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La seduta odierna del Consiglio regionale

Sospensione temporanea della presentazione di domande per  Medie  e grandi s strutture di vendita e centri commerciali

Con  32 voti favorevoli e 3 astenuti (Lega Nord Liguria-Padania) è stato approvato il disegno di legge “Sospensione temporanea della presentazione di domande per medie strutture di vendita, grandi strutture di vendita e centri commerciali di cui alla legge  regionale 2 gennaio 2007, n. 1 (testo unico in materia di commercio)”.  Con il provvedimento si stabilisce che la presentazione delle domande  di rilascio di autorizzazioni per nuove aperture di Medie strutture di Vendita del settore merceologico, grandi strutture di vendita  e centri commerciali del settore merceologico alimentare e non alimentare  è sospeso fino all’approvazione  della nuova deliberazione  del Consiglio regionale relativa agli indirizzi generali e ai criteri di programmazione commerciale ed urbanistica del commercio al dettaglio in sede fissa. La sospensione non può andare oltre il 31 dicembre 2012.
Le ragioni alla base del provvedimento sono state spiegate dal consigliere Sergio Scibilia (Pd), presidente della commissione Attività produttive e relatore del provvedimento, che ha chiesto e ottenuto (su questo punto si è espressa l’aula)  l’inserimento del Disegno di legge nell’ordine del giorno del Consiglio odierno. In particolare Scibilia ha sottolineato che il testo unico del Commercio della Regione Liguria dovrà adeguarsi a recenti disposizioni statali. In particolare, ha ricordato: «Il quadro programmatorio della Regione attualmente vigente fino al momento di approvazione del nuovo programma, ha un limite in quanto contiene vincoli che sono  in contrasto con i decreti statali  da poco approvati».  E ha aggiunto: «Stiamo discutendo un provvedimento necessario».
Edoardo Rixi  (Lega Nord Liguria-Padania) che insieme agli altri componenti del suo gruppo si è astenuto, ha detto: «Comprendo lo spirito del provvedimento e apprezzo il fatto che sia stato  posto un termine perentorio, quello del 31 dicembre, come data per l’approvazione del nuovo testo regionale. Ma temo che questa sospensione penalizzi  gli esercizi dei centri storici che magari vogliano effettuare un ampliamento e, soprattutto, nel caso che alcuni di loro vogliano unirsi. In tal caso c’è il rischio che ricadano nella media distribuzione e, quindi, viene bloccata la possibilità di richiedere l’autorizzazione. Certamente noi non vogliamo creare difficoltà a chi sta ampliando l’attività commerciale».
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha espresso apprezzamento per la legge che, in questa fase,  blocca le autorizzazioni per la media e grande distribuzioni. Ha sottolineato, invece,  la necessità di difendere i piccoli negozi dei centri storici, «che hanno una valenza sociale».
Marco Melgrati (Pdl) ha affermato: «Prendo atto dell’impegno da parte dell’assessore di approvare il nuovo testo sul commercio entro la fine dell’anno. Questo provvedimento tampone, che stiamo approvando,  va a colmare un vuoto normativo, che di fatto si è venuto a creare in questo momento. Siamo quindi favorevoli al provvedimento in approvazione»
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha espresso apprezzamento per il disegno di legge: «Si blocca la possibilità di presentare domande nell’ambito della Media e Grande distribuzione. In questa fase di incertezza, infatti, potrebbero esserci delle forzature»
Gino Garibaldi (Pdl) ha ribadito: «Ci fidiamo dell’assessore: entro il 31 dicembre deve essere varato il nuovo testo sul commercio. Oggi non si sta certo bloccando il commercio, ma abbiamo solo messo uno stop nell’attesa di avere maggiore chiarezza».
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani): «Sono favorevole a questo provvedimento – ha detto – Nella non presenza del piano del commercio, alcune aziende sarebbero state pronte a trasformare grandi aree in superfici di vendita per la grande distribuzione».
L’assessore al commercio, Renzo Guccinelli: ha ringraziato il Consiglio per la sensibilità dimostrata e per aver fatto seguire al provvedimento un iter veloce «determinato – ha detto – dall’urgenza del provvedimento stesso». In merito al nuovo provvedimento sul commercio, che dovrà essere varato entro il 31 dicembre,  ha spiegato: « La giunta ha già predisposto un testo sul  quale ha già aperto un confronto con le differenti parti interessate, tra le quali ricordiamo le associazioni di categoria. Il Consiglio regionale avrà i mesi di novembre e dicembre per la discussione di merito». Ha quindi aggiunto: «Per quanto riguarda le perplessità sollevate da Rixi, in merito agli esercizi nei centri storici,  in questa fase transitoria non possiamo diversificare dall’altra la media distribuzione che nasce nel contesto urbano.  Le specifiche articolazioni andranno inserite nel provvedimento che sarà approvato entro fine anno» .

Rinviata la deliberazione sulla caccia in deroga allo storno
E’ stato rinviato, con 26 voti favorevoli,  1 voto contrario (Alessandro Benzi, Federazione della sinistra)  e 3 astenuti (Giacomo Conti, Federazione della sinistra; Stefano Quaini e  Nicolò Scialfa, Idv) la proposta di deliberazione “ Disposizioni per l’applicazione del regime di deroga per la specie storno (Sturnus vulgaris) per la stagione venatoria  2012/2013. Applicazione del regime di deroga previsto dall’articolo 9, comma 1, lettera C, della direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici”.
A chiedere il rinvio è stato Francesco Bruzzone (Lega Nord) in quanto la materia è oggetto di controversia con il Tar, che si dovrà pronunciare il 17 ottobre, e la proposta di deliberazione, inoltre, ha riscosso il parere negativo di Ispra  e della Direzione Ambientale dell’Unione europea. Secondo il consigliere, quindi, è necessario attendere di conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno indotto a queste “bocciature” e il parere del tar prima di procedere all’approvazione del provvedimento.

