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La seduta odierna del Consiglio regionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliabue   
Martedì 17 Luglio 2012 13:34

No al Decreto salva rotte nel Tigullio
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni. Una era firmata da Roberto Bagnasco e Gino Garibaldi (Popolo della libertà) e la seconda da Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando).
Roberto Bagnasco (Pdl) ha ricordato il decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 2 marzo 2012 (Disposizioni generali per limitare o vietare il transito delle navi mercantili per la protezione di aree sensibili nel mare territoriale), emanato di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che non consentirebbe la navigazione, l’ancoraggio e la sosta delle navi mercantili adibite al trasporto di merci e passeggeri, superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda, nella fascia di mare che si estende per due miglia marine dai perimetri esterni dei parchi e delle aree protette nazionali, marini e costieri, istituiti ai sensi delle leggi 31 dicembre 1982, numero 979 e 6 dicembre 1991, n. 979.
Il consigliere ha sostenuto che «tale misura, pur rappresentando un utile strumento per la salvaguardia della sicurezza di alcune zone marine e costiere di rilevante pregio ambientale e particolarmente vulnerabili perché interessate da importanti volumi di traffico, di fatto, se applicata come da decreto, danneggerebbe il comparto turistico e l’economia del territorio» e ha assicurato che «nessun incidente o episodio di inquinamento delle acque o della costa si è mai verificato negli ultimi anni». Da queste considerazioni è nata la richiesta alla giunta «se intenda sostenere l’intervento dei Parlamentari liguri presso i Ministeri del turismo e dell’ambiente affinché il cosiddetto “decreto salva rotte” non abbia pesanti ricadute sul territorio del Tigullio». Bagnasco ha anticipato che, rispetto alla data di presentazione dell’interrogazione, molti timori sono stati fugati, «grazie all’azione della Regione, di Burlando, dei parlamentari liguri di entrambi gli schieramenti che si sono uniti in un grande impegno».

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Nella seconda interrogazione Ezio Armando Capurro ha domandato alla Regione «quali iniziative intenda intraprendere nei confronti del Governo per scongiurare i rischi che l’applicazione di tale decreto comporta». Il consigliere ha sottolineato che la presenza delle navi da crociera «nel periodo compreso tra aprile e ottobre, comporta una positiva ricaduta in termini turistici in molte località del Tigullio con conseguenti vantaggi per l’economia e da sempre, anche grazie alla collaborazione dell’area marina protetta, nel Tigullio viene praticato un turismo sostenibile con conseguente grande attenzione per la salvaguardia dell’ambiente, di sicuro pregio, prospiciente il Monte di Portofino». Capurro ha sostenuto, infine, che «nel passato - in virtù della conformazione geografica del Tigullio e dei suoi fondali - non si è mai registrato nessun incidente di sorta mentre l’applicazione del decreto comporterebbe gravi danni economici al comparto turistico in un momento di grave crisi economica». Capurro ha ribadito che, rispetto alla data di presentazione dell’interrogazione «il problema i è parzialmente risolto anche se non in via definitiva».
Per la Giunta ha risposto l’assessore al turismo, Angelo Berlangieri «Il problema è sorto dopo la tragedia della “Concordia”, quando nel marzo scorso è stato emesso un decreto che prevedeva il divieto di navigazione e ancoraggio nelle aree marine protette.  Si è quindi svolta una riunione presso la Capitaneria di porto di Genova, alla quale ha partecipato, ovviamente, anche la Regione Liguria, oltre ai Comuni interessati e l’Area e i rappresentanti dell’ Area Marina protetta. Tra le righe del decreto si è trovato una soluzione. Il 30 aprile il ministro ha inviato una circolare con la quale permetteva deroghe da parte delle autorità marittime competenti. L’ufficio circondariale dellaCapitaneria di porto di Santa Margherita ha, quindi, stabilito due deroghe: la  possibilità di sosta e ancoraggio a 0,7 miglia di fonda dal perimetro esterno del litorale, contro le due miglia previste nel decreto, per Portofino e stessa possibilità ma a 0,8 miglia dalla fonda per Santa Margherita».


Servizio ospedaliero di radiologia ASL 1
Sergio Scibilia (Partito democratico)  ha illustrato un’interrogazione per sapere se la Giunta intenda predisporre per l’ASL 1 un piano di deroghe e di assunzioni capaci di sostenere il servizio ospedaliero di radiologia alla ASL 1, oggi in grave difficoltà. Secondo Scibilia, negli ultimi anni si è verificato un incremento degli esami di diagnostica richiesti in pronto soccorso e le tre strutture della radiologia ospedaliera della provincia di Imperia stanno entrando in una situazione di pesante criticità a causa della carenza di personale: «In particolare nel Servizio di Radiologia di Bordighera, rispetto ai cinque medici previsti dalla pianta organica ne restano solo tre, nella struttura complessa di Sanremo mancano tre medici e ad Imperia la carenza è di una unità. Inoltre la struttura complessa di Neuroradiologia funziona da anni con un operatore in meno rispetto alle quattro figure professionali previste». Scibilia ha ricordato che, a fronte della richiesta di deroga avanzata dal ASL 1 alla Regione per cinque figure professionali in questo settore, « ancora non ne è stata concessa alcuna. Eppure la radiologia riveste un’importanza strategica nel determinare in modo rapido e spesso esauriente la diagnostica relativa ad un numero sempre più significativo di pazienti che si recano in pronto soccorso, indirizzandoli verso i percorsi assistenziali più idonei ed efficaci, con conseguente minore attesa e spesa per il sistema sanitario».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La situazione della radiologia dell’Asl 1 è stata osservata con grande attenzione ed è stata oggetto di confronto tra il dipartimento salute della Regione e l’Asl. Il  21 giugno sono state autorizzate le assunzioni di tre medici di radiodiagnostica. Una risposta negativa avrebbe, infatti, causato una grave difficoltà sui servizi e,  forse, la necessità di chiuderne una parte: si è quindi data la possibilità di continuità al servizio. Si stanno esaminando altre due richieste che l’Asl ha avanzato come meno prioritarie e, insieme alla Asl stiamo su quando attivare queste deroghe per non trovarci in difficoltà rispetto anche ai vincoli imposti dal recente decreto 95 sulla Spending rewiew. Dobbiamo fare attenzione, infatti, a non uscire dai parametri previsti dalla normativa vigente».
Scibilia ha definito «un segnale positivo l’assunzione dei tre medici, un primo passo per ottenere buoni risultati».


