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21 luglio, Moconesi alto: Fontanbury free festival rock 'balla nei brikki' PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 16:04

Se vi piacciono i Beatles, i Led Zeppelin, gli Who, i Jethro Tull e i Genesis, tanto per citarne qualcuno, segnatevi in agenda questa data: il 21 Luglio dalle ore 18.00 il Levante sarà pervaso da un’energia nuova, adrenalinica e assolutamente rock! Sbarcherà infatti Fontantanbury ‘balla nei brikki’, il primo festival rock annuale in Fontanabuona: un happening musicale, come nei mitici anni ‘70, dove ascoltare musica dal vivo, ballare (anche grazie al dj set), cantare le canzoni più note e quelle dei gruppi emergenti, ma anche gustare ottimo cibo.


Il senso di Fontanbury: rock per tutti e sano divertimento

Ma è ora di saperne di più ed ecco spiegate alcune scelte dalla voce di Michele Ferrero, direzione artistica del festival: "Anni fa rimasi folgorato dalla visione di "Glastonbury Fayre 1971" un documentario su uno dei Festival più "splendidamente assurdi" dove per la prima volta non ci fu bisogno di security, divisioni fra pubblico e artisti, camerini, biglietto d’ingresso. Si riuscì a dimostrare, a suon di rock, che un mondo diverso era possibile. Fontanbury deve il nome a quel festival e vuole riproporre, nel suo piccolo, quel clima."


DIETRO LE QUINTE del festival: dalla Spagna alla Fontanabuona

L’idea di questo festival nasce da molto lontano e ha dovuto percorrere migliaia di chilometri prima di incrociare ‘la giusta stella’ in Fontanabuona. "Sono stato molti anni all’estero, venendo a contatto con varie esperienze musicali, fino a diventare manager di alcune band e booker di vari artisti di musica indipendente. In Catalunya, che non è poi così diversa dalla Fontanabuona, si svolge sui monti un raduno molto speciale chiamato "jornadas setenteras"; una settimana di musica, momenti di confronto su vari temi e relax. Tornato in patria, cercai una via per organizzare qualcosa di simile. A questo punto, tramite il mio vecchio amico e bassista Oscar Morchio (ex Zorn), è nata la sinergia con gli attivissimi Giansandro Rosasco e Michela De Rosa di IDT-MIDERO, sempre pronti a supportare iniziative per il territorio; fin da subito ho trovato grande entusiasmo all’idea di allestire una edizione "0" di quella cosa che avevo in mente da tanto. E così sono partiti i lavori per allestire questa bella avventura."


LA MUSICA LIVE
"La scelta musicale - prosegue Michele - ha puntato su artisti locali e non e che avessero una valenza, per così dire, "alla vecchia", ossia che supportassero la maniera di vivere la musica di quegli anni, suonata con gli strumenti live e non con i sintetizzatori. Si inizia alle 18.00 con le tre band rappresentative del Levante: Admal, Alkaseltzer e The Jukebox. La serata prosegue con i "big" di Fontanbury: il folk acustico di LinFante, la raffinata prog wave dei Vico Dell’Amor Perfetto, il pop contaminato dei Bosio e si finisce con la gloria progressiva della Maschera di Cera."


MUSICA LIVE
Dopo la musica live, grande chiusura con l’invito a "ballare nei brikki", grazie al dj set genovese People from mars, che significa Alieni che fanno cose per altri Alieni. Attivi dal 2008 nella scena culturale del nord Italia, han portato i loro progetti e le loro serate in svariati locali della Lombardia, del Piemonte e della Liguria, puntando all’ambiente rock/electro underground e ospitando artisti anche internazionali.

Moconesi, la location perfetta

"Quando Michele ci ha parlato di questa idea - illustra Michela De Rosa, direzione organizzativa -abbiamo subito pensato che Moconesi fosse il luogo perfetto per rivivere delle atmosfere 'genuine', dove la musica rieccheggiasse del verde dei monti e dell'azzurro del cielo, fino a vedere le stelle. E tutto questo a portata di mano, perché Moconesi Alto si trova a soli 5 minuti sopra Gattorna."


LA GASTRONOMIA:
"Fontanbury nutre le orecchie di musica, gli occhi di panorami ma noi vogliamo pensare anche a dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati - illustra il presidente della Pro Loco Moconesi Fontanabuona, Giansandro Rosasco - grazie ai tanti volontari del nostro affiatato gruppo abbiamo allestito lo stand gastronomico con alcune delle specialità che ci contaddistinguono, e oltre a cantare e ballare si potrá mangiare e bere sotto le stelle, o al coperto in caso di pioggia."

LA CHICCA 'VINTAGE': IL MUSEO DEL VIDEOGIOCO

Per l’occasione a Gattorna sarà aperto dalle 14.00 alle 18.00 LA MECCA- Primo Museo del Videogioco in Italia, dove si possono ammirare veri cimeli del genere e giocare gratuitamente a console e coin op, i mitici cabinati da bar anni ‘80. Anche l’ingresso è gratuito.

BENEFICENZA

Durante la serata si potranno effettuare le ultime prenotazioni di Parmigiano pro terremotati


PER INFO: facebook: Fontanbury free festival rock - Cell 328.2155952

 
SaturaPrize 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 15:02

SaturaPrize 2012

Concorso internazionale  per giovani artisti dai 18 ai 40 anni

indetto dalla rivista SATURA arte letteratura spettacolo

scadenza 30 settembre 2012

Con il Patrocinio di Regione Liguria, Provincia e Comune di Genova, Municipio 1 Centro Est, la rivista “SATURA arte letteratura spettacolo” bandisce la seconda edizione del premio SaturaPrize 2012, concorso nato dalla volontà di promuovere nuove tendenze e nuove generazioni di artisti italiani ed europei. Attiva con iniziative ed eventi culturali di ampio respiro nel panorama italiano e internazionale, SATURA da sempre affianca alla presenza di autori contemporanei già affermati la promozione di opere di giovani artisti di talento.

Con SaturaPrize l’Associazione prosegue nell’intento di incoraggiare nuovi movimenti allargando i suoi orizzonti ad uno scenario europeo e favorendo, al contempo, il confronto tra personalità emergenti e fra le rispettive culture di appartenenza.

Il concorso si pone dunque come un’occasione unica di visibilità per i giovani, il cui lavoro sarà presentato ad appassionati, collezionisti e operatori del settore.

REGOLAMENTO

Art. 1. Destinatari del concorso

Il concorso SaturaPrize 2012 è rivolto ad artisti di tutte le nazionalità operanti in Italia di età compresa tra i 18 e i 40 anni compiuti entro il 30 settembre 2012. E’ suddiviso in due sezioni: pittura e fotografia.