Viabilità Anas in Val Rojia
Sergio Scibilia (Pd) ha illustrato un’interrogazione sulla strada statale n. 20 (Ventimiglia-Cuneo) sulla quale, in corrispondenza della Val Roja, dallo scorso settembre è stato aperto un cantiere per alcuni interventi necessari a migliorare la viabilità e la sicurezza. Per garantire e regolamentare la circolazione in questa fase è stato organizzato, attraverso un semaforo, il traffico a senso unico alternato. Il cantiere, secondo quanto detto dal consigliere, appare tuttavia poco attivo da mesi, senza motivazioni ufficiali, creando pesanti disagi alla circolazione. In particolare, come ha sottolineato Scibilia, si segnalano  frequenti code fra il Comune di Olivetta San Michele e la frazione di Fanghetto, creando disservizi ai viaggiatori, sia lavoratori che turisti, nonché a tutti coloro che quotidianamente effettuano attività di trasporto merci da e per il Piemonte e di collegamento con il territorio francese. Il consigliere ha chiesto, pertanto, alla giunta  «quali azioni intenda intraprendere nei confronti di ANAS per ottenere il rispetto dei tempi di esecuzione dei lavori garantendo una viabilità più agevole e, conseguentemente, una maggiore sicurezza». Scibilia ha chiesto, inoltre, all’assessore di sollecitare Anas ad avere una maggiore attenzione per il Ponente ligure.
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita: «A seguito dell’inadempienza dell’impresa, Anas l’11 giugno ha risolto il contratto. Ha quindi emanato le  norme per sgombero aree, dunque sotto questi aspetto la questione è stata risolta. Dal punto di vista della capacità di Anas, sia nella fase precedente che in quella attuale, gestita dal nuovo capo compartimento, abbiamo sempre avuto una collaborazione fattiva, ma in questo territorio molto complesso gli interventi di manutenzione ordinaria spesso non sono sufficienti. In questo momento, però, Anas è in difficoltà di liquidità e come tutti è soggetta al clima di spending rewiew. Non credo, quindi, che nell’immediato sia facile trovare spazi per interventi strutturali. Bisogna lavorare affinché tale spazio venga trovato nei prossimi piani finanziari».
Scibilia ha confermato che la questione da lui sollevata, intanto, è stata risolta. Ma più in generale, a suo avviso occorre una maggiore attenzione da parte di Anas, alla viabilità nel Ponente, anche attuando semplici e poco costosi interventi di manutenzione ordinaria e di pulizia.

Disservizi del trasporto ferroviario pubblico
Sergio Scibilia (Pd) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha chiesto alla giunta se è stata verificata l’entità delle soppressioni ed interruzioni dei treni regionali avvenuta nei mesi di maggio, giugno e luglio, compresi quelli merci, e quali sanzioni sono state stabilite dalla Regione contro le inadempienze della società fornitrice di un servizio pubblico, previsto dal contratto di servizio, e come si intenda risarcire tutti gli utenti in possesso di abbonamento regionale o di biglietto, che non hanno potuto utilizzare il treno. Scibilia, infine, ha domandato quali provvedimenti intenda prendere la Giunta per superare disagi e di disservizi e se «si possano configurare le condizioni per il verificarsi del “turbamento” nella regolarità del servizio, e di conseguenza di un’interruzione di servizio pubblico da parte dell’azienda che fornisce il servizio regionale di trasporto su ferro nella nostra Regione». Il consigliere ha rimarcato che, stando a quanto riportato da un quotidiano, il programma software che destina il personale ai turni di servizio, sembrerebbe non aver funzionato.
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti, Enrico Vesco: «Abbiamo posto grande attenzione a questi disservizi che riguardano in particolare la fine di maggio e di giugno. – ha detto – Per ogni soppressione riceviamo una scheda dove l’Azienda specifica le motivazioni dell’evento.  Dalle schede, Trenitalia ci informava che la soppressione era dovuta all’incremento di indisponibilità di personale viaggiante, ad esempio dei capotreno e, dopo le nostre sollecitazioni sono intervenuti con personale trasferito temporaneamente da direzioni reginali vicine. Sulle motivazioni queste sono sempre legare al conflitto molto aspro fra organizzazioni sindacali e direzione regionale, ma noi non abbiamo competenza per entrare nell’organizzazione del lavoro ma monitoriamo l’applicazione del contratto di servizio che la società ha stipulato con noi e che deve avere certe caratteristiche: su questo compito di vigilanza ci impegniamo sempre con forza. Va detto, inoltre, che Trenitalia non è stata all’altezza della situazione, già difficile, neppure per il servizio di informazione ai viaggiatori in merito alle soppressioni». Ha quindi spiegato l’assessore: «Abbiamo subito fatto richiesta alla direzione regionale e a quella nazionale di un ripristino immediato dei servizi e attualmente c’è una riduzione delle soppressioni. Abbiamo applicato, come prevedono le norme contrattuali, detrazioni, sanzioni, che, ovviamente, non ci vengono pagate direttamente, ma tramite  riduzioni delle quote di servizio. Le detrazioni del 2012, come già fatto in passato, ci consentiranno così di tenere in equilibrio il contratto di servizio».
Scibilia si è detto non soddisfatto ed ha chiesto la risposta scritta alla sua interrogazione: «Quanto è avvenuto è gravissimo: in un’azienda privata i responsabili sarebbero stati immediatamente licenziati. Inoltre c’è il problema dei rimborsi: un abbonato come fa ad essere rimborsato?».

