Pamela Quinzi, la Cenerentola made in Italy che sbanca gli States Stampa
Scritto da Administrator   
Lunedì 24 Giugno 2019 21:26

Tags: Blanca Blanco | Kilame | LADY GAGA | Pamela Quinzi

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Il genio e la fantasia italiana di successo. Pamela Quinzi, 'soprannominata la Cinderella di New York', 'The Cinderella of New York' nella lingua originale, è l'esempio del talento tricolore che conquista gli States.


Pamela, romana di nascita, studia a Milano all’Istituto Marangoni dove si laurea come Fashion Designer, lavora e fa esperienza in case di moda come Fiorucci, Exté, Rossana Buriassi con la quale sviluppa collezioni di accessori per Armani, Dolce e Gabbana, Swarovski. Nel 2009 inizia il suo viaggio americano che le cambierà la vita.
Lavora come Fashion Designer per il brand Americano Gustto Inc., a Manhattan, ma al tempo stesso sviluppa la creatività del suo nuovo brand. Nel 2012, lancia la sua collezione di scarpe ed abiti, Kilame Collection by Pamela Quinzi, pezzi unici One-of-a-Kind, realizzati a mano con ricami ed applicazioni, colori e stoffe pregiate.

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Si butta in una nuova avventura chiamata da tutti LA LA LAND e nel febbraio del 2017 un suo paio di sandali neri con perle e ricami diventano le protagoniste del Red Carpet degli Oscar di Los Angeles ai piedi dell’attrice Blanca Blanco. Da quel momento Pamela Quinzi viene chiamata 'The Celebrity Fashion Designer from Italy to Hollywood'.
I disegni di Pamela sono unici e molte celebrità di Hollywood amano indossare le scarpe Kilame. Pamela Quinzi ha appena pubblicato in lingua inglese il suo primo libro 'The Cinderella of New York', la storia di come un paio di scarpe ha cambiato la sua vita. Lo scopo del libro è quello di ispirare le persone a seguire i loro sogni e non mollare mai, qualunque cosa accada.
Pamela, che ha ancora uno spiccato accento romanesco, nonostante i tanti anni di assenza dalla capitale, in uno dei suoi ultimi giorni di tour lavorativo tra Roma e Ibiza, prima di fare rientro nella Grande Mela, ci concede l'intervista.

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Ti definisci più designer, stilista, influencer di moda sui social media, editore della rivista Wavesandrunways. Raccontami in pochi aggettivi questi tuoi lavori?

"Mi reputo multitasking, questo li riassume proprio tutti. Sono una sognatrice, che realizza le sue cose, determinata, con le mie passioni, ma sogni da realizzare ne ho ancora tanti. Mi piace il rischio, sono una che non si spaventa, alla ricerca di nuove avventure. Ho l'anima della fashion designer, ma sono diventata una grande promoter. Mi concedi il termine business woman?"

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Hai iniziato un tour di presentazione del libro che prevede tappe negli Stati Uniti, in Canada e in Europa. Il libro parla della tua storia?

"Ho fatto la presentazione a New York e Filadelfia, ma ci saranno altre tappe in tutti gli Stati Uniti, dalla East Coast alla West Coast. E' in vendita su Amazon e avrà una distribuzione globale. Il testo disponibile è in lingua inglese, ma ho già iniziato la traduzione in italiano. Sarà pronto per fine estate, inizio autunno, veicolato sempre attraverso Amazon. E' autobiografico, racconto la storia, la mia storia particolare. Ho sempre disegnato, da quando ero bambina, sono entrata a 14 anni nel mondo della moda, a 19 ero a Milano dove ho lavorato e vissuto per nove anni, da giovane, a 22 e 23 anni, avevo già molta esperienza, un curriculum importante. Poi è arrivata la crisi, per un anno non sono stata pagata. Decisi di prendermi una vacanza di tre mesi, parliamo del 2009, andai prima in Canada dai parenti, da qui decisi di farmi una settimana a New York, tanto da Montreal erano solo 40 minuti di aereo. Ne venivo da un anno stressante e avevo bisogno di staccare. Presi un hotel a Times Square, in pieno centro, era il 21 luglio, ero li da turista, ma ritrovai l'energia che non avevo più, una botta di vita a Manhattan, il secondo giorno mi vidi con una ragazza di Roma, mi invitò a ballare e a uscire insieme, consigliandomi di inviare curriculum come fashion designer ai siti di moda. Mi accorsi che, al contrario dell'Italia, rispondevano, Era quello il mio primo step. Non ci furono colloqui, tornai a Montreal, l'estate finì, rientrai a Milano e decisi di chiudere casa tanto avevo altri tre mesi di visto turistico da sfruttare. Il 30 settembre ero a New York, il 2 ottobre fui assunta. Lavorai per tre anni li, iniziai un nuova vita, presi un appartamento a Manhattan. Il primo anno ero concentrata solo per loro, negli altri due lavoravo, ma sviluppavo anche le mie scarpe. Quasi per gioco feci la mia prima sfilata, ricamando le mie scarpe nel mio studio apartments. Depositai il brand Kilame nel 2012, da lì sono passati sette anni, negativi a livello di vita personale perchè ci furono il lutto per la scomparsa di mio padre e gli amori finiti, mentre positivo a livello professionale, la mia grande scommessa, portà a sfilate, eventi, fashion week. Nel 2017, il coronamento con le mie scarpe indossate sul Red Carpet per gli Oscar, un crescendo con Hollywood, Celebrities, l'avvento dei social media. Il libro nasce per i primi dieci anni di vita a New York. Cominciai a scrivere una sorta di diario in inglese, 5 anni fa, dopo la morte di mio padre, un modo per sfogarmi, era un libricino verde, una cronistoria della mia vita, che decisi di concretizzare nel 2019, dell'essere una stilista indipendente, che ha fatto tutto da sola, dove di solito arrivano i grandi con milioni di dollari. Non sarà ne il primo ne l'ultimo libro, quello che descrive una parte importantissima della mia vita".