Chiusura della sede distaccata di Pieve di Teco dell'Istituto Ruffini
Mantenere la scuola elementare di Orco Feglino

L’assessore all’istruzione, Sergio Rossetti ha risposto a due interrogazioni, che sono state trattate congiuntamente.
La prima riguardava la chiusura della sede distaccata di Pieve di Teco dell'Istituto Ruffini ed è stata presentata da Alessio Saso (Popolo della libertà), la seconda riguardava la chiusura della scuola elementare di Orco Feglino ed è stata presentata da Maurizio Torterolo (Lega Nord-Liguria Padania)
Alessio Saso (Popolo della libertà) ha illustrato la sua interrogazione sulla paventata chiusura della sede distaccata di Pieve di Teco dell'Istituto Ruffini. «L’istituto – ha ricordato Saso - avendo subito un calo di iscritti per l’anno 2012/2013, per gli stretti parametri imposti dalla normativa ministeriale, sembrerebbe non poter più accogliere nuovi studenti, con il conseguente rischio di trasferimento degli stessi a Imperia». Saso ha quindi chiesto alla Giunta di intervenire presso il Ministero dell’Istruzione, sottolineando «l’importanza del mantenimento di servizi essenziali, quale il diritto allo studio, al fine di evitare il rischio di spopolamento ed abbandono dei piccoli comuni dell’entroterra che già faticano, da tempo, a sopravvivere per la contrazione dei bilanci ed i pesanti tagli su tutti i comparti, dal sociale al trasporto scolastico». Il consigliere ha ricordato, inoltre, l’alto livello di preparazione scolastica degli studenti del Ruffini, dimostrata dai risultati degli esami di Stato, e «l’importanza vitale che l’istituto rappresenta per tutta la Valle Arroscia, sottolineato anche da quasi tutti i sindaci della Valle, dell’Assessorato provinciale e della Dirigenza scolastica provinciale. Quest’ultima, malgrado la sensibilità nei confronti dell’entroterra, a causa dell’organico definito per ogni regione dal Ministero dell’Istruzione, non avrebbe, purtroppo, altre alternative alla chiusura della prima classe».
Maurizio Torterolo (Lega Nord-Liguria Padania), nella sua interrogazione  ha chiesto alla giunta «se esista la disponibilità ad intraprendere le necessarie iniziative derogatorie finalizzate al mantenimento della scuola elementare di Orco Feglino». Il consigliere ha infatti rimarcato che dal prossimo anno è prevista la soppressione della scuola e che ciò comporterebbe per il Comune l’onere  del trasporto degli alunni a Finale Ligure e notevoli  disagi per le famiglie degli studenti. Torterolo ha sottolineato, infine che, per motivi demografici, è previsto a breve un aumento degli alunni della scuola elementare di Orco Feglino. La  chiusura dell’istituto, a suo avviso, sarebbe quindi ingiustificata, anche se il consigliere si è detto conscio della complessità della situazione, legata ai parametri esistenti, da superare, secondo Torterolo, con una deroga.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’istruzione, Sergio Rossetti:  Â«Le funzioni di costituire delle pluriclassi così come di mantenere o meno la sede distaccata di Pieve di Teco sono competenza dell’Ufficio scolastico regionale. Noi  ha aggiunto - condividiamo la necessità di mantenere siti scolastici nei comuni montani, al servizio della popolazione che altrimenti dovrebbe affrontare grossi disagi». L’assessore ha quindi esaminato la vicenda di Pieve di Teco: «Con questo unico corso c’è una complessità di numeri in riferimento agli standard fissati del ministero. Nella quinta classe, infatti, ci sono sette studenti eppure, fuori da ogni criterio prefissato, l’Ufficio scolastico ha ritenuto comunque di far terminare ai ragazzi della quinta il ciclo di  studi. Nelle classi intermedie il valore medio degli studenti è di 10 unità, cioè sotto i 15 ammessi dal ministero. E’ quindi difficile essere ottimisti sul mantenimento del corso, anche se si sta lavorando per trovare soluzioni. Si sta lavorando su due ipotesi. La prima è quella che i ragazzi del quarto anno vadano in altri istituti, consentendo invece di restare ai ragazzi delle prime tre classi, riducendo così l’impatto per i più piccoli, una manovra che consentirebbe di non chiudere la scuola. Si pensa poi ad una ipotesi di scuola, almeno in parte, digitale,  attivando una sorta di sperimentazione attraverso il collegamento con un’altra classe in un altro istituto. Si prevede la presenza cioè di un tutor e l’utilizzo di videoconferenze». Su futuro della scuola di Orco Feglino, Rossetti è stato meno possibilista, richiamando la delibera dell’Ufficio scolastico regionale che va verso la chiusura: «L’Ufficio scolastico si è espresso contro la pluriclasse. Verificheremo quale è la decisione ultima, anche se non ci pare intenzionato a venir meno alla sua determinazione espressa peraltro già l’anno scorso. Peraltro, oltre ad un certo livello riteniamo, come Regione, di non poter intervenire: dobbiamo rispettare l’autonomie reciproca ed evitare un conflitto e sterili polemiche» .  
Saso ha apprezzato il fatto che l’assessore ponga attenzione alla vicenda, ma si è detto poco convinto dal ricorso alla lezione digitale, a suo avviso, non soddisfacente per la preparazione culturale.
Torterolo ha espresso perplessità: «Si cancella la scuola elementare ma si mantiene la materna e, quindi, restano inalterati molti costi, tra i quali quelli per la gestione della mensa. Rimango dell’avviso che talvolta sia necessario usare una maggiore elasticità».
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Depotenziamento dei Pronto Soccorso di Albenga e Cairo
Marco Melgrati (Popolo della Libertà) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta se corrisponda al vero che nella riunione di maggioranza del 26 giugno 2012 è stato proposto dall’assessore alla salute, Claudio Montaldo, il declassamento dei pronto soccorso del “San Giuseppe” in Val Bormida e del nuovo “Santa Maria di Misericordia”, nel ponente savonese, a semplici presidi di primo intervento, nel quadro della riclassificazione dell’emergenza nell’ambito delle piano di riorganizzazione sanitaria. Melgrati voleva, quindi, sapere se l’amministrazione regionale intenda dare seguito a quanto presentato in una riunione di maggioranza circa la riclassificazione dell’emergenza, con particolare riferimento alle strutture citate. «Questo avverrebbe nonostante le numerose firme raccolte (circa 30 mila) in brevissimo tempo da cittadini e da organizzazioni sindacali per sollecitare - ha detto - il  mantenimento dei pronto soccorso di Albenga e Cairo Montenotte». Il consigliere ha chiesto, inoltre, se sia vero che si demanda all’Asl 2 l’organizzazione dei “punti” di primo soccorso con copertura giornaliera a 12 oppure 24 ore per gli accessi e la prima stabilizzazione dei pazienti in gravi condizioni, necessaria per consentirne il trasporto al pronto soccorso/dea più appropriato, cioè al “Santa Corona” e a Savona. Infine il consiglierei  ha chiesto «come sia stato considerato il risparmio “annunciato” di 300 mila euro, visto che il personale medico ed infermieristico rimane comunque in servizio, nonostante il declassamento, e se non si ritenga che siano da fare altri tipi di risparmio, come quello di evitare consulenze a ex primari andati in pensione». Il consigliere ha sottolineato che proprio in questi giorni è andato in tilt il pronto soccorso del “Santa Corona”. Ha anche ricordato che il 31 luglio si terrà un manifestazione a difesa del pronto soccorso del comprensorio albenganese e ha denunciato che alcuni primari in pensione avrebbero ottenuto delle consulenze presso l’ospedale di Albenga
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La proposta che ho avanzato e d è all’esame del Consiglio ha una motivazione chiara: denominare le strutture per quello che sono proprio a garanzia della sicurezza e della salute dei cittadini. Ormai non siamo in grado nel sistema sanitario regionale e in quello nazionale di garantire il pronto soccorso dappertutto, per ragione economiche e di sicurezza dei cittadini. Se non ci sono le necessarie condizioni, previste per legge, a tutela dei cittadini, dobbiamo chiamare i punti in questione in qualche altro modo, con altre diciture. Nella zona di cui stiamo parlando, siamo a pochi chilometri da una struttura con Dea di secondo livello che garantisce quanto è necessario. Certo un codice bianco può avere dei tempi di attesa, ma l’emergenza viene fronteggiata nel modo adeguato. Comunque deciderà il consiglio regionale sui punti in questione. Per quanto mi riguarda credo si debba dare servizi veri ai cittadini e il pronto soccorso deve essere dotato di quanto prevede la legge, tra gli altri fattori ricordiamo la presenza di un medico chirurgo e la reperibilità costante di specialisti». 
Melgrati ha ribattuto: «l’assessore non ha risposto alle mie domande. In particolare non mi ha detto come possa un ipotetico risparmio di trecentomila euro condizionare la chiusura di un servizio. Ha fatto soltanto della polemica politica».
 
