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La seduta odierna del Consiglio regionale-pomeriggio

La seduta odierna del Consiglio regionale-pomeriggio

Proposta al Governo di riordino delle Province ubicate nel territorio ligure.
Con 25 voti favorevoli, 6 contrari e 6 astenuti è stata approvata la Proposta di deliberazione 88 “Proposta al Governo di riordino delle Province ubicate nel territorio ligure”.
Approvato fra gli altri un emendamento della giunta che definisce “una forzatura l’inserimento nella legge 135 del 2012 di un riassetto amministrativo strutturale dell’intero paese dal risultato economico assai incerto”

E’ stata respinta la richiesta di Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) che aveva domandato il rinvio in commissione del provvedimento. Sulla proposta si sono pronunciati a favore Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) e Antonino Miceli (Partito Democratico)contro.

Il provvedimento:
Il provvedimento della giunta, che applica l’articolo 17 del Decreto legge 95 del 2012, invita a recepire l’ipotesi pervenuta dal CAL e a formulare al Consiglio dei Ministri una proposta di riordino istituzionale del territorio ligure la quale prevede che la composizione della provincia della Spezia non cambi la propria attuale dimensione territoriale; la città metropolitana di Genova, come estensione territoriale, corrisponde a quella della soppressa provincia di Genova e include tutti i comuni, già facenti parte della provincia stessa; la nuova provincia, risultante dal riordino delle attuali province di Imperia e Savona, include tutti i comuni, già facenti parte delle due province; il capoluogo della nuova provincia di Imperia-Savona, sarà determinato applicando il comma 4 bis dell’art. 17 del Decreto legge 95 del 2012, secondo cui assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo di provincia con maggior popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo tra i comuni già capoluogo di ciascun provincia oggetto di riordino;
La proposta si conforma al decreto legislativo n.267 del 18 agosto 2000 “Testo unico degli enti locali”, che riguarda la revisione delle circoscrizioni provinciali”, ma anche al decreto legge 6 luglio 2012 n.95 “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”, che disciplina il riordino delle Province e l’istituzione di 10 Città metropolitane, fra le quali è prevista anche quella di Genova.
La proposta della giunta regionale, infine, fa riferimento anche alla deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 con la quale è stato previsto che il riordino delle province debba avvenire nel rispetto di due requisiti minimi: la dimensione territoriale non deve essere inferiore a 2 mila 500 chilometri quadrati e la popolazione residente non inferiore a 350 mila abitanti.
Le province di Imperia e di Savona devono essere, quindi, oggetto di riordino in quanto la provincia di Imperia ha 222 mila 648 abitanti e 1.555 chilometri quadrati di superficie e quella di Savona ha 287 mila 906 abitanti e 1.544 chilometri quadrati di superficie. La nuova provincia, che risulta dal riordino delle attuali province di Imperia e Savona, avrà un’estensione territoriale pari a kmq 2.701 e una popolazione residente di 510 mila 554 abitanti.
Fra i criteri adottati nella definizione delle nuove province c’è anche quello per cui vengono mantenute le province confinanti solo con province di regioni diverse da quella di appartenenza: da questo criterio discende la conferma della provincia di Spezia.
L’istituzione delle città metropolitane decorre dal 1° gennaio 2014 ovvero dalla data della cessazione o dello scioglimento del consiglio provinciale, o alla scadenza dell’incarico del commissario eventualmente nominato.
Sulla base dei criteri della deliberazione del Consiglio dei Ministri 20 luglio 2012, i CAL di ciascuna regione sono stati chiamati a formulare una ipotesi di riordino da trasmettere alla Regione entro il 3 di ottobre 2012. Le Regioni, a loro volta, entro il 22 ottobre debbono presentare al Governo le proposte di riordino, formulate sulla base dell’ipotesi pervenuta dai CAL. Con un atto legislativo di iniziativa governativa le province saranno, quindi, riordinate sulla base delle proposte regionali con una contestuale, eventuale ridefinizione dell’ambito delle città metropolitane. Qualora le proposte regionali non fossero pervenute al Governo, il provvedimento legislativo verrebbe assunto dopo il parere favorevole della Conferenza unificata.