Art. 2. Tecniche, formato e tema

Ciascun artista può partecipare presentando da una a tre opere realizzate in piena libertà stilistica e tecnica (tempera, olio, inchiostro, acrilico, vinile, acquerello, grafite, collage, etc.) e su qualsiasi supporto (tela, carta, legno, ferro, plastica, etc.). Le misure massime consentite per ogni opera sono di cm. 200h x 150. Il tema è libero.

Art. 3. Modalità di partecipazione

Ogni partecipante deve inviare, tramite posta elettronica o per via postale, la sotto elencata documentazione:

una foto B/N dell'artista.
una breve nota biografica di 10 righe (in italiano e inglese).
un curriculum aggiornato completo (nome, cognome, indirizzo, città, cap, telefono, telefono cellulare, e-mail, eventuale indirizzo web)
una fotografia a colori di dimensioni non inferiori a cm. 12X18 e non superiori a cm. 24X30 o un'immagine formato jpeg 300 dpi di ciascuna opera con cui si intenda partecipare.
i riferimenti delle didascalie delle opere.
il modulo di partecipazione compilato (scaricabile dal sito: www.satura.it / www.facebook.com/satura.genova oppure può essere richiesto presso la segreteria del premio).


Il modulo di partecipazione, la fotografia, ed eventuale materiale documentario/biografico dovrà pervenire entro il 30 settembre 2012 a: SATURA art gallery Piazza Stella 5/1 16123 Genova.

Dal momento che la selezione avverrà sulla base delle fotografie ricevute, si consiglia l’invio di fotografie professionali. Le fotografie e tutto il materiale documentativo non sarà restituito. Il materiale documentativo e fotografia potrà essere inviato anche tramite CD e/o posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per consentire un coordinamento organizzativo adeguato s’invita ad inviare nel più breve tempo possibile il modulo di partecipazione.

Art. 4. Quota di partecipazione

La quota di partecipazione, a parziale copertura delle spese di organizzazione, è per entrambe le sezioni di 10,00 € per un’opera, di 15,00 € per due opere e di 20,00 € per tre opere. Il versamento potrà essere effettuato con bonifico bancario intestato a: Associazione Culturale Satura, Banca Intesa, Piazza Leonardo da Vinci 9/R Genova (C/C numero 59630260158 IBAN IT37 G030 6901 4950 5963 0260 158) o tramite vaglia postale intestato a: Associazione Culturale Satura, piazza Stella 5/1 16123 Genova, oppure assegno circolare non trasferibile inviato all’indirizzo dell’Associazione. In caso di mancata selezione per l’evento espositivo, il contributo per le spese di segreteria non sarà restituito.

Art. 5. Selezione ed esposizione degli artisti finalisti di SaturaPrize

La selezione delle opere candidate sarà effettuata da una Giuria di Premiazione costituita da importanti nomi del panorama dell’Arte e della Cultura Contemporanea. Il vaglio della Giuria, il cui giudizio è insindacabile ed i cui nomi saranno resi noti il giorno dell’inaugurazione, avverrà in questa fase esclusivamente sulla base delle fotografie ricevute.

Le opere così selezionate parteciperanno all’esposizione degli artisti finalisti del premio SaturaPrize, che si terrà dal 01 dicembre al 22 dicembre 2012 negli splendidi locali di Palazzo Stella.

Art. 6. Presentazione delle opere

Agli artisti finalisti sarà richiesta l’opera originale, che dovrà rientrare rigorosamente nel formato indicato. L’opera dovrà essere senza vetro, senza cornice e provvista di unica attaccaglia (le opere fotografiche potranno essere presentate con vetro). Le opere degli artisti selezionati dovranno giungere presso Palazzo Stella (piazza Stella 5/1 16123 Genova) entro il 15 ottobre 2012. Le opere inviate per corrispondenza saranno accettate solo con spese e rischio a carico del partecipante, sia per l’andata sia per il ritorno (restituzione).

Art. 7. Valutazione delle opere finaliste e assegnazione dei premi

Una Giuria altamente qualificata, i cui nomi saranno resi noti il giorno dell’inaugurazione, definirà l’assegnazione dei premi valutando le opere originali dei soli artisti finalisti. Il giudizio della Giuria sarà insindacabile e inoppugnabile, ogni possibilità di ricorso è perciò esclusa.

Tra le opere finaliste sarà individuato un primo premio assoluto per ciascuna delle sezioni: pittura e fotografia. Ai primi classificati di ciascuna sezione sarà offerta una mostra personale nel corso del 2013 presso Palazzo Stella, un servizio di tre pagine con intervista e pubblicazione delle opere, sulla rivista Satura arte letteratura spettacolo ed un premio in denaro di euro 1.000,00.

Al secondo e al terzo classificato saranno dedicati, nel corso del 2013, una mostra personale presso Palazzo Stella, un servizio di due pagine con intervista e pubblicazione delle opere sulla rivista Satura arte letteratura spettacolo.

Ai classificati dal quarto al decimo posto di ciascuna sezione sarà riservata una mostra collettiva che si svolgerà nel corso del 2013 nei locali di Palazzo Stella.

La rivista Satura arte letteratura spettacolo dedicherà ampie rubriche dedicate al premio SaturaPrize.

Il montepremi complessivo sarà arricchito da premi istituzionali che saranno resi noti il giorno della premiazione. Il Comitato Organizzatore si riserva di individuare, tra i partecipanti, artisti emergenti, cui proporre possibilità espositive personalizzate. Le esposizioni sopra indicate sono comprensive di allestimento, vernice e comunicati stampa che verranno realizzati a cura della segreteria organizzativa del premio. Le spese di trasporto (andata e ritorno) e le eventuali assicurazioni delle opere saranno a carico e cura degli Artisti. Le opere rimarranno di proprietà degli Artisti.

Art. 8. Catalogo

Tutti gli artisti che, superando la prima selezione saranno ammessi all’esposizione delle opere finaliste (art. 5), dovranno versare un contributo di € 60,00 a parziale copertura delle spese per il catalogo della mostra e per quelle organizzative, con le medesime modalità elencate all’art. 4. Una copia del catalogo, ritirabile durante i giorni dell’esposizione, sarà data gratuitamente a ogni artista partecipante; l’eventuale spesa di spedizione postale del catalogo sarà a carico dell’artista.

Art. 9. Premiazione

La premiazione dei vincitori avverrà alle ore 17:00 di sabato 3 dicembre 2012 in concomitanza con l’inaugurazione della rassegna, alla presenza delle Autorità e di personalità di spicco del mondo artistico e culturale.

Art. 10. Invio e restituzione delle opere

Le opere ammesse alla mostra potranno essere ritirate personalmente dall’artista, o da un suo incaricato munito di delega, a partire dal 17 gennaio 2013 durante l’orario di apertura della Segreteria. Gli artisti che faranno pervenire le loro opere tramite corriere espresso, dovranno richiederne la restituzione incaricando un loro corriere di fiducia ed a proprie spese. Le opere dovranno essere inviate in apposita cassa con viti riutilizzabile per il ritorno. Le opere non ritirate entro i termini stabiliti saranno considerate lascito degli artisti all’Associazione Culturale Satura.