Futuro dell’ex ospedale “Maria Teresa” di Arenzano.
Edoardo Rixi (Lega Nord- Liguria Padania) ha presentato un’interrogazione per sapere dalla giunta come intenda utilizzare l’ex ospedale Maria Teresa di Arenzano. Il consigliere ha ricordato che «l’immobile ha un grande valore sociale e sanitario per la città di Arenzano, che manca di adeguate strutture per anziani e disabili sul territorio» e ha ricordato che il Consiglio comunale della cittadina ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si sottolinea che “Regione Liguria, proprietaria dell’immobile, in diciotto anni non lo ha ristrutturato per renderlo funzionale al servizio della cittadinanza”. Il consigliere ha, infine, annunciato «di aver appreso da alcuni organi d’informazione che la Regione avrebbe intenzione di vendere l’immobile». Rixi ha posto quindi l’accento sull’ex ospedale di Busalla «dove – ha detto – ci sono ancora i profughi del Nord Africa».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo,: «Il futuro di questo immobile è stato oggetto di discussione vivace da parte del Consiglio e si è arrivati a prevederne l’alienazione nell’ambito del programma preparato a fine 2011. Si è fatta una norma che consente di proporre alle amministrazioni comunali di prevedere una destinazione diversa rispetto a quella originaria. L’ex ospedale Maria Teresa è contenuto in questo pacchetto e, secondo il percorso di valorizzazione degli immobili, l’edificio è stato ceduto ad Arte il 30 dicembre. I proventi che si ricaveranno dalla sua vendita saranno utilizzati per coprire il disavanzo sanitario di 76 milioni. E’ stato, inoltre, stipulato un accordo con il Comune di Arenzano che consente ad Arte di procedere all’ alienazione per concorrere al ripiano del disavanzo». Montaldo ha quindi affrontato al questione relativa all’ex ospedale di Busalla: «Verso fine anno i profughi lasceranno la struttura e noi la risistemeremo. Del resto è già in buone condizioni, e si potrà riaprire l’iter per la trasformazione in rsa».
Ha ribattuto Rixi: «Mi chiedo perché un Comune si riunisca per un’azione contro la Regione, se l’alienazione è stata fatta non in maniera forzata. Mi chiedo anche con chi si confronti la Regione, prima di prendere certe importanti decisioni e, soprattutto, se la sanità ligure venga davvero strutturata per aiutare i cittadini»

 Situazione dell’Irccs – San Martino
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti Presidente) ha presentato un’interrogazione sul nuovo IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico nella disciplina dell’oncologia), costituito il 1° settembre 2011 dall’accorpamento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino e dell’IST. Il polo rientra nel piano di riorganizzazione dell’offerta sanitaria nel settore oncologico per raggiungere una migliore razionalizzazione dei costi e una migliore assistenza del malato. Secondo Siri, però, «gli obiettivi prefissatisi dalla Giunta regionale attuando questo accorpamento sembrano essere stati disattesi, in quanto l’assetto organizzativo risulta appesantito rispetto al passato mentre sulla fusione IST – San Martino, sono arrivate pesanti osservazioni e contestazioni da parte del Ministero alla Salute che evidenziano la mancanza di un regolamento e funzionamento che permetta di unire l’attività di ricerca con quella clinica, integrando tutte le risorse possibili dell’ospedale». Il consigliere è entrato nel merito delle contestazioni del direttore generale del ministero Casciello, che ha posto l’attenzione, tra l’altro, «sulla chiusura o l’accorpamento di diverse attività di ricerca dell’ex IST rimarcando l’assenza di un’oncologia chirurgica, che rappresenta una componente essenziale per il riconoscimento dell’IRCCS, e sulla presenza di diversi doppioni, come i tre reparti di Ematologia o le due strutture di Cardiochirurgia (a quella universitaria già esistente si è affiancata quella nuova ospedaliera)». Siri ha dichiarato di condividere le osservazioni ministeriali soprattutto la dove sostiene che “si stia predisponendo un’organizzazione che tenga conto degli interessi complessivi dell’ospedale ma non di quelli dell’IRCCS”, e ha paventato il rischio che, a seguito delle pesanti critiche del Ministero al Piano organizzativo dell’IRCCS, si rischi di perdere il riconoscimento scientifico e i relativi finanziamenti per la ricerca, che ammontano a diversi milioni di euro. Il consigliere ha, quindi chiesto al presidente della Giunta e all’assessore Montaldo «se alla luce di quanto accaduto la Regione intenda riaprire un confronto con le parti cliniche e di ricerca e con le organizzazioni sindacali, prima della definitiva approvazione del Piano organizzativo dell’IRCCS al fine di controllare il rispetto dei parametri previsti ed evitare, quindi, la perdita dei finanziamenti. Se la giunta intenda intervenire affinché, quanto prima, venga adottato ed approvato dal direttore generale dell’IRCCS il regolamento di organizzazione e funzionamento e come intenda tutelare i lavoratori precari che, a seguito della riorganizzazione dell’assetto aziendale che avrebbe dovuto triplicare l’attività di ricerca, rischiano, invece, di perdere il lavoro».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Lo scorso venerdì in giunta si è discusso sulla convenzione con l’Università e sul quadro organizzativo dell’IRCCS. C’è stato un proficuo confronto con la direzione dell’IRCCS e l’Università. I documenti già oggi saranno trasmessi alla terza commissione del Consiglio regionale inclusa la  convenzione con l’Università. In questo quadro abbiamo risolto alcuni problemi. Abbiamo concordato con  il  ministero le modalità con le quali si qualificano le strutture. Abbiamo impostato meglio il lavoro e possiamo arrivare rapidamente ad una conclusione. Al momento dell’unificazione Ist – San Martino  pensavamo che Ist rischiasse di non avere futuro e risorse. Nel 2011 Ist ha ottenuto risorse pari a tre milioni, mentre l’anno precedente ne aveva avuto sette per la ricerca. Il fatto di avere in corso l’unificazione ci ha consentito di concordare con l’ex ministro Fazio, una quota straordinaria di quattro milioni che ci ha riportato ai livelli dell’anno precedente.. Questo processo, dunque,  ci rende più tranquilli dal punto di vista dei finanziamenti. Non dobbiamo, però, demordere. Discuteremo in commissione dell’organizzazione e della ricerca».
Siri si è detto parzialmente soddisfatto, augurandosi che si arrivi presto al completamento della struttura e si ottengano nuovi fondi per la ricerca.

Liste d’attesa Asl 3 genovese
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione chiedendo alla Giunta se esista una programmazione di interventi per limitare, concretamente e nell’immediato, il fenomeno delle liste di attesa delle Asl liguri. Siri ha chiesto, inoltre, «i motivi per cui siano stati comprati macchinari costosissimi, con un prezzo unitario che spesso gravita intorno al milione di euro, per poi non utilizzarli a pieno regime; quali siano le valutazioni logistico-economiche di una politica sanitaria pubblica che limita i propri presidi sul territorio per poi rivolgersi, a pagamento, alla sanità privata» .
Il consigliere ha ricordato un’indagine sui tempi di attesa necessari per effettuare importanti visite specialistiche o strumentali sul territorio della ASL 3 genovese definendo la situazione «paragonabile a realtà del terzo mondo. Da questa indecorosa deficienza - ha aggiunto - scaturiscono altri fenomeni ulteriormente penalizzanti per il comparto sanitario, sia dal punto di vista logistico-operativo - ovvero il ricorso improprio da parte dei cittadini ai pronto soccorso - sia dal punto di vista economico - ovvero la fuga dei residenti in altre regioni - nonché l’esigenza di appoggiarsi a strutture esterne». Secondo Siri, «le prestazioni eseguite da strutture private in regime di convenzione gravano sulle casse regionali della Sanità, solo per l’anno in corso, per 17 milioni di euro con indubbio vantaggio per i privati e pesanti danni per il bilancio della sanità pubblica ». Una situazione a suo parere intollerabile perché «presso gli ambulatori e gli ospedali dell’ASL 3 è in funzione un considerevole patrimonio tecnologico che risulta, però, operativo soltanto in maniera parziale ovvero solo per poche ore al giorno e nemmeno tutti i giorni». Invece di risolvere questi problemi – ha affermato Siri - si decide di chiudere ospedali e presidi ambulatoriali, sacrificati sull’altare del bilancio e del risparmio con lo spauracchio di nuove tasse».
L’assessore alla Salute Claudio Montaldo ha risposto: «Il problema delle liste d’attesa è di livello nazionale: c’è in generale una difficoltà di incontro fra la domanda di prestazioni e i servizi offerti. Per questo abbiamo attivato un’analisi sulla richiesta di prestazioni basandoci su indirizzi scientifici e su un’azione di controllo per capire innanzitutto se le prescrizioni sono davvero appropriate. Solo per effetto di questa maggiore attenzione e anche per il clima di maggior rigore che si sta respirando nel Paese, nei primi tre mesi dell’anno abbiamo avuto 700 mila prestazioni in meno di diagnostica e 20 mila in meno nel privato convenzionato. E’ vero che contemporaneamente c’è stata una crescita del “privato privato” ma questa non è paragonabile con il calo che si verifica nel settore pubblico e nel settore pubblico convenzionato. Non solo, ma si sta modificando l’agenda delle criticità nelle liste d’attesa. Sempre per fronteggiare il fenomeno delle liste d’attesa, la Asl 3 ha avviato un processo di riorganizzazione suddividendo, nell’interesse del paziente, le visite in urgenti, a breve, differite e programmate. Le visite cardiologiche saranno organizzate diversamente: per effettuare elettrocardiogrammi o ecocardiogrammi il medico di medicina generale prenderà contatto direttamente con la struttura di radiologia della Asl. Un sistema che si può utilizzare anche in altri settori come l’urologia dove abbiamo i maggiori ritardi. Abbiamo sollecitato anche una accelerazione di questo processo con la concentrazione delle strutture di diagnostica per immagine accentrando il personale negli ambulatori che possono funzionare per 12 ore al giorno e che sono dotati delle macchine di qualità più elevata. E’ un processo che sta procedendo e l’organizzazione del servizio sulle 12 ore, pur restando parecchie strutture dove le macchine sono utilizzate 8 ore al giorno, non è più una eccezione, anzi. Parallelamente sono diminuite le prestazioni in convenzionata. Inoltre nel caso di cronicità, di seconde visite o di visite di controllo il nostro servizio dovrà essere in grado di garantire il massimo numero di prenotazioni dalla struttura stessa evitando al paziente di dover ripassare dal medico generico e dal Cup. Faccio notare che siamo in presenza di un miglioramento realizzato senza investire un euro di risorse aggiuntive. Cambiare si può e si possono impiegare meglio le nostre risorse strutturali, economiche e umane».
Aldo Siri ha commentato: «Prendo atto che finalmente si è innescato un processo positivo e apprezzo che si favoriscano procedure più semplici e meno impegnative. La serietà e l’impegno non hanno paternità politica, spero che nei prossimi mesi ci sia un nuovo balzo in avanti in questa direzione».