Alcune Province, fra cui quella di Imperia, hanno presentato ricorso al Tar Lazio contro la deliberazione del consiglio dei ministri del 20 luglio 2012;
Qualora le attese pronunce della Corte costituzionale e del TAR dovessero comportare conseguenze rilevanti sull’impianto normativo, la Regione provvederà ad assumere, d’intesa con il CAL e con le Associazioni degli Enti locali, le iniziative necessarie per il riordino istituzionale perché possa procedere con modalità più rispettose delle specificità del territorio e dell’assetto sociale ed economico della Liguria.
Alle nuove province sono attribuite le funzioni fondamentali, le funzioni di indirizzo e coordinamento del decreto cosiddetto decreto “Salva Italia”.

Comuni della Città metropolitana di Genova:
Arenzano, Avegno, Bargagli, Bogliasco, Borzonasca, Busalla, Camogli, Campo Ligure, Campomorone, Carasco, Casarza Ligure, Casella, Castiglione Chiavarese, Ceranesi, Chiavari, Cicagna, Cogoleto, Cogorno, Coreglia Ligure, Crocefieschi, Davagna, Fascia, Favale Di Malvaro, Fontanigorda, Genova, Gorreto, Isola Del Cantone, Lavagna, Leivi, Lorsica, Lumarzo, Masone, Mele, Mezzanego, Mignanego, Moconesi, Moneglia, Montebruno, Montoggio, Ne, Neirone, Orero, Pieve Ligure, Portofino, Propata, Rapallo, Recco, Rezzoaglio, Ronco Scrivia, Rondanina, Rossiglione, Rovegno, S. Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Santo Stefano D’Aveto, Sant’olcese, Savignone, Serra Ricco’, Sestri Levante, Sori, Tiglieto, Torriglia, Tribogna, Uscio, Valbrevenna, Vobbia, Zoagli

Comuni della Provincia di Imperia-Savona:
Airole, Alassio, Albenga, Albisola Superiore, Albissola Marina, Altare, Andora, Apricale, Aquila D’Arroscia, Armo, Arnasco, Aurigo, Badalucco, Baiardo, Balestrino, Bardineto, Bergeggi, Boissano, Bordighera ,Borghetto D’Arroscia, Borghetto Santo Spirito, Borgio Verezzi, Borgomaro Bormida, Cairo Montenotte, Calice Ligure, Calizzano, Camporosso, Caravonica, Carcare, Carpasio Casanova Lerrone, Castel Vittorio, Castelbianco, Castellaro, Castelvecchio Di Rocca Barbena, Celle Ligure, Cengio, Ceriale, Ceriana, Cervo, Cesio, Chiusanico, Chiusavecchia, Cipressa, Cisano sul Neva, Civezza, Cosio Di Arroscia, Cosseria, Costarainera, Dego, Diano Arentino, Diano Castello, Diano Marina, Diano San Pietro, Dolceacqua, Dolcedo, Erli, Finale Ligure, Garlenda, Giustenice, Giusvalla, Imperia, Isolabona, Laigueglia, Loano, Lucinasco, Magliolo, Mallare, Massimino, Mendatica, Millesimo, Mioglia, Molini Di Triora, Montalto Ligure, Montegrosso, Pian Latte, Murialdo, Nasino, Noli, Olivetta San Michele, Onzo,Orco Feglino, Ortovero, Osiglia, Ospedaletti, Pallare, Perinaldo, Piana Crixia, Pietra Ligure, Pieve Di Teco, Pigna, Pietrabruna, Plodio, Pompeiana, Pontedassio,Pontinvrea, Pornassio, Prela’, Quiliano, Ranzo, Rezzo, Rialto, Riva Ligure, Roccavignale, Rocchetta Nervina, San Bartolomeo Al Mare, San Biagio Della Cima, San Lorenzo Al Mare, Sanremo, Santo Stefano Al Mare, Sassello, Savona, Seborga, Soldano, Spotorno, Stella,,Stellanello, Taggia, Terzorio, Testico, Toirano, Tovo San Giacomo, Triora, Urbe, Vado Ligure, Vallebona, Vallecrosia, Varazze, Vasia, Vendone, Ventimiglia, Vessalico, Vezzi Portio, Villa Faraldi, Villanova D’Albenga, Zuccarello

Comuni della Provincia della Spezia:
Ameglia, Arcola, Beverino, Bolano, Bonassola, Borghetto Di Vara, Brugnato, Calice Al Cornoviglio, Carro, Carrodano, Castelnuovo Magra, Deiva Marina, Follo, Framura, La Spezia, Lerici, Levanto, Maissana, Monterosso Al Mare, Ortonovo, Pignone, Portovenere, Ricco’ Del Golfo, Riomaggiore, Rocchetta Di Vara, Santo Stefano Di Magra, Sarzana, Sesta Godano, Varese Ligure, Vernazza, Vezzano Ligure, Zignago

Nel dibattito sono intervenuti:
