni, il Valzer di Chopin op.34 N°2, il Blue distorto Dark was the night di Blind Willie Johnson, Sempre libera degg’io della Traviata, Amado mio e molte altre.

Nelle maglie della narrazione si intrecciano alcune delle sue canzoni più belle (Che cosa sono le nuvole? I ragazzi giù nel campo, Chi è un Teddy Boy? Danza de li sette veli, Il valzer della toppa, Cristo al Mandrione), interpretate da Gianni De Feo con lirismo appassionato e scopertamente ambiguo, testimonianza  di una “diversità” da Pasolini stesso dichiarata, a volte vissuta come ferita esistenziale e che pagò con la propria vita.

Lavorando sulle frequenze musicali e vocali, verrà inoltre visualizzato sullo schermo il calendario pasoliniano. Per ogni capitolo, una diversa immagine d’archivio, elaborata mediante un’installazione creativa ad opera Max Ciogli, una vera e propria “pittura dinamica del suono”.

Giancarlino Benedetti Corcos è autore degli elementi scenografici: l’altare/teatrino delle belle bandiere e l’altare/teatrino delle rose, sorta di casotto-camerino d’attore.

Di pari originalità creativa sono gli interventi video di Giannantonio Marcon, l’impianto scenico di Fabiana Di Marco, i costumi di Gian Maria Sposito e le foto di Daniele Lanci.

Uno spettacolo aperto, in divenire, tra happening e performance, proprio come Pasolini, forse, avrebbe voluto che fosse letta la sua opera.

 

Note di Regia “Non bisogna aver paura di avere un cuore”. PPP E’ con molto amore che ho affrontato questo spettacolo. Madre profuga friulana, o meglio, slovena, [nata, cmq, a 50 km da Casarsa: mia rimozione totale (!) fino a ieri, prima di dedicarmi allo spettacolo], nonni austroungarici, famiglia massacrata equamente da nazisti e partigiani, padre meridionale da infinite generazioni, nata in Francia durante l’emigrazione dei miei, e poi sbattuta negli anni ’60 al Cep di Bari che, al confronto, le borgate pasoliniane mi sembrarono, una volta a Roma, dei villaggivaltur. Posso considerarmi, insomma, un prodotto tipico del sottoproleriato acculturato che PPP non amava, un pastiche antropologico.Nichi Vendola, a ragione, sostiene che PPP è il poeta di una transizione, di un trauma. Ecco, io sono figlia di quella transizione, di quel trauma. Va da sé che lo spettacolo urgeva.Sono a Roma dal ’75 e ho fatto in tempo a vedere Pasolini alla manifestazione per la Spagna libera in piazza di Spagna. Quella famosa con tutta la FGCI schierata in veste d’alfieri e pronti a prenderne il testimone. E si sa che il poeta molto si aspettava dai giovani Borgna, Veltroni, Adornato, ecc. Me lo ricordo PPP, urlare e sbraitare come un pazzo profeta biblico, affinché ‘prendessimo coscienza’ e ci fermassimo. E, rileggendolo, ancora oggi, un senso di colpa: sono abbastanza in trincea? Siamo, chi più chi meno. Nella pseudoatarassia dilagante, in questo vuoto barocco – mi si perdoni l’ossimoro - lo scandalo terribile è che non ci scandalizza più nulla. A PALAZZO qualcuno scappa con la cassa, arrogandosi poi il diritto di tenersi la poltrona. E allora? Depredati ci chiediamo: ma la Chiesa l’ICI la paga o non la paga? Ni. E allora? Ma ‘sta montagna in Val di Susa è davvero piena d’amianto? Sondaggi TV proposti al pubblico: digitare sì o no. E allora? Immigrate dalla Cina 900 scimmie per la vivisezione. E allora? Le rosse bandiere nella grande, nobile, santa madre Russia si sono dissanguate per tentare l’ultimo assalto per la libertà, ma porcaloca ancora quanto poco sventolate, visto che dopo i brogli son buone per farne migliaia di mouchoires. E allora? Ci sono morti che ci appartengono più delle altre, perché ci lasciano rabbiosamente orfani. E’ il caso di PPP. La sua voce ci manca, il suo coraggio, la sua rabbia, ci mancano le sue appassionate e profetiche analisi sociologiche, le sue violente polemiche che nessuno risparmiavano, neanche gli amici più cari, gli intellettuali in auge. Ci mancano i suoi ammonimenti. E il suo onnivoro e vitale ‘sperimentare’.Furente Cristo, per spaventarci ben bene all’ultimo atto del martirio, PPP dà in pasto il proprio corpo. Ecce homo. E difatti ancora ci esorta -a chi vuol sentire- alla rabbia, non quella che sfila soltanto un giorno, no, quella che invece ogni giorno mette in gioco realmente la vita e agisce per sacrosanto pane certo oggi e per il desco di tutti i figli di domani. In India vige il monito che alla vita abbisogni un soldo per il pane e un soldo per la rosa, alias poesia. PPP, poeta, incita alla rivolta permanente (Camus docet) e invoglia alla pietas delle proprie insanabili contraddizioni. Per tutto questo e altro ancora, a tanti anni di distanza, ci è dato di ritrovarcelo accanto, vivo compagno di viaggio. Quel VUOTO in cui ci lasciò è ancora intatto. Ebbene, questo Concerto-spettacolo parte da quel Vuoto. Rigurgito magmatico e sfilacciato, suddiviso in 10 capitoli che, dalla morte di PPP vanno à rebours, palesando alcuni dei suoi temi più emblematici, con un prologo profetico e un epilogo friulano in un campo di lucciole. Il testo è innestato su Pier Paolo Poeta delle ceneri e Coccodrillo, usati come griglia autobiografica. Del corpus pasoliniano, della sua imponente e torrenziale logorrea poetica, vitale piano-sequenza interrotto dalla morte violenta, sopravvivono in collage resti, brandelli d’un furente e amorevole pasto dionisiaco, frammenti ridotti a volte a capitoletti buoni per FB (su cui è molto citato) o a slogan per Twitter, veicoli dell’immaginario collettivo di oggi. Uno spettacolo aperto, tanto abile da ‘fingere’ una sorta di mood tra happening e performance (per PPP, la vita come espressione di sé), e che abbia l’aria del non finito, di una cosa in fieri, in divenire, così come lui, forse, avrebbe voluto che fosse letta la sua opera. Un affresco.a mia madre, quella parte di Friuli che è in meIrma Immacolata Palazzo
 