Fondi ministeriali per il settore zootecnico
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) ha illustrato un’interrogazione finalizzata a sapere dalla Giunta e dall’assessore competente «dove sono finiti i fondi ministeriali per il settore zootecnico (242 mila euro) destinati alla nostra Regione», se la somma sia stata trasferita in modo vincolato e, infine, se la Giunta «ritiene sensato privare di oltre 240mila euro un comparto economico in crisi, che ora si trova costretto a soluzioni gravose come la Cassa Integrazione per molti dipendenti» .
Della Bianca ha ricordato che il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha recuperato dai capitoli di bilancio destinati alle emergenze fitosanitarie 25 milioni di euro, di cui 242 mila e 826euro destinati alla Liguria, con lo scopo di finanziare l’attività 2011 relativa al miglioramento genetico del bestiame. «La Regione - ha detto - non ha ancora destinato tale somma alle associazioni degli allevatori. Eppure in Liguria la zootecnia riveste un ruolo fondamentale dal punto di vista sociale, in quanto assicura posti di lavoro e garantisce il presidio di aree territoriali che altrimenti rischierebbero l’abbandono. La gravissima situazione finanziaria e l’incertezza sui finanziamenti disponibili per l’anno in corso – ha aggiunto – hanno determinato la richiesta di cassa integrazione straordinaria per molti dipendenti, senza contare la possibile chiusura delle associazioni stesse, con conseguente interruzione di tutti i servizi alle aziende zootecniche: e non è cosa da poco: quelle associate sono oltre 1.200».
Giovanni Barbagallo, assessore all'Agricoltura, floricoltura, pesca e acquacoltura ha risposto: «La zootecnica è seguita con grande attenzione da questo assessorato per le difficoltà che incontra e per l’importanza che riveste nella tutela e nel presidio del territorio montano. Nel caso specifico c’è stato un problema di interpretazione delle norme: per consuetudine la Regione anticipava questi fondi e poi veniva rifusa dal Ministero, dunque non si tratta di risorse aggiuntive, come si era pensato, ma di un rimborso. Non solo, ma recentemente il ministero ci ha comunicato che le risorse per la zootecnia, già largamente insufficienti rispetto ai servizi che le associazioni degli allevatori svolgono per conto del Ministero e della Regione, diminuiranno del 10%. Come Regione stiamo verificando come agire per far sì che queste associazioni restino comunque in piedi. Del resto questo non è un problema solo ligure, ma riguarda tutta l’Italia. Sia chiaro: il nostro indirizzo è di salvaguardare la zootecnica ligure sia come attività in sé, ma anche come parte di una filiera più generale che riguarda la produzione di latte, formaggio e di prodotti tipici come la focaccia di Recco».
Raffaella Della Bianca si è detta insoddisfatta della risposta: «Stiamo parlando di fondi del 2011, erogarli era doveroso e sarebbe servito a dare una boccata d’ossigeno a queste aziende. Come la vicenda della centrale del latte di Genova dimostra, tutta la filiera del latte, dalla zootecnia alla distribuzione, è a rischio: il presidente della Regione Burlando e il  sindaco di Genova Doria si devono impegnare in prima persona per scongiurare una crisi devastante».

Autoassicurazione della Regione Liguria
Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando) ha illustrato un’interrogazione sul convegno “Autoassicurazione: risvolti applicativi e prospettive future”, che fu organizzato dalla direzione degli Ospedali Galliera e si svolse il 14 maggio 2012. Capurro ha chiesto al presidente della Giunta regionale e all’assessore competente se siano stati invitati all’incontro, se tale iniziativa sia stata assunta con il coinvolgimento della ASL 3, se il convegno abbia comportato dei costi ed, infine, quanti siano i casi di sinistri con richieste danni superiori ai 350 mila euro accaduti nel primo quadrimestre 2012.
«Lo scorso anno – ha spiegato Capurro - il Consiglio regionale ha fatto sua la proposta presentata dal sottoscritto di “autoassicurare” in proprio la Regione Liguria per i sinistri delle diverse Asl facendo, così, risparmiare all’ente una notevole cifra per quanto riguarda il premio assicurativo». Che la questione ricopra indubbio interesse è dimostrato – secondo Capurro - dal fatto che «al convegno organizzato dal Galliera sono intervenuti numerosi e autorevoli relatori tra l’altro con lo scopo di evidenziare i cambiamenti che il nuovo assetto comporta soprattutto per quanto riguarda il personale medico paramedico ed amministrativo.»
Per la Giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Al convegno siamo stati invitati, ha partecipato un nostro funzionario. Per ora non siamo in grado di fornire il numero dei sinistri superiori ai 350 mila euro. Ho chiesto agli uffici di avere i dati completi dei primi 6 mesi e si sta procedendo bene.
Armando Ezio Capurro si è detto insoddisfatto: «L’assessore non ha fornito i dati richiesti. Presenterò una nuova interrogazione in proposito».


Conferimento incarichi di direttore di Distretto sanitario
Matteo Rossi (Sel) ha illustrato un’interrogazione sul conferimento degli incarichi di Direttore di Distretto sanitario chiedendo se «sia opportuna l’adozione di un criterio restrittivo a fronte di disposizioni legislative che inequivocabilmente richiedono la partecipazione alle procedure selettive di soggetti esterni all’organizzazione aziendale e se questa scelta possa determinare ricadute in positivo nell’ambito di un serio piano di riordino e conseguente rilancio dei servizi territoriali».
Rossi ha ricordato che la delibera 675 del 1° giugno 2012 in materia di conferimento degli incarichi di Direttore di Distretto e del relativo trattamento economico, nonché in materia di definizione delle competenze distrettuali, correttamente trova riferimento nella legge regionale 41 del 2006 che prevede: “Il Direttore del Distretto è scelto fra soggetti, anche medici convenzionati, che abbiano maturato una specifica esperienza nei servizi territoriali e un’adeguata formazione nella loro organizzazione, in possesso dei requisiti per l’accesso alla dirigenza”. Inoltre, nella premessa della delibera, si conferma che la disciplina regionale consente che sia nominato direttore di Distretto un soggetto “in possesso dei requisiti per l’accesso alla dirigenza”, che può essere persona esterna all’organizzazione aziendale purché dimostri di aver maturato “una specifica esperienza nei servizi territoriali e un’adeguata formazione nella loro organizzazione”. Inoltre si afferma che “risulta opportuno, in questa fase, in cui si richiede lo sviluppo delle attività distrettuali, individuare nei soggetti del Servizio sanitario regionale, nei medici di medicina generale e nei pediatri di libera scelta i soggetti cui attribuire l’incarico di Direttore di Distretto”.
Per la Giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Si va verso il rafforzamento del ruolo dei distretti ai quali vogliamo dare un budget preciso dotandoli di risorse ben definite anche per la gestione delle cronicità. Sulla base di queste linee guida il ruolo del distretto deve crescere in parallelo ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni ospedaliere che devono essere sempre più riservate ai pazienti acuti. Per la selezione del direttore occorre che questo dimostri una esperienza nella gestione dei servizi territoriali. A questo proposito stiamo mettendo ordine anche nelle retribuzioni, dove prima vigeva una sorta di giungla, riconoscendo anche dal punto di vista economico il ruolo crescente che il direttore del distretto deve avere conformemente alla normativa. Credo sia giusto nella selezione garantire l’accesso a persone che conoscano in modo approfondito l’ambito territoriale dove vanno a svolgere questa attività di estrema delicatezza».
Non del tutto soddisfatto della risposta Matteo Rossi: «Sarebbe stato preferibile allargare la selezione ad altri soggetti. Ci riserviamo di presentare ulteriori iniziative consiliari sul tema».


