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Le cefalee da abuso di farmaci

I farmaci per la cefalea

I farmaci sintomatici sono rivolti a contrastare un sintomo, il mal di testa,  e pertanto non hanno la funzione di risolvere il problema della cefalea come malattia. Vanno utilizzati quando si presenta il dolore, possibilmente nelle fasi precoci dell’attacco al fine di ottenere il massimo effetto prima che i meccanismi biochimici che sottendono l’attacco prendano il sopravvento , ed occorre assumerli nelle dosi e nelle modalità indicate dalle linee guida nazionali/internazionali e secondo la prescrizione dello specialista di fiducia. I farmaci sintomatici a disposizione sono gli analgesici/antiinfiammatori e, dal 1992, i triptani (antiemicranici specifici). Possono essere introdotti nell’organismo in  vare modalità: sono orosolubili, in compresse tradizionali,in spray nasale, supposte, intramuscolo ed endovena. Queste ultime due formulazioni sono in genere da riservare all’attacco che “scappa di mano” sia a domicilio o in una struttura ospedaliera. A volte l’attacco di emicrania si associa anche ad un corteo sintomatologico caratterizzato da nausea, vomito e intolleranza a luce , rumori e odori, alcuni di questi farmaci agiscono anche su questa componente oltre al contrasto del dolore.

Il confine tra uso e abuso.
Secondo le linee guida si intende per abuso, o meglio uso eccessivo di un farmaco, l’assunzione di oltre 10 triptani al mese per almeno tre mesi oppure di 15 farmaci antiinfiammatori per lo stesso periodo di tempo. Talvolta l’uso eccessivo di farmaci sintomatici vede la combinazione di analgesici e triptani oppure l’associazione di oppiacei o ancora di farmaci in associazione.  Si calcola che circa il 10% dei pazieni che afferisco ad un centro cefalee presentino una cefalea cronicizzata con uso eccessivo di farmaci (circa un milione doi Italiani) L’esperienza clinica ed i dati della letteratura evidenziano come  l’abuso evolva in un uso quotidiano e quindi si crei una dipendenza dal farmaco. I composti che più spesso conducono rapidamente a questa condizione sono i preparati che contengono una associazione di farmaci oppure  contengono oppiacei (codeina, barbiturici ecc.) . La necessità di sensibilizzare il consumatore abituale di farmaci sintomatici per la cefalea ad un percorso diagnostico e terapeutico che prevenga la fase di abuso, è l’obiettivo assistenziale degli specialistici che mirano a creare un paziente cefalalgico consapevole, informati e protagonisti dei processi decisionali sulla salute.
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L’importanza di monitorare l’effettivo consumo di questi farmaci.
“ L’uso di farmaci sintomatici per la cefalea è estremamente diffuso, commenta il prof. Fabio Antonaci del Centro Cefalee dell’IRCSS Istituto Neurologico Nazionale C.Mondino . Circa il 50% degli attacchi vengono trattati dal paziente senza parere medico, ricorrendo ad un acquisto diretto in farmacia. Monitorare il consumo settimanale/mensile dei farmaci sintomatici è il primo provvedimento che viene richiesto dallo specialista neurologo e che insieme alla valutazione di eventuali patologie associate alla cefalea costituisce il filtro per non scivolare nella cronicizzazione del dolore che va di pari passo con l’uso di farmaci. E’ stata recentemente lanciata una campagna pubblica  – Monitorare per curare – nelle farmacie della provincia di Pavia al fine di “filtrare” tutti coloro che acquistano farmaci antidolorifici per la cefalea” La campagna, prevede una osservazione dei pazienti con cefalea al fine di valutare il reale consumo di farmaci e di identificare i soggetti a rischio di abuso. Il progetto di ricerca, coordinato dall’Istituto Neurologico Nazionale Fondazione C. Mondino di Pavia e finanziato dal Ministero della Sanità, dura tre anni e prevede anche una estensione territoriale ad altre provincie extraregione del nord e sud Italia. Alla fine del progetto, le farmacie coinvolte rimarranno come osservatori nel territorio per allertare i pazienti a rischio di abuso farmacologico.

–  Recentissima la notizia di un nuovo neurostimolatore, assai poco invasivo, in grado di prevenire l’emicrania: arriverà il giorno in cui i farmaci potranno essere messi da parte o comunque non saranno il primo strumento di cura?
Le terapie non farmacologiche per l’emicrania sono uno dei settori ai quali la ricerca sta rivolgendo attenzione e sforzi economici con prospettive anche incoraggianti. “Lo stimolatore che viene applicato a livello del nervo grande occipitale, bilateralmente – spiega il prof. Antonaci – costituisce una procedura poco invasiva con risultati incoraggianti in alcune cefalee cronicizzate e resistenti alle terapia farmacologiche usate in associazione. C’è il rischio della novità, ovvero che tanti pazienti valutino questa alternativa senza aver esaurito le prospettive farmacologiche routinarie già accreditate scientificamente . Personalmente ritