Intervista a Fabrizio Borgio Stampa
Sabato 14 Aprile 2012 11:17
“La morte Mormora” è il nuovo romanzo di Fabrizio Borgio, scrittore natio di Asti. La trama è molto originale; un tranquillo comune piemontese diventa luogo di ansia e paura a causa del suicidio del primo cittadino, che si getta dalla torre principale del castello del paese, dopo aver ricevuto una lettera anonima recante la frase: nulla cambia. Si scopre che il cadavere, una volta rinvenuto, è privo della testa e da qui si susseguono eventi inspiegabili.  Il resto lo lascio scoprire a voi.

L’autore del libro si è raccontato a Seven Press.

 

Il suo ultimo libro “La morte Mormora” è un misto tra il giallo ed il paranormale. Lei crede nel paranormale?

 

Domanda impegnativa. Il fascino dell’ignoto e dell’inspiegabile è innegabile, sono certo che esistono fenomeni non ancora spiegabili e la cui comprensione potrebbe essere legata a una diversa e più approfondita conoscenza della realtà che viviamo. Nel momento in cui un fenomeno ritrova una sua giustificazione razionale, non è più “paranormale”.

 

Attraverso il suo libro, cosa vuole suscitare nella mente del lettore?

 

Il misurarsi con la letteratura “di genere” implica un implicito patto con il lettore, il quale si aspetta determinate sensazioni, in primis la paura, poi l’inquietudine, la passione per la vicenda. Confesso che oltre a tutto ciò, mi sforzo d’indurre delle riflessioni sulla nostra società.

 

La sua passione per la scrittura da dove inizia?

 

Inizia credo con l’adolescenza. Ero un ragazzino chiuso, timido e taciturno. I libri erano una fantastica via di fuga, poi da accanito lettore è scattato un classico istinto emulativo e ho iniziato a scrivere racconti per sfogare inquietudini e ansietà. Poi mi sono reso conto che era qualcosa di più di un semplice espediente per risolvere la mia adolescenza.

 

Con Frilli editori ha già scritto Masche. Il personaggio nelle vesti di indagatore si chiama Stefano Drago. Ritroviamo questo personaggio anche nel libro appena uscito?

 

Sì. Il progetto è quello di una serie dedicata all’agente speciale Drago.

 

Lei ha scritto diverse sceneggiature, lavorando anche con Mario Monicelli. Il mondo del cinema l’affascina tanto quanto quello della scrittura?

 

Devo prima specificare che non ho esattamente lavorato con il Maestro ma ho avuto la fortunata occasione di conoscerlo frequentando degli stage di scrittura e sceneggiatura che lui aveva tenuto. Amo molto il cinema anche se è un mondo particolarmente nepotista, soprattutto nello scenario italiano. Credo che le due forme di espressione siano strettamente correlate e non credo che sia un caso che grandi registi fossero anche appassionati cultori della narrativa.

 

Secondo lei riesce a coinvolgere di più un libro oppure un film?

 

Nel mondo particolarmente estetizzante che viviamo, il film ha una fruizione più rapida e immediata, soprattutto il Italia dove si legge pochissimo ma il libro apre di più la mente, mette in moto i meccanismi dell’immaginazione ed è un coinvolgimento più intimo e profondo, che pochissimi film possono eguagliare.

 

Gli ingredienti per rendere avvincente un libro?

 

Credo che sia fondamentale immergere il lettore nel mondo che emerge dalle pagine. Se chi legge non sente gli odori, i sapori, le pieghe seminascoste del vivere quotidiano, non riesce a immedesimarsi e quindi “vivere” quel che il libro racconta; poi ovviamente ritmo e tensione devono essere calibrati nella narrazione.

 

Ha uno scrittore preferito?

 

Uno tra altri, sinceramente no. Sono un lettore onnivoro ma mi sento di citare Joe Lansdale, David Grossman, Joyce, Bulgakov e tra gli italiani Pavese, Svevo e Farinetti.

 

L’ultimo libro che ha letto e l’ultimo film che ha visto?

 

Precisamente Il cane giallo di Simenon e Black Swan di Darren Aronofsky.

 

La collaborazione con Frilli in che modo è nata?

 

Come spesso accade, in maniera piuttosto casuale. Un comune amico, Riccardo Sedini di Giallomania aveva apprezzato il mio primo scritto, tanto da proporlo alla Frilli. Con un coraggio del quale gliene sarò sempre riconoscente, l’editore ha deciso di pubblicarmi ed ora siamo al secondo lavoro.

 

Ha già in cantiere un altro libro?

 

Sì. In fase embrionale, giusto qualche capitolo sul quale sto rimuginando.

 

Ha in programma la realizzazione di eventi per presentare “La morte Mormora”? Se sì quando?

 

E’ in via di definizione un calendario con una serie di presentazioni per far conoscere il secondo nato. Il 25 aprile a Novi Ligure lo presenteremo nell’ambito della manifestazione “Libri in fiera”, presso il comune. Per maggio dovremmo organizzare una presentazione milanese che deve ancora essere definita mentre il 16 dello stesso mese, saremo ospiti della seconda edizione di Lomellina in Giallo, a Lomello. Altre date le comunicheremo man mano.

 

Un’ ultima domanda: quando compone un libro, scrive per gli altri o per se stesso?

 

Sinceramente ho sempre pensato che chi scrive, possiede una percentuale, variabile da autore ad autore, di presunzione. Sono convinto che principalmente si scriva per se stessi, animati dalla convinzione che quel che si vuole esprimere, possa interessare anche altri. Ritengo che chi scrive solo per gli altri può raccontare una storia ma senza anima.

 Fabiana Rebora
Ultimo aggiornamento Sabato 14 Aprile 2012 11:17