Passaggio ad Anas delle Provinciali della Fontanabuona e del Passo di Cento Croci
Ezio Chiesa (gruppo Misto-Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione sul passaggio delle strade Provinciali 225 della Fontanabuona e 523 del Passo di Cento Croci all'ANAS.
«Nel dicembre 2010, il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno nel quale si impegnava la Giunta ad avviare con l'ANAS, sentite le comunità locali, le concertazioni necessarie al ritorno delle strade provinciali 225 della Fontanabuona e 523 del Passo di Cento Croci alla gestione ANAS - ha ricordato Chiesa - così da avviare le importanti ed indispensabili opere di modernizzazione, oggi impossibili visti i tagli dei trasferimenti statali». Su questo argomento Chiesa ha posto varie domande alla Giunta. In particolare quali iniziative siano state intraprese per dare corso agli impegni assunti previsti nell’ordine del giorno; quante risorse siano state trasferite, nel biennio 2011 – 2012, dallo Stato alla Regione Liguria per le ex strade ANAS; quante di queste risorse siano state trasferite dalla Regione alle quattro Province; l’importo degli investimenti stanziati da ANAS nel biennio 2011 – 2012 per le strade volgrstatali presenti in Liguria ed, in modo particolare, per la Strada Statale 1 Aurelia e la Strada Statale 45 di Val Trebbia.
«In forza delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, - ha ricordato Chiesa - nell'anno 2000 sono state trasferite alle Province liguri la maggior parte delle strade gestite dall'ANAS. In particolare, alla Provincia di Genova sono state trasferite tutte le strade ANAS ad esclusione della statale 45 della Val Trebbia. Nelle altre Province liguri la presenza di arterie viarie ancora gestite dall'ANAS ha permesso, in alcuni casi, da parte dell’Ente di Stato di progettare e finanziare opere, quali la Aurelia bis in Provincia di Savona, La Spezia ed Imperia mentre lo scorso anno è avvenuto il passaggio tra la Regione Liguria e l’ANAS dell'intera strada Aurelia. Il ritorno all'ANAS della SP 225 della Fontanabuona e della SP 523 del Passo di Cento Croci consentirebbe la progettazione ed il finanziamento di significative varianti, così da migliorare la sicurezza e la percorribilità delle suddette strade, favorendo la realizzazione del tunnel Fontanabuona - Rapallo ed il prolungamento di Viale Kasman». Sulla questione l’opinione pubblica è attenta: «Nei mesi scorsi – ha detto Chiesa - una petizione popolare che chiedeva il passaggio di competenze della SP 523 dalla Provincia di Genova all’ANAS ha raccolto ben 800 firme».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita: «Copia dell’interrogazione è stata trasmessa ad ANAS, Compartimento di Genova, per raccogliere il punto di vista di tale soggetto in merito alla richiesta. Siamo in attesa di una risposta scritta, in ogni caso, verbalmente ANAS ha risposto che effettuerà appositi sopralluoghi e prenderà contatti con la propria Direzione Generale, per valutare la richiesta stessa. Va inoltre precisato che verrà contattata anche la Provincia di Genova, che attualmente gestisce tali strade per raccogliere la loro opinione in merito.In merito alle risorse trasferite dallo Stato alla  Regione e da questa alle Province si rammenta che con il Decreto legge 78/2010, convertito con legge 122 dello stesso anno, sono stati annullati i trasferimenti dallo Stato per le strade ex-Anas e conseguentemente non sono state inserite risorse a bilancio per gli anni 2011 e 2012 fatto salvo uno stanziamento di euro 300 mila in sede di assestamento per l’ano 2011. Per quanto riguarda infine l’entità dei trasferimenti stanziati da ANAS per gli anni 2011 e 2012, si è in attesa di conoscere la risposta direttamente dal Compartimento ANAS».
L’assessore ha poi precisato che dai continui contatti con ANAS, anche a livello nazionale, emerge chiaramente come «le risorse che vengono trasferite alla società dallo Stato, siano state notevolmente ridotte negli ultimi anni, soprattutto per la realizzazione di nuove opere e come quindi, anche in caso di  trasferimento ad ANAS delle strade in oggetto, non sarebbe scontata l’attribuzione delle risorse necessarie per l’ammodernamento delle stesse. In merito alle risorse trasferite dallo Stato alla Regione sono stati annullati i trasferimenti delle strade ex Anas fatto salvo il conguaglio del 2011. Ormai anche Anas – ha aggiunto - sta faticando a pagare le ditte: siamo in una situazione di oggettiva difficoltà sia per i trasferimenti alle Regioni sia per i fondi dell’Anas: di fatto oggi non c’è più la garanzia che si continuino a svolgere gli interventi per la manutenzione e la sicurezza in quanto non c’è certezza dei finanziamenti nazionali. Tuttavia ci auguriamo che la situazione di Anas migliori e si possano fare i più urgenti interventi di manutenzione. In ogni caso cerchiamo di coinvolgere Anas e le Province».
Ezio Chiesa ha ribadito: «Se non si va a fare manutenzione su queste strade la provincia di Genova è la più penalizzata inoltre bisogna porsi il problema della progettazione dell’Aurelia bis: che sbocchi avrà questa strada quando, in base ai lavori fatti nelle altre province, arriverà a Genova? Inoltre se la 155 fosse gestita da Anas, la cosa ci sarebbe d’aiuto per la realizzazione e per il collegamento del tunnel della Fontanabuona e per viale Kasman. Apprezzo che da parte della Giunta c’è una apertura su questa questione».