Art. 11. Liberatoria

Gli organizzatori, pur avendo la massima cura delle opere ricevute, non si assumono alcuna responsabilità per eventuali danni di trasporto, manomissioni, incendio, furto o altre cause durante il periodo della manifestazione, del magazzinaggio, dell’esposizione e della giacenza. Agli artisti è demandata la facoltà di stipulare eventuali assicurazioni contro tutti i danni che le opere potrebbero subire.

Art. 12. Accettazione delle condizioni

Gli artisti sono garanti dell’originalità dell’opera che presentano e partecipando al concorso accettano implicitamente tutte le norme contenute nel presente regolamento, nessuna esclusa.

Art. 13. Immagine delle opere

Il Premio sarà largamente pubblicizzato sia in ambito locale sia nazionale e, a tal fine, lo sfruttamento delle immagini delle opere esposte resterà ad esclusivo vantaggio degli organizzatori.

Art. 14. Privacy

Le informazioni custodite nell’archivio dell’Associazione verranno utilizzate per la partecipazione al concorso e per l’invio del materiale informativo. E’ prevista la possibilità di richiederne la rettifica o cancellazione, come previsto dalla legge 675/96 sulla tutela dei dati personali.

Organizzazione Generale: “SATURA arte letteratura spettacolo”

Direzione artistica ed organizzazione: Mario Napoli

Coordinamento artistico: Milena Mallamaci

Coordinamento organizzativo: Flavia Motolese, Federica Postani

Segreteria organizzativa: Virginia Cafiero, Andrea Rossetti, Francesca Tosa

Addetto stampa: Maura Ghiselli

Termini di scadenza: 30 settembre 2012

Invio delle opere: entro il 20 ottobre 2012

Inaugurazione: sabato 01 dicembre 2012

Sede della mostra: Palazzo Stella 03 – 22 dicembre 2012

Riferimenti telefonici: 010.246.82.84

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http://www.satura.it

www.facebook.com/satura.genova

 
"Il Gabbiano sostiene l'Emilia": PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 14:25

presidenti gabbiano

Nuovamente a disposizione il Parmigiano Reggiano proveniente dalla “Cooperativa Casearia Castelnovese”  di Castelnuovo Rangone - Modena, già  distribuito con successo il 23 giugno e il 7 luglio a Sestri Levante, nell’ambito dell’iniziativa: “Il Gabbiano sostiene l’Emilia”: oltre un quintale in tagli da 1 chilo, stagionatura 12 mesi, 12 euro al pezzo.

L’appuntamento è per mercoledì 18 luglio presso il Circolo Nautico di Lavagna, in Via dei Devoto, 129,  dove a partire dalle ore 20.30 si svolgerà la consueta cena conviviale dell’associazione, in questa occasione aperta a tutti coloro che desiderano partecipare per conoscere il Gabbiano da vicino e per acquistare, al contempo, il parmigiano terremotato; un particolare ringraziamento va a Franco Noceti, Vice Presidente del Gabbiano per Chiavari e promotore e organizzatore della serata.

Per partecipare e/o per ulteriori informazioni:

Il Gabbiano per Chiavari: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Il Gabbiano per  Sestri Levante: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Il Gabbiano per Rapallo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

In allegato foto dei Presidenti: da sinistra a destra Simona Tantardini, Pres. Gabbiano per S. Levante; Valeria Ravella, Presidente Gabbiano per Chiavari; Roberto Tosi, Presidente Gabbiano per Rapallo; Tiziana Notarnicola, Presidente Gabbiano per Genova

Il Gabbiano

L'Associazione è a carattere volontario e non ha fini di lucro. Intende perseguire finalità di promozione sociale, culturale, civile e politica e può partecipare direttamente o indirettamente a sostegno di liste elettorali*. Può promuovere e organizzare eventi, convegni ed iniziative volte alla formazione e all'approfondimento di una cultura civica nei vari settori della vita, tra gli altri: politica, stile di vita, ambiente, conservazione del patrimonio naturale e territoriale, educazione e istruzione; favorire l'aggregazione e i contatti fra persone, enti e associazioni per coltivare interessi culturali comuni, anche organizzando incontri conviviali, manifestazioni, conferenze; stabilire rapporti di collaborazione e confronto con istituzioni e pubbliche amministrazioni locali e nazionali su tematiche inerenti le finalità dell’associazione.

*Alle recenti elezioni amministrative di Chiavari il Gabbiano ha deciso di sostenere la candidatura di Mario Maggi, oggi Assessore nella giunta del Sindaco Roberto Levaggi.

 

 
Chiarelettere // Novità settembre-ottobre PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 10:56

SETTEMBRE

La scuola che resiste di Alex Corlazzoli

Affari di Stato di Michele Sasso e Francesco Vignarca

OTTOBRE

L’illusionista di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio
Strage di donne di Riccardo Iacona

Ora et labora di Don Virginio Colmegna

Come fare cosa fare di Iolanda Romano

SETTEMBRE

LA SCUOLA CHE RESISTE

di Alex Corlazzoli

Collana Reverse

L’esperienza di vita di un maestro di straordinaria umanità                          

Dopo il successo di Riprendiamoci la scuola (Altreconomia), il ritratto dell’Italia vista dai banchi delle elementari

«Quando mi chiedono: “Tu cosa insegni?”, io rispondo sempre: “La vita”. Ho delle materie che cambiano di anno in anno perché il pre­cario dev’essere sempre pronto a tutto. In cinque anni ho insegnato: storia, geografia, informatica, scienze in quinta, in quarta, in terza e in seconda. Ho fatto l’insegnante di sostegno non specializzato per un bambino di prima elementare con un grave autismo, lo faccio ancora per altri due ragazzini. Ho fatto il docente con classi miste: quarta e quinta assieme. Ma soprattutto insegno la vita perché in questo paese i bambini viaggiano poco, non sanno prendere i mezzi pubblici, usano facebook e hanno il cellulare ma non sanno leggere il giornale online o usare Google maps per vedere l’Italia e dove abi­tano dal satellite. Insegno loro ad amare le istituzioni andando nei commissariati di polizia, in Comune a conoscere il loro sindaco…» Come dimostra Corlazzoli, la scuola è viva grazie all’impegno di tanti  insegnanti e genitori che la difendono come bene pubblico. Da qui si può ripartire per porre le basi di un futuro migliore e calare nella  pratica la parola democrazia in modo che tutti i bambini diventino innanzitutto cittadini responsabili.

