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Ironia e visionarietà, ospiti al Festival della Parola: la matita satirica del vignettista Stefano Rolli e la simpatia travolgente del rocker Shel Shapiro

Shel Shapiro

Altre due “chicche” si aggiungono alla lista degli ospiti, che animeranno le giornate, dal 26 al 29 maggio, della III edizione del Festival della Parola di Chiavari. In una kermesse, che intende declinare lo strumento verbale in tutte le sue caleidoscopiche accezioni, non poteva mancare, ad esempio, la sublimazione della parola, nella lapidaria ironia della satira, per di più se per satira si intende la caustica sintesi dei vignettisti.

Chi meglio di Stefano Rolli, certamente uno dei più arguti vignettisti che circoli nel nostro Paese (e non solo) poteva rappresentare la categoria? Rolli, vignettista de Il Secolo XIX, sarà ospite del Festival della Parola, domenica 29 maggio, alle ore 19, all’Auditorium San Francesco, per un incontro dal titolo: “Je suis Rolli: incontro con il vignettista”. Com’è nello stile dell’artista, quella con Rolli sarà una chiacchierata informale, per conoscere più da vicino strategie, segreti e arte di un mestiere non così semplice come si potrebbe superficialmente pensare. Nell’occasione ci sarà anche modo di parlare del volume “130 di questi Rolli” che il quotidiano ligure ha appena pubblicato, in collaborazione con l’editore De Ferrari, in occasione dei 130 anni de Il Secolo XIX, raccogliendo alcune delle vignette più significative firmate da Rolli.
Non certo meno dotato di ironia è Shel Shapiro, che sarà al festival, venerdì 27 maggio, alle ore 21.15, al Teatro Cantero. Icona della musica degli Anni Sessanta, Shapiro è un personaggio ricco di sfumature interessanti: cantante, musicista, produttore discografico e anche attore, la sua vita, raccontata nell’autobiografia “Sono immortale” edita da Mondadori è un rocambolesco spaccato degli Anni Sessanta ma anche una profonda riflessione sull’evoluzione di un uomo e del mondo che gli gira intorno.
Si allunga così la lista degli ospiti del Festival chiavarese, che offre senza dubbio una piacevole occasione per conoscere da vicino personaggi diversificati e, ognuno a proprio modo, ambasciatori del potere della parola. Eccoli tutti gli ospiti che il pubblico potrà incontrare a Chiavari dal 26 al 29 maggio:
incontro con il vignettista
Stefano Rolli, Shel Shapiro, Vittorio Sgarbi, Mogol, Cristiano De André, Alessandro Barbero, Massimo Bernardini, Elena Giuffré, Salvatore Sanzo, Fernanda Contri, Lorenzo Licalzi,  Walter Fochesato, Maria Paola Colombo, Bruno Morchio, Carlo Martigli, Simone Beta, Rosa Matteucci, Alberto Pezzini, Guido Catalano, Saturnino, Giuseppe Sciascia, Pier Paolo Cervone, Walter Lazzarin, Carlo Greppi, Nadia Giannoni, Ada Bottini, Fausto Figone, Carlo di Francescantonio, Nadir, Lorenzo Beccati, Emilia Marasco, Massimo Poggini, Roberto De Bastiani, Gioachino Costa,

E ora una nota tecnica: si rende noto che, per motivi organizzativi, lo spettacolo “Caravaggio” di e con Vittorio Sgarbi è stato spostato alla serata di domenica 29 maggio, alle ore 21.15, al Teatro Cantero.

