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Intervista a Radu Buchi (quarterback dei Red Jackets Luni)

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Uno strano tipo ? Provenente dalla Romania, ove detta legge l’altra palla ovale, quella del rugby a cui egli però non fa magari in tempo ad appassionarsi. Già, perché a otto anni arriva nell’ Italia del “dio” calcio, ma quest’ultimo lo lascia del tutto indifferente. Sembra destino che Radu Buchi, transilvano di Sibiu classe ‘92, dovesse essere sposato a quello sport da noi un po’ insolito che è il football americano.

Allora un predestinato ? Quasi pare maggiormente accreditabile quest’ultima spiegazione, anche perché strano Radu di sicuro non è, anzi bastano pochi minuti per realizzare dopo averlo conosciuto che trattasi della semplicità e genuinità fatte a uomo…anzi a giovanotto visti i suoi vent’anni. Sì: almeno a giudicare dalla naturalezza con la quale lui ha sempre maneggiato il pertinente pallone e la disinvoltura che mostra, allorché si destreggia in mezzo a una moltitudine di avversari volti a placcarlo, forse era destino che Buchi (dopo un effimero assaggio di basket) fosse un quarterback; cioè colui che sta al football come il “regista” al calcio.
<Effettivamente in regìa me la cavo – riconosce il nostro poiché di fronte all’evidenza non c’è modestia che tenga – poi non so quanto sia vero, come secondo voci che circolano, che ci fosse qualche squadra americana interessata a portarmi negli Stati Uniti. Piuttosto, sarebbe bello avere finalmente un giorno il passaporto italiano, così potrei dare una mano alla Nazionale azzurra>.
Intendiamoci, il rumeno non dimentica né rinnega le sue origini e ogni paio d’anni o quasi non manca di seguire genitori, fratello e sorella in lunghe vacanze nel paese balcanico. Ma Sarzana è ormai casa sua e da anni è fidanzato ivi con Cecilia.
<E poi ci sono questi Red Jackets Luni – aggiunge – che sono per me come una seconda famiglia. Vi ho fatto tutto il percorso giovanile ed esserne il titolare in regìa da quattro anni mi riempie di orgoglio. Ne è passato di tempo da quell’esordio con mandibola rotta contro gli Skorpions Varese, come dall’ Italian Bowl che ci consegnò quello che in pratica è il titolo nazionale senza gli americani, tutti momenti che porto dentro di me tutti i giorni>.
E il futuro ?
<Le idee e le convinzioni del nuovo trainer Francesco Righetti mi piacciono e non sono il solo a gradirle, basta guardare la lena con cui ci alleniamo tre volte la settimana a Ortonovo, sono molto fiducioso in vista del campionato che scatterà fra qualche mese. Dobbiamo vincerlo>.
Ma cos’ha di più di un calcio, oppure di un rugby, questo american football ?
<Al di là del suo contenuto spettacolare è l’atteggiamento mentale, che questo sport impone, ad avermi sempre affascinato. Noi footballisti abbiamo la lealtà, il guardarsi in faccia, lo scontrarsi senza timori ormai nel sangue. Poi mi hanno dato una mano a sposarlo personaggi come un quarteback del tipo di Michael Vick, già degli Atlanta Falcons, poi dei Philadelphia Eagles>.