Alex Corlazzoli, giornalista, maestro, scrittore, ha viaggiato in Mozambico, Senegal,

Kenya, Marocco, Palestina, Siria, Giordania, Libano, India, Brasile, Albania, Romania e altri ancora. Ha operato come volontario in carcere per dieci anni e ha fondato il giornale «Uomini Liberi». Nel 2008 ha fondato l’associazione L’Aquilone che si occupa di integrazione di migranti. Oggi collabora con «il Fatto Quotidiano», dove tiene anche un blog, e «Altreconomia». Tiene inoltre la rubrica L’Intervallo su Radio Popolare. Tra i libri che ha scritto: Ragazzi di Paolo (Ega 2002); Riprendiamoci la scuola (Altreconomia 2011) e L’Eredità (Altreconomia 2012).

AFFARI DI STATO

di Michele Sasso e Francesco Vignarca

Collana Principio Attivo

Un mercato invisibile che nessuno ha mai raccontato davvero.

Un business di Stato, a vantaggio di una lobby d’intoccabili.

AFFARI DI STATO porta il lettore in un mondo invisibile, tutto da raccontare. L’Italia è il quinto produttore mondiale di armi. La Grecia ormai sull'orlo del default, è il Paese in Europa che spende di più per le forze armate.  L'Italia ripudia la guerra, ma solo a parole. Lo dice l’articolo 11 della Costituzione, ma la realtà ha un’altra faccia. Un mercato sporco che vale milioni di euro. La vicenda e gli scandali recenti legati a Finmeccanica. Questo libro attraversa per la prima volta la filiera delle armi raccontando affari, interessi e ritorni economici. Il libro è diviso in tre parti: 1. da dove partono le armi, 2. dove arrivano, 3. che effetti producono. Un viaggio fatto di soldi e di sangue, che arricchisce una lobby internazionale potentissima. Soprattutto in Italia. Dove chi sta seduto nei consigli di amministrazione dell’industria militare presto è introdotto nella politica che conta o ai vertici delle forze armate. Il mercato delle armi è il più corrotto al mondo. Chi compra le armi? AFFARI DI STATO racconta gli ultimi venti anni di vendite armate dell’Italia. Con nomi e cognomi di banche, politici, manager e imprenditori. L’Italia è scalo decisivo nel traffico mondiale di armi. Il porto di Gioia Tauro soprattutto, con migliaia di navi container che transitano, è la piattaforma logistica per i conflitti in ogni angolo del mondo. Affari leciti e traffico criminale diventano tutt’uno.

Michele Sasso, ha scritto per «l’Espresso», «Diario», «Altreconomia» e «il Fatto Quotidiano». Si è occupato di immigrazione, ecomafie e politica. Per «l’Espresso», con Paolo Biondani e Fabrizio Gatti, ha pubblicato in esclusiva la ricostruzione dei traffici di armi tra l’Italia e l’Eritrea.

Francesco Vignarca è coordinatore nazionale della Rete italiana per il disarmo. Tra i suoi libri ricordiamo Il caro armato. Spese, affari e sprechi delle Forze Armate italiane (Altreconomia 2009), Li chiamano ancora mercenari. La privatizzazione degli eserciti nell’era della guerra globale (Terre di mezzo 2006), Mercenari Spa (Bur 2004).

OTTOBRE

L’ILLUSIONISTA  

L’ascesa e la fine di Umberto Bossi

di Pino Corrias, Renato Pezzini e Marco Travaglio

Collana Reverse

L’ILLUSIONISTA è il primo titolo dei PROTAGONISTI DELL’ANTIPOLITICA, una nuova serie della collana Reverse dedicata ai politici che hanno distrutto la politica e ci hanno portato alla rovina. Economica, politica e morale. Le loro vicende appartengono già alla storia, per questo vale la pena fissarle in un fermo immagine che ne faccia vedere tutti i contorni in un racconto per parole e fatti da non dimenticare. E conservare a futura memoria per ricordarci quanto l’Italia è caduta in basso.

Fra le prossime uscite: IL CELESTE. L’ASCESA E LA FINE DI ROBERTO FORMIGONI di Gianni Barbacetto, a seguire  il libro di Malcom Pagani dedicato a Bertinotti e al bertinottismo che ha affondato la sinistra, e di Ferruccio Sansa e Giuseppe Salvaggiulo, un ritratto di D’Alema, in sella da più di trent’anni.

Umberto Bossi ha scalato Roma e poi l’Italia intera nominandosi guerriero del Nord, nar­ratore di una rivoluzione sempre imminente e ha inventato una nuova lingua politica fatta di punti esclamativi, invettive, insulti, semplificazioni di massima efficacia compresa la per­nacchia, il gestaccio. Ha inventato un territorio da difendere e uno da sconfiggere, il primo immaginario, la Padania, il secondo tanto vero da coincidere con lo Stato unitario. Si è attri­buito la protezione di un dio che scorre nel Grande Fiume e nell’Ampolla. Comunque quel destino immaginario e immaginifico era meglio del nulla che passava la vecchia Italia dei partiti e dei Palazzi, dell’assistenzialismo meridionalista e del pubblico impiego fannullone. La nemesi ha voluto vendicarsi di Umberto Bossi nel modo più crudele, allestendo la sua sconfitta dentro a una corona di dettagli tipici del potere che si disfa e disfacendosi marcisce. Vent’anni dopo, e probabilmente senza mai accorgersene, anche lui precipita dentro quella stessa ripugnanza. L’epopea degli esordi, la marcia trionfale della sua seconda vita finiscono per trasformarsi, dopo la tragedia, in una malinconica pochade di angusta provincia.

Pino Corrias è giornalista e scrittore. È stato inviato speciale del quotidiano «La Stampa». Ha pubblicato Luoghi comuni dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l’Italia (Rizzoli 2006), Vita agra di un anarchico (Baldini e Castoldi, 1993; nuova edizione Feltrinelli 2011), Colpo grosso (con Curzio Maltese e Massimo Gramellini, Baldini e Castoldi, 1994), Ghiaccio Blu (Baldini e Castoldi, 1999). Ha lavorato come sceneggiatore (Ultimo, Distretto di polizia). Per Rai2 ha condotto con Renato Pezzini l’inchiesta in quattro puntate Mani pulite. Oggi è dirigente Rai, si occupa di fiction, ha prodotto La meglio gioventù, regia di Marco Tullio Giordana, e De Gasperi, regia di Liliana Cavani. Collabora al quotidiano «la Repubblica» e al settimanale «Vanity Fair». Vive e lavora a Roma. Per Chiare­lettere è autore della prefazione de Il Bavaglio (di Peter Gomez, Marco Lillo, Marco Travaglio, 2008) e dell’Agenda 2010 Voglio scendere (con Peter Gomez e Marco Travaglio).

Renato Pezzini, giornalista e inviato de «Il Messaggero», ha fondato e dirige «Oblò», mensile di informazione libera realizzato dai detenuti del carcere di San Vittore a Milano. Per Rai2 ha condotto con Pino Corrias l’in­chiesta in quattro puntate Mani pulite.