Accesso al credito per le piccole e medie imprese.
Roberto Bagnasco (Pdl) ha illustrato una interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso (Pdl) sull’accesso al credito delle piccole e medie imprese.
«I recenti dati della Banca d’Italia – ha denunciato il consigliere – dimostrano che la Liguria detiene il record di “spread” nel costo del credito fra quello erogato a piccole e a grandi imprese. Quest’ultimo raggiunge quota 326 punti base. Infatti le imprese liguri con meno di 20 addetti pagano tassi di interesse dell’ordine del 9.85% contro il 6.95% pagato da quelle medio grandi».
Un record che, secondo il consigliere del Pdl, non ha eguali in Italia. «Vorremmo sapere – ha chiesto Bagnasco – come la Regione Liguria intenda giustificare questo primato negativo che evidenzia lacune e scarso interesse per il comparto delle piccole medie imprese, che praticamente da sole reggono il sistema produttivo ed occupazionale ligure». Tuttavia, ha sottolineato il consigliere, il costo dei finanziamenti credito non è l’unico problema: «Il totale dei prestiti erogati al sistema produttivo ligure delle piccole e medie imprese è in calo dell’1,4%. Si tratta di un valore più basso della media nazionale (-1,1%). Negli ultimi sei mesi la provincia della Spezia ha subito il calo più forte di tutta Italia, addirittura del 7,2%. L’unico dato in controtendenza risulta essere quello del capoluogo ligure».
Ma la polemica nei confronti dell’amministrazione non si è fermata qui: «Invece di non lasciarsi sfuggire occasione per manifestare agli occupati del settore privato che perdono il posto e agli imprenditori che sono in difficoltà di accesso al credito una “pelosa” solidarietà, sarebbe meglio – ha concluso Bagnasco -adottare politiche di crescita e di aiuto vero e non presunto».
Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli: «Oggi se chiediamo ad un imprenditore in difficoltà quali sono le ragioni della sua crisi, una di queste, comune a tutti e in tutte le Regioni, sono certo risponda che si tratti della difficoltà di accedere al credito, quando sarebbe necessario. Occorre, quindi, richiamare le banche al ruolo di responsabilità che dovrebbero avere ed è necessario che le politiche governative siano chiare su questo punto. Per cercare di ovviare a queste difficoltà, la Regione Liguria ha messo in campo alcune azioni. Noi crediamo nella funzione dei confidi di settore e abbiamo messo in moto un processo che è stato lungo e faticoso e che si concluderà con la creazione di uno strumento forte ed efficace, il cosiddetto “Confidone”: Siamo oramai nella fase finale, di definizione.  Abbiamo lavorato ad un fondo di garanzia per le imprese alluvionate, con la nostra diretta partecipazione economica, e in collaborazione con le Camere di Commercio. Abbiamo finanziato le attività Artigiancassa. Abbiamo cercato di mettere in campo i fondi europei, attraverso provvedimenti che potessero fornire liquidità alle imprese. Stiamo, infine, lavorando su tutto il settore dell’ingegneria finanziaria».
Bagnasco ha definito insufficiente la risposta dell’assessore.
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Imu per gli alberghi
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Maurizio Torterolo e Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), sulle aliquote Imu «per conoscere se Regione Liguria intenda attuare delle azioni per alleggerire la situazione della categoria degli albergatori e per sapere se intenda intercedere presso il Governo in favore del comparto turistico ligure». Il consigliere ha denunciato che l’introduzione dell’IMU ha posto in evidenza «il pesante aggravio che tale imposta pone per gli immobili strumentali, utilizzati, cioè, per l’esercizio di un’attività di impresa o di lavoro autonomo e, a fronte di questo onere così rilevante, si pone nuovamente il problema dell’indeducibilità dell’IMU nella determinazione del reddito delle attività economiche». Secondo Rixi, «non valutare nel calcolo della base imponibile un onere così importante significa violare il principio di capacità contributiva, facendo pagare le imposte sul reddito anche quando il reddito non esiste» e ha ricordato che il Governo Monti ha notevolmente modificato l’IMU agli alberghi ed alle attività economiche, in quanto l’aumento delle rendite catastali, unito alla grande variabilità delle aliquote dal 4 al 10,6 per mille incide significativamente sui bilanci degli alberghi visto l’elevato valore catastale (la media della tassazione IMU degli alberghi in Italia è di 14.542 euro per albergo e di 460 euro per camera) e che  non c’è differenza tra alberghi aperti tre mesi o tutto l’anno, anzi spesso quelli aperti stagionalmente vengono penalizzati con aliquote più alte.
Per la giunta ha risposto l’assessore al turismo Angelo  Berlangeri: «La Regione non ha competenza diretta in materia di tasse e aliquote imu. C’è la piena podestà dei Comuni. Questo non significa che non si debba considerare il problema. La Regione nella sua pianificazione che sta portando in attuazione per il  2013 e 2015, ha messo in campo misure per sostenere le strutture. E’ stato approvato di recente un fondo di rotazione per sostenere investimenti di qualità. E’ previsto un tasso dell’1 per cento per dieci anni». L’assessore è quindi sceso nel dettaglio della questione Imu: «Si sta creando un piano strategico nazionale. A breve ci sarà un incontro con il ministro competente. Noi abbiamo già posto una questione, sulla quale insisteremo: l’Imu deve essere deducibile. Inoltre l’immobile che ospita la struttura, deve essere considerato un bene strumentale e, quindi, il tetto massimo di aliquota deve essere fissato a livello nazionale». 
Rixi , pur riconoscendo la buona volontà dell’assessore, ha ribadito che, intanto, quest’anno un albergo ligure pagherà mediamente quasi quindicimila euro in più, rispetto a quanto pagava di tasse lo scorso anno, pari a circa 460 euro a camera.

