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Il Festival delle Nuove Vie 2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Giovedì 19 Luglio 2012 16:41

Aprire una nuova via, nell’alpinismo come nella vita, significa iniziare una nuova avventura, spazzare via la routine ed arricchire il proprio bagaglio di esperienze umane e culturali. Il Festival delle nuove vie di Courmayeur, giunto alla seconda edizione, fa decisamente onore al proprio nome: scrittori, giornalisti, intellettuali ed artisti, ispirati, nel periodo più torrido dell’anno, dalla fresca vicinanza con le vette innevate del Monte Bianco e dalla sincera accoglienza della cittadina alpina, incontreranno il pubblico, raccontando storie, esperienze e punti di vista.

Se l’anno scorso la scommessa lanciata dalla casa editrice Liaison di Courmayeur e dall’associazione culturale Il Mulino di Amleto, che organizzano l’evento in collaborazione con il Comune di Courmayeur, il Centro Servizi Courmayeur e la Sitmb, Società Italiana Traforo Monte Bianco Spa, è stata pienamente vinta, quest’estate si punta al bis, coinvolgendo nuovi ospiti d’eccezione. Il Festival è uno dei fiori all’occhiello di Mont Blanc Mania, la rassegna delle manifestazioni estive all’ombra del Bianco.

La formula è quella della maratona culturale, con vari appuntamenti che si succedono nelle giornate del 20, 21 e 22 agosto, più una gustosa anticipazione il 14 agosto. Come anteprima del Festival, infatti, Courmayeur ospiterà una manifestazione dal titolo “L’ultimo diaframma”, per festeggiare il cinquantenario degli scavi del Traforo del Monte Bianco. Al Jardin de l’Ange sarà presentato il libro “Un varco a nordovest”; curato dal prof. Giuseppe Giobellina, è la cronaca fedele dello scavo di circa dodici chilometri di roccia sotto la montagna più alta d’Europa, tra l’Italia e la Francia, e restituisce, anche attraverso varie interviste, l’atmosfera e l’emozione che hanno portato alla realizzazione di un’opera monumentale. Le celebrazioni comprendono una giornata di studi sul tema, un momento pubblico di parola sul tema delle frontiere e un doppio concerto con gli ensemble valdostani Naïf e L'Orage.

Il Festival entra nel vivo lunedì 20 agosto. Alle ore 11.00, al Jardin de l’Ange verrà presentato il libro “Grom, storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori”. Non è un’opera di fantasia, ma racconta di come due giovani amici, Federico Grom e Guido Martinetti, un manager e un enologo, abbiano creato dal nulla un piccolo miracolo imprenditoriale, il gelato Grom, imponendolo come marchio di eccellenza sulla scena mondiale. Federico Grom dialogherà con il pubblico e con Elena Valdini e Cesare Bieller al Jardin de l’Ange.
Se Antonio Monda ci porterà, con “L’America non esiste”, in una New York anni ’50, maccartista e densa di contraddizioni, meta di due fratelli emigrati dall’Italia, Lila Azam Zanganeh, nata da genitori iraniani e cresciuta a Parigi, ha scelto come nume tutelare Vladimir


Nabokov per tracciare una sorta di mappa dello slancio vitale e del piacere della lettura, nel suo “Un incantevole sogno di felicità”.

Sempre alle ore 17.00, ma all’Hotel Royal, l’appuntamento è invece con l’“Irresistibile Nord”, per citare il titolo del romanzo di Andrea di Robilant. L’autore, dialogando con Elena Valdini, racconterà l’epopea di due fratelli nel XIV secolo. E’ un appuntamento sotto il segno dell’avventura, tra monasteri islandesi e memorie mai sepolte, capaci di rievocare guerrieri vichinghi, saccheggi e naufragi.
In serata, alle 21.15, al Jardin de l’Ange, faranno capolino due miti viventi dell’alpinismo. Simone Moro, uno dei più forti scalatori al mondo, autore di imprese memorabili, presenterà insieme ad Agostino da Polenza, grande alpinista, organizzatore della spedizione al K2 del cinquantenario, “La voce del ghiaccio”, un libro la cui genesi è particolare: memorie e riflessioni si alternano in un testo scritto quasi interamente durante un’ascensione a un ottomila in inverno, il Nanga Parbat. Moro ha corretto le bozze nelle soste al campo base, e ha scattato le fotografie che illustrano il volume.

