'FIORI SUL CIGLIO DELLA STRADA. TAPPETI E TESSUTI DEL MAROCCO. LA COLLEZIONE KOROLNIK'. DALL'11 MAGGIO RIAPRE IL MUSEC LUGANO Stampa
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Lunedì 11 Maggio 2020 13:39

L'esposizione temporanea allestita nello Spazio Cielo di Villa Malpensata, è dedicata alla collezione di tappeti e tessuti tradizionali del Marocco di Annette Korolnik.


Il progetto arricchisce e completa il percorso del MUSEC sul Marocco, avviato con la rassegna di fotografie impressioniste di Roberto Polillo allestita nello Spazio Maraini.
Nelle cinque sale all’ultimo piano di Villa Malpensata sono esposte diciotto opere, per lo più di grandi dimensioni: tappeti, coperte, scialli e coprisella, cui fanno da contrappunto alcune terrecotte dipinte provenienti sempre dal Marocco. Sono il frutto di una intensa e appassionata attività di ricerca sul campo che Annette Korolnik ha svolto nell’arco di trent’anni assieme al marito, Marcel Korolnik, scomparso nel 2008.
L’importanza della Collezione Korolnik risiede sia nella qualità delle opere, preziose testimonianze della produzione tessile del Marocco dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento, sia nell’eterogeneità della raccolta, composta da tessuti e tappeti provenienti da ben trenta differenti regioni etniche del Marocco.
Il progetto del MUSEC ha il pregio di essere la prima esposizione monografica dedicata alla Collezione Korolnik; alcune delle opere provenienti da questa collezione sono già state inserite in mostre di #arte tessile organizzate da prestigiosi musei internazionali tra i quali il Musée du quai Branly di Parigi, il #museo Nacional Centro de #arte Reina Sofía di Madrid, l’Indianapolis Museum of Art e il Museum Bellerive di Zurigo

L'arte tessile del Marocco

L’arte tessile del Marocco risponde a esigenze sia di carattere pratico, dovuto al concreto utilizzo, sia di carattere socioculturale, in rapporto alle relazioni tra gli uomini. La risposta ai bisogni pratici è insita nelle tecniche di tessitura, nel genere di materiali impiegati e nelle dimensioni; caratteristiche che, combinate tra loro, permettono ai tessili di assolvere una o più funzioni. Elementi «classici» dell’arte tessile sono l’uso del telaio, la lana filata a mano acquistata nei suk o prodotta in casa, i lunghi tempi esecutivi che potevano richiedere la presenza anche di più persone. Alle esigenze di carattere socioculturale, invece, rispondono i linguaggi artistici con decorazioni e colori portatori di significati espressivi che trasmettono messaggi inerenti alla sfera religiosa, sociale, politica ed economica, dando un ordine alla realtà nei diversi ambiti dell’esperienza umana. Le migrazioni di popoli e gli spostamenti di comunità che in Africa Nord-occidentale, nel corso dei secoli, hanno messo in contatto nativi di lingua berbera con popolazioni arabo-islamiche - queste ultime presenti in Africa settentrionale dall’VIII secolo - spesso hanno generato tradizioni culturali sincretiche, innestate su un fondo comune. Tali sincretismi hanno riguardato anche l’ambito tessile, nel quale lo scambio di nozioni tecniche e di decorazioni ha creato elementi di contatto e di sovrapposizione tra diversi stili etnici. Sotto il profilo decorativo, le caratteristiche dell’arte tessile dei popoli del Marocco manifestano l’influsso dell’arte islamica, piegata alle usanze e alle tradizioni locali. Tali adeguamenti erano spesso influenzati dalle risorse materiali fruibili sul territorio, soprattutto in funzione della disponibilità di pigmenti e di coloranti naturali. Elemento dominante dell’arte tessile del Paese è invece l’uso ricorrente e abbondante di simmetrie, di moduli geometrici, di ripetizioni di forme semplici per costruirne altre, di combinazioni di vivaci colori che sottolineano ed esaltano i giochi geometrici creati dalle abili mani della tessitrice (omaggio ai significati e ai valori della tradizione). Le vivide e suggestive scelte cromatiche dei tessuti, che fanno da sfondo a decorazioni a «moduli geometrici», sovente compongono una poesia di forme e di colori che esprimono gli alti valori della vita e della relazione tra un popolo e il suo ambiente.

Parola di collezionista

Un estratto dell’intervista di Paolo Maiullari con Annette Korolnik (pubblicata nel catalogo della mostra)
In che cosa consistono, secondo te, la particolarità e l’autenticità dell’arte tessile del Marocco?
La particolarità sta nella varietà dettata innanzitutto da condizioni geografiche e climatiche: aridità, neve, deserto, oasi, mari, pianure, altipiani e montagne si succedono continuamente dando origine a ambienti antropici mutevoli e frammentati, ma sovente correlati. A mio avviso, tappeti e tessuti esprimono più di ogni altra opera d’arte e di cultura materiale del Marocco le esigenze primarie dei popoli che abitano quelle terre, esigenze di carattere sia pratico sia socioculturale. Guardando alla struttura e ai materiali di un tappeto è possibile dedurre le caratteristiche di un ambiente naturale, oppure risalire alla migrazione di un popolo e ai contesti ambientali cui questo stesso popolo si è dovuto adattare. I motivi decorativi parlano invece di identità, di ruoli e di relazioni tra persone, di sincretismi e di dinamiche culturali più in generale. L’autenticità dell’arte tessile risiede nelle risposte concrete date alle esigenze fondamentali della vita di una comunità.