Marco Travaglio è vicedirettore de «il Fatto Quotidiano» e autore di inchieste di successo. Tra i suoi libri più recenti: Ad personam (Chiarelettere 2010), Colti sul Fatto (Garzanti 2010), Silenzio, si ruba (dvd+libro, Chia­relettere 2011) che raccoglie gli interventi della rubrica settimanale «Passaparola», Mani pulite (con Gianni Barbacetto e Peter Gomez, Chiarelettere 2012), BerlusMonti (Garzanti 2012). Dopo il successo di Promemoria, 15 anni di storia d’Italia ai confini con la realtà, è in scena nei teatri italiani con Anestesia totale, primo spettacolo (poco spettacolare) del dopo-B, insieme a Isabella Ferrari. Dopo cinque anni di Annozero, quest’anno prosegue la sua collaborazione insieme alla squadra di Michele Santoro con Servizio Pubblico.

STRAGE DI DONNE

di Riccardo Iacona

Collana Reverse

Un reportage narrativo. L'amore criminale nelle storie italiane degli uomini che uccidono le proprie compagne.

Italia 2012. Oggi. Uomini che uccidono indisturbati, che portano a termine il loro progetto senza che nessuno li fermi. Da nord a sud, nelle piccole e grandi città, nelle case di periferia e nei quartieri della borghesia, la violenza omicida contro le donne accomuna classi sociali e luoghi altrimenti distanti tra loro. Poi ci sono le migliaia di donne che sono vive per miracolo, sfuggite per fortuna o per caso alle botte e alle violenze cui le costringevano i loro uomini. Infine ci sono le prossime vittime, quelle che a ogni notizia di un nuovo omicidio saltano sulla sedia e si premono la mano sulla bocca, quelle che riempiranno con i loro nomi lo scandaloso e lungo elenco di donne ammazzate in Italia. Un paese che ha rinunciato a proteggere loro e i loro figli.   Dove le donne contano poco o niente, e nei loro confronti si esercita un vero e proprio «apartheid».

Un viaggio in Italia di Riccardo Iacona, faccia a faccia con le storie e i protagonisti, i familiari delle vittime. Un reportage che entra nelle case degli Italiani, lì dove si consuma una violenza terribile e silenziosa. Decine di storie.

Riccardo Iacona è giornalista professionista. Nel 1988 è entrato a far parte della squadra della terza rete Rai diretta da Angelo Guglielmi, lavorando alle trasmissioni di Michele Santoro Samarcanda, Il Rosso e il Nero, Il raggio verde, Moby Dick, Sciuscià-Edizione straordinaria. Da quel momento in poi è diventato «autore di se stesso»: da cinque anni, infatti, lavora all’ideazione e alla realizzazione di suoi programmi; prima con la serie dei «W»: W gli sposi, W il mercato e W la ricerca, poi con Case!, Ospedali!, Tribunali! e Pane e Politica; e adesso con Presadiretta. Per Chiarelettere ha pubblicato nel 2010 L’Italia in Presadiretta.

ORA ET LABORA

di don Virginio Colmegna

Collana Reverse

Con un saggio introduttivo di Carlo Maria Martini  e un intervento di Corrado Augias

«La relazione con le persone più fragili, con chi abita ai margini, non è rieducazione di deficienti. È l’arte di creare le condizioni affinché anche un fragile possa dire chi è e cosa vuole dalla vita.»

Questo è un libro di rottura rispetto alla pubblicistica consueta su Chiesa e Vaticano, tra affari, lotte tra cardinali e scontri di potere. È un libro che racconta la Chiesa meno visibile, ma che forse molti vivono senza neanche accorgersene. Non è un elogio della Chiesa, tutt’altro: è un pamphlet che non risparmia critiche, non fa sconti, ma si muove da dentro la Chiesa. Il lavoro della Caritas, i centri di accoglienza che a causa della crisi danno sostegno e ristoro anche a tanti italiani, non solo agli immigrati, e poi gli oratori che in molte città sono gli unici spazi dignitosi in cui portare i figli dopo la scuola, gli scout, le numerosissime persone che rispondono quotidianamente e a titolo gratuito alle tante emergenze sanitarie e alimentari. Oggi, con lo Stato sociale sbaragliato da una politica irresponsabile, la Chiesa c’è, è sul campo, agisce, spesso silenziosamente. Con questo libro viene allo scoperto, fa sentire la sua presenza. E chi meglio di don Virginio Colmegna, già direttore della Caritas ambrosiana e oggi presidente di Casa della carità, centro di accoglienza nel cuore di Milano, poteva comporre questo pamphlet sul ruolo fondamentale della Chiesa cattolica nell’Italia di oggi? 

Questo libro è rivolto ai tanti italiani, cattolici, a disagio rispetto alle accuse sempre nuove e sconvolgenti sul Vaticano. Ma è anche un libro rivolto ai non credenti che consapevolmente o meno traggono enorme beneficio da questa Chiesa impegnata nel sociale.

Don Virginio Colmegna, sacerdote, vive e lavora a Milano. Direttore della Caritas ambrosiana dal 1993 al 2003, per nomina del cardinale Carlo Maria Martini nel 2002 diventa presidente della Fondazione Casa della carità, casa di accoglienza e cura a Milano. È autore di molti libri, tra i quali ricordiamo l’autobiografia Non per me solo (il Saggiatore, 2011). Per Chiarelettere ha curato l’introduzione al libro di don Primo Mazzolari, Come pecore in mezzo ai lupi.

COME FARE COSA FARE

di Iolanda Romano

Collana Reverse

Un manifesto e una proposta per praticare davvero la democrazia

Tav, grandi opere, rifiuti: i vantaggi di decidere insieme

Con un intervento di Gustavo Zagrebelsky

Così, mai più. L’esempio negativo della Tav Lione Torino è sotto gli occhi di tutti. Le decisioni non possono essere prese dall’alto e poi imposte salvo poi cambiarle sull’onda della protesta. Si può decidere insieme nell’interesse di tutti, rispettando esigenze anche contrastanti. Non è un’utopia, La soluzione c’è. Francesi, americani, tedeschi, inglesi sperimentano tecniche di partecipazione attiva e di confronto con successo da anni. Questo libro dimostra che anche in Italia si può fare. Ecco come. La domanda è: «Come possiamo fare a evitare decisioni sbagliate e al tempo stesso scegliere di decidere insieme?». Le domande che iniziano con «come» rompono un paradosso: quello che ci fa immaginare, erroneamente, che non può avere ragione x, se ha anche ragione y, che non può accadere una cosa, se ne accade anche un’altra. Anche in Italia, in questi ultimi anni, si sono realizzate esperienze che ci dimostrano che si possono impedire decisioni sbagliate che restano nelle mani di pochi interessati e ricostruire un clima di fiducia nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Ma per farlo occorre cambiare prospettiva e imparare a chiederci «come».

