E se provassimo a riscoprire il gioco e gli sport della mente? Stampa
Sabato 14 Marzo 2020 16:02

La lontananza accende i fuochi grandi, cantava Domenico Modugno a proposito dell’amore.

L’amore per il gioco, appunto: è un fuoco grande. Nella storia dell’Uisp lo è sempre stato, dall’esperienza del Pioniere di Giani Rodari, che nel Manuale del 1951 raccomanda l’Uisp tra le esperienze associative più qualificate per i ragazzi, sino alla continua ricerca di forme organizzative che al centro mettessero proprio il gioco, da quelli tradizionale (che ad Orvieto vivono l’annuale Festival nazionale organizzato dall'Uisp) sino ai giochi della mente, gli scacchi e tanti altri.

In questi giorni “La palestra è casa nostra”, lo slogan lanciato dall'Uisp, significa, in qualche modo, che casa nostra può diventare anche una ludoteca. Piccola o grande, non importa: lo spazio virtuale può annullare queste differenze e incita a rispolverare le scatole dei giochi da tavoliere e a mettersi davanti ad un computer. Perché “il gioco non è pensabile in astratto, deve essere vissuto” (A.Santacroce).

“E allora questo è il momento – ci dice Erasmo Lesignoli, coordinatore dei settori sda Giochi Uisp – non abbiamo mai smesso di fondere insieme la cultura dei giochi tradizionali e popolari con i gusti delle persone, non solo bambini, che mutano nel tempo. Questo è il momento di rilanciarne lo spirito profondo e radicato, seppur modernissimo. Il gioco permette di spingere l’immaginazione e il pensiero verso orizzonti ed emozioni inedite, anche se si è costretti, come ora, a rimanere nelle quattro mura domestiche”.

Sulle ali della fantasia, proviamo ad immaginare la scacchiera come un bellissimo campo erboso dove esercitarsi con la mente nel gioco più antico e complesso, gli scacchi. “Il gioco degli scacchi non ha confini fisici e aiuta a muovere la mente lungo spazi illimitati – dice Marco Ottavi, responsabile scacchi e dama sda Giochi Uisp – anche per questo motivo i dirigenti dei nostri circoli scacchistici in tutta Italia non si sono persi d’animo viste le recenti ordinanze e non hanno fatto altro che incentivare una modalità che nel nostro mondo esiste da sempre, il gioco a distanza. Le innovazioni tecnologiche ci hanno molto aiutato ma pensate che si giocava a distanza anche attraverso la posta ordinaria. Oggi siamo alle prese con la creazione di vari tornei on line e utilizziamo la piattaforma gratuita Lichess che consideriamo molto funzionale. Ma ne esistono anche molte altre. Posso fare due esempi di attività che stanno partendo in queste ore promosse dal Circolo Scacchistico Forlivese e da quello romano asd Il Discobolo”.

“Non dobbiamo perdere l’abitudine al gioco e neppure quella a tenere in movimento la mente – prosegue Ottavi – gli scacchi sono un gioco per crescere, come diceva un grande dirigente Uisp, Mario Albano, che utilizzava gli scacchi con i ragazzi nel suo lavoro di insegnante. Inoltre si tratta di un’attività dove c’è l’incontro tra generazioni e si stabiliscono forti relazioni, anche se a distanza come in questi giorni. Sono certo che, molto presto, questi incontri on line, rafforzati dalla comune passione scacchistica, si trasformeranno presto in occasioni per fare gite in altre città e incontrare i nostri nuovi amici…di tastiera!”.

Per Guido Cinieri, responsabile giochi tradizionali del Settore di attività giochi Uisp, questi giorni di emergenza sanitaria potrebbero essere l’occasione per riscoprire gli aspetti positivi delle attività ludiche di una volta e per rinsaldare la comunicazione tra grandi e piccoli nelle famiglie: “Ho fatto una selezione delle tante attività che si potrebbero fare in questi giorni stando in casa: mi piace pensare che questo tempo, rispettando accuratamente le normative vigenti in tema di distanze di sicurezza da mantenere tra le persone, potrebbe essere una buona occasione per far giocare insieme nonni e nipoti, genitori e figli, e trasmettere tradizioni e ricordi di quando anche gli adulti erano giovani. Potremmo approfittare di questa sosta forzata per attirare l’attenzione dei più piccoli, raccontare come passavamo il tempo tanti anni fa, quando non c’era nemmono la televisione. Quindi le idee che vi propongo sono adatte per comunicare, sempre giocando e divertendosi ma trovando anche nuovi canali per scambiarsi emozioni e memorie, e per accrescere il bagaglio culturale di tutti noi”.
“Si tratta di giochi o attività che si possono fare in casa - prosegue Cinieri - mantenendo la giusta distanza tra i partecipanti, stimolando le capacità dei bambini, ma anche allenando quelle dei nonni: dalla creatività alla manualità, dalla coordinazione alla memoria”.


Ecco alcune semplici idee per giocare in casa o attrezzarsi per giocare a distanza. Spesso basta davvero poco: una matita, un foglio o, al massimo, un mazzo di carte o una scatola con un gioco da tavolo:


- Gioco dei nomi (città – fiumi – nomi – piante – fiori – laghi)
- Sasso, carta, forbice
- Monopoli
- Burraco
- Machiavelli
- Risiko
- Dama
- Scacchi

Attività

- Piantare un piccolo erbario di lenticchie e altri legumi, sul cotone bagnato;
- Inventare insieme una storia, raccontandone un pezzettino a turno. Uno finisce e l’altro comincia dove il primo ha lasciato
- Insegnare ai bambini un gioco che si faceva da piccoli
- Chiedere ai bambini di insegnarti il loro gioco preferito e fingere di non capire per far loro provare modalità diverse di spiegazione
- Fare un collage ritagliando foto dalle riviste
- Con un cucchiaio in bocca e una pallina nel cucchiaio, fare a chi arriva più lontano senza farla cadere
- Bendati a turno, indovinare che cosa si sta mangiando: aceto, limone, latte, orzo, salsa di pomodoro, uova
- Creare un tavolo sensoriale con vari oggetti e materiali, bendare il bambino e farlo indovinare
- Giocare a Cosa manca? Con oggetti di uso comune (togliere un oggetto alla volta e poi far indovinare al bambino quale oggetto è sparito)
- Fare il gioco dei mimi con le canzoni o i film
- Fare un torneo di scioglilingua, uno dei giochi divertenti da fare con i bambini di sicura riuscita
- Giocare a battaglia navale disegnata sul foglietto
- Giocare ai proverbi: che vorrà dire Chi La fa l’aspetti?

(di Ivano Maiorella ed Elena Fiorani)