Norman David Shapiro

Norman David Shapiro (in arte Shel) nasce a Londra da una famiglia di musicisti. Suo nonno Salomon, un ebreo russo che suonava il corno nella banda dello Zar Nicola II (e sapeva fare il pellicciaio), un giorno ricucì una stola alla zarina, ottenendo in cambio un lasciapassare che gli avrebbe permesso di scampare alle persecuzioni antisemite e di esportare sé stesso e famiglia in Inghilterra.
Quando David ha dieci anni, suo padre, che commercia coi paesi oltre cortina, gli regala una chitarra ungherese. Il dono ha un impatto mistico: una specie di Apparizione di Fatima in salsa anglo-ebraica. Ma il piccolo David, sotto l’influsso dei primi dischi di Bill Haley e Bo Diddley, comincerà presto a sognare che l’anonima chitarra si trasformi in una Fender Stratocaster.
Da adolescente si fa le ossa ai matrimoni ebraici strimpellando rock con gli amici della sinagoga tra un bicchiere infranto e l’altro. Sono gli anni della Guerra Fredda e del “Seme della Violenza”, il film che darà il colpo di reni ufficiale alla diffusione planetaria del Rock ‘n’ Roll. Qualche anno dopo David si dà da fare nell’azienda paterna, piazzando merletti boemi porta a porta con la Ford Escort fornitagli dal genitore. Poi però gliela sfascia e viene cacciato di casa.
Decide allora di sbarcare il lunario e di mantenersi agli studi impiegandosi da Simpsons, un grande magazzino di vestiti a Piccadilly, dove assiste i clienti col metro al collo. Quel metro comincia però piano piano a strangolarlo. E’ a una festa di colleghi che David viene folgorato sulla via di Damasco. Lo invitano a suonare sul palco e gli capita di sentire le prime urla di entusiasmo rivolte a lui. Troppo bello per non provare a farlo diventare vero. Il rock da quel momento ha un nuovo apostolo.
Poche settimane dopo presenta un paio di forbici sotto il naso del Capo Reparto di Simpsons. Poi gioca d’anticipo e si licenzia un attimo prima di venire licenziato da lui. Comincia l’attività di musicista professionista. Viene assunto nella band di Robb Storme dopo un provino su un divano spelacchiato e frequenta il Roaring Twenties, il tempio del Rythm and Blues situato in una Carnaby Street ancora ignara di Mary Quant.
In seguito viene cooptato dal manager di Gene Vincent per andare in tournée con lui. Quindi fonda gli Shel Carson Combo e il suo progetto di diventare medico chirurgo comincia definitivamente a tramontare. E’ in quel periodo che – stanco di dover spiegare a tutti che Shel Carson Combo è un nome fittizio – comincia a rispondere quando lo chiamano Shel. Non smetterà più.
Nel marzo 1963, durante un tour in un’Amburgo che si lecca ancora le ferite aggrappandosi al vizio e alla prostituzione, il gruppo, ora ribattezzato in “The Cabin Boys”, viene scritturato per accompagnare in Italia un certo Colin Hicks, un cantante che in Inghilterra nessuno cagava, anche perché al suo attivo aveva solo una brodosa ballata western (e il fatto d’essere fratello della famosa Rock Star inglese Tommy Steele).
L’impatto col Bel Paese, così diverso dalle swinganti nebbie britanniche, è abbastanza traumatico, ma Shel impara presto a coglierne le sfumature, tanto che – pur non sapendolo ancora – l’Italia è già diventata la sua nuova patria. Un bel giorno Hicks è colto da raucedine fulminante, proprio mentre i Cabin Boys stanno facendo pre-avanspettacolo in un cinema-teatro (quello con le sei-ballerine-sei) e deve abbandonare la scena. Gli occhi del pubblico a quel punto rimangono tutti per Shel e compagni. E s’infiammano.
Il resto è storia: si fa vivo Ferruccio Ricordi (in arte Teddy Reno) e offre a Shel e ai Cabin Boys d’accompagnare Rita Pavone in tournée. Comincia un periodo di stenti, ma il successo è alle porte. Stanno per nascere i Rokes. Le serate aumentano. La loro fama pure. Realizzano dodici caroselli per l’Algida. Dino De Laurentiis li “regala” alla figlia e li fa suonare nella sua reggia la notte di Capodanno del 1964. In giardino, fra gli altri, ci sono Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Domenico Modugno e Silvana Mangano. La medicina perde un chirurgo, ma la musica trova un artista.
Chiusa l’avventura coi Rokes, Shel negli anni ’70 e ’80 farà l’autore (Mina, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, Mia Martini, ecc.) e il produttore (Riccardo Cocciante, Rino Gaetano, Enrico Ruggeri, i Musicanova, più vari artisti latino-americani), vendendo decine di milioni di dischi. Dopo la Grande Depressione che lo coglie negli anni ’90, la sua carriera riprende a sfavillare negli anni ’00. Nel 2007 porta in teatro “Sarà una bella società”, scritto assieme a Edmondo Berselli, e nel 2009 interpreta Shylock nel “Mercante di Venezia in prova” di Moni Ovadia. E’ autore di “Io sono immortale” autobiografia per la Mondadori.

(Biografia tratta dal sito ufficiale di Shapiro, scritta da Marco Cavani)

Stefano Rolli

Sono nato a Lavagna il 30 agosto del 1966, papà lavoratore nelle acciaierie Fit di Riva Trigoso, mamma impiegata in un cantiere navale di Lavagna. Ho fatto il classico. Tanto: nel senso che ho ripetuto due anni, tra cui quello della maturità. Sono perciò come un vino rifermentato in bottiglia. Iscritto a Scienze politiche, lascio perdere immediatamente e comincio a frequentare la Scuola chiavarese del fumetto, diretta da Enrico Bertozzi e – all’epoca – da Renzo Calegari. Nel 1990 inizio a collaborare al Secolo XIX, dalla redazione del Levante, a Chiavari, dove lavoro ancora: vignette, infografiche e qualche pezzo (sempre meno, in verità). Sempre negli anni Novanta frequento la bottega di Luciano Bottaro a Rapallo e quella di Giorgio Rebuffi a Lavagna, due mostri sacri del fumetto comico italiano. Con il primo collaboro ad alcune storie Disney e ad altre con personaggi dello stesso Bottaro, come Pon Pon e Oscar Nasolungo. Con Rebuffi qualche matita per Pugacioff. Nello stesso periodo mi avvicino al movimento anarchico. Qualche manifestazione, incontri pubblici, molti discorsi e poi, prima del 2000, metto fine alla mia breve militanza, facendo altresì mio l’assunto di Léo Ferré secondo il quale la bandiera nera degli anarchici è pur sempre una bandiera. Nel 2000 incontro la mia futura moglie, Claude Jammet. È francese e pittrice realista. Da otto anni viviamo in Alta Val Graveglia, Liguria profonda che spero si salvi da piani casa e riscoperte modaiole del territorio. Forse il territorio sta meglio se proprio ce lo dimentichiamo. Niente figli, non considerandomi all’altezza di educare chicchessia e cercando di facilitare una incruenta, non violenta, estinzione del genere umano. Il mio unico modestissimo contributo a questo meraviglioso sasso sospeso nel niente si manifesta nel piantare alberi e nutrire gatti.
Nel 2002 l’allora direttore del Secolo Antonio Di Rosa nota le mie vignette per le cronache locali. Passo in prima pagina e su temi nazionali. Da allora sono lì, speriamo che duri. Da qualche mese sul sito ilsecoloxix.it si possono vedere anche alcune delle vignette scartate, nel blog “Gli scarti di Rolli”. Poi ci sono anche gli scarti degli scarti, ma questa è un’altra storia. Prima di questa raccolta erano uscite “Facce di carta” (2004) e “Diritto di mugugno” (2008).
Altro? Ah, sì. La mia vera passione è la musica tradizionale (o di ispirazione tradizionale) del Centro Francia e suono la ghironda (male).