La mattina di martedì 21 agosto, seconda giornata del Festival, si cambierà scenario, approdando in Guatemala, grazie a uno dei fenomeni letterari dell’anno, “Se ti abbraccio non avere paura”. Come racconterà Fulvio Ervas, al Jardin de l’Ange, dialogando con Federico Chiara ed Elena Valdini, il libro è nato dall’incontro con Franco Antonello, che ha affidato allo scrittore il racconto dei tre mesi trascorsi insieme al figlio Andrea, affetto da autismo. Tra le pagine scorrono i fotogrammi di un viaggio in moto, avventuroso e senza meta, affrontato lasciandosi alle spalle ruoli e convenzioni, abbandonandosi senza timori alle incognite del futuro e scoprendo una nuova dimensione del rapporto tra genitore e figlio.
E’ una scrittura fresca e divertita quella di Michele Dalai, che insieme a Emanuele Farneti, alle ore 17.00, all’Hotel Royal, presenterà “Le più strepitose cadute della mia vita”. Protagonista è Antonio, trentenne musicista di belle speranze, con una famiglia sopra le righe, circondato da una folla di personaggi memorabili, che danno vita a situazioni imprevedibili, alternate a brevi e gustosi inserti dal sapore surreale che raccontano le cadute pubbliche più celebri della storia, da Margaret Thatcher a papa Wojtyla, passando per Enrico Berlinguer.
L’attrice Veronica Pivetti alle ore 18.00, al Jardin de l’Ange, presenterà con la verve che la contraddistingue un libro che mette a nudo un capitolo doloroso della sua vita, la depressione. “Ho smesso di piangere” è la storia di una lenta e faticosa risalita dagli abissi. La funzione liberatoria della scrittura e il ruolo catartico dell’ironia e della risata sono al servizio del lucido racconto di un male di vivere diffuso, raccontato senza glissare sui momenti più difficili, con schiettezza ed onestà.
E’ stato un esordio travolgente quello di Davide Enia, finalista al Premio Strega con il suo primo romanzo, che presenterà, leggendone vari spezzoni, al Jardin de l’Ange, alle ore 21.15. L’autore teatrale siciliano racconta la parabola esistenziale di Davidù, pugile bambino nella Palermo del secondo dopoguerra, che cresce assieme all’Italia della ricostruzione e approda agli anni Novanta, in compagnia di una galleria di personaggi davvero singolari.

Il terzo ed ultimo giorno della rassegna, mercoledì 22 agosto, alle ore 11.00, il testimone passa a “Olivia” di Paola Calvetti; giornalista del Corriere della sera e finalista del Premio Bancarella con il suo primo romanzo “L’amore segreto” con “Olivia” ci ci regala un romanzo
“inaspettato”. Del tutto inaspettato è l’inizio di questa storia, con gli sguardi di due bambini che

si sfiorano da lontano. Qualche anno dopo, a pochi giorni dal Natale, Olivia – la poco più che trentenne protagonista di questo romanzo – perde il posto di lavoro precario e si ritrova più precaria e fragile di prima.
E’ un appuntamento tutto al femminile quello in programma alle ore 17.00 all’Hotel Royal. Sono quattro, secondo Rachele Ferrario, le donne italiane che hanno cambiato il nostro modo di raffigurare il mondo: Carol Rama, Carla Accardi, Giosetta Fioroni e Marisa Merz. Rachele Ferrario, storico e critico dell’arte contemporanea, ricostruisce ne “Le signore dell’arte” le storie di queste artiste, la cui visibilità pubblica è stata in parte offuscata dall’appartenenza al genere femminile.
Il mediterraneo e il sud Italia saranno al centro dell’altro appuntamento pomeridiano, alle ore 18.00 al Jardin de L’Ange. Ad animare l’incontro ci saranno Il regista pugliese Gennaro Nunziante, che, reduce alcuni grandi successi al botteghino con Checco Zalone, affronterà un dibattito sul futuro della commedia italiana.
L’ultimo appuntamento del Festival delle Nuove Vie non si affiderà alla scrittura e alla parola, ma soprattutto alle immagini, che racconteranno l’impresa più difficile tentata da Maurizio Zanolla alias Manolo, amante delle sfide impossibili. Il pluripremiato documentario “Verticalmente demodé”, di Davide Carrari, presentato al Palanoir, al costo di 7 euro, sarà dedicato alla parete del Baule, sulle vette Feltrine, dove si trova “Eternit”, la via di arrampicata che maggiormente ha messo alla prova sul piano tecnico e sportivo Manolo. Un omaggio alla tenacia umana, che anche di fronte a ripetuti fallimenti non si arrende e persegue il sogno di un rapporto diverso e profondo con la montagna.

 
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