Situazione dei cantieri intermarine della Spezia
Luigi Morgillo (Popolo della Libertà) ha illustrato un’interrogazione in cui ha denunciato la grave situazione del cantiere “Intermarine”, in provincia della Spezia, per il quale proprio in questi giorni si prevede l’attivazione della cassa integrazione per i 40 dipendenti. Il consigliere ha rimarcato le difficoltà del cantiere nell’acquisire nuove commesse che, a suo dire, «potrebbero essere messe in relazione con i mancati interventi strutturali di messa in sicurezza e di dragaggio del fiume Magra». Morgillo ha chiesto, pertanto, alla giunta se sia a conoscenza della situazione dell’azienda, di eventuali commesse e delle potenzialità del mercato e ha chiesto quali siano le motivazioni della cassa integrazione. Il consigliere, infine, voleva sapere se la giunta non ritenga «che le difficoltà ad acquisire nuove commesse possano essere messe in relazione con i ritardi nella consegna dei cacciamine finlandesi, ovvero se tali difficoltà possano essere messe in relazione con i mancati interventi strutturali di messa in sicurezza e di dragaggio del fiume Magra. Le difficoltà – ha aggiunto - non sono legate solo alla temporanea mancanza di lavoro, ma ad alcuni nodi strutturali da risolvere e che si possono risolvere solo con una totale o parziale delocalizzazione dell’azienda all’interno dell’arsenale militare. Il  ponte che divide lo stabilimento dal mare, pur essendo apribile, impedisce il passaggio e quindi il varo di alcune navi. Inoltre con la piena del fiume regolarmente si creano degli insabbiamenti che solo il sistematico dragaggio potrebbe eliminare». 
Per la giunta ha risposto Renzo Guccinelli , assessore allo Sviluppo economico, industria, commercio. «Le preoccupazioni di Morgillo sono legittime: al più presto apriremo un tavolo di confronto con i sindacati: l’azienda sta attraversando un momento di difficoltà per il ritardo di alcune commesse ma ci sono le prospettive perché possa continuare a permanere e a svilupparsi. L’azienda vuole svilupparsi e ha la necessità di trasferire almeno la parte di stabilimento relativa agli allestimenti presso l’arsenale militare. In quest’ultimo settore ha un know how  consolidato che vuole adattare e utilizzare nella produzione di nautica da diporto. Per questo ha presentato un  progetto di ampliamento dell’attuale struttura produttiva. Per quanto riguarda il settore militare, stiamo  lavoriamo per superare l’impasse con i ministeri competenti al fine di sbloccare alcune commesse che possono portare in tempi brevi nuovo lavoro. Per quanto riguarda la localizzazione dell’azienda occorre valutare che alcune produzioni particolarmente delicate o dotate di strumentazioni costose mal si adattano con una collocazione su un fiume che è sempre a rischio di esondazione»
Luigi Morgillo ha ribattuto: «Le decisioni dobbiamo essere prese dalla Regione Liguria: il dragaggio nel Magra si è sempre fatto e danni ambientali non se ne sono prodotti. Occorre trovare una verità scientifica e sulla base di quella muoversi. Le aziende dell’indotto sono in sofferenza. Io non sono il pasdaran che vuole dragare ad ogni costo ma un politico deve  salvaguardare le tradizioni e la storia di questo fiume e delle attività che si svolgono lungo le sue sponde» .

Liste di attesa troppo lunghi nella Asl4
Matteo Rosso (Popolo della libertà) ha presentato un’interrogazione denunciando che «i tempi di attesa alla ASL 4, per alcune specialità mediche, sono molto lunghi e attualmente, a seguito di una prenotazione per effettuare una mammografia, la prestazione medica viene posticipata ad un anno di distanza». Rosso ha chiesto alla giunta «in che modo intenda risolvere il problema costante delle lunghe liste di attesa che, di fatto, non garantiscono un servizio sanitario efficiente per il cittadino». Il consigliere ha suggerito di organizzare un’audizione dei vertici della Asl 4 in commissione per andare in contro di pazienti che vogliono essere sottoposti ad esami urgenti.  
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Le mammografie sono prestazioni periodiche e secondo le linee guida vanno prenotate a distanza di 365 giorni. Alla Asl 4 secondo i dati del 27 maggio scorso il tempo necessario fra un esame e l’altro era di 143 giorni quindi inferiore. Forse i casi che segnala il consigliere sono di tipo particolare e li possiamo affrontare singolarmente. Diversa è la situazione delle ecografie che vengono svolte dallo stesso radiologo in 10 giorni: forse 10 giorni in caso di urgenza sono eccessivi. Sono d’accordo di segnalare la situazione alla Asl 4» .
Matteo Rosso ha invitato l’assessore a «girare per gli ospedali in modo da conoscere in prima persona la situazione».

Rinnovo convenzione per il reparto di cardiochirurgia di Villa Azzurra
Stefano Quaini (Italia dei valori) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha chiesto alla Giunta «se corrisponda al vero la notizia secondo la quale sarebbe stata rinnovata la convenzione con “Villa Azzurra” e, in caso affermativo, quali siano le motivazioni tecnico-scientifiche che hanno portato a tale decisione». I consiglieri hanno chiesto, inoltre, «informazioni sulla pianificazione strategica in tale ambito, fortemente connessa con la rete dell’emergenza regionale» e hanno rimarcato che, secondo le disposizioni nazionali, la Liguria può avere due cardiochirurgie e, secondo i parametri dell’Agenzia AGENAS, la cardiochirurgia deve essere inserita in un DEA di II livello. Un polo cardiochirurgico è già presente al San Martino e «tenuto conto che il “Santa Corona” è sede di DEA di II livello, è dunque attrezzato per ospitare la cardiochirurgiiamoa, avendo funzioni, reparti, sale operatorie d’avanguardia, un centro trasfusionale, polo della diagnostica di riferimento regionale. Se, quindi, la notizia che è stata riportata dovesse corrispondere al vero, ciò sarebbe penalizzante per la sanità del ponente ligure e per i cittadini, oltreché totalmente sbagliata perché, in questo modo, si lascerebbe scoperta ed abbandonata la popolazione che vive nei 400 chilometri della Liguria e, soprattutto, nei 200 chilometri del Ponente, che è l’area più densamente abitata della nostra regione». Quaini ha sostenuto che si potrebbero preveder due tipologie cardiochirurgie una stabile legata al Dea del San Martino e l’altra “itinerante” legata ad un Dea di secondo livello. Oggi il San Martino e Villa Azzurra non riescono a soddisfare tutte le richieste della Liguria».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Montalo «I dati parlano di circa 1400 interventi all’anno dei quali il San Martino ne copre la maggior parte, circa 1000. La nostra linea è di procedere al riassetto e al potenziamento del San Martino a cominciare dalle sale operatorie presso il centro trapianti. Per poter avviare la ristrutturazione della cardiochirurgia, la condizione è di reperire un paio di cardiochirurghi già formati. In questo senso, la convenzione di un anno con Villa Azzurra è funzionale alla necessità di avere il tempo necessario per potenziare l’offerta pubblica. Alla luce degli andamenti del 2012 ritorneremo ad esaminare la questione».