Reparto di ortopedia presso l’ospedale “Santa Maria Misericordia” di Albenga
Marco Melgrati (Pdl) ha illustrato un’interrogazione del luglio scorso sulla situazione del reparto di ortopedia del G.S.L. – Gruppo Sanità Ligure – presso l’ospedale Santa Maria Misericordia di Albenga. «Vogliamo sapere se la Giunta regionale ha intenzione di dotare di un ambulatorio divisionale il reparto di ortopedia del Gruppo Sanità Ligure; se vuole trovare una collocazione alternativa alla rsa; se ha intenzione di usufruire della disponibilità del G.S.L. ad implementare con l’opzione di ortopedia il pronto soccorso di Albenga in casi di emergenza che richiedano l’intervento di ortopedici e in collaborazione con il reparto “pubblico” del MIOA». Melgrati ha poi sottolineato un’altra questione: «Occorre mettere a sistema la disponibilità del gruppo privato G.S.L. di operare insieme al pubblico ottenendo risparmi di scala e mantenendo l’efficienza del pronto soccorso».
Il consigliere Pdl ha detto di aver constatato, durante una recente visita presso il reparto di ortopedia del Gruppo Sanità Ligure (G.S.L.) all’interno dell’ospedale Santa Maria di Misericordia, «l’alto grado di professionalità ed efficienza del reparto che annovera una delle migliori équipe ortopediche di chirurgia artroscopia e protesica. Un reparto nato proprio per evitare le “fughe” di pazienti in altre regioni. Proprio per questo, è stata avanzata al direttore generale della Asl la richiesta di un ambulatorio divisionale per ricevere i pazienti all’interno degli spazi dell’ospedale. Oggi i pazienti devono rivolgersi agli specialisti che operano in questa struttura con una visita privata a pagamento. Quindi tale ambulatorio non comporta un costo aggiuntivo per l’ASL 2 né è in concorrenza con il “Santa Corona” dal momento che, per contratto, si possono operare solo quelle tipologie di intervento che generavano la “fuga” di pazienti. Anzi questo reparto potrebbe diventare col tempo un polo chirurgico specializzato “attrattivo” per pazienti di altre regioni, creando anche un indotto di “turismo sanitario”». Per   questo obiettivo, secondo Melgrati, sarebbero necessari nuovi spazi all’interno dell’ospedale (sale operatorie e posti letto), oltre alla autorizzazione alla convenzione. Infatti oggi è autorizzato ad operare pazienti liguri con impegno esclusivo per quelli della ASL 2 e, qualora la struttura sia ricettiva, anche i pazienti delle altre ASL».
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute, politiche della sicurezza dei cittadini: «La sperimentazione di una nuova gestione volta al contenimento della mobilità passiva dei cittadini savonesi ha preso avvio il 28 novembre 2011 realizzando ad Albenga un’interessante collaborazione pubblico – privato. A distanza di quasi un anno, possiamo dire che la scelta ha avuto un risultato positivo tanto che gli iniziali 18 posti letto sono saliti a 25.  Anzi stiamo valutando sul piano tecnico giuridico l’estensione del servizio – oggi limitato ad un bacino di 500 mila abitanti – ai pazienti della provincia di Genova.  L’estensione, che pensiamo di realizzare nel 2013 in pratica a quasi tutta la regione, crediamo che ci consentirà di abbattere la mobilità passiva. All’ospedale di Albenga infatti si aggiunge il reparto di chirurgia protesica dell’Ospedale di Pietra Ligure che produce oltre mille interventi annui su pazienti che per il 20 per cento non sono liguri. Sono quindi d’accordo con le sollecitazioni espresse nella interrogazione e confermo che le azioni dell’assessorato e della Asl vanno nella direzione auspicata dalla stessa. E questo anche perché, contrariamente ad altre realtà, ad Albenga ci sono i requisiti di spazio e di degenza per organizzare questa attività realizzando all’interno dell’ospedale un polo ortopedico che disporrà di grandi professionisti garantendo un ottimo servizio»..  
«E, a proposito di spazi – ha proseguito Montaldo – la scelta di trasferire la rsa all’interno dell’ospedale di Albenga, oltre ad aver consentito di mantenere sul territorio del distretto albenganese tale attività, è risultata la più idonea sia dal punto di vista logistico che di contenimento dei costi. Essa inoltre risponde alle normative espresse dai recenti provvedimenti regionali e nazionali, che hanno imposto la ridefinizione del numero dei posti letto dell’intero sistema della rete ospedaliera che obbligavano la Asl a provvedere ad una ricollocazione degli spazi dell’ospedale di Albenga».  L’assessore ha ricordato che, accanto alla valorizzazione del polo di Albenga e anche delle funzioni di assistenza territoriale, è prevista la trasformazione del pronto soccorso di Albenga in un punto di primo intervento.
Melgrati ha chiesto che venga riportata nel reparto di Alassio la quota di residenti nella rsa che erano nel reparto di Alassio e sono stati trasferiti ad Albenga. Poi ha affermato: «Se verrà smantellato il pronto soccorso di Albenga prima delle elezioni io denuncerò l’assessore e il presidente della Regione. Non si possono fare certe scelte senza consultare i cittadini. E farò manifesti per far sapere a tutti chi, con il proprio voto favorevole, affosserà la rete dei pronto soccorso in provincia di Savona».