Iolanda Romano ha costruito la sua competenza di esperta in processi partecipativi prevalentemente «sul campo». Dopo vari periodi di specializzazione in Nord Europa, nel 1992 ha fondato Avventura Urbana, società impegnata nella progettazione partecipata delle politiche pubbliche, di cui è tuttora presidente. Da allora ha condotto processi partecipativi in scala locale e sovralocale. Ha partecipato attivamente allo sviluppo del Progetto periferie della città di Torino come esperta di partecipazione e ha operato per introdurre in Italia alcune delle tecniche più innovative nel campo della progettazione partecipata (Planning for Real, Open Space Technology, Giurie di cittadini, Electronic Town Meeting, Deliberative Polling), sperimentandole in molti casi per la prima volta. Con l’antropologa Marianella Sclavi ha lavorato al libro Avventure Urbane, progettare la città con gli abitanti (Eleuthera). Attualmente è impegnata prevalentemente nella conduzione di processi di democrazia deliberativa in Italia e all’estero. Sue interviste sono state pubblicate su quotidiani e riviste a proposito della Tav Lione-Torino. Collabora all’elaborazione di una proposta di legge sul confronto pubblico intorno alle grandi opere.

 
PERCORSI SONORI: UN CONCERTO DEDICATO A SIVORI PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 10:51

Fulvio Luciani e Massimiliano Motterle

PERCORSI SONORI
Stagione Musicale della Città di Finale Ligure
8a edizione

Venerdì 20 Luglio alle ore 21,30, presso i Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo, si terrà il terzo concerto della rassegna "Un arco.e un pianoforte", che vedrà impegnati il violinista Fulvio Luciani e il pianista Massimiliano Motterle.
Questo concerto ha un particolare significato per Finale poiché verranno eseguite esclusivamente composizioni del grande violinista Camillo Sivori (1815-1894), unico allievo di Nicolò Paganini, al quale è intitolato il teatro civico della città (1868).
Per l'occasione sarà presentato il nuovissimo cd di musiche di Sivori in prima registrazione mondiale realizzato dai due artisti per l'etichetta internazionale Naxos nella collana 19th Century Violinists Composers.
Il programma prevede l'esecuzione della Réverie, un delicato brano in stile francese; delle Folies Espagnoles, pezzo in genere imitativo di grande suggestione in cui l'autore descrive musicalmente una giornata di Carnevale a Madrid (scritto nel 1854 in occasione della tournée di Sivori in Portogallo e Spagna) e dei dodici difficilissimi e splendidi Études-Caprices. A quest'opera straordinaria per la varietà delle invenzioni e dei problemi tecnici affrontati, Sivori affidò la sintesi della propria arte violinistica come già aveva fatto Paganini con i suoi 24 Capricci.
 
Fulvio Luciani è allievo di Paolo Borciani, primo violino del Quartetto Italiano, e anche di Franco Gulli e Norbert Brainin, ed è stato fondatore e primo violino del Quartetto Borciani.
Interprete libero e non convenzionale, ama proporre scelte non ovvie. Ha suonato per primo i Capricci di Sivori, registrato in video e su disco l'integrale per violino e pianoforte di Schumann, ideato e realizzato Il violino e altri racconti, un ciclo di concerti per violino solo che spazia lungo sette secoli, esegue le Sonate e Partite di Bach nella rare versioni con pianoforte di Mendelssohn e Schumann, il repertorio del duo Dushkin-Stravinskij, la musica per violino di Liszt, accanto al repertorio più conosciuto.
Ha collaborato con artisti quali Siegfried Palm, Hatto Beyerle, Bruno Canino, Antonio Ballista, Riccardo Zadra, Paolo Bordoni, Enrico Dindo e Massimiliano Motterle, e si è esibito per prestigiose istituzioni tra cui il Teatro alla Scala. Il canale televisivo satellitare Sky Classica ne ha registrato numerose esecuzioni e gli ha dedicato alcuni documentari. Ama scrivere e insegnare. Casa Ricordi sta per pubblicare la sua revisione critica dei Capricci di Sivori. Ha vinto il Premio Internazionale del Disco "Antonio Vivaldi" della Fondazione Cini di Venezia.

Massimiliano Motterle si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano ed è vincitore di numerosi premi partecipando a più di venti concorsi pianistici nazionali ed internazionali, compreso il Budapest Liszt Competition, il Cincinnati International Competition, il Valencia Concorso Iturbi e il Concorso Internazionale di Parma. Ha poi frequentato vari corsi di perfezionamento con importanti pianisti come Lazar Berman, Paul Badura- Skoda e Alexis Weissenberg. Motterle ha debuttato ventunenne a Milano, come solista nel Concerto n. 3 di Rachmaninov per poi esibirsi con importanti orchestre come quella della RAI di Torino, la Cincinnati Symphony Orchestra e la Liszt Chamber Orchestra, e sotto la direzione di Umberto Benedetti Michelangeli, Piercarlo Orizio, Andras Ligeti, Riccardo Frizza e Jonathan Webb. Ha collaborato con grandi artisti come Andreas Brantelid, Karin Dornbusch e il Quartetto della Scala, formando - da pochi anni - un apprezzato sodalizio artistico con Fulvio Luciani.