Antonino Miceli (Pd), relatore di maggioranza, ha aperto gli interventi in aula: «La proposta di deliberazione 88 si cala in un contesto piuttosto inusuale. La delicatezza e la giusta attenzione politica che si sta assegnando a questo provvedimento fanno sì che si renda necessario, e utile approfondire il tema e farlo a partire da alcune considerazioni. Non dimentichiamo che ci troviamo in un contesto e in una scelta straordinari che si sono resi necessari a seguito dell’approvazione del decreto sulla spending rewiew: disposizioni urgenti per revisione spesa pubblica. Urgenza e revisione della spesa pubblica, dunque, sono le due tematiche che portano al provvedimento e che mi pare contengano tutti i limiti di una riforma più necessitata che ragionata. Magari anche necessitata, ma che avrebbe dovuto avere un tempo di maturazione maggiore e più ragionato. Oltretutto mi pare ci sia stato, per quanto riguarda il decreto in oggetto, una scarsa attenzione per la realtà di altre nazioni europee. Il dibattito doveva essere più ampio e articolato: in sostanza credo sia stata liquidata con un eccesso di fretta la questione province». Il consigliere è, quindi, sceso nel dettaglio del direttive fornite dal decreto nazionale: «Si focalizzano tre contenuti: in primo luogo l’istituzione delle città metropolitana (ne sono previste dieci in tutta Italia), una di queste è Genova. Si prevede il riordino delle province, secondo precisi parametri territoriali e di popolazione, sulla base dei quali si procede, dunque all’accorpamento di Savona ed Imperia, si mantiene invece La Spezia , che ha requisiti per rientrare nelle eccezioni. Quest’ultima sarà una delle più piccole province d’Italia. Con una forza politica limitata. E’chiaro che le disposizioni lasciano una margine di manovra limitato. E, comunque, ritengo che prima di procedere al riordino delle Province fosse necessario il superarmento delle Regioni a statuto speciale». Miceli ha sottolineato che nel dibattito relativo alle province in sede ligure si è riservata molta attenzione al disagio espresso da alcuni Comuni del Tigullio, che entreranno a far parte della città metropolitana, ma che hanno manifestato una propria identità socioeconomica e territoriale. A proposito della costituenda provincia del ponente, ha invece aggiunto: «Salvo diversi accordi tra le amministrazioni uscenti, il capoluogo spetterebbe al centro con maggior numero di abitanti e, quindi, a Savona che, però, dista ben 120 chilometri da Ventimiglia e questo, ad esempio, pone problemi concreti che dovranno essere affrontati». Miceli ha quindi concluso: «Il provvedimento oggi in approvazione è l’avvio di un percorso, più che una conclusione e sottolineo che il Cal ha scelto di assumersi la responsabilità delle scelte e di non demandare alla decisione centralistica del governo. Mi auguro che il provvedimento venga approvato con la più larga maggioranza possibile »
Luigi Morgillo (Pdl) ha detto: «La questione in discussione non mi entusiasma. Il governo e il parlamento, che in questo argomento avevano le maggiori competenze e responsabilità, dovevano avere il coraggio di proporre un riassetto istituzionale complessivo. Credo che parlare di riduzione delle province o di città metropolitane, senza formulare un disegno d’insieme, sia riduttivo. Di fronte a certi temi il governo doveva chiedersi cosa è cambiato da quando è stata varata la nostra Costituzione e, soprattutto, cosa ci chiedono i cittadini. A mio avviso ci chiedono istituzioni snelle e il più possibili vicine a loro. Mi pare, invece, che la riforma proposta sia poco coraggiosa. In realtà in una regione piccola come la Liguria credo che poco cambierà. Non sono state fornite le condizioni e i presupposti per una riforma vera del territorio ligure. Credo sarebbe stato meglio fare riforme condivise con il territorio. Io ero favorevole ad un federalismo spinto. Anche l’assetto amministrativo delle Regioni va ripensato: inizialmente alle Regioni erano affidate prevalentemente compiti legislativi, ma ora non è più così perché si occupano di gestione, pensiamo alla sanità. Credo che sul piano politico noi dobbiamo fare una rivendicazione forte: dobbiamo dire che non accettiamo più di lavorare in queste condizioni. Siamo disponibili a fare riforme per il territorio, ma non più i passacarte». Morgillo ha quindi espresso timori per la provincia della Spezia che resterà una delle più piccole d’Italia.
Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva), nel preannunciare il suo voto convintamente contrario al provvedimento, ha detto: «Il decreto del governo, in materia di Province è anticostituzionale. Cosa c’entra il decreto del governo con la costituzione? L’articolo 133 della Costituzione è stato disatteso e ignorato. E’ necessario, quindi, attendere un pronunciamento della Corte costituzionale. Il governo avrebbe dunque dovuto con una legge costituzionale abolire l’articolo 133 della Costituzione e poi incaricare il Parlamento di procedere al varo di un provvedimento di abolizione delle Province. Questo, invece, è un gran pasticcio». Chiesa ha quindi sottolineato alcuni aspetti che, a suo avviso, rappresenteranno forti criticità: «Con la città metropolitana i territori più periferici saranno emarginati. Non si capisce neppure come verrà eletto il sindaco della città metropolitana e tutte le ipotesi appaiono poco credibili. Non credo che sia in fase di varo lo statuto o con ordini del giorno si potrà modificare qualcosa».
Roberto Bagnasco (Pdl) ha detto: «Condivido quello che Chiesa ha definito un cerchio che non poteva quadrare: questa legge nel recuperare la previsione della città metropolitana guarda ad una Genova di 20 anni fa quando la città andava verso il milione di abitanti, era il terzo polo del triangolo industriale e il polo centrale delle partecipazioni statali. Oggi ci troviamo in una realtà completamente diversa con una città che ha perso abitanti e peso industriale. Si recupera una legge di venti anni fa sulle città metropolitane senza dimostrare quali risparmi si possa garantire. Vogliamo sostituire una provincia con una città metropolitana, poi si lascia in vita la provincia della Spezia. Un meccanismo che stride profondamente con la posizione del mio partito di revisione della Carta costituzionale, ma che non ha avuto la capacità di portarla fino in fondo attraverso la riduzione del quadro istituzionale a due soli enti: Regione e comuni unificati. Ci troviamo di fronte ad un gran pasticcio e al rischio per i piccoli comuni di perdere la propria identità. Le realtà più lontane saranno penalizzate dimenticando le esigenze reali del loro territorio. Bisognava fare come altre Regioni che hanno respinto al mittente questo errore storico».
Gino Garibaldi (Pdl): «Il Pdl non ha sostenuto con abbastanza grinta la fusione delle province. Quello che stiamo discutendo non è un primo passo, ma è un passaggio che non c’entra nulla con la spending review ed è una cosa senza senso, causato dal fatto che fin dall’inizio è stato impostato male il problema del superamento delle province. Ci sono , inoltre, forti dubbi sulla costituzionalità di questa legge e ci auguriamo che qualche costituzionalista la blocchi».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ): «Il governo monti dei tecnici in un momento di crisi economica mette in crisi l’organizzazione dello stato senza sapere neppure se risparmieremo o meno. Questa legge, inoltre, bloccherà l’accesso ai giovani che utilizzavano la Provincia come palestra politica. Ricordo, inoltre, la più alta corruzione si verifica nelle organizzazioni di più alto livello dello Stato. Secondo me era meglio abolire le province piuttosto che fare questo tipo riforma: è davvero difficile capire perché una provincia piccola come quella della Spezia sopravviva mentre un’altra come Imperia, che pure confina con un paese estero, venga accorpata con Savona. Conoscendo come è l’amministrazione comunale e come funziona è ben difficile che riesca ad occuparsi di Né o di Santo Stefano D’Aveto. Roma, se mai, ha studiato una strategia per aumentare il centralismo».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ): «Si stanno affrontando sotto tono le conseguenze di un gran paciugo fatto dal Governo perché nessuno crede che la riduzione delle province sia finalizzata a ridurre i costi della spesa pubblica, ma aumenteranno se mai i i disagi e i disservizi, mi pare evidente però lo spirito politico in cui si inserisce il provvedimento perché la linea è chiara: distogliere l’attenzione pubblica dai veri problemi, allontanare di più i cittadini dalle istituzioni e togliere il più possibile le competenze dal territori. E infatti le due aule parlamentari non sono toccate. Vorrei, quindi un sussulto dai colleghi del centro sinistra. E infatti le due aule parlamentari non sono toccate. Io propongo che questo Consiglio regionale debba ulteriormente ragionare su questa cosa: chiedo di mettere ai voti di reinviare in commissione questa pratica».
