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L’Ambassador Omar Di Felice percorre il periplo dell’Islanda in bici e in solitaria

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L’Ambassador Suunto Omar Di  Felice,  37  anni,  negli  ultimi  anni  ha  stupito  con  imprese  e  record
incredibili  con  la  sua  bici,  dove  il  comune  denominatore  è  sempre  stato  quello  di  andare  oltre,
sempre, sia  come distanza percorsa  (come il  recente Giro  d’Italia in  solitaria in  9 giorni) sia  come
altimetrie sia  come location.

Con  la sua ultima impresa, “Iceland Unlimited” conclusa il  5  febbraio,
ha  ancora  una  volta  alzato  l’asticella:  in  Islanda,  solo  e  senza  auto  di  supporto  al  seguito,  ha
percorso in 9 giorni il periplo dell’isola lungo i 1.400 km  della Ring Road, la suggestiva e pittoresca
Route 1. Abbiamo incontrato Omar al suo rientro, ecco cosa ci ha raccontato

Cosa ti preoccupava maggiormente prima di partire per questa grande impresa?

La  più  grande  incognita  era  dovuta  al  fatto  di  non  avere  una  vettura  di  supporto.  In  condizioni
climatiche così  estreme – le  temperature  hanno raggiunto anche i -18°C  –  non  avere un  supporto
morale  prima  ancora  che  fisico,  è  fondamentale.  Se  ci  aggiungiamo  che  il  peso  della  bici,
aumentato  notevolmente  visto  che  dovevo  avere  con  me  le  borse  e  lo  zaino  contenente  tutto  il
necessario  per l’avventura,  rendeva ancor più difficoltoso il già  precario equilibrio sul ghiaccio, gli
elementi per un insuccesso erano tutti molto ben presenti”
.
Quale è stata la tappa più dura? E perché?

Il momento  più  difficile  è  stato  senz’altro  il passaggio a  sud:  i  fortissimi venti con  raffiche  fino  a
120  km/h  hanno  rischiato  di far saltare  tutto.  La  variabilità  meteo  era  una  dei  grandi  interrogativi
per  la  buona  riuscita  dell’avventura  e, devo  dire,  di essermi imbattuto  in una  delle  settimane  più
devastanti da questo punto di vista
”.
Immaginiamo situazioni in maniera differente da come sono

 cosa ti ha stupito di questa impresa?

In  realtà  non  avevo  particolari  aspettative:  ero  partito  ben  consapevole  che  si  sarebbe  trattato
della  mia esperienza  più difficile,  ma  anche,  al tempo stesso, di quella più  emozionante  della  mia
carriera.  Pedalare  in  quelle condizioni, nel  silenzio  unico della natura incontaminata islandese,  mi
ha  regalato  delle  suggestioni   che  difficilmente  si   possono  raccontare.  Senz’altro  la  ricchezza
interiore che mi ha lasciato è stata la più grande scoperta di questa avventura
”.
Come hai ottimizzato le batterie del tuo Suunto? E quali sono state le funzioni più “utili”?

Il discorso batterie, in condizioni climatiche così estreme, è sempre  molto delicato. Avevo con me
dei battery  pack USB  a cui collegare le varie devices durante il giorno – smartphone, action cam  e
in  ultimo  anche  l’orologio  –  ma  in  questo  caso  l’autonomia  giornaliera  del mio  Spartan  è  sempre
stata  sufficiente  a  coprire  la  durata  delle  varie  tappe. Avevo  creato  una  modalità  sport  Ciclismo
denominata  ‘Arctic Cycling’ in  cui ho  attivato la  funzione ‘Storm  Alert’  per essere  sempre avvisato
dei vari e repentini cambi di pressione atmosferica e una pagina in cui visualizzare al centro e ben
visibile la temperatura esterna
”.
Una curiosità: qual è l’ultima cosa che fai prima di mettere i piedi sui pedali?

Prima  di agganciare il pedale guardo la bici, e con un rapido  sguardo cerco di capire se  è tutto a
posto.  Niente  di particolare,  ma  mi  serve  per  acquisire  quella  piccola  sicurezza  che,  in  realtà,  è
solo l’ultima piccola dose di coraggio prima di partire
”.
Sei scaramantico e/o hai una sorta di rito prima di cominciare?

Non sono  particolarmente scaramantico, piuttosto durante un’avventura così lunga,  specialmente
che richiede una serie di azioni pre e dopo la pedalata, cerco di  ripetere sempre gli stessi gesti  fino
a farli diventare quasi degli automatismi. Il modo in cui mi  vesto, quello in cui controllo la bici  e, in
questo  caso,  anche  come  monto  le  borse  da  bikepacking.  Affinché  ogni   giorno  sia  uguale  al
precedente e mi consenta di raggiungere il mio sogno finale
”.
Cosa ti ha colpito di più lungo la Ring Road1?

La cosa più straordinaria dell’Islanda è la sua varietà: lungo tutta la Ring Road in pochissimi km si
passa  da  paesaggi  lunari a  splendidi  paesaggi  lungo  la  costa  sud  con  scogliere  e  colori  intensi,
fino alla  desolazione dei deserti  di sabbia lavica, per non parlare di cascate,  vulcani e ghiacciai. Il
tutto in una terra così ‘piccola’ che concentra in se tutte le meraviglie della natura
”.
Hai già in agenda nuove idee? Qual è la prossima sfida?

L’avventura  islandese  –  anche  se  poi  si  è  rivelata  una  vera  e  propria  impresa  per  come  l’ho
impostata alla fine – doveva essere una sorta di preparazione per il mio grande progetto invernale.
L’idea iniziale era quella di  andare in  Islanda  per pedalare  qualche giorno, acclimatarmi al grande
freddo e testare i materiali, se non che ad un certo punto ho iniziato a pensare che sarebbe potuta
essere la mia prima avventura di esplorazione invernale in completa autonomia. A Marzo pedalerò
in   Canada,  attraverso  le  rigide  regioni  artiche  dello  Yukon  e  dei  Territori  del   Nord  Ovest,
compiendo  i  1500  km  che  uniscono  Whitehorse  a  Tuktoyaktuk   all’estremità  settentrionale  ma,
soprattutto, attraversando  per la  prima volta  la  nuovissima  Arctic Highway  di  recente costruzione.
Una  strada  di  150  km  che  unisce  Inuvik  a  Tuktoyaktuk  laddove  precedentemente  era  possibile
raggiungere questa  piccola  comunità  solamente  attraverso  voli  estivi o,  in  inverno, lungo il  fiume
ghiacciato. Sarà senz’altro una avventura estrema che mi regalerà paesaggi e suggestioni uniche
”.
In bocca al lupo campione!