Regolamento e modalità d’accesso permessi Legge 104/1992 all’IRCCS  San Martino
Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva) ha presentato un’interrogazione alla giunta «per conoscere se le recenti norme adottate dal polo ospedaliero IRCCS-San Martino siano in contrasto con la legge 104/1992 e, in caso affermativo, quali provvedimenti intenda adottare affinché siano garantiti i diritti dei lavoratori che devono fruire dei permessi per assistere parenti in condizione di handicap grave». Chiesa ha ricordato che la Legge 104/1992 «garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società» e ha rilevato che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste una persona con handicap grave, coniuge, parente o affine entro il secondo grado ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito anche in maniera continuativa. Secondo le informazioni assunte dal consigliere, l’amministrazione dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – IST – Istituto Nazionale per la Ricerca del Cancro, con la delibera n. 421 del 22 dicembre 2011 ha approvato il Regolamento relativo alle modalità di accesso ed alla fruizione del permessi che  «stabilisce un tetto mensile di permessi pari a 18 ore, introduce l’obbligo di dichiarazione sostitutiva di atto notorio da parte di ciascun familiare lavoratore che non può occuparsi del disabile; vieta la possibilità di usare i permessi mensili nei giorni feriali fra due festività, né inseriti nei piani ferie come continuazione delle stesse, nei periodi estivi da luglio a settembre e nel periodo natalizio, ad eccezione di gravi motivi che devono, comunque, essere giustificati presentando idonea documentazione; inoltre, i permessi non possono essere usufruiti nei giorni in cui le organizzazioni sindacali dichiarano sciopero».  Chiesa ipotizza, infine, che «i suddetti articoli sembrano in conflitto con la legge 104/1992, come dimostrato da diverse sentenze emesse dagli organi competenti».
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute, politiche della sicurezza dei cittadini : «La regolamentazione dell’utilizzo della 104, soprattutto in una struttura ospedaliera, è estremamente importante perché il lavoro è organizzato su turni  e questo implica complesse modalità organizzative. Credo che il regolamento, varato il 22/11/2011 sia coerente con la legislazione e in particolare con la circolare del Ministero per la pubblica amministrazione del 2008 la quale quantifica in tre giorni al mese o, alternativamente, in 18 ore i permessi di cui può usufruire il lavoratore in possesso di certificazione di handicap grave o che assista familiari con handicap grave. Il limite delle 18 ore è da applicarsi solo nel caso in cui il dipendente pubblico decida di frazionare in ore i tre giorni di permesso mensili. La legge 183 del 2010 ha inoltre sancito che i permessi possono essere accordati ad un unico lavoratore per l’assistenza della stessa persona. Per quanto riguarda l’utilizzo dei permessi nel periodo feriale e natalizio, occorre contemperare le esigenze dei dipendenti con quelle funzionali dell’istituto. La norma regolamentare emanata dall’IRCCS San Martino rientra nei poteri di autoregolamentazione volte al buon andamento dell’amministrazione pubblica. In ogni caso ci sono aspetti che vanno approfonditi dagli uffici regionali».
Chiesa ha ribattuto: «Ringrazio l’assessore quando afferma che questi aspetti vanno approfonditi e capisco che il San Martino deve organizzarsi per turni, però io farò le barricate se verrà dimostrato che si vanno a toccare i diritti delle famiglie che hanno problemi di handicap. C’è un limite a tutto e qui ho l’impressione che si stia superando».

Soppressione della fermata del treno 11249 ad Arenzano
Matteo Rossi (Sel) è intervenuto in aula sulla soppressione della fermata del treno 11249 delle ore 7,30 ad Arenzano e ha chiesto alla giunta «come si sia attivata presso “Trenitalia” per ripristinare tale sosta o quale altra misura intenda intraprendere per garantire un corretto ed efficiente servizio per gli utenti». Il consigliere ha spiegato che questa fermata consentiva a molti pendolari di recarsi a Genova partendo alle 7.30 del mattino e garantendo loro di raggiungere Genova Pegli e Sestri Ponente prima delle 8.00, orario utilizzato soprattutto da studenti e lavoratori. Secondo Rossi, inoltre, «le motivazioni addotte dalle F.S. regionali sembrano non essere di carattere economico ma riguardano una non meglio precisata esigenza di velocizzare la corsa del convoglio che continua, però, a tutti gli effetti, ad essere in servizio con fermata prevista in Cogoleto» e ha ricordato che l’Assessorato alla Mobilità del Comune di Arenzano aveva già informato, a tale riguardo, la Regione e ne aveva sollecitato l’interessamento. 
Per la giunta ha risposto Enrico Vesco, assessore alle Politiche attive del lavoro e ai trasporti: «Quella di sopprimere quella fermata, insieme a ad altre, è una scelta politica, l’unica percorribile, voluta per velocizzare i treni regionali. Una scelta che nel levante è stata fatta a scapito dell’intercity.  Dopo un’attenta valutazione degli orari e dei flussi di passeggeri, abbiamo tolto alcune fermate scegliendole fra quelle meno utilizzate e quelle che consentivano alternative. Abbiamo constatato che gli utenti di quella fermata in gran parte non dovevano raggiungere Genova ma Genova Pegli e che in quella fascia oraria avevano altre 7 possibilità. Rivedere questa scelta significherebbe, dunque, aprire un conflitto con gli altri pendolari che vengono da più lontano e sono diretti a Genova e che chiedono l’accelerazione dei treni regionali. La sperimentazione è partita il 10 giugno e non c’è stata alcuna protesta. E’ chiaro che, con l’inizio dell’anno scolastico, l’assenza di qualche fermata incide maggiormente, ma dobbiamo renderci conto che una fermata in meno incide molto di più del semplice minuto di sosta del treno, quindi, reintrodurla metterebbe in discussione scelte che abbiamo raggiunto dopo un’ampia analisi e porterebbe ad avere i tempi di percorrenza di prima».
Rossi ha ribattuto: «Riconosco l’ottimo lavoro svolto, magari costruito con un po’ di fretta e senza un approfondito confronto e c’è un vero e proprio buco fra le sette e le otto del mattino, chiedo quindi che, con la dovuta cautela e col tempo necessario, si torni ad analizzare l’ipotesi di reinserire questa fermata».

