To be played – il Giardino Giusti apre le porte all’arte contemporanea Stampa
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Lunedì 09 Settembre 2019 16:01

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Il Giardino Giusti si fa promotore della scena culturale veronese e sceglie ArtVerona come momento inaugurale di questo nuovo percorso, partecipando al programma di progetti e iniziative che animeranno il quartiere Veronetta durante le giornate della fiera.

Da sempre considerato uno degli esempi più interessanti di giardino all'italiana, con i suoi reperti romani, il maestoso viale di cipressi e un labirinto tra i più antichi d’Europa, il Giardino Giusti si apre all’arte contemporanea con la mostra “To be played - Video, immagine in movimento e videoinstallazione nella
‘generazione ottanta’”, visitabile dall’11 ottobre al 22 novembre, con ingresso dalle 9.00 alle 19.00 (ultimo alle 18.30).
Introdotto nel corso degli anni Sessanta principalmente come
documentazione di pratiche performative e divenuto nei Settanta
linguaggio artistico autonomo, il video è uno di quei media artistici che
dimostrano una stretta correlazione tra la ricerca artistica del Novecento e
l’ambito dell’innovazione tecnologica. Oggi la sperimentazione sul video e
l’immagine in movimento si dimostra una tra le principali protagoniste della
ricerca di un nutrito gruppo di artisti che dopo aver assimilato dagli storici
predecessori i tratti salienti delle possibili operatività, ne hanno fatto
oggetto di una proliferazione di linguaggi che è caratteristica principale
dell’epoca contemporanea.
A cura di Jessica Bianchera e Marta Ferretti, in collaborazione con
ArtVerona e Careof, con il patrocinio della Provincia di Verona, del
Comune di Verona e dell’Accademia di Belle Arti di Verona, la mostra
presenta il lavoro di una selezione di giovani artisti che operano in maniera
trasversale e con differenti approcci alle possibilità espressive, narrative e
di display del video. Le recenti produzioni di Helen Dowling, Nina Fiocco,
Anna Franceschini, Adelita Husni-Bey, Invernomuto, Michal Martychowiec,
Elena Mazzi, Jacopo Mazzonelli, Giulio Squillacciotti e Luca Trevisani
costruiscono un complesso panorama di connessioni e continui rimandi tra
differenti linguaggi al confine tra il documentario, il cinema, la finzione e la
sperimentazione sull'immagine in movimento. La mostra ne esplora la
multiforme ricerca in relazione alle sue forme installative, in un primo e non
esaustivo capitolo d’indagine sulla generazione dei nati negli anni Ottanta.
Così se un’opera come Empire (2017) del giovane artista polacco Michal
Martychowiec - citando lo storico film di Andy Warhol in un dialogo serrato
con la storia dell’arte e allo stesso tempo introducendo una complessa
riflessione sul concetto di “libertà” - si configura come tassello di una ricerca
che spazia dall’installazione alla fotografia alla performance al video, un
lavoro come Scala C, Interno 8 (2017) di Giulio Squillacciotti testimonia
l’attenzione per un’indagine quasi antropologica condotta con un taglio e
uno sguardo decisamente registici. Accostabile a queste riflessioni ma con
un approccio decisamente differente è Agency giochi di potere (2014) di
Adelita Husni-Bey: installazione video ispirata a un esercizio di cittadinanza
di classe originariamente sviluppato nel Regno Unito e attuato nel corso di
una simulazione svoltasi nell’aprile 2014 al Museo MAXXI di Roma con
trentacinque studenti volontari del Liceo Manara. Sul tema della
contaminazione dei linguaggi va invece sicuramente citata Dido’s lament
(2017) di Jacopo Mazzonelli, in cui emerge la doppia anima di un
artista/musicista e il suo interesse per il “gesto musicale”, per ciò che sta
alla base dell’esecuzione rispetto al suono prodotto. L’integrazione tra
video e dimensione installativa viene ben rappresentata da Le Domestique
(2015) di Nina Fiocco in cui gli elementi dentro e fuori dall’immagine filmica
si integrano e si completano a vicenda. Particolare attenzione è stata
prestata anche nei confronti dell’utilizzo dei mezzi tecnici come strumenti
che concorrono alla definizione del lavoro: ne è un esempio Something for
the Ivory (2019) di Helen Dowling, che implica l’utilizzo di due tubi catodici
in cui le immagini scorrono parallelamente grazie a un sincronizzatore. Nella
scelta dei lavori, determinante è anche il dialogo con lo spazio, che non è
stato trattato alla stregua di un semplice contenitore, ma come parte attiva
del dispositivo generale della mostra. Così al centro del Salone d’Onore
campeggia Wax, Relax (2011) di Invernomuto: una grotta in cera bianca di
circa 5 metri che si colloca esattamente agli antipodi rispetto alla grotta
reale in fondo al viale dei cipressi che taglia il giardino cinquecentesco. Qui,
