Lunedì 30 maggio 2016 ore 17,30
Palazzo Ducale, sala Camino, Genova
La riproduzione permanente della tortura e della sua impunità
Presentazione del libro Per uno stato che non tortura (editore Mimesis
2016) e dibattito sulla mancanza di una legge italiana contro la tortura
Paul Klee, Angelus Novus
Interverranno
coordina: Alessandra Fava, giornalista (ha seguito i processi del G8)
– comunicazione di un medico dell’Associazione NOBORDERS su torture e deportazioni di
rifugiati a Ventimiglia
– Alessandra Ballerini, avv. difensore della famiglia Regeni, esperta di diritti umani e immigrazione
– Paolo Bensi, Responsabile Liguria-Amnesty International e docente Unige
– Marialuisa Menegatto, coautrice, psicoterapeuta e docente Università di Padova (già perito di
parte vittime G8)
– Salvatore Palidda, coautore libro, prof. Università di Genova
Adriano Zamperini, coautore, docente psicologia Università di Padova (perito di parte vittime G8)
– Enrico Zucca, già PM nel processo Diaz, Procura Corte d’Appello Tribunale Genova
C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un
angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo
sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese.
L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al
passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola
catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia
ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e
ricomporre l’infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si è
impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle.
Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le
spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò
che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.
Così Walter Benjamin interpreta la celebra tela del pittore Paul Klee. L’attesa
perpetuamente insoddisfatta della salvezza … un’attesa in cui l’essere umano
è trascinato dal tempo e dal progresso, lasciando alle spalle le tragedie e gli
orrori di cui i dominanti sono stati capaci, seminando morte e distruzione
ovunque. Redimere questi orrori, cioè dare senso e rendere giustizia alle
vittime, non è un compito che viene assunto e garantito dalla divinità o dalla
storia dell’umanità. Le macerie della storia restano mute, non trovano
giustificazione … la storia dell’umanità è rimasta storia di sangue e morte.
Così l’Angelo di Klee guarda angosciato il passato, mentre il vento (il tempo)
lo spinge via, quando vorrebbe restare tra quelle vittime per tenerle strette a
sé, per garantire ad esse un significato di qualche tipo. Per Walter Benjamin
l’unica redenzione possibile è nella memoria: solo serbando il ricordo delle
vittime, testimoniando della loro dipartita, dell’insensatezza della loro sconfitta
e delle loro sofferenze, si può interrompere il giogo del “tempo mitico” dei
vincitori, ovvero della storia ufficiale e del suo incontrovertibile “dato di fatto”.
Vedi W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi (ristampa 2014)






