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LA GRANDE TELA della “CROCIFISSIONE” DI FRANCESCO GUADAGNUOLO di Calogero Rotondo

0aFrancesco Guadagnuolo -Crocifi ssione 198687 olio su tela 300200 cm

0aFrancesco Guadagnuolo -Crocifi ssione 198687 olio su tela 300200 cm

La Settimana Santa è alle porte.

Il Crocifisso dalla collina del Golgota diventa storia e Passio. E’ il Dio che si è fatto uomo che diviene momento e storia della salvezza della Cristianità. La Crocifissione per secoli è stata e continuerà ad essere immagine di passione e del dolore umano, evento di centralità della Cristianità e della “rivelazione” e redenzione. Icona della pittura e del mondo degli artisti, con numerose varianti iconografiche da Giotto ad Antonello da Messina, da Tintoretto a Caravaggio, con la sua “deposizione” del 1602-04 del momento in cui il Cristo sta per essere seppellito nella tomba, dalla “Crocifissione” del 1930 del pittore cubista Picasso all’opera di Dalì; in questa opera della “Crocifissione” creata dall’artista siciliano Guadagnuolo di certo non ci troviamo di fronte alla “Crocifissione” di Guttuso del 1940-41, realizzata, con schema cubista e con energica espressività, all’indomani del secondo conflitto mondiale suscitando pietà umana e scalpore per la tragedia della guerra attraverso il tema sacro della crocifissione; opera della “Crocifissione” che l’artista di Bagheria rappresentò in un’atmosfera di disperazione e di violenza e con una carica eretica, per la Maddalena nuda, che valse all’artista siciliano la denominazione di “pictor diabolicus”. Nell’opera della “Crocifissione” del pittore nisseno Francesco Guadagnuolo, innovatore e poeta dell’arte sacra e artista capofila in Italia del Transrealismo, siamo dinanzi alla complessa figurazione pittorica del tragico evento della “Crocifissione” realizzata, con appassionato impegno, perspicacia e grande saggezza, su una grande tela ad olio 300 x 200 cm concepita, in tempi ormai lontani da atmosfere cubiste o neorealiste, in termini originali e nuovi con senso della dimensione dell’umanesimo e senza rotture con il contenuto del tema di soggetto sacro e religioso. Insomma una figurazione artistica di grande suggestione e di alto respiro artistico che, pur staccandosi dalla iconografia tradizionale, fa emergere con formale orditura la convergenza dell’umano e del divino. Se la “Crocifissione” di Guttuso si è distinta per il valore anticonvenzionale e rivoluzionario, l’opera di Guadagnuolo si caratterizza per lo stile innovativo e straordinario, per la carica vitale dell’autore e per la sua capacità di esprimersi, attraverso le numerose figure rappresentate e i messaggi profondi ricchi della vis del Suo animus umanus. Croci che svettano fra montagne profonde e cielo pieno di nubi burrascose, figure crocifisse, forte luminosità al centro per il Cristo quale prodromo di Resurrezione, figure di raminghi in gruppo nelle montagne che si muovono senza destinazione, incontro tra Maria e la Maddalena e donne ai piedi della croce con sofferenza, cavallo nero con cavaliere, lance per ricordare Longino, donne con braccia protese in avanti con dolore e per offrire soccorso, volti giovani e speranzosi, bambino morto disteso su un lenzuolo e mani pietose e avvolgenti, armonia di braccia e mani aperte e in primo piano altre figure ancora di neonati piangenti e giovani che sottintendono verosimilmente alcune problematiche della società disgregata e vulnerata nei suoi valori morali e etici e di salvaguardia delle problematiche dell’infanzia; un tutt’uno in una grande tela, strutturata, con una complessa e armoniosa composizione di alto livello artistico, in una sequenza di disegno, colori, tonalità e forme, che si racchiude in una spirale di sofferenza, di mistero e di sublime compendio esistenziale della vita e della morte dell’uomo per comunicare tuttavia la speranza per una liberazione ultraterrena. Una tela eccezionale per la validità stilistica e per la pregevole fattura in sintonia con tecnica artistica sobria, forme gentili e linguaggio cromatico tenue e delicato. La “Crocifissione” del 1986-87 è un’opera che fa vedere come Cristo, in una società piena di ingiustizie e di sofferenza umana, continua a morire in un mondo ancora da strappare al pericolo quotidiano attraverso una forte riflessione e meditazione sulla crisi e il dramma dell’uomo contemporaneo. È un’opera che racchiude il messaggio della spiritualità e che, tra estetica e etica, combina anche la convinzione interiore di un’aspirazione di trascendenza, di realtà soprasensibile contrapposta ad una visione “immanentistica”. Questa grande opera di Guadagnuolo è molto straordinaria per la maestria, per la spiritualità che diffonde e, in particolare, per il suo dinamismo e per vari aspetti esistenziali che emergono dall’opera su diversi piani dal basso verso l’alto. Il docente di filosofia e critico d’arte romano Nicola Ciarletta l’ha definita “Il vortice della Trinità” perché . Il racconto di Guadagnuolo nella sua “Crocifissione” apparentemente esteriore è fondamentalmente interiore perché per quest’opera di arte sacra accende la Sua anima con un linguaggio nuovo ch’è è non solo distante dalla retorica e da stilemi del realismo e dal simbolismo ma che, in particolare, è simbiotico tra umano e divino; infatti, secondo Guadagnuolo. Umanesimo integrale con cui il filosofo francese ha delineato l’ideale di un nuovo umanesimo da contrapporre al marxismo e al liberalismo e alla vecchia concezione della cristianità. Il sacrificio del Cristo straziato che si avvia alla morte e il supplizio delle varie figure della tela ben rappresentano il dramma della crocifissione del Cristo-uomo ma anche l’angoscia e il tormento della vita e della morte dell’uomo e il mistero della vita e della sua precarietà. Concludendo la “Crocifissione” di Francesco Guadagnuolo per la Pasqua 2019, legando la Crocifissione e la Resurrezione e realizzando il dramma dell’uomo contemporaneo, ripropone il dramma di 2000 anni fa in modo nuovo, tra il richiamo del divino e la passione per la religiosità; l’uomo viene invitato alla ricerca della fede per un riscatto della realtà e per la salvezza trascendente in modo che la sua anima avvolta da una forte luce solare, come quella rappresentata per il Cristo al centro della scena, possa aprire alla redenzione dello spirito.
 Calogero Rotondo