Presenza di gabbiani sul territorio ligure e pericoli per gli aerei
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Edoardo Rixi  e Maurizio Torterolo  (Lega Nord Liguria-Padania) sul recente episodio che ha messo a rischio, presso l’aeroporto “Cristoforo Colombo”, un volo “British Airways” con 126 persone a bordo. Il consigliere ha ricordato: «Più volte, anche recentemente, abbiamo sottoposto all’attenzione del Consiglio regionale il problema dell’eccessiva presenza di gabbiani in Liguria e specificatamente presso l’aeroporto di Genova. Ciò nonostante, il rischio, da tempo annunciato, permane e dalle prossime settimane è destinato ad aggravarsi con l’arrivo di altri migratori, quali lo storno, che rimarranno in Liguria fino a marzo. Per l’ennesima volta, chiediamo se ci sia l’intenzione di intraprendere iniziative tese ad eliminare i molteplici disagi che provoca l’eccessiva presenza di alcune specie di volatili sul territorio ligure. Occorre una svolta: in tutti questi anni il problema dei gabbiani è stato affrontato secondo le indicazioni dell’Ispra: installando dissuasori. Cannoncini, megafoni, ma nulla è servito. Il risultato sono stati 8 incidenti solo nel 2012. Meglio lasciare perdere l’Ispra e andare a vedere come il problema  è stato risolto negli altri paesi» .
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute e della sicurezza dei cittadini: «Credo che nell’ambito delle nostre competenze, il problema si debba affrontare al più presto insieme alle autorità dell’aeroporto. Il rischio c’è: occorre approfondire il problema e approntare la soluzione affinché non si debba domani piangere per non averlo fatto. Mi impegno a farlo al più presto».
Bruzzone ha replicato: «Mi spiace che questa grana arrivi sul tavolo dell’assessore alla sanità che ne ha già tante. Spero che anche lui non cada nella trappola di seguire i pareri dell’Ispra».

Destinazione dei pazienti psichiatrici del polo di Genova-Quarto
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente)  ha presentato un’interrogazione  sul futuro dei pazienti del polo sanitario di Genova Quarto e sulla gara effettuata per trovare una nuova collocazione ai pazienti. In particolare il consigliere ha chiesto alla giunta, «anche alla luce di alcune posizioni contrastanti che si sono registrate al suo interno relativamente al modo in cui è stata gestita l’intera vicenda, se intenda confrontarsi con i tecnici dell’ASL 3 per analizzare meglio il percorso che ha portato alla scelta della gara al ribasso ed, eventualmente, individuare una soluzione migliore che possa rispondere alle esigenze ed ai diritti dei pazienti, prima di tutto, ma anche delle loro famiglie, considerando che sono esseri umani e non di semplici oggetti da mettere all’asta».
Siri ha ricordato che l’11 aprile scade il bando di gara pubblicato dall’ASL 3 Genovese per trovare strutture residenziali che possano accogliere i circa 80 pazienti psichiatrici oggi ospitati all’interno del complesso dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, ceduto dalla Regione ad ARTE per ripianare il disavanzo dei conti della sanità ligure. Il consigliere, inoltre, ha evidenziato che il bando di gara emanato dall’ASL 3 genovese prevede l’aggiudicazione al “massimo ribasso”, ponendo come base d’asta la tariffa regionale al 5% e che lo stesso bando stabilisce che i pazienti vengano divisi in lotti da venti unità che verranno aggiudicati al miglior offerente. «Tale procedura – ha dichiarato Siri – appare assai poco, se non per niente, rispettosa e riguardosa dei diritti di questi pazienti, per i quali, è risaputo, anche i più piccoli cambiamenti comportano  conseguenze che possono aggravare e destabilizzare una già fragile condizione psico-fisica. Recentemente, rispondendo ad una mia interrogazione sul destino dei pazienti psichiatrici ospitati all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, l’assessore Montaldo – ha concluso – affermava di condividere la scelta fatta dall’ASL 3, ossia di procedere con la messa in gara  per trovare nuove strutture convenzionate e dividere i pazienti in lotti. Io invece non ho minimamente condiviso l’ipotesi di cedere questi pazienti a strutture esterne».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Sono contento di avere l’occasione formale per rappresentare l’evoluzione del nostro pensiero e del mio in particolare su questa vicenda. Non ero a Genova quando più recentemente se n’è parlato e sono sorti molti equivoci. Avevamo deciso di vendere la struttura di Quarto perché, dobbiamo alienare quote di patrimonio per  76 milioni di euro per ridurre il deficit 2011. Di questi oltre 20 devono venire dagli immobili di Quarto. L’idea iniziale era di cedere  l’intero complesso, salvo una quota per la quale c’è un mutuo in corso e non si può vendere. Alla Asl sarebbe restato uno spazio per la Casa della salute. La Asl ha deciso di prevedere lo spostamento degli ospiti, la soluzione è stata discussa con le famiglie ed è stato deciso di fare un bando apposito per mantenere i pazienti che da tanto tempo sono insieme in un’unica struttura. All’asta è stata presentata una soluzione, a Recco, che era priva di uno spazio esterno ed era distante e allora si è rivista la decisione iniziale, scegliendo di tenere a Quarto i disabili e di restituire alla sanità i padiglioni 7-8-10.  In quella stessa sede si prevede di istituire una Casa salute del medio levante dismettendo la sede di via Baisizza che è più piccola. Questa soluzione è stata presentata il 10 settembre scorso alle commissioni del Consiglio comunale. In comune è stato istituito un gruppo tecnico misto ad hoc». Montaldo ha sottolineato che l’intera struttura sanitaria della città è in una fase di revisione: «Sempre maggiore forza  acquista l’ipotesi di concentrare a Brignole alcuni servizi, visto che, con l’apertura della stazione della metropolitana, quella zona diverrà l’area più centrale. Lì si potranno trasferire gli uffici oggi in Via Assarotti e Via Archimede. Questo ci consentirà di razionalizzare i servizi destinati al pubblico e alienare quote importanti di patrimonio. Abbiamo sospeso le nostre decisioni per dare il tempo necessario al Comune per decidere, sapendo però che, se non otterremo risultati, i 20 milioni che mancano dovremo andarli a prendere attraverso le tasse. Stiamo valutando, infine, se la residenzialità psichiatrica può essere affidata a terzi perché non siamo in grado di farlo con le risorse che abbiamo oggi. Ricordo che, da Basaglia in poi, molti sostengono che i manicomi bisogna proprio distruggerli e che l’assistenza possa trovare altre forme. Tuttavia questo è l’assetto che abbiamo trovato e cerchiamo di conciliare l’assistenza necessaria con le risorse disponibili» .
Siri ha replicato: «Il coinvolgimento degli enti territoriali è giusto però alla fine ognuno deve mettere un po’ le mani nelle tasche perché le risorse servono e credo che a Quarto vada mantenuto anche il centro disturbi alimentari che oggi riceve più di 1000 persone all’anno».