Alessio Cavarra (Pd): «La questione delle province esiste e in fondo, ammettiamolo, la montagna ha partorito il topolino e si è raggiunta una soluzione di compromesso che rischia di non centrare appieno gli obbietti di ridurre spese e di rendere più armoniosa l’articolazione delle funzioni dello Stato. Sarebbe stato meglio abolire tutte le province, credo che la messa a punto della delibera presa dal Cal sia comunque una soluzione di compromesso che può andare incontro all’esigenza di garantire il governo del territorio in un quadro istituzionale equilibrato e scongiura la possibilità di ingerenze da parte del governo nazionale, che non avrebbe migliorato le cose. Riconosco all’assessore Paita il merito di aver portato a compimento un percorso difficile e complesso contemperando gli interessi del territorio con i criteri imposti dallo Stato: la provincia di Spezia sarà un valore aggiunto se e quando si cercherà di misurarne le potenzialità di sviluppo e di crescita definendo anche le risorse finanziarie: sarà quello il banco di prova per capire se sarà una realtà importante della Liguria o la Cenerentola delle province».
Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando) : «Ricordo ai colleghi di minoranza che iI provvedimento che stiamo approvando è una legge non del governo ma del parlamento. Se amavate tanto Spezia perché non ci siete andati? Bene ha fatto, invece, la maggioranza a portare avanti il provvedimento perché non possiamo delegare in biancoe, per rispondere a qualche collega, certamente il Tigullio anche un bambino o metterebbe con la città di Genova e voterò convinto a favore».
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) : «Io credo che il provvedimento avrà ripercussioni sul territorio, lo spirito del nostro gruppo all’inizio era costruttivo, poi ci siamo accorti in commissione che da quello stabilito dal decreto non era possibile apportare modifiche. Questa manovra è nata da una spinta da campagna mediatica per l’abolizione delle province, che sono assunte a simbolo della lotta a tutti i costi della politica. Ora vedremo scomparire le province, le più piccole subito e le più grandi dopo, per un disegno nazionale che delegherebbe troppo i poteri. Non si capisce cosa succederà dopo e noi siamo chiamati a ratificare quello che è stato deciso da altri in altri luoghi. Mi rendo conto delle problematiche della provincia di Imperia che andranno a ricadere sui cittadini e ora si chiede a noi di senso di responsabilità, ma chi ha deliberato non aveva il senso di responsabilità che si chiede a noi».
Aldo Siri (iste civiche per Biasotti presidente) : «Io voterò con senso di responsabilità contro questo provvedimento e con un senso di profonda tristezza per l’atteggiamento dei nostri parlamentari. La preoccupazione è notevole e mi chiedo come è possibile votare un provvedimento imposto da altri che ha come finalità da distogliere dai veri problemi, cioè quelli della rappresentanza dei posti di parlamentari noi abbiano discusso a lungo e questo provvedimento, nella parte che riguarda la città metropolitana, sarà un vero disastro per le sue valli a cui sono molto legato».
Giancarlo Manti (Pd) : «Questo provvedimento era già negli accordi del precedente governo nazionale con la commissione europea nell’ambito della razionalizzazione di spesa ed è di qui dobbiamo partire. Dobbiamo essere consci che spesso in questo periodo ci viene detto di eliminare sprechi e razionalizzare la spesa, quando poi emergono particolarismi e campanilismi non solo in Liguria, che impediscono di fare manovre definite. Io sono sempre stato favorevole dell’abolizione totale delle province anche in ossequio al dibattito in Assemblea costituente. Il cal ha dovuto prendere atto della situazione, fermi restando i pronunciamenti dei comuni non poteva che prevedere questo. A me personalmente questo provvedimento non mi piace perché sono state decise cose che non vanno bene per la Liguria, ma con ordini del giorno si può far presente al Governo di prevedere una norma per le province di confine. E’ comunque importante agire per salvaguardare le esigenze dei territori».
