RSA, A.li.sa impone che i dipendenti effettuino il tampone durante il periodo di ferie. “Un danno: costi a carico delle strutture e vacanze accorciate”. Stampa
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Mercoledì 05 Agosto 2020 11:32

Con nota 20890 del 23 luglio scorso, A.li.sa ha stabilito che i dipendenti delle RSA in rientro dalle ferie debbano effettuare il tampone.

Una scelta assennata e ragionevole, ma solo in apparenza. Perché, al culmine del paradosso, l’esame dovrà essere eseguito nei 2 giorni antecedenti il ritorno al lavoro. Cioè quando, probabilmente, il dipendente sarà ancora nel luogo della vacanza. «Un’imposizione che dimostra, ancora una volta, l’inadeguatezza delle decisioni della “super-Asl”, fiore all’occhiello di Viale e Locatelli. Ed è l’ennesima beffa sia nei confronti delle residenze, che dovranno farsi carico delle spese dei tamponi, sia soprattutto nei confronti dei lavoratori, che dovendosi sottoporre ai controlli saranno costretti a rinunciare a due giorni di vacanza –dichiara il capogruppo di Linea Condivisa Gianni Pastorino, vicepresidente della commissione sanità -. In sostanza, incapace di trovare soluzioni migliori, A.li.sa sceglie la strada più semplice: scaricare il problema su altri, erodendo i diritti degli operatori sanitari e esponendo le RSA a spese ingenti. Da febbraio a giugno, Regione e A.Li.sa hanno già imposto ai lavoratori l’utilizzo delle ferie; e ora, nuovamente, vogliono rosicchiare quel poco di giorni liberi rimasti».

«Bene hanno fatto quest’oggi i sindacati FP CGIL, CISL FP e UILFPL a contestare la decisione di A.li.sa, che rappresenta palesemente un danno per i dipendenti, ma anche per il datore di lavoro. Perché lavoratrici e lavoratori vengono richiamati dalle ferie prima del tempo; oppure subiscono un blocco delle ferie che impedisce loro di usufruire del meritato riposo, in attesa che altri colleghi ricevano il riscontro del tampone ororinofaringeo. È evidente che la scelta di A.li.sa sia del tutto inadeguata: al contrario, sarebbe necessario rendere disponibili test rapidi, a carico del servizio sanitario regionale, da effettuare in tempo reale su appuntamento e compatibili con le esigenze di continuità lavorativa degli enti –conclude Pastorino -.Enti che a loro volta subiscono un danno oggettivo, soprattutto se si pensa che la stessa Regione aveva promesso alle RSA il rimborso dei DPI, salvo poi rimangiarsi tutto in questi ultimi giorni. Sintomi di un’istituzione che arretra e abbandona settori importanti per la cura dei cittadini più fragili».