Walter, una storia senza fine Stampa
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Sabato 02 Giugno 2012 13:59
A Pavia ha ripreso a giocare a basket, l'amore e la passione della sua vita, grazie allo Special Team Annabella 87 che lo ha accolto a braccia aperte La Liguria è ferma al palo. Istituzioni, Coni e società tacciono e non vogliono accollarsi 'una palla al piede' nella loro squadra. Siamo tutti uguali, ma nella nostra regione nessuno muove un dito. Il caso, otto mesi fa, divenne politico, ma Walter, adolescente di Loano, fu allontanato, dopo due stagioni, dagli allenamenti nella società locale. La mamma Elisabetta non si arrende e continua la sua battaglia di principi, alla ricerca di un'equa giustizia. Walter è affetto da una malattia metabolica rara che gli procura difficoltà di apprendimento e disturbi nel linguaggio. Per il resto è un marcantonio di ragazzo alto 1,80 che frequenta regolarmente un istituto superiore Alberghiero.
"Mi sono rivolta alla Commissione Pari opportunità della Regione - spiega mamma Elisabetta -, e alla prima audizione sono stata estromessa in quanto non potevano trattare un caso singolo. Ce n'è stata una seconda in presenza della società di basket di Loano, ma non si è arrivati a nulla, e ora sono stata convocata dal presidente del Coni Petrucci, ma la società non si è presentata. Non capisco cosa sia cambiato. Walter l'ho portato per due anni agli allenamenti a fianco di ragazzi normodotati, poi quell'improvviso cambio di rotta della società perché mio figlio avrebbe rallentato il lavoro degli altri ragazzi. Non abbiamo mai avuto pretese di vederlo giocare, e non abbiamo mai sollevato problemi di alcun genere, ma nei suoi confronti c'è sempre stata una discriminazione. Nel fine settimana, era sempre sugli spalti a fare il tifo per i suoi compagni di squadra. Per mio figlio, il basket è una terapia allo stato puro, ha bisogno di essere buttato in mezzo alla mischia. Intanto, abbiamo perso dei mesi, in attesa di risposte concrete che non sono mai arrivate. All'inizio dell'anno sono riuscita a mettermi in contatto con Marco Calamai, ex giocatore professionista, che a Pavia ha introdotto un concetto nuovo di rapporto fra sport e disabilità. Io e Walter partiamo per Pavia per allenarci, il viaggio è lungo, ma non posso privare mio figlio della passione per questo sport. Giocare a basket è sempre stato il suo sogno, ma è costretto a farlo a trecento chilometri da casa, quando in Liguria altre società potrebbero accoglierlo, in primis quella a tre minuti da casa nostra. Noi, non possiamo pensare a trasferirci a Pavia, abbiamo un ristorante da portare avanti a Loano e con la stagione estiva siamo nel pieno dell'attività. Avevamo capito che non era ben accetto quando non gli venne consegnata la borsa, pur pagando la regolare quota di iscrizione. Siamo stati fin troppo accomodanti e, forse, questo ci si è rivoltato contro. Quando abbiamo capito che Walter non avrebbe avuto più possibilità di allenarsi a Loano, anche suo fratello Andrea si è rifiutato di andare. Mi aspettavo che l'incontro con Petrucci servisse per chiarire la situazione, a tavolino, per trovare una soluzione. Non ho mai voluto che il Loano Basket venisse punito per questo, ma ancora adesso non conosco le motivazioni di questa estromissione. Walter ha fatto dei regolari test agonistici, compreso l'elettroencefalogramma, ha il regolare certificato medico per svolgere attività fisica. Walter è stato crocifisso in piazza, ma posso dire, da mamma, che sono fiera perchè alla fine ha vinto lui e fa basket. Mi sono rivolta anche al difensore civico Lalla che ha scritto al Coni solo per garantire gli stessi diritti di un ragazzo normodotato. Non vedo particolari differenze negli allenamenti di Pavia e di Loano. Si applicano gli stessi schemi. A Pavia è stato accolto benissimo. Gli hanno dato divisa e borsa, è allenato da tecnici che hanno giocato nel professionismo e sono dei maestri di sport, ma soprattutto di vita. Io vado avanti per la mia strada, è una questione di principio, Walter continuerà ad andare a Pavia, ma spero che prima o poi si faccia avanti una società della Liguria solo per poter svolgere degli allenamenti. Walter è un ragazzo che va accolto, ho chiamato tutti, ma nessuno ha fatto nulla a distanza di mesi. Ora vorrei i fatti perché non devono essere accettate queste discriminazioni. Martedì prossimo andremo per l'ultima volta a Pavia per la festa di fine stagione. Dopo l'estate, riprenderemo i nostri viaggi. Walter è persino depresso perché sta per finire la scuola, gli altri ragazzi la pensano diversamente. L'estate se la godrà in spiaggia con gli amici. Abbiamo la fortuna di vivere al mare. Farà le sue partite di ping pong. Quando gli viene spiegato qualche movimento nuovo, per la sua malattia, deve memorizzare le sequenze. Il basket gli è servito per imparare a contare e per il linguaggio, ma ha bisogno di vivere con i ragazzi normodotati. Mi reputo una donna fortunata, ho visto ragazzi in situazioni peggiori e il mio Walter per questo lo giudico normale. Grazie all'aiuto di tutti ha modificato la sua gravissima malattia. Un esempio per tutti, per l'energia che ha dentro, al contrario di Andrea che è più pigro. Posso dire, da mamma orgogliosa, che Walter ha vinto contro i politici. Ora chiedo solo che qualcuno usi il buon senso".
Ultimo aggiornamento Sabato 02 Giugno 2012 13:59