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani) : «Questo governo tecnico poteva avere più coraggio e questo provvedimento è un pannicello caldo che non porterà probabilmente i risparmi, questo è un sistema paese vecchio e lento: guardiamo il nostro ordinamento e le due camere che fanno esattamente la stesa cosa e il primo ministro che non può licenziare i suoi ministri. Credo che questo discorso dovrebbe quindi finire in un percorso più ampio per rivedere la carta costituzionale e fare un paese più bello, moderno e veloce. Va riequilibrato, cioè, il rapporto fra i poteri dello Stato. Capisco l’emergenza ma non ne condivido i contorni e voterò contro nella speranza che siano le stesse forze politiche ad aprire nel paese una discussione per una nuova fase costituente».
Marco Limoncini (Udc), scendendo nel merito delle direttive governative, ha detto: «Era necessario un cambio di rotta per recuperare la credibilità internazionale. Ma non vorremmo che a pagare fossero sempre gli stessi. Ci saremmo aspettati maggiore determinazione, invece di un’azione che crea conflittualità fra gli enti. Se l’intento era quello di chiudere le Province, questa era l’occasione per farlo, assegnando maggiore responsabilità e competenze ai Comuni. La nostra Regione non può fare altro che accogliere le istanze arrivate dal Cal. Alcuni Comuni dell’area del Tigullio avrebbero voluto legarsi a Spezia e altri, invece, hanno espresso l’istanza di legarsi a Genova. Con soddisfazione possiamo dire che le divisioni sono venute meno. La decisione finale ci ha portato ad affrontare tutti insieme la nuova scommessa. Abbiamo registrato in queste settimane la posizione di Province e di sindaci che chiedevano alla Regione di rivedere le disposizioni nazionali. Siamo consapevoli che non ci siano spazi. Ringrazio l’assessore Paita per il lavoro svolto sul territorio regionale. Potevamo trovarci in una regione Spaccata e divisa e questo per fortuna non è avvenuto».
Alessio Saso (Pdl): «Chiunque si dichiara contro la delibera perché le disposizioni nazionali non sono fatte bene, fa un giochino populista. Siamo consapevoli della nostra impossibilità di incidere su quanto fatto dal governo. Se facciamo questo giochino, rendiamo l’ultimo pessimo servizio alla politica. Cercando di accontentare chi ci dà consenso sul territorio, in questo caso perdiamo il senso delle istituzioni e della legge. I martiri non esistono. Nessuno apprezza questa legge. Burlando e Paita avrebbero potuto assumere una posizione contraria, assumendo una posizione demagogica. Credo che siamo all’inizio di un percorso che andrà a migliorare le cose».
Lorenzo Pellerano (liste civiche per Biasotti presidente), nel preannunciare la sua astensione, ha detto: «Ci troviamo a discutere di un provvedimento conseguente ad un decreto nazionale. Di fronte alla fiducia mi rendo conto che in Parlamento era difficile esprimere perplessità. Questo provvedimento non corrisponde alla carta costituzionale. Per quanto riguarda la città metropolitana, credo che Genova sia ancora importante , ma è profondamente in crisi. Il motore è inceppato. Ben venga la revisione delle Province, ma non capisco perché non si toccano Regioni a statuto speciale. Inoltre pongo l’accento su di un altro aspetto: una Regione che si vede espropriata dalla materia concorrente in tema di porti, deve puntare i piedi. Credo stia prendendo forma una somma di problemi istituzionali. Anche del governo Monti non condivido alcuni modi di procedere. Non voto contro perché comunque era opportuno affrontare il tema delle Province che in passato non era stato dibattuto, anche se era necessario farlo. All’interno del governo Berlusconi c’era la Lega che sulla questione ha aperto veti e posto questioni localistiche».