Sostegno della Regione a cultura, attività cinematografiche e spettacoli dal vivo
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione in cui, dopo aver ricordato l’articolo 11 della legge regionale 10 del 2006, che prevede che Regione Liguria promuova e sostenga iniziative di particolare rilievo nell’ambito dell’attività cinematografica, dello spettacolo dal vivo, della cultura e dello sport, attraverso l’erogazione di contributi a soggetti pubblici e privati per la realizzazione di eventi nel territorio regionale ed a soggetti pubblici per l’allestimento dei medesimi, ha rilevato che «la Regione Liguria intende impegnare la somma complessiva di 45 mila euro a favore della Provincia della Spezia per il XVIII Festival provinciale “I Luoghi della Musica”». Secondo il consigliere, però, «uno dei settori trainanti dell’economia ligure è il comparto turistico e tale settore sta vivendo un momento di grande sofferenza, come denunciato nell’ultimo mese dagli albergatori». Sulla base di queste considerazioni Della Bianca ha chiesto alla giunta «se non ritenga opportuno utilizzare le poche risorse a disposizione per una promozione organica del territorio a favore dell’intero comparto turistico piuttosto che andare a suddividere i fondi su molti eventi. Questo al di là del valore del singolo evento. Credo che, viste le risorse disponibili, sia  meglio ripensare a 360 gradi l’interso sistema dei contributi».
Per la giunta ha risposto l’assessore al turismo Angelo Berlangeri: «La razionalizzazione è anche il nostro obiettivo: da tempo cerchiamo di concentrare i nostri interventi. Nello specifico il festival si è strutturato nel tempo come una iniziativa di pregio anche perché fa perno sull’entroterra una realtà che valorizza con una serie di iniziative. Il contributo al festival quindi non è frutto di una erogazione a pioggia ma uno strumento per sviluppare iniziative nell’entroterra spezzino e comunicare che esiste un’area attrattiva al di là della costa. Per quanto riguarda l’attività promozionale investiamo un milione e 300 mila euro da fonti diverse da quelle ordinarie».
Della Bianca ha replicato: «Non ho parlato di contributi a pioggia ma dell’esigenza di fare un ragionamento complessivo sul settore del turismo e dell’agricoltura che sono in grande difficoltà. Spesso non utilizziamo i fondi europei che sono disponibili e tutte le opportunità che abbiamo: occorre guardare a 360 gradi al territorio. Spero se ne possa discutere in commissione e turismo cultura in una logica di programmazione che punti a  mettere a frutto tutte le risorse a disposizione».

Piastra ambulatoriale di Pegli a Genova
Sul futuro della piastra ambulatoriale di Pegli, a Genova, sono state presentate due interrogazioni. La prima di Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente)  e la seconda con risposta scritta di Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani).
Entrambi i consiglieri hanno manifestato la propria soddisfazione perché recentemente la giunta ha annunciato la disponibilità di fondi europei per dare seguito al progetto superando, quindi, la situazione precedente in cui il piano era stato accantonato e che aveva spinto i due consiglieri ad assumere le due iniziative consigliari.
Aldo Siri, infatti, nella sua interrogazione aveva ripercorso tutta la vicenda ricordando che il protocollo d’intesa tra Regione Liguria e Comune di Genova, approvato il 20 gennaio 2012 dalla Giunta Burlando, non includeva la struttura di Pegli tra le quattro piastre ambulatoriali delle quali prevedeva, invece, la realizzazione e che l’assessore Montaldo aveva più volte confermato le conseguenze del provvedimento così che, «contrariamente a quanto più volte promesso alla popolazione locale e previsto dalla destinazione d’uso socio-sanitaria stabilita dal lascito della famiglia Martinez, non verrà costruita nessuna nuova piastra ambulatoriale». Nella sua interrogazione originaria Siri aveva manifestato le preoccupazioni degli abitanti di Pegli e Prà i quali in seguito a tale decisione, contestuale alla prevista dismissione dell’attuale struttura tuttora operativa, sarebbero rimasti privi dell’essenziale presidio socio-sanitario e ha ribadito l’importanza che «la popolazione di Pegli mantenga un proprio presidio sanitario».
«Sono soddisfatto delle più recenti notizie – ha aggiunto oggi in aula – secondo cui attraverso i fondi Fas si potrà finanziare l’opera che, ovviamente dovrà essere realizzata prima dell’alienazione dell’ex polo sanitario, e vorrei suggerire di inserire in questo progetto uno spazio per la pubblica assistenza pegliese che necessita di nuovi e più adeguati locali. Si prevede che i lavori possano iniziare l’anno prossimo e mi auguro che questi tempi siano rispettati».
Raffaella Della Bianca nella sua interrogazione aveva ricordato il protocollo d’intesa che individua il sito di Villa Bombrini a Cornigliano quale area dell’ospedale unico del Ponente e che prevedeva le piastre poli ambulatoriali Voltri, Teglia, San Fruttuoso e Quarto. «Nonostante le numerose proteste in Regione e i presidi organizzati a Pegli – si legge nell’interrogazione – non è stato ancora ottenuto l’effetto sperato dai cittadini del ponente genovese» e aveva ricordato che durante diverse sedute del consiglio del Municipio Ponente, l’assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo ed i direttori dell’Asl 3 genovese avevano dichiarato che i fondi ex art. 71, per la realizzazione della Piastra del Martinez, «erano vincolati a tale finalità e che ogni eventuale modifica avrebbe dovuto essere autorizzata dal Ministero della Sanità; e che l’edificio dell’ex ospedale Martinez non sarebbe stato “cartolarizzato” e venduto se non dopo aver consegnato, alla popolazione locale, la piastra poli ambulatoriale del Martinez operante nel pieno dello proprie funzionalità».
 Per la giunta è intervenuto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Do la notizia che abbiamo trovato le risorse per il progetto dai fondi Fas. La decisione assunta a suo tempo di sospendere il progetto della piastra ambulatoriale di Pegli derivava dalle urgenze su San Martino ora, invece, possiamo dedicare una prima tranche dei fondi alla piastra del Martinez, poiché abbiamo già il progetto pronto, mentre una seconda trance sarà destinata alla piastra di Voltri. Questa volta siamo riusciti a dare una risposta positiva e possiamo chiudere una situazione. Ne sono contento molto anche sul piano personale».
Siri: «Chiederò ai volontari della pubblica assistenza di lavorare perché all’interno della struttura si trovi lo spazio per la pubblica assistenza».
Della Bianca: «Mi auguro che questa volta sia messa la parola fine a questa questione che era prevista nel piano sanitario, non dimentichiamo che c’è un bacino di utenza di 30 mila persone e ci auguriamo che l’opera vada finalmente in porto, anche se mi fido poco perché la piastra era già nel Piano sanitario».