Camillo Sivori (1815–1894)
12 Études-Caprices, Op 25 • La Génoise • Folies espagnoles, Op 29
«Sivori ha suonato ancora una volta, come sempre, piccoli pezzi straordinari». (Clara Schumann, 4 novembre 1841)
«Paganini resuscitato», «Paganini idem et alter» o, addirittura «Paganini moins ses defauts»: sono alcune delle espressioni entusiastiche che troviamo nelle recensioni dei concerti di Camillo Sivori, comparse sui giornali europei nel corso della lunga tournée (1841–1845) che lo portò in Austria, Ungheria, Germania, Polonia, Russia, Francia, Belgio, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Olanda. In questi anni incontrò i più famosi musicisti (Mendelssohn, Schumann, Berlioz, Spohr, Thalberg), partecipò a centinaia di concerti, si confrontò con i più celebri violinisti (De Bériot, Ernst, Ole-Bull, Artôt, Alard, Vieuxtemps) e si affermò come continuatore dell’arte di Paganini - si noti - quando il ricordo di quest’ultimo era ancora ben vivo nel mondo musicale (il grande artista era morto nel 1840).
Del resto Sivori poteva a ragione presentarsi come «Unique élève de Paganini»: era nato (25 ottobre 1815) nella stessa città, Genova; aveva studiato con il suo anziano maestro, Giacomo Costa; si era perfezionato con il suo amico e discepolo, Agostino Dellepiane e, cosa decisiva, aveva incontrato lo stesso Paganini, tra l’ottobre 1822 e il maggio 1823, impressionandolo al punto che questi aveva deciso di dargli lezioni. Per Camillo il grande virtuoso scrisse alcune musiche per «formargli l’animo» e gliele fece eseguire in riunioni private, accompagnandolo egli stesso con la chitarra. Si trattò di un rapporto di stima e amicizia, quasi parentale, come dimostrano le numerose espressioni d’interessamento verso il «Camillino» che ritroviamo nell’epistolario di Paganini. Lasciata Genova, egli continuò a seguirne i progressi riconoscendolo come suo allievo («L’unico che può chiamarsi mio scolaro» scrisse nel 1828); infine, poco prima di morire, lo chiamò a sé e gli cedette un violino, realizzato da Jean Baptiste Vuillaume, copia del prediletto Guarneri del Gesù detto “Il Cannone”. La famiglia Sivori, dal canto suo, aveva spinto il ragazzo prodigio a seguire subito le orme del Maestro, infatti, ancora dodicenne, Sivori si era presentato alle platee europee, subito a ridosso di Paganini, con un viaggio (1827–28), che lo portò a esibirsi a Londra, con Giuditta Pasta, e a Parigi, dove conobbe Rossini, Cherubini, Baillot, Kreutzer e suonò con il diciassettenne Franz Liszt.
La carriera artistica di Sivori durò circa sessant’anni e la sua fama si allargò fino alle Americhe, con una tournée (1846–1850) che dopo sessantasette città dell’America del Nord, per un tratto in compagnia di Henri Herz, lo portò a Cuba, Giamaica, Lima, Valparaiso, Santiago, Rio de Janeiro, Montevideo. Tornato in Europa, instancabile “viaggiatore filarmonico”, la percorse in lungo e in largo facendo perno su Parigi dove aveva preso una seconda dimora. Fu in Spagna e Portogallo (1854–55), a Baden Baden e nelle altre residenze estive dell’aristocrazia, più volte a Londra (fino al 1873), nelle città tedesche (1863 e 1871–73) e in quelle russe (1875–76). Considerato «un des plus étonnants virtuoses de concert» (Fétis), capace di «prodigious command of difficulties» (Grove), raccolse l’elogio di Berlioz, Rossini e Mendelssohn che nel 1846 gli affidò la prima esecuzione inglese del Concerto op. 64.
Bisogna però considerare che Sivori fu acclamato non solo come grande virtuoso di scuola paganiniana ma anche come raffinato interprete della letteratura strumentale classico-romantica nel momento in cui questo stesso repertorio si andava costituendo. Sin da giovane, infatti, egli si dedicò alla musica cameristica. Il suo debutto in quartetto d’archi risale al 1834 (Queen’s Square Selected Society di Londra); nel 1843 suscitò grande impressione a Parigi nell’interpretazione dei capolavori di Haydn, Mozart e Beethoven e tra il 1845 e il 1846, il suo nome si legò alla prima esecuzione assoluta dell’intero corpus quartettistico di Beethoven a Londra, presso Alsager, con Vieuxtemps, Hill, Sainton e Rousselot. In Italia collaborò attivamente con le Società del Quartetto alla diffusione della musica strumentale e non si può dimenticare che nel 1876 Giuseppe Verdi lo volle a Parigi per la prima del suo Quartetto in mi minore. Eccellente virtuoso dunque, sul modello - per molti inarrivabile - di Paganini ma, diversamente da quest’ultimo, anche interprete moderno capace di mettersi interamente a servizio della musica altrui. Un artista per il quale la tecnica iperbolica non era solo fattore di meraviglia e motivo di esibizione ma, all’occorrenza, strumento dell’intelligenza. Morì a Genova il 19 febbraio 1894.
Come autore Sivori ha firmato oltre sessanta composizioni in cui virtuosismo e cantabilità si coniugano in modo originale. Si ricordano: due Concerti per violino e orchestra (datati 1839 e 1843); numerose fantasie e variazioni di bravura su temi delle più celebri opere di Paisiello, Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Gounod, o su motivi popolari; trascrizioni e rielaborazioni; brani cantabili e musiche di tipo descrittivo, e i Douze Études-Caprices pour violon seul op. 25, qui incisi integralmente per la prima volta, dedicati all’amico violinista belga Hubert Léonard.
Il termine “capriccio” definisce una composizione che si caratterizza per la stravaganza, l’assenza di regole precise, in cui la fantasia fluisce liberamente. In uso dal XVI secolo, dapprima riferito a musiche per tastiera, poi per complessi strumentali insoliti, trovò applicazione ricorrente nel violinismo settecentesco e nell’Ottocento. Quando prende spunto da particolari difficoltà tecniche, diviene “studio-capriccio” designando una forma ambivalente, dove realtà normalmente contrapposte - tecnica e creatività - cercano una sintesi. Il genere trova il suo vertice nei 24 Capricci op. 1 di Nicolò Paganini (editi nel 1820), straordinario compendio dell’arte violinistica che coniugando alla perfezione difficoltà e bellezza sollecitò la generazione romantica (Schumann, Chopin, Liszt) a raggiungere nuovi traguardi e rappresentò un riferimento ineludibile per ogni violinista successivo. Era inevitabile che anche Sivori si cimentasse nel genere, nonostante ciò rappresentasse per lui una doppia sfida esponendolo al confronto diretto con l’opera somma del maestro e con le raccolte dei violinisti contemporanei. La datazione dell’opera 25 di Sivori è incerta perché l’autografo è irreperibile. La prima edizione vide la luce a Parigi nel 1880 ma la composizione potrebbe risalire a molto prima. Il Capriccio n. 7, infatti, fu pubblicato già nel 1869 ed è documentata l’esecuzione di alcuni capricci nel 1860; inoltre Sivori usava donare ai suoi estimatori brevi composizioni intitolate Capricci o Capriccetti già negli anni Quaranta.