  L’Idea La voce poetica di Pier Paolo Pasolini è stata una delle più forti e più lucide nel denunciare i mali del mondo moderno e la violenza del potere, di ogni potere. Per questo è stata anche una delle voci meno assimilabili e accettabili. Tutta la sua opera e la sua vita sono state un corpo a corpo con la realtà e un duro atto d’accusa contro la società dei consumi e la borghesia, da lui considerata una “malattia”. Pasolini, però, non era in senso stretto un filosofo o un ideologo; era un artista particolarmente poliedrico (poeta, scrittore, critico, regista, drammaturgo, pittore) e di straordinaria sensibilità. Le sue analisi – anche le più oggettive e “corsare” – erano sempre frutto di questa sua capacità visionaria, che trascendeva e sublimava tutto quello che egli sperimentava vivendo. Noi vogliamo proporre proprio questo Pasolini. Il Pasolini che in versi a volte purissimi, a volte accesamente sperimentali, cerca di trarre in prima persona un bilancio della sua vita e di comporre un ritratto di sé di una sincerità sconvolgente. Sono tra l’altro i versi di Una disperata vitalità, il poemetto compreso nella raccolta Poesia in forma di rosa del 1964, di Who is me?, noto in Italia come Poeta delle ceneri, composto nell’estate del 1966 dopo un viaggio a New York come risposta alle domande postegli da una giornalista americana, in realtà un autoritratto dei più profondi e dei più crudeli, e di Coccodrillo (nel gergo giornalistico un necrologio scritto in anticipo per averlo pronto al momento del bisogno), che Pasolini scrive nel 1968 su sé stesso, senza riuscire mai a concluderlo, data la complessità e l’imprevedibilità della vita. 
Gianni Borgna 
 La Colonna Sonora Si prevede un concerto con un’alta valenza comunicativa oltre che culturale. Valenza culturale intesa come riferimenti, celebrazioni e memoria diverse, ma con un unico comune denominatore: la timbrica strumentale dall’opera teatrale alle canzoni di PPP. La definizione solo apparentemente semplicistica vuole rappresentare un aspetto poco celebrato della scrittura musicale italiana. Il concerto celebra l’ambivalenza propria della storia della musica italiana dove, attraverso l’elaborazione di magnifici codici “leggeri e popolari” ed una estetica musicale appropriata, si cercherà di rappresentare una intensa comunicazione distante quasi due secoli. Storia e arte. Quasi un rapporto visionario fra PPP e il resto ”musicale” creando, anzi individuando una eccellenza tra i personaggi in questione: gli strumenti, dove verrà celebrata la dicotomia attraverso uno scambio continuo, un dialogo di soli e di insiemi visionari tra gli strumenti, in un'unica cantata classica, dove si elucubra una didascalia personale mediante modalità e citazioni desunte da interpretazioni personali, la musica scritta la farà da padrona, modificando quasi nulla, cercando un semplice rapporto timbrico, in quello che è già stato scritto precedentemente. Quindi un lavoro minuzioso sotteso da un fil rouge affidato alla presenza costante della melodia sola. Il lavoro verrà arricchito da storiche quanto preziose citazioni, e originali scritture. La distanza percepibile tra PPP e le citazioni liriche, le canzonette, nell’interpretare il proprio tempo, nell’immediatezza espressiva di forme libere e nella progressiva elaborazione motivico - tematica e consecutivamente armonica, lascia integra l’essenza mistica nella continua dialettica e con il grande ideale della classicità, e viene sublimata dal cromatismo e dalle vertiginose temperie formali sedimentate nel tempo. Una particolare valenza simbolica avrà la figura della vocalità, fascino nella sua essenza trasfigurata e celebrata attraverso il lirismo poetico. Il programma è stato selezionato per il Concerto, sia per l’intensa vocazione coinvolgente che per l’alta valenza storico-filmica (Pasoliniana). Concludendo, un programma altamente significativo e tematico, con il  quale speriamo di coinvolgere con un’ azione concertata il pubblico capitolino. Una attenzione particolare sarà dedicata alla musica elettronica e transavanguardia, perseguendo le finalità culturali tese ad avvalorare l’importanza dell’arte musicale sia nella storia che nella società moderna. L’impegno musicale sarà in funzione delle collaborazioni professionali scelte: Flauto Traverso e Dolce, Sax Soprano, Chitarra Classica ed elettrica, Percussioni e Batteria, Pianoforte e Tastiere, Violino e Contrabasso, e quant’altro servirà alla realizzazione musicale dell’evento: Sample, Effettistica, e …Silenzio.Direttore Musicale M°Domenico Virgili 1-TAMBURI JAP-RIKI-MARU su video2-VENTO+MARE+RISATE BAMBINI (contenuti nel CD: 5 brano9.3-COSA SONO LE NUVOLE? Gianni.4-Violino tzigano (Bixio-Cherubini), solo suonato.5-Il mio canto libero (Lucio Battisti)6-Albinoni, Adagio7-I RAGAZZI GIU’ NEL CAMPO, Gianni8-Chopin, Valzer op.34 n°29-Insieme a te non ci sto più (Caterina Caselli)10-Fischia il vento11-1968- BLUE DISTORTO: DARK WAS THE NIGHT di Blind Willie Johnson12-CHI E’ UN TEDDY BOY? Gianni13-FENESTA ‘CA LUCIVE di base con contaminazioni: ritmi orientali, nordafricani.14-Valzer di mezzanotte16-La terza luna, Neil Sedaka (Migliacci-Enriquez)17-SEMPRE LIBERA DEGG’IO, TRAVIATA - deformato nel tempo, nella dinamica, nell’uso filologicamente non ortodosso degli strumenti, tutti elementi trattati nelle scene del film con intenti ironici e per qualche verso evocativi delle comiche degli anni Venti e Trenta.Usato ne LA RICOTTA18-TANGO DE LI SETTE VELI- Gianni19-TIMOR DI ME, D’amor sull’ali rosee, Trovatore20-IL VALZER DELLA TOPPA-Gianni21-AMADO MIO (solo suonata)22-CRISTO AL MANDRIONE-Gianni23-Mozart, Flato magico:k620 Duetto Papageno e Pamina24-Bach, La ciaccona della Partita n.2 x violino solo25-Nenia per flauto di Luigi Malatesta (Edipo Re)26-BACH, SONATA, FLUTE N°2, IL SICILIANO-VENTO+MARE+RISATE BAMBINI (quello dell’inizio)27-Valzer finale in Salò. DANZI: Son tanto triste.
 