Massimo Donzella (Noi con Claudio Burlando): «Per quanto riguarda Imperia per due volte ci siamo trovati espropriati della nostro identità territoriale. La prima volta è avvenuta con il trattato di Torino e la cessione alla Francia del Dipartimento di Nizza e della Savoia. Ora perdiamo di nuovo parte della nostra identità. Nel titolo del decreto della Spending rewiew, troviamo la dicitura “ con invarianza dei servizi ai cittadini”. Credo che la riduzione della spesa sia una delle priorità, ma non la prima assoluta. Ci sono aspetti più rilevanti che dovrebbero prevalere sui tagli alla spesa. Credo che le riforme dello Stato debbano far conoscere a istituzioni e cittadini quale è obiettivo finale. Questi sacrifici che ad oggi dobbiamo compiere, nel non vedere una riforma vera dell’archetipo istituzionale dello Stato, mi pone in una forma di debolezza. Da parte nostra votare favorevolmente alla delibera credo sia un atto dovuto».
Matteo Rossi (Sel) ): «Il senso di questo provvedimento – ha detto – non si capisce, l’unica risposta è che Monti abbia voluto vendere alle borse l’idea che si risparmi con l’abolizione delle province che poi in pratica viene fatta solo a metà. E poi ha portato avanti la posizione centralistica che gli è propria tagliando i fondi alle autonomie locali. In verità non si riducono i costi della politica riducendo i costi dei piccoli comuni. Ancora una volta si è partiti dal basso evitando di colpire dove si doveva davvero. Quello che mi preoccupa è il funzionamento vero della macchina amministrativa soprattutto nelle zone più disagiate: il taglio 30% delle spese correnti e del 30% delle spese in conto capitale porterà effetti devastanti e ce ne accorgeremo quando ci troveremo a non avere i soldi per spalare la neve o aggiustare le strade colpite dalle frane. Ci preoccupa anche la riduzione degli spazi di democrazia, ci domandiamo come possa il sindaco di Genova essere anche il sindaco della città metropolitana. La speranza è che con il nuovo governo qualcosa si possa cambiare. Il mio voto sarà soffertamente favorevole con tutti i distinguo che merita»..
Marco Scajola (Pdl) «Ho fatto la mia maggiore esperienza politica come amministratore del comune di Imperia. Quello che ho capito è che questo sistema amministrativo non funziona più: non è possibile che ogni delibera debba passare per il controllo della provincia e della regione. In Italia ci sono troppi enti: la regione doveva sostituire le province ma si sono tenute le une e le altre. Del resto sono i comuni gli unici enti realmente sentiti e compresi dai cittadini. Ho apprezzato la volontà del centrodestra di intervenire sul sistema istituzionale, ma si è cercato di partire azzerando i comuni sotto i mille abitanti che invece sono molto importanti e offrono servizi concreti. Sono stati compiuti errori eclatanti: a questo punto non si capisce che ruolo avrà la Regione, non si comprende il salvataggio di una provincia, quella della Spezia, molto debole mentre si è accorpata la provincia di Imperia con quella di Savona. Nulla si è fatto per il necessario taglio radicale del numero dei parlamentari: abbiamo due camere e mille onorevoli mentre ne basterebbe una camera con 2-300 parlamentari. Se vogliamo fare il federalismo dobbiamo dare competenze reali a regioni rinnovate. Io sono favorevole alle macroregioni. Le province hanno svolto un ruolo importante ma in questo momento andava dato più forza ai comuni e si dovevano abolire tutte. Con il provvedimento deciso dal governo non si risparmia e non si da un servizio ai cittadini».
Nicolò Scialfa (Di Pietro_Idv) ha annunciato il voto favorevole: «Voteremo sì anche se con molte perplessità».