Esclusione di Ventimiglia dal “decreto sviluppo”
Il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Edoardo Rixi, Lega Nord Liguria-Padania) con cui si impegna “la giunta a chiedere al Governo i motivi che hanno portato a escludere Ventimiglia dalle previsioni del Decreto Sviluppo e a farsi parte attiva presso il Governo, anche in sede di Conferenza Stato-Regioni, affinché la Liguria non venga esclusa da provvedimenti di incentivazione alle piccole e medie imprese”.
Nel documento si ricorda che il Decreto Sviluppo individua 22 aree per la cosiddetta Zona Franca urbana, per le quali si prevedono esenzioni dal pagamento delle imposte sui redditi, Irap, imposta sugli immobili e contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, e si valuta “ingiusta l’eliminazione dal novero delle aree da assoggettare al regime di Zona Franca Urbana di parte del territorio del Comune di Ventimiglia (unica realtà ligure delle 22 zone già individuate) poiché in contrasto con le procedure e gli atti amministrativi e legislativi già conclusi”

Chiarimenti sul comunicato dell’Aifa sui farmaci
Il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Aldo Siri, Liste civiche per Biasotti presidente) con cui si impegna “la giunta a fornire con urgenza istruzioni in merito a quanto riportato nel comunicato di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) al fine di prevenire possibili contestazioni tra farmacista e assistito al momento della consegna del medicinale prescritto e al fine di tutelare il paziente”. Nel documento si ricorda la raccomandazione dell’Aifa, relativa all’inserimento nelle liste di trasparenza delle specialità medicinali di base lev e tpm per la cura dell’epilessia, affinché nei casi in cui il medico decida la non sostituibilità del farmaco prescritto, le autorità sanitarie territoriali non pongano a carico dell’assistito la differenza fra il prezzo più basso e il prezzo del farmaco (che per i farmaci in questione si aggira sui 50 euro). Secondo l’’ordine del giorno “ad oggi al Regione non ha recepito la raccomandazione dell’Aifa per cui il paziente affetto da epilessia è costretto a pagare la differenza di 50 euro per continuare, così come fortemente consigliato, la terapia a cui risponde bene e a cui è abituato”.

Copertura per il progetto Erasmus
Il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Lorenzo Pellerano, Liste civiche per Biasotti presidente) con cui si impegna “la giunta a individuare, di concerto con gli altri membri della Conferenza Stato-Regioni, proposte e iniziative da sottoporre alla Commissione Bilancio del Parlamento Europeo affinché venga garantita quella copertura finanziaria che potrà salvare il progetto Erasmus”. L’ordine del giorno ricorda che il progetto Erasmus “è uno dei migliori progetti promossi dall’Unione europea che da 25 anni permette agli studenti di svolgere una parte del proprio percorso di studi presso istituzioni universitarie di altri paesi europei e extraeuropei” e che si tratta di “un’esperienza non solo formativa ma anche umana che può contribuire ad aprire nuovi orizzonti sul mercato del lavoro”. Il Consiglio, quindi, ha “letto con preoccupazione le notizie apparse sui quotidiani nazionali in merito alle difficoltà economiche del Fondo sociale europeo e all’incertezza circa i futuri finanziamenti del programma Erasmus”.

Crisi occupazionale a Monaco:tutelare i lavoratori frontalieri italiani
Il Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Sergio Scibilia, Pd) con cui, fra l’altro, si impegna la giunta “ad attivarsi presso il governo del Principato di Monaco, l’ambasciata italiana e il governo nazionale per organizzare un incontro immediato e creare un tavolo di crisi coinvolgendo tutte le parti interessate al fine di poter monitorare la situazione di crisi e ricercare soluzioni per evitare la perdita di posti di lavoro”. L’ordine del giorno sottolinea la grave crisi occupazionale nel Principato di Monaco che ha colpito recentemente la Mecaplast e la Theromex: secondo l’Usm, il più noto sindacato monegasco, “il piano complessivo di ristrutturazione delle aziende monegasche prevede almeno 2 mila licenziamenti di cui la metà è destinata a coinvolgere direttamente lavoratori frontalieri italiani. Nel documento si chiede, quindi, alla giunta “di valutare la possibilità di cerare un progetto che possa consentire la delocalizzazione delle fabbriche monegasche nel prossimo parco produttivo del Roja” e “di offrire la necessaria assistenza e informazione ai lavoratori attraverso il centro dell’Impiego di Ventimiglia e la rete degli Euroconsiglieri dell’Eures e dell’Eurazur”.

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