Ricomincia un altro tragico anno di lutti sul lavoro. A gennaio sono state 21 le vittime del lavoro in Italia Stampa
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Venerdì 08 Febbraio 2013 13:11

"L'esordio potrebbe non apparire come uno dei peggiori dell'ultimo biennio, il problema è che quando si parla di vittime sul lavoro e soprattutto quando si iniziano a contare fin dall'inizio dell'anno non è, né sarà mai un risultato positivo".


A gennaio sono state 21 le vittime del lavoro in Italia secondo i dati dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, un bilancio che nelle parole del suo Presidente, l'ingegner Mauro Rossato, "rimane drammatico, nonostante il decremento del 36,4 per cento rispetto a quelle rilevate nel gennaio del 2012 (erano 33)". 50 le vittime a gennaio del 2011 e 25 nel 2010.

"Ma - spiegano gli esperti dell'Osservatorio Vega Engineering- la variazione pur consolatoria è probabilmente - e purtroppo - influenzata da una diminuzione dei livelli di occupazione".
Ed in effetti secondo i dati Istat a fine dicembre 2012 il tasso di disoccupazione si attestava all'11,2%, contro il 9,4% rilevato a fine del 2011.

Tant'è l'emergenza continua anche in gennaio con una media tragica di quattro infortuni mortali alla settimana, così come persistono i confini di un dramma in cui la regione maggiormente coinvolta è sempre la Lombardia, con 6 incidenti mortali, seguita dalla Calabria (3) e da Liguria, Sicilia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (2).Una vittima del lavoro registrata anche in Sardegna e nelle Marche.
Diversa invece la fotografia della tragedia sulla base delle incidenze della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa e dove a condurre le fila in questo primo mese del 2013 si trova la Calabria (con un indice di incidenza pari a 5,2 contro una media nazionale di 0,9.

Guardando alle classifiche provinciali è Brescia ad emergere con il dato peggiore di tutto il Paese con 3 morti bianche seguita da Reggio Calabria (2). Una vittima è stata poi registrata nelle province di: La Spezia, Lodi, Belluno, Piacenza, Macerata, Messina, Cagliari, Cosenza, Reggio Emilia, Como, Cuneo, Palermo, Genova, Varese, Verona e Torino.
Analizzando il panorama provinciale delle morti bianche rispetto alla popolazione lavorativa, la maglia nera spetta a Reggio Calabria (13,1).
Anche nel primo mese del 2013 l'agricoltura risulta essere il luogo maggiormente votato alla tragedia con il 33,3 per cento delle vittime; mentre nel settore delle costruzioni è deceduto il 23,8 per cento dei lavoratori. Vittime anche nel settore dei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni così come nel commercio e nelle attività artigianali e nel settore autoveicoli.

Seguendo l'indagine degli esperti dell'Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito www.vegaengineering.com) si scopre che tre decessi su dieci sono avvenuti in seguito ad una caduta dall'alto. Nel 23,8 per cento dei casi si è trattato di una morte dovuta allo schiacciamento in seguito alla caduta di oggetti pesanti.
Nel 19 per cento dei casi si è trattato di un infortunio mortale dovuto al ribaltamento di un veicolo o di un mezzo in movimento.
Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 3 pari al 14,3 per cento del totale. La fascia d'età più colpita è sempre quella in cui l'esperienza dovrebbe insegnare a non esporsi al rischio (tra i 55 e i 64 anni), mentre l'indice di incidenza più elevato è quello che riguarda gli ultrasessantacinquenni.

Statistiche morti sul lavoro - Osservatorio sicurezza lavoro Vega Engineering 31/01/13

Incidenze morti sul lavoro popolazione occupata Province italiane - Osservatorio sicurezza lavoro Vega Engineering 31/01/13

I dati sopra citati sono disponibili attraverso la pubblicazione mensile sul sito www.vegaengineering.com. Inoltre settimanalmente vengono pubblicate le notizie dei casi rilevanti di Infortuni mortali sul lavoro riportate dalle principali fonti dei mass media sulla pagina facebook www.facebook.com/OsservatorioSicurezzaLavoro.


N.B: le nostre elaborazioni rilevano gli incidenti mortali verificatisi in luogo di lavoro ordinario e quindi sono esclusi quelli in itinere e quelli dovuti alla circolazione stradale.

Annamaria Bacchin