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Intervista a Luca Tesconi, argento olimpico nel tiro a segno

Ci ricordiamo di lui perché ci ha regalato la prima medaglia a Londra. Luca Tesconi ha ‘mirato’ al centro dei nostri cuori entrando nelle case dei tifosi italiani. Una grande rimonta, nella speranza di un cedimento del quasi infallibile sudcoreano Jin Jong-oh. Il toscano di Pietrasanta ha compiuto un capolavoro di nervi saldi negli ultimi cinque colpi.

Parlami dei tuoi sport da ragazzino, cosa hai fatto e a che livello?

“Ho iniziato a 6 anni con il tennis ed ho proseguito a livello agonistico fino a 17 anni. In diversi tornei ero anche testa di serie 1 o 2. Poi ho avuto una parentesi di qualche anno con le arti marziali, Aikido e Karate, per poi arrivare a 19 anni al Tiro a Segno”.

Come è nata la passione per il tiro a segno? e quando hai sparato la prima volta?

“Nell’estate del 2000, una domenica pomeriggio, per la prima volta andai con mio padre nel poligono di Pietrasanta. Ho iniziato a tirare i primi colpi con la pistola a 25metri; gli istruttori hanno capito subito che potevo avere del talento e mi hanno consigliato di provare anche l’aria compressa.

Prendere un’arma in mano che sensazioni ti ha dato?

“Non ero particolarmente impressionato, conoscevo il tiro a segno da lontano, e la pistola l’avevo sempre considerata un attrezzo sportivo”.

Sentivi di essere predisposto?

“Mi è venuto subito molto naturale, in maniera istintiva”.

Parlami della prima gara?

“Iniziai con una gara regionale juniores e la vinsi. Emozione per una cosa nuova, ma iniziava anche una consapevolezza che in questo sport potevo riuscire, se mi ci fossi dedicato seriamente”.

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La tua prima vittoria dove e quando l’hai ottenuta?

“La prima vittoria è avvenuta in un poligono toscano, un trofeo, avevo da poco iniziato a sparare”.

Quando hai capito di poter ambire a grandi livelli?

“Sicuramente dopo aver vinto i campionati Italiani a Milano l’ultimo anno da juniores”.

Sogni, delusioni, gioie?

“Il mio sogno più grande era quello di vincere una medaglia alle Olimpiadi, adesso è quello di poter partecipare alle prossime! Una grande delusione l’ho avuta 2 anni fa durante la selezione per i campionati europei di Brescia. Era un periodo in cui mi sentivo molto in forma e mi sono ammalato, una brutta influenza non mi ha permesso di partecipare…beh, la gioia più grande è l’argento, la prima medaglia per l’Italia a Londra”.

Il villaggio olimpico cosa rappresenta per un’atleta?

“L’olimpiade è un qualcosa di unico. L’atmosfera era elettrizzante, il sentirsi parte di un qualcosa di così grande, mi ha dato da subito emozioni forti. Non esiste manifestazione sportiva più emozionante di un’Olimpiade; stare insieme a grandi atleti di fama mondiale, vivere e mangiare con loro, già questa cosa è stata per me emozionante”.

La tua vita da sportivo, quanto tempo dedichi all’allenamento?

“Gli allenamenti in poligono sono quotidiani. In vista di gare importanti, anche mattina e pomeriggio; alternando la pistola aria compressa con la pistola libera a 50 mt. Mensilmente abbiamo le riunioni federali, seguiti dai tecnici della nazionale”.

Prima olimpiade e prima medaglia? Dove speravi di arrivare alla vigilia della partenza per Londra?

“Mi sono allenato con impegno, per riuscire a gestire la gara nei migliori dei modi, sia a livello tecnico sia mentale. Il mio obiettivo era fare un punteggio per poter accedere alla finale tra i migliori otto tiratori”.

 

Quale è il segreto della concentrazione?

“La costanza e l’imparare a conoscersi bene nei momenti di maggior stress.. La preparazione olimpica è stata inoltre affiancata da uno psicologo sportivo, pronto ad aiutarci proprio nei momenti di forte tensione”.

Eri teso prima di sparare e quali erano i pensieri più ricorrenti?

“La mattina della gara, ero preso da un mix di emozioni: adrenalina, tensione, gioia, nervosismo. Sono riuscito a gestire la gara al meglio; finiti i 60 colpi di qualificazione, e vedere che ero tra i primi 8 è stato un qualcosa di indescrivibile. C’ero riuscito, l’obiettivo che mi ero dato era stato ‘centrato'”.

Cosa prova un’atleta dopo una medaglia olimpica?

“Posso descriverlo solo con una parola: il sogno”

E come è stato il ritorno alla realtà di tutti i giorni? Vacanza, feste o subito nell’Arma?

“Tantissimi festeggiamenti, neanche io me ne aspettavo così tanti. Dopo il rientro un po’ di relax a casa e li è stata un’emozione grandissima: mi aspettavano tutti. Ascoltare come la gente ha vissuto la finale, sentire le loro emozioni, è la parte più bella di tutta l’esperienza olimpica”.

Prossimi impegni sportivi?

“Gli allenamenti sono già iniziati in vista dei campionati italiani a fine settembre. Ad ottobre, in Thailandia, mi aspetta la finale di coppa del Mondo”.

Sai che ci ricorderemo del tiro a segno fra quattro anni, perché? Quali rimedi potrebbero esserci per avere visibilità maggiore nei prossimi tre anni, senza aspettare Rio?

“Per il tiro a segno, l’olimpiade di Londra è stata un record. Non avevamo mai vinto tre medaglie, e raggiunto anche altri ottimi risultati. Per quanto riguarda la visibilità non saprei; in Italia gli ‘sport minori’ purtroppo vengono ricordati per un mese ogni 4 anni. Sui giornali già adesso si trovano praticamente solo articoli sul calcio. Sta a voi giornalisti ricordarvi di noi!”

 

Massimo Tagliabue