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Come nasce il soprannome di Cenerentola, Cinderella?

"Arrivò grazie a un magazine italiano, erano le mie prime interviste, ancora vivevo in Italia, si trattava di una sorta di giornale libro, dove si parla dei designer per altri brand. Videro il mio blog, dove un giorno scrissi che mi vedevo come se fossi stata una cenerentola che scendeva da un taxi giallo. Loro mi spedirono il magazine a casa, lo aprii e vidi che si parlava di me come una Cenerentola. A quel punto, cambiai il nome del mio blog".

Tornerai mai a vivere a Roma?

"Sono una cittadina del mondo, ho vissuto a Roma, San Benedetto del Tronto, Milano, New York, Los Angeles, dove vado è la mia casa. La mia vita è sliding doors"

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Agli Oscar come ci sono finite le tue scarpe?

"A Los Angeles, tutte le scarpe sono da red carpet, da Hollywood, ci andai in un momento di transizione dei miei viaggi tra l'Italia, nelle Marche, e New York. Quando scelgo dove andare, prima vado in ricognizione, poi passo all'attacco. Nel 2017, andai lì da persone che conosco, mi invitarono, feci la mia prima sfilata. Io non pianifico mai nulla, andai a parlare in uno show room due giorni prima delle serate degli Oscar, sono capitata nel momento giusto, si vede che i pianeti erano allineati, a loro piacquero le mie scarpe e dissero di lasciarle li. Agli oscar, Blanca Blanco le indossò. Tra le mie soddisfazioni più grandi quella di vedere un paio indossate anche dalla mamma di Justin Bieber. Io non sono mai in pausa, il mio cervello lavora h24, per le nuove creazioni"

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Da chi vorresti ricevere una proposta di lavoro?

Per le scarpe, mi piacerebbe ricevere la proposta di collaborazione per Kilame per qualche brand grande. Mi piacerebbe viaggiare il mondo con il mio libro, traducendolo ancora in due o tre lingue, raccontando la mia storia. Nel mio caso, è servito tanto coraggio, il rischio, tanta passione. Non vengo da una famiglia miliardaria, a New York devi farti valere, le opportunità arrivano, ma qui c'è la meritocrazia, sono arrivata che non conoscevo nessuno. Se potessi realizzare un sogno, vorrei che Lady Gaga, indossasse un paio delle mie scarpe. Ecco, per una cosa del genere, potrei anche dire che ho raggiunto il mio massimo"

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Hobby e tempo libero, cosa fai?

"Ora sono stata a Ibiza, una vacanza lavoro, ci ritornerò a breve per fare dei servizi fotografici. Il mio tempo libero lo passo al cinema, ci vado tutte le sere, è proprio di fronte a casa mia, in quel caso, posso dire, che scendo persino in...ciabatte. Poi, amo la musica, vado ai concerti, al Madison in primis, mi faccio anche delle sane passeggiate. Sono molto sportiva, vado a vedere le partite degli Yankee basket al Barclays Center, oltre ai match di hockey su ghiaccio"

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Il rapporto con la tua città, Roma?

"Roma la amo, ci sto benissimo, ho la famiglia, vado in giro con gli amici, posso parlare in libertà la mia lingua. Sono tifosa romanista sfegatata, andavo qualche volta allo stadio, per il primo scudetto avevo un anno, per il secondo invece ho vissuto tutti i festeggiamenti, dallo spogliarello della Ferilli, all'evento del Circo Massimo. Vicino a casa mia, a New York, c'è il Roma Club, c'è in mente di fare qualcosa per la prossima stagione calcistica, nelle vesti di modella. Sono dispiaciuta per le partenze delle ultima bandiere Totti e De Rossi".

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Hai un animo sportivo, che sport hai praticato?

"Sono cresciuta in palestra fino all'età di 19 anni, praticavo ginnastica ritmica professionistica con il Coni che mi ha portato a vincere i Giochi della Gioventù, ma anche molte altre gare. Ho lasciato per studiare moda a Roma, non mi sono pentita di averla abbandonata, ma è uno dei miei amori da ragazza e quando ci sono le Olimpiadi mi guardo tutte le prove per le emozioni che le atlete sanno trasmettermi"

C'è qualcuno che vuoi ringraziare?

"Per tutto, i miei genitori. Il libro è dedicato a mia madre Patrizia, in memoria di mio padre Alvaro. Loro mi hanno appoggiata in ogni cosa, sapevano che ero una ragazzina responsabile, non li ho mai fatti preoccupare troppo, altri ragazzi non hanno avuto la mia stessa fortuna e avevano la famiglia contro"

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