dove un tempo un complesso sistema di specchi, mimetizzati tra le
emergenze della roccia grezza e gli inserti di conchiglie, creava suggestivi
giochi di luce in base alle ore del giorno e alle stagioni, Pirolisi solare (2017)
di Elena Mazzi affronta il tema della ricerca scientifica sulle fonti di energia
rinnovabile partendo da un’installazione di specchi da lei realizzata per un
lavoro precedente (Reflecting Venice, 2012-2014). Infine, la questione
generazionale: scegliendo di operare una campionatura sui nati negli
Ottanta si intende avviare un affondo critico sullo stato della ricerca attuale
procedendo secondo un criterio caro alla storiografia artistica e
contemporaneamente puntando l’attenzione su giovani che già possono
garantire solidità nella ricerca. In questo senso Anna Franceschini e Luca
Trevisani (entrambi del 1979) fungono da anello di collegamento con la
generazione precedente. Per la Franceschini torna a essere determinante
la relazione dell’immagine con il supporto, mentre in un’opera come
Physical examination (2014) di Trevisani l’attenzione è rivolta alle
contaminazioni con l’universo scientifico e la relazione dialettica tra opposti:
ricerca teorica ed empirica, geometria e natura, organico e inorganico.
Il percorso espositivo intercetta contemporaneamente l'Archivio Video di
Careof, costituitosi nel 1987 per volontà di Mario Gorni e Zefferina Castoldi
e diventato, con circa 8500 opere a oggi catalogate, uno dei più esaustivi e
interessanti osservatori sulle produzioni artistiche italiane legate
all’immagine in movimento. In mostra sarà data la possibilità di consultarne
una parte grazie a un dispositivo che permette di esplorare il materiale per
temi, categorie, annualità, parole chiave, diventando un’occasione di
approfondimento e confronto rispetto ai lavori e alle operatività degli artisti
invitati.
"Sono lieta che un evento legato al linguaggio dell’arte contemporanea sia
ospitato in uno dei luoghi più suggestivi di Verona" commenta l'Assessore
con delega alla Cultura, Turismo, Politiche giovanili e Pari opportunità
Francesca Briani, che prosegue: "la mostra To be played consente che l'arte
contemporanea dialoghi con la bellezza del giardino rinascimentale,
tessendo la trama dello scorrere del tempo attraverso diversi linguaggi
storici e artistici. ArtVerona si conferma appuntamento culturale di rilievo e,
come ormai tradizione, esce dal contesto fieristico per essere protagonista
anche in città e sceglie per questo Veronetta, luogo autentico di ritrovata
vivacità e di particolare interesse per questa Amministrazione che sostiene
e favorisce le iniziative culturali che rendono la zona protagonista indiscussa
anche ai fini di una rinnovata offerta turistica."
La mostra si trasforma in un’occasione ancor più speciale grazie alla
presentazione ufficiale dell’Appartamento 900, recentemente restaurato
e riallestito.
All’ombra degli affreschi dell’architetto veronese Paolo Farinati (1524-1606),
l’appartamento dell’ala di ponente del Palazzo che affaccia sul maestoso
giardino, si sviluppa in grandi sale che illustrano le varie epoche dal 500 al
900. Costruito nel corso del 500 da Agostino Giusti venne abitato dalla
famiglia fino al 1944, quando subì i bombardamenti. Il resto del palazzo era
già stato requisito dalla Luftwaffe nel 1943.
Le sale accolgono il visitatore avvolgendolo con un decoro famigliare
sottolineato da piante e palme tipiche dell’epoca. L’allestimento del verde –
a cura di Flò Bologna – presenta una selezione di piante che venivano
importate agli inizi dello scorso secolo dai viaggi verso il nuovo mondo
enfatizzando l’arredamento e le particolarità architettoniche
dell’appartamento.
Il Giardino Giusti è stato recentemente inserito tra i 10 finalisti de “Il parco
più bello”, concorso nazionale che ha lo scopo di valorizzare l’inestimabile
patrimonio di parchi e giardini presenti nella nostra Penisola, contribuendo
a stimolare l’interesse e la sensibilità verso il verde nelle sue forme più alte.

Informazioni:
Per visitare il Giardino Giusti e la mostra è previsto un biglietto di ingresso
- intero 10 euro. La mostra dura fino al 22 novembre.
La collaborazione con ArtVerona si estende anche alla biglietteria:
- Per i possessori di VIP Card di Art Verona l’ingresso alla mostra al Giardino
Giusti è gratuito nei giorni di fiera, 11-13 ottobre, previa presentazione della
tessera VIP all’ingresso.
- Per tutti i visitatori della fiera, muniti di biglietto di ArtVerona, sempre
dall’11 al 13 ottobre accesso con ingresso ridotto a 8 euro.
- Viceversa tutti i possessori del biglietto Giardino Giusti avranno il 50% di
sconto sul biglietto per ArtVerona.

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Ottobre 2019 15:41