Interventi chirurgici effettuati da personale esterno all’ospedale “San Martino” di Genova
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – riformisti italiani) ha illustrato un’interrogazione sulle attività assistenziali, anche di natura chirurgica, che vengono svolte presso l’Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico (IRCCS) San Martino-Ist da soggetti non strutturati presso lo stesso Istituto . Della Bianca, dopo aver ricordato di aver già chiesto notizia con atti ufficiali della vicenda, ha rimarcato che il Direttore sanitario dell’IRCCS ha risposto con due note, dalle quali risulta «che un unico soggetto sui 32 docenti collocati a riposo dall’Università di Genova è stato autorizzato a svolgere attività assistenziale». Il consigliere ha rimarcato che l’attività assistenziale svolta dal professore, secondo il direttore sanitario, sarebbe iscritta e giustificata da un  “progetto di ricerca teso alla sperimentazione di nuove tecnologie in chirurgia generale ed endocrina”. Secondo Della Bianca, «l’autorizzazione concessa è carente nei presupposti di diritto e di fatto assunti dall’IRCSS San Martino, presupposti che consentirebbero la continuazione dell’attività assistenziale ai docenti collocati a riposo, in deroga ai massimi di età ed in elusione ai divieti di legge». Il consigliere ha aggiunto, sottolineando l’«irritualità del fatto», che l’autorizzazione è stata concessa attraverso una e-mail e non attraverso un atto amministrativo. Della Bianca ha quindi chiesto alla giunta una valutazione sulla legittimità e opportunità delle procedure e delle relative autorizzazioni rilasciate dall’IRCCS e sul fatto che un unico docente universitario su 32 collocati a riposo sia stato sinora autorizzato  dal San Martino a svolgere attività assistenziale, riservandogli per di più, secondo quanto risulta al consigliere, un’intera seduta operatoria settimanale. Della Bianca, infine, ha chiesto una copia integrale del progetto di ricerca  citato dall’IRCCS , se il progetto sia stato acquisito formalmente agli atti dell’IRCCS e «se l’Istituto abbia contezza dei canali di accesso dei pazienti sui quali il professore interviene chirurgicamente nella struttura pubblica: visita ambulatoriale, visita in clinica privata».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «I docenti universitari a riposo a cui l’Ateneo ha conferito un contratto di professore a contratto possono svolgere attività assistenziale e la circostanza che solo il professore in questione abbia richiesto esplicitamente alla direzione sanitaria l’autorizzazione  a esercitare tale attività non significa che gli altri professori a contratto non stiano espletando attività assistenziale correlata al loro incarico didattico». L’assessore ha aggiunto che «l’inscindibilità dell’attività di didattica con le attività assistenziali ha determinato il legislatore nazionale e regionale a prevedere tale facoltà nelle normative che disciplinano il rapporto fra Servizio sanitario nazionale e Università. Il professore in questione è stato autorizzato a svolgere, quindi, attività chirurgica secondo le modalità definite dalla direzione sanitaria d’intesa con il direttore dell’Unità operativa di riferimentp e tutti i pazienti sottoposti a interventi chirurgici non in regime di urgenza sono inseriti nella lista dei ricoveri programmati. Il canale di accesso può essere, come per gli altri pazienti chirurgici attraverso una visita presso il Servizio sanitario regionale e da visita libero professionale». Montaldo ha ricordato che l’ospedale ha chiesto al preside della facoltà di Medicina e al professore a contratto di rimodulare l’attività assistenziale autorizzata «per renderla maggiormente compatibile con le esigenze istituzionali».
Della Bianca si è dichiara insoddisfatta e ha ribadito la richiesta di avere copia dle progetto di ricerca del professionista.


Salvaguardare lo stabilimento Intermarine di Sarzana
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Alessio Cavarra Pd) che prende atto che nello stabilimento Intermarine di Sarzana sono iniziate 8 settimane di cassa integrazione per 40 lavoratori e che tale sofferenza deriva dal ritardato pagamento per due commesse dello Stato. Il documento impegna la giunta ad attivare le iniziative necessarie presso il Governo affinché “si giunga in tempi certi e rapidi al pagamento dei crediti vantati dall’Azienda Intermarine nei confronti dello Stato per scongiurare una crisi di liquidità. Ad assumere iniziative presso il Ministero della Difesa affinché si possa concretizzare la collocazione dell’allestimento delle navi presso l’Arsenale militare della Spezia e, infine, che sia messo in sicurezza in mood duraturo l’alveo del Magra, dove sorge lo stabilimento”

Tutelare i lavoratori di Ericsson
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Maruska Piredda Idv)  in cui si impegna la giunta ad attivarsi affinché siano mantenuti gli attuali livelli occupazionali del Centro di Ricerca & Sviluppo di Ericsson telecomunicazioni spa a Genova. Nel documento si ricorda che il settore high tech a Genova comprende 150 aziende e 14 mila addetti con forti prospettive di crescita fino al 2021 e che il 19 maggio scorso Regione, Comune di Genova e la provincia di Genova, insieme a Governo e Università hanno firmato con Ericsson Telecomunicazioni spa un accordo che prevede un finanziamento complessivo di 41 milioni di euro per il nuovo centro di ricerca a Erzelli. Tuttavia, si legge nell’ordine del giorno, la stessa società il 12 luglio ha annunciato ai sindacato l’avvio delle procedure di mobilità per 374 lavoratori su 5 mila unità dislocate nelle 18 sedi in Italia di cui 94 sono a Genova. Nel documento si chiede, quindi, alla giunta “di chiedere presso le sedi competenti chiarimenti sul destino occupazionale dei lavoratori della sede genovese e di attivarsi presso il Governo affinché siano mantenuti gli attuali livelli occupazinali”.

No alla vendita di Ansaldo Energia a Siemens
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Nicolo’ Scialfa Idv)  che impegna la Giunta ad attivarsi presso il Governo “per evitare la cessione al colosso tedesco della quota maggioritaria di Ansaldo Energia, puntare sul coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti mantenendo il controllo italiano di una azienda di eccellenza, sana e che, dato il livello di competitività internazionale e in controtendenza rispetto ad altre realtà, continua  a offrire numerose opportunità occupazionali alla nostra realtà produttiva”. Nell’ordine del giorno, infatti, si ricorda che Finmeccanica è leader in settori di altissima tecnologia e che a Genova Ansaldo STS è leader mondiale nei sistemi ferroviari e Ansaldo Energia è un patrimonio di inestimabile tecnologia ma che Finmeccanica intende “vendere a concorrenti internazionali gli asset del settore civile per fare cassa e mentre Finmeccanica chiude il 2011 con una perdita di 2 miliardi, Ansaldo Energia a riversato in Finmeccanica in 5 anni circa un miliardo e 250 milioni di euro”. Nel documento, quindi, si chiarisce che “Ansaldo Energia è un concorrente diretto di Siemens e l’eventuale vendita al colosso tedesco non rappresenterebbe altro che una svendita di tecnologia e una vampirizzazione della nostra industria”

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Ultimo aggiornamento Martedì 17 Luglio 2012 15:25
 
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