La Roma e il progetto

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Quello che sta accadendo alla Roma dimostra una volta di più che quando nel calcio, non solo italiano, si usa il termine ‘progetto’ lo si fa solo per evitare critiche e poter giustificare qualsiasi fallimento asserendo di lavorare per il futuro. Chi può mettere in discussione il futuro, dal momento che nessuno lo conosce? Così si aspetta che James Pallotta, di cui fino a sei mesi fa chiunque ignorava l’esistenza, risolva in pochi giorni problemi che si sono creati negli anni, mettendo in un angolo DiBenedetto e facendo venire qualche cattivo pensiero a Sabatini e Baldini. Il mantra ‘Luis Enrique è giovane, ma in ogni caso Ancelotti sarebbe entusiasta di venire quando sarà il momento di vincere’, diffuso ad arte, è stato zittito dai soldi di Al-Thani, il caso Borriello è stato risolto di fatto regalando Borriello alla Juventus, quello Osvaldo (il giocatore più utilizzato da Luis Enrique, al di là dei 7 gol) tramite l’infortunio di Osvaldo, quello Totti dall’intelligenza di Totti stesso (che in riva al Tevere aspetta cadaveri), quello De Rossi si risolverà in ogni caso a caro prezzo (super-contratto o cessione a prezzi stracciati), quello Pizarro rischia di essere l’ultimo solo in ordine cronologico. Il cileno, che pensa di avere più opportunità di vincere nella Juve di questo e dei prossimi anni (come dargli torto?), alla fine di un allenamento non ha svolto lo stretching e se ne è andato negli spogliatoi fingendo di non ascoltare i richiami dell’allenatore: una stupidaggine, che però in un quadro di incertezza è diventata una questione epocale. A monte di tutto c’è la sensazione che gli americani siano solo di passaggio, con la malmessa (per altri motivi, non certo per colpa della Roma) Unicredit alla ricerca di uomini forti con i soliti nomi che girano. Paradossalmente i più credibili, evitando il solito Caltagirone tirato per la giacchetta ma mai davvero interessato al presunto affare, sono quelli di chi una società calcistica la possiede già: Enrico Preziosi (al quale la Roma fu proposta dalla banca prima che agli americani, ci pensò a lungo…) e Diego Della Valle (stanco delle pretese e dello scarso affetto di Firenze, desidera una città con maggiori prospettive). Non significa che cambierà qualcosa nel breve periodo, ma anzi proprio il contrario: navigazione a vista, con giovani lanciati un po’ per scelta e molto per necessità. In realtà il mitico ‘progetto’ la Roma lo avrebbe già servito in casa, essendo una delle poche società di serie A (ci viene in mente solo l’Atalanta, come quantità) in grado di costruire su base per così dire etnica l’ossatura di una prima squadra di serie A, impiantando un’identità forte che nel mondo magmatico del 2012 sarebbe in realtà fortissima. Mettiamo sul piedistallo Iniesta, ma con De Rossi siamo lì. Esaltiamo Xavi, ma non buttiamo Caprari. Le serpentine di Messi passano, il senso di una squadra rimane. Ecco, con una proprietà stabile il progetto sarebbe già servito. Ma se Pallotta pensa di risolvere tutto con il merchandising, oltretutto nel paese del tarocco autorizzato, significa che bisognerà aspettare.

Twitter @StefanoOlivari

fonte: http://blog.guerinsportivo.it

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