Risposta all'articolo apparso su Il Nuovo Levante del 01/02/2013 Stampa
Scritto da Administrator   
Sabato 02 Febbraio 2013 17:51

Tags: OASI Entella

Contro la PESCA nell’OASI Entella


Prosegue la lotta contro i pescatori dell’Entella, accusati di abbandonare lenze “pericolose”

Come è già successo in passato, anche questa volta, l’Associazione Animalista Ayusya, usando le pagine de Il Nuovo Levante del 1/02/2013, lancia accuse contro i pescatori del fiume Entella, accusandoli dell’abbandono di lenze e ami, portando foto a testimonianza per ancorette ingerite o fili che intrappolavano ali o zampe di anatre e piccioni.

Quale rappresentante dei pescatori, e guardia ittica ambientale, non posso restare indifferente a una simile denuncia, e mi rammarico che animali innocenti ne subiscano i danni. Quindi colgo l’occasione, nuovamente, come già fatto in passato, di proporre reciproca collaborazione per far rispettare le regole a TUTTI compresi pescatori o pseudo pescatori.
Infatti voglio precisare che “l’ancoretta” fotografa non è considerata un attrezzo consentito per praticare la pesca in acque interne, e l’uso di tale strumento è sanzionato con verbale amministrativo di 100 euro. Per l’appunto vi sono precise regole che il “pescatore o presunto tale” deve rispettare, ma purtroppo chi usa tali ancorine, non pesca in modo legale perché adotta la tecnica “a strappo” e quasi sempre senza avere neppure la licenza di pesca.
Aggiungo pure che l’abbandono di rifiuti o parti non biodegradabili (come lenze, sacchetti e scatolette di plastica, ecc) può essere sanzionato con multe da 50 euro a salire, come sono previste multe amministrative per coloro che non tengono al guinzaglio i propri cani (specie nell’oasi) o li fanno defecare senza togliere il “prodotto”. Come ancora, sono previste multe amministrative e penali per scarichi illeciti (vedi nafta, veleni vari, ecc) che escono di tanto in tanto da scarichi che dovrebbero essere di acque piovane.
Come vedete ce ne per tutti, e come previsto dalle Leggi Regionali, vi sarebbero gli strumenti per regolamentare maggiormente simili abusi, visto poi che l’area in oggetto è classificata SIC (Sito Importanza Comunitaria) con precise norme europee che ordinano rispetto per flora, fauna e ambiente. Aggiungo pure che da parte nostra abbiamo in questi anni organizzato controlli di vigilanza, come Guardie FIPSAS, scovando reti, lenze morte in posta, fiocine, sequestrando tutto e sporgendo denuncia verso ignoti, come pure abbiamo pizzicato “individui” che con fucile subacqueo tentavano di catturare le grosse carpe, sanzionandoli e sequestrando l’attrezzo vietato. Si parla di multe anche superiori ai 300 euro, come per quelli pizzicati senza licenza e praticando la pesca a strappo “con ancorina”. Poi siamo intervenuti denunciando una Amministrazione Comunale che operava lavori di “spianamento” in alveo senza aver prodotto l’obbligatorio “studio d’incidenza e impatto ambientale” (circa 3000 euro di multa).
In qualità di Agenti Volontari FIPSAS, cerchiamo di operare in aiuto della Polizia Provinciale, o della Forestale, ben conoscendo il difficile momento di crisi e di tagli agli Enti Pubblici, con le conseguenze di vederci caricati di un fardello molto impegnativo che spazia dal controllo acque interne, alle aree parco/demanio, ai SIC e consorzi funghi distribuiti nel territorio provinciale.
Vietare la pesca non è la soluzione, causerebbe un totale abbandono delle rive, e la mancanza di occhi interessati che vedono e segnalano gli atti illeciti “dei bracconieri”; perché le reti vengono messe non solo per i pesci ma pure per catturare le anatre, come non si avrebbero segnalazioni su scarichi di dubbia provenienza, o tutte quelle azioni che vanno a distruggere o ad arrecare gravi danni all’ecosistema.
Detto questo, non facciamoci la “GUERRA”, non porterebbe a nulla, ma collaboriamo, e per dare l’esempio comunico il telefono 349.4643569, per poter organizzarci al meglio, così che con altri occhi “amici” potremmo frenare certi atti illeciti, che sono divenuti un’abitudine, per la mancanza di un costante controllo di vigilanza, in un angolo di paradiso, che pur in mezzo alla città, cerca di sopravvivere e regala anche avvistamenti di Avi fauna di una certa importanza e ospita specie ittiche protette come “la cagnetta” (bavosa d’acqua dolce), la cobite, pesci non insidiabili con le esche e forse sconosciuti ai più, ma che appartengono a specie in via di estinzione, oltre ad una fauna ittica decantata a livello nazionale come branzini, serra, orate, sogliole, rombi e tonnellate di muggini che risalgono dal mare.
Umberto Righi