I Douze Études-Caprices, pur nella varietà delle invenzioni e dei problemi tecnici affrontati, possiedono la fisionomia di un’opera unitaria alla quale l’autore affidava la sintesi della propria arte. Il n. 1 è un Allegretto scherzando in Do maggiore giocato sull’alternanza di trentaduesimi con l’arco e accordi con arco e pizzicato insieme secondo una tecnica complessa che richiede all’interprete gesti decisi ma aggraziati. Nel n. 2, Moderato in Sol maggiore, una mesta melodia è sorretta dall’inizio alla fine da terzine, ed entrambi gli elementi, canto e accompagnamento, vanno resi con un legato perfetto. Nel n. 3, Allegro in Mi bemolle maggiore, veloci quartine di sedicesimi legati si dispongono in arpeggi, passaggi e scalette cromatiche ascendenti e discendenti, nello stile di un moto perpetuo, con la parte centrale che si colora di rapide modulazioni. Il n. 4 Allegretto scherzando in Fa maggiore esordisce con una melodia “paganiniana” costruita su note staccate e accordi, mentre nella parte centrale, fortemente modulante, si alternano veloci quartine di trentaduesimi e drammatici passaggi accordali in cui compaiono anche i suoni armonici. Il n. 5 Andante religioso in Si bemolle maggiore (di cui esiste anche una versione semplificata per violino e organo o pianoforte) è uno studio sulla polifonia e sui tricordi per i quali Sivori utilizza una diteggiatura difficilissima. Il n. 6 Allegro moderato in Sol maggiore è costruito sull’alternanza di accordi e note in staccato con alcuni passaggi cromatici per seste e terze. Il n. 7 Cantabile in La minore è il “cuore” ispirato della raccolta e non stupisce che Sivori l’abbia pubblicato anche in una versione leggermente semplificata intitolata Adagio. In questo capriccio - che va reso con fantasia e libertà - troviamo molte difficoltà: colpi d’arco, pizzicati, bicordi, decime, melodia accompagnata, suoni armonici, rapidi arpeggi e scale di trentaduesimi. Nella parte centrale si dispiega un’accorata melodia, preceduta da un recitativo e seguita da una sezione di chiusura rapsodica. Nel n. 8 Maestoso (Tempo di marcia) in Re maggiore l’elemento marziale, contraddistinto dal ritmo di ottavo puntato e sedicesimo che si alterna a rapide scale, contrasta con una parte polifonica dove due voci si alternano in un canto con accompagnamento in cui sono ravvisabili “reminiscenze” di Boccherini (Grave del Quartetto op. 39) e Beethoven (inizio dell’op. 132). Il n. 9 Allegretto in Sol minore è uno studio sui bicordi, in particolare terze e seste, che si alternano - anche con effetti sincopati - a un basso che a tratti diventa un pedale - con un finale concitato in cui compaiono nuovamente i suoni armonici. Il n. 10 Allegro in Si bemolle minore fa il paio con il n. 3 per l’andamento vorticoso a moto perpetuo con arpeggi, scale e figurazioni in sedicesimi legati che si succedono senza sosta. Il n. 11 Agitato in Do minore è un capriccio drammatico con una costruzione particolare in cui una sezione esagitata (Con fuoco, e energico troviamo in partitura) tutta scandita da accordi massicci quasi violenti, interrotti solo da arpeggi veloci, cede il passo - nella sezione centrale - a un tema delicato (dolce) e sognante, fiorito di trilli. Nella parte conclusiva ricompare l’elemento iniziale che termina con un Poco più lento, anche se tra gli energici accordi s’insinua il tema cantabile. Il n. 11 sarebbe stato un gran finale ma Sivori preferisce sigillare la raccolta con un brano singolare, uno studio sugli unisoni (una delle cose più difficili che si possano fare sul violino), basato sull’elaborazione di un tema che pare quasi un lamento. Per di più, nel capriccio n. 12 Comodo in La maggiore, Sivori complica le cose con una diteggiatura “astrusa” al fine di lasciare il pedale alla voce centrale e ottenere così una risonanza del tutto particolare.
La Génoise in Re maggiore I.er Caprice fu edita nel 1845 ma, se l’indicazione op. 1 non è ingannevole, potrebbe risalire ai primi anni Trenta. È una composizione di ampio respiro nella forma di un tema con sette variazioni, preceduti da un’introduzione Andante maestoso e seguiti da un Andante sostenuto ed espressivo che prelude a un finale Brillante. Tra la 6a e 7a variazione troviamo, curiosamente, un intenso Recitativo. Il dato più interessante nella Génoise è la perfetta integrazione tra violino e pianoforte. Quest’ultimo è un vero comprimario e la sua parte è scritta in stile concertante, molto brioso toccando, a tratti, il registro patetico. I due strumenti si alternano nel compito di variare il tema, in un dialogo incalzante, costruito spesso a “incastro”. Tutto ciò dimostra l’abilità di Sivori compositore. Il tema La Génoise ricorda più una danza urbana (un «Allegro da salotto» secondo l’Allgemeine Musikalische Zeitung) che un tema popolare del quale, comunque, conserva la semplicità e l’immediatezza. Su queste basi Sivori inanella una serie di variazioni di bravura, digitalmente impegnative ma dapprima un po’ biedermeier (come nelle variazioni 1a e 2a che riprendono anche le battute conclusive dell’introduzione a mo’ di refrain), avviando poi un’esplorazione più in profondità del tema ed elevando il tasso di virtuosismo, fino a raggiungere nella bellissima 6a variazione - Adagio assai ed espressivo seguito dal Recitativo a piacere – il baricentro emotivo del brano in cui dispiega tutta la sua fantasia e la proverbiale capacità di canto. Nell’ultima variazione e nella parte finale si esalta nuovamente l’aspetto spensierato e salottiero del tema d’origine.
Sivori aveva fatto del Carnevale di Venezia di Paganini un cavallo di battaglia, eseguendolo infinite volte come “Souvenir de Paganini”, anche prima che fosse pubblicato, innestandovi proprie variazioni, contendendone a Heinrich Wilhelm Ernst l’autentica lezione. Nel catalogo delle sue opere troviamo altri quattro “Carnevali” (i primi tre perduti): il Carnevale americano o Capriccio Jankee Doddle, il Carnevale del Chilì, il Carnevale di Cuba (in quest’ultimo aveva inserito la spettacolare imitazione di un uccello americano, il sinsonte) e il Carnevale di Madrid (per violino, archi e timpani). Chiara predilezione dunque per una “forma” libera che gli permetteva di passare dai moduli delle variazioni su un tema, a momenti cantabili, ad altri virtuosistici, a episodi di tipo descrittivo. Le Folies espagnoles edite nel 1886 si identificano (con minime varianti) con il Carnaval de Madrid composto proprio a Madrid nel giugno del 1854 nel corso della tournée in Spagna e Portogallo. La divisione dei tempi corrisponde e il programma (anche sulla scorta delle numerose entusiastiche recensioni) si può così descrivere: «Passeggiata delle maschere al Prado. Danza Campestre al suono della cornamusa. Temporale e preghiera. Ritorno del bel tempo. Ripresa della danza, alla quale si uniscono le vecchie paesane». Nella composizione Sivori utilizza alcuni temi spagnoli tra i quali s’individuano: El noi de la mare, El vito (variato anche nel finale), e la celebre Jota Aragonese. Capolavoro della musica descrittiva, «espresso - come scriveva la Gazzetta Musicale di Milano – con una verità di cui non si può farsi un’idea che dopo averlo udito», in cui i quadri si succedono come una sequenza di antiche stampe in una galleria ispirando l’autore in un racconto sonoro ricco d’imitazioni, effetti fantasmagorici, e incredibili trovate strumentali. Non è possibile fare l’elenco anche solo sommario del repertorio tecnico dispiegato dal violino, finalizzato alla rappresentazione, ma possiamo dire che il momento culminante - virtuosisticamente - è certamente quello del Temporale. Se la storia della musica è piena di tempeste, questa di Sivori si distingue per un’impressionante aderenza al dettato naturalistico; poche altre volte una composizione cameristica ha suggerito in maniera così viva il vento e lo scatenarsi degli elementi: pagina veramente da antologia che meritava d’essere recuperata.

Flavio Menardi Noguera

 
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