L’assessore alle Infrastrutture Raffaella Paita è intervenuta alla fine del dibattito: «Credo di condividere – ha detto l’assessore Raffaella Paita – lo spirito delle critiche che vengono fatte alla riforma: di fatto si oscilla compulsivamente fra vuoti e progetti di riforma che non sono ragionati. Una cosa è chiara: il governo progetta lo svuotamento delle province e pasticcia su una vera riforma che doveva essere la loro abolizione definitiva. Alle province si attribuiscono quattro competenze fondamentali ma non si coglie l’occasione per una ragionata e seria valutazione dell’adeguatezza territoriale delle risorse a disposizione dei comuni. In Italia i comuni sono ben 8092, due terzi dei quali sono sotto i 15 mila abitanti e sono in grande difficoltà. Guardano alla realtà ligure è chiaro che la Provincia della Spezia avrà seri problemi di sopravvivenza perché nasce assai debole visto che i comuni del Levante hanno deciso di aderire all’area metropolitana. A questo punto occorre domandarsi quali sono i margini per migliorare la proposta del Governo in quanto non credo che questo assetto possa essere considerato definitivo. Per aiutare il Tigullio pensiamo ad uno schema finanziario che garantisca, tramite gli Ato, margini di autonomia al Tigullio su temi come l’ambiente e il turismo. Poi bisogna andare avanti nell’irrobustimento dei comuni con un rafforzamento dei consorzi e l’aiuto alle loro funzioni amministrative tramite Liguria Ricerche e gli stessi uffici della Regione. Per le risorse si possono utilizzare quelle recuperate dall’abolizione delle ex comunità montane. «Il prossimo terreno di discussione politico sarà quello del federalismo. Non possiamo confondere la richiesta di risparmiare risorse con una necessaria revisione costituzionale: in questi anni, infatti, sono aumentati i conflitti fra stato e regioni. Ciò è dovuto al fatto che non sono state create le necessarie occasioni di compensazione come la camera delle regioni. Questo paese ha bisogno di istituzioni credibili che vengano anche confermate e non siano soluzioni provvisorie. Ci devono essere anche accorpamenti di istituzioni con un ruolo del consiglio regionale e delle sue commissioni»..

Ricorso al Tar
E’ stato respinto con 20 voti contrari 7 favorevoli e 6 astenuti un odg (primi firmatari Edoardo Rixi -Lega Nord Liguria Padania – e Marco Scajola, Pdl, che chiedeva di presentare un ricorso al Tar contro la deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio 2012 che determina i criteri per il riordino delle province come previsto dalla decreto legge 95 del sei luglio 2012. Secondo i due consiglieri per tale ricorso occorre prendere a riferimento l’analogo ricorso presentato dalla Provincia di Imperia. Infatti secondo i consiglieri “l’azione intrapresa dal Governo non risponde ad alcuna iniziativa delle comunità locali e si inserisce piuttosto in un percorso forzato che tende a ribaltare le garanzie costituzionali nei riguardi delle autonomie locali per imporre centralisticamente” il risultato della riduzione della spesa.

Valorizzare il Tigullio e l’estremo ponente ligure
E’ stato approvato a maggioranza un ordine del giorno (primo firmatario Antonio Miceli del Pd e sottoscritto da tutti i gruppi) che impegna la giunta a “tenere nella dovuta considerazione la peculiare identità del Golfo del Tigullio e del suo entroterra nel quadro globale del riassetto amministrativo della Liguria (…) salvaguardando e promuovendo le risorse ambientali, culturali, economiche e turistiche del territorio del levante ligure (…) e nel contempo a tenere conto delle caratteristiche e tipicità della realtà dell’estremo ponente ligure che oltre a confinare con regioni confina con un’altra nazione valorizzando la storia e la tradizione del suo territorio”.
Nel dispositivo è stato inserito un emendamento proposto dal pdl ma firmato anche da consiglieri di maggioranza che stabilisce che impegna la giunta a sottolineare nelle opportune sedi governative che il provvedimento adottato nella legge 135 del 2012, seppur andando nell’ottica della riorganizzazione funzionale delle amministrazioni locali, superando le province, nel caso specifico mostra eclatanti incoerenze e risvolti procedurali non adeguati alle esigenze del territorio ligure e pone forti dubbi di costituzionalità”

.Chiusura centro Carcare dell’Inail
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Stefano Quaini, IDv ma sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi) che impegna il presidente e la Giunta “ad intervenire presso la direzione Generale presidenza e direzione regionale dell’Inail affinché il centro Inail di Carcare (Savona) dell’Inail continui ad offrire il preziosissimo servizio di primaria importanza per gli infortunati e la popolazione tutta. Ed impegna a monitorare la grave ipotesi di chiusura del centro che creerebbe un notevole allarme sociale perché sarebbe un chiaro segno di decadimento della situazione economica-sociale della nostra popolazione che non potrebbe essere tollerato per la Valle Bormida”. La chiusura del centro di Carcare è frutto dell’applicazione del decreto legge 138/2011 in cui si prevede la progressiva chiusura delle sedi di categoria “C” con carico complessivo inferiore a 4500 pezzi per complessive 24 sedi. Il documento ricorda che “nei comuni di Carcare e Cairo Montenotte si accentrano tutti i servizi della val Bormida e che la chiusura potrebbe creare un notevole allarme sociale”.

Assenti: nessuno
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