Che cosa cercavate Marocco?
Avevamo sete di libertà e di esperienze oltre i confini di un mondo sempre più anonimo e asettico. Cercavamo una dimensione non disturbata dalla modernità. Ci hanno attirato molto i Berberi, nativi del Marocco, persone dallo spirito libero che nulla si lasciano imporre. Molti Berberi praticavano ancora la transumanza, vivevano una parte dell’anno in tenda sulle montagne e sugli altipiani, utilizzavano quanto era loro offerto dalla natura, producevano tappeti e tessuti per rispondere a difficili condizioni climatiche. Percepivamo la loro tradizione culturale come qualcosa di arcaico e misterioso: si sapeva poco dei Berberi, sebbene fossero conosciuti all’Occidente da secoli. Sant’Agostino era un berbero. Seguendoli nel loro quotidiano, volevamo documentare e salvaguardare gli aspetti autentici di un’antichissima tradizione culturale per
molti aspetti sconosciuta o travisata, ma per altri aspetti ancora ben conservata. Così, all’inizio, abbiamo cercato tappeti berberi, spinti da interesse, curiosità e desiderio di scoprire una realtà che viveva ancora secondo logiche proprie. I tessuti prodotti dalle donne erano una magnifica testimonianza materiale del mondo berbero e del suo modo di funzionare. L’entroterra del Marocco, però, è anche sinonimo di mondo arabo-islamico. Con il procedere delle ricerche sul campo, abbiamo dunque affrontato quest’altro contesto.

Annette Korolnik e l’amica Aicha dialogano piacevolmente all’ombra di una casa tradizionale degli El Feija. Anti Atlante. Imi n’ Tatelt. 2019.


Biografia di Annette Korolnik

Annette Korolnik in un suk di Marrakech si concede una pausa durante il lavoro di studio e documentazione dei tappeti della Piana dello Haouz. Marrakech, nel 2000.


L’attività di collezionista di tappeti e tessuti comincia in quello stesso periodo. Nel 1992, grazie a una borsa di studio dalla Fondazione Heinrich Böll, conduce ricerche scientifiche ed etnografiche nell’entroterra marocchino. Dal 1993 le ricerche sul campo proseguono nella Piana dell’Haouz, nell’area di Marrakech. L’anno seguente vince una borsa di studio per artisti in residenza del Goethe Institut di Rabat. Nel 1997 è invitata dalla sezione ticinese della Gesellschaft Schweizer Maler, Bildhauer und Architekten (Gsmba) nell’atelier di Parigi in qualità di artista residente. Dal 1998 al 2000 intraprende soggiorni di ricerca sul campo nell’Anti Atlante, concentrandosi sulla produzione tessile della regione, quasi inesplorata. Dal 2000, dopo un’intensa collaborazione con l’istituzione parigina, dona al Musée du quai Branly - Jacques Chirac un importante nucleo della sua collezione. Dal 2008, in seguito alla scomparsa del marito Marcel, pur continuando le ricerche sul campo, si dedica in modo particolare alla valorizzazione della collezione e degli esiti del trentennale lavoro di ricerca in Marocco.

Il catalogo

Annette Korolnik e Paolo Maiullari (a cura di), Fiori sul ciglio della strada. Tappeti e tessuti del Marocco. La Collezione Korolnik, collana Minimalia/2, Culture Arts&Books, #lugano 2020, pp. 144, ISBN 9788894477511. 32 CHF.

Sommario

Prefazione di Francesco Paolo Campione .

Parola di collezionista. Il Marocco di Annette Korolnik di Paolo Maiullari . Cartografia .

Opere

Antiche città imperiali. Rabat, Salé e l’interazione con il territorio.

Alla ricerca della prosperità. Migrazioni e nomadismo nelle montagne dell’Atlante .

Una poesia di geometrie e colori. #arte e popoli del Medio Atlante.

Acqua e fuoco. Tappeti monumentali delle pianure di Marrakech.

Terre di vulcani dormienti. Siroua e Anti Atlante.

Bou itri: il cielo stellato ai confini del deserto. Tessuti dipinti con l’henna .

Apparati

Biobibliografia di Annette Korolnik di Moira Luraschi .

Glossario tecnico di Nicola Castelletti .

Bibliografia di riferimento di Stefano Boumya e Bianka Pabst


«Minimalia» è un contenitore agile, concepito per mettere in risalto le immagini delle opere esposte dal MUSEC, o per realizzare volumetti elegantemente illustrati che possano approfondire, con un linguaggio semplice e chiaro, i temi delle attività svolte dal #museo. La struttura editoriale della collana è particolarmente indirizzata per presentare la storia e la vicenda umana di collezionisti, artisti e protagonisti del mondo della cultura; per documentare work in progress; per restituire il significato e il valore del lavoro di artisti in residenza, e per divulgare comunque in modo facilmente comprensibile al grande pubblico le piccole e grandi vicende dell’arte e della cultura.

Informazioni

Date

11 maggio - 11 ottobre 2020

Orari

Tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00, martedì chiuso.

www.musec.ch