Home Altro Varie

INTERVISTA A ROBERTO CENTAZZO

 

È uscito il nuovo romanzo di Roberto Centazzo, “Toccalossi e il boss cardellino”, il terzo della serie Toccalossi. La nuova indagine del commissario si svolge nel caldo mese di agosto, assistito dal suo fedele aiutante, il maresciallo Centofanti. Nel corso dell’indagine, Toccalossi racconterà al maresciallo, con tanta nostalgia, la storia di una foto del 1977, rinvenuta casualmente in un cassetto. La fotografia ritraeva Toccalossi da giovane, quando era ancora giudice istruttore a Genova.

Seven Press ha intervistato per voi l’autore del libro.

Da poco è uscito il suo nuovo romanzo “Toccalossi e il boss cardellino”, dove oltre allindagine svolta da Toccalossi, descrive anche i ricordi di quando era giovane. Nostalgia del giovane Toccalossi?

Necessità di raccontare a tutti i miei lettori chi è Toccalossi, da dove viene, quale passato ha. Nelle prime due storie si sa soltanto che capita a Savona a cinquant’anni, dopo essere stato lasciato dalla moglie Arlette e che da bambino veniva lasciato dai genitori per le vacanze a casa di una vecchia zia di Albissola, vicino a Savona. In questo romanzo si capisce molto di più di questo anti-eroe, protagonista dei miei romanzi gialli. Si capisce com’era da ragazzo e soprattutto, per soddisfare una richiesta dei lettori, si spiega chi era questa Arlette che ancora ha nel cuore e non riesce a dimenticare.

Vuole raccontarci come è nato Toccalossi?

Per puro caso. Mi ero rotto un braccio, dovevo stare a casa col gesso due mesi, mi sono messo a scrivere, tentando di dare forma a un romanzo che avevo in mente da tempo. È nato così Toccalossi. L’idea nasce da questo: l’inquirente entra in una stanza per visionare il cadavere di una prostituta morta. Il cadavere in quella posizione, sul letto, gli ricorda la sua amante, di tanti anni prima. Da questo momento ricordi e pensieri del protagonista s’intrecciano con la cronaca giudiziaria, con la narrazione degli eventi, con l’indagine insomma. Credo sia questo l’elemento che contraddistingue i miei gialli. I pensieri di Toccalossi, i suoi ragionamenti sono lì, in primo piano, il lettore li vede, nello stesso momento in cui nascono nella mente del protagonista, senza il filtro della mediazione letteraria.

Le indagini di Toccalossi sono tutte frutto della sua fantasia, o si rifanno ad eventi realmente accaduti?

Sono in Polizia da 25 anni, sono ispettore capo, e per 12 anni ho lavorato alla Procura della Repubblica accanto al Procuratore della Repubblica di Savona, Vincenzo Scolastico, attuale Procuratore Distrettuale Antimafia di Genova. Un grande uomo. Ho imparato molto da lui. Il modo di ragionare, di non prendere decisioni affrettate, di esaminare le carte, di capire le persone. Credo di avere la fortuna di raccontare indagini rispettando la procedura e senza dovermi avvalere di consulenti. Poi la fantasia fa il resto. L’autore è un frullatore in grado di mescolare, triturare, frammentare fantasia e realtà. Quello che ne esce non è la semplice somma degli elementi mescolati ma qualcosa di nuovo, esattamente come succede per una maionese.

Lei pubblica anche romanzi con lo pseudonimo di Italo Gilles Lasalle? Vuole raccontarci il perché?

Peccati di gioventù. Insicurezza. All’inizio non mi sentivo ancora pronto per affrontare il pubblico, per mettere in piazza le mie emozioni. Cito sempre un brano di Rilke, molto lungo che riassumo: bisogna acquisire senso e dolcezza per tutta la vita, meglio se una lunga vita e poi, solo alla fine, forse, si riuscirebbe a scrivere dieci righe buone. Per questo ho esordito relativamente tardi nella letteratura, a 46 anni. Prima dovevo acquisire esperienze. Come prosegue Rilke: non basta avere ricordi. È necessario che quei ricordi diventino sangue, sguardo, gesto e non siano più scindibili da noi, soltanto allora potrà nascere la prima parola di una verso.

Ritornando al suo nuovo romanzo, ci sono in cantiere delle date per la presentazione?

Tantissime: una quarantina. Per fortuna mi invitano dappertutto e questo mi riempie di gioia. La prima uscita sarà alla libreria Ubik di Savona il 17 febbraio, poi ad Altare il 24 febbraio, a Sanremo il 25 febbraio, il 3 marzo alla libreria Giunti al Punto di Varazze, il 9 marzo a Cairo Montenotte, poi a Genova alla Feltrinelli e ancora a Torino al Salone del Libro, a Santo Stefano al Mare, ne avrò sino a Natale tra emittenti radiofoniche, librerie e biblioteche.

Una maga a Varazze gli ha predetto un futuro raggiante, ma lei è convinto che morirà poverissimo, ma che il suo editore diventerà milionario. L’editore in questione è Frilli? E Cosa ne pensa della sua convinzione? E’ da molti anni che collaborate insieme?

Ho voluto evitare di scrivere una biografia pomposa. Dà molto fastidio, almeno a me, quello che dice ho fatto questo ho fatto quello.

Credo che la semplicità, l’umiltà sia maggiormente gratificante, anche per i lettori. Quello che conta è il libro, il romanzo, il proprio lavoro. E il giudizio del pubblico. Devo tutto ai lettori, mi seguono, mi spronano, mi scrivono, addirittura vorrebbero che io scrivessi due romanzi l’anno. La mia e-mail è su tutti i miei libri [email protected]. Rispondo a tutti. Insomma i lettori si sono affezionati ai miei personaggi, al Procuratore Toccalossi ma anche al suo aiutante, il maresciallo Centofanti, al capitano Maugeri, all’assistente Erminia. Il rapporto con Frilli è meraviglioso. Devo tutto a loro, mi hanno scoperto, cresciuto, coccolato e lanciato. La distribuzione capillare di cui godono ha fatto sì che il libro sia arrivato ovunque, nelle edicole, nei supermercati. Sono orgoglioso di aver firmato con loro un contratto decennale, per cui i lettori possono stare tranquilli. Almeno altri sette episodi della serie ci saranno sicuramente. E loro, i Frilli, diventeranno miliardari … scherzo …

Questa è la domanda che amo fare agli scrittori: che libro tiene sul suo comodino attualmente?

Il mio comodino è stracolmo di libri, fantascienza, in primo luogo, ma un po’ di tutto sono onnivoro, De Silva, Philip K. Dick, saggi di vario genere e libri vecchissimi che trovo al mercatino dell’usato.

Il suo scrittore di romanzi gialli preferito?

Non leggo gialli. Ma ho letto tutto Scerbanenco

#Lei considera lo scrivere romanzi una passione oppure un lavoro?

Vorrei che diventasse una professione ma appunto, se dovessi fare affidamento soltanto sull’arte, mi sa che morirei poverissimo. In Italia soltanto una ventina di persone riescono a vivere con i diritti d’autore dei loro libri.

Ai suoi lettori cosa desidera esprimere prevalentemente?

Mi gratifica molto quando una persona che non ho mai visto né conosciuto mi ferma per strada oppure mi scrive e mi dice: “sei il mio scrittore preferito, grazie per le emozioni che mi hai regalato”.

È una cosa che mi tocca dentro.

Ringrazio a nome di Seven Press Roberto Centazzo, ed invito tutti a leggere la serie su Toccalossi.

Fabiana Rebora