 L’installazione Pier Paolo Poeta delle ceneri del progetto “Immagine dinamica del suono” di Max Ciogli Pittura dinamica del suono, il progetto dell’artista contemporaneo e compositore Max Ciogli - basato sul rapporto suono, colore, musica e pittura  - diventa installazione d’arte contemporanea  al servizio della musica e della poesia.In ogni capitolo dei 10 rappresentati, Ciogli realizza per la prima volta la traduzione del  testo letterario e della relativa musica  in un nuovo linguaggio con le immagini dei colori del suono.L’opera pittorica, che rappresenta per l’artista il teatro ed il palcoscenico  dei colori corrispondenti al suono,   scompare  a favore di una più profonda quanto sorprendente comunicazione, fondata esclusivamente sulla percezione di un immagine che si compie  attraverso  un codice di zone-colore legate al suono.Determinare un’immagine è quindi per l’artista la risultante di un accadimento ben preciso ma, soprattutto,  la somma di più sensazioni che svelano  nella stessa percezione le vere identità di un processo, dove l’opera pittorica  diventa l’origine e lo stampo  dei colori del suono.Immagine ed immaginare sono gli aspetti che conducono quindi lo spettatore verso l’universalizzazione di un linguaggio avanguardistico al punto di divenire  assoluto e primordiale.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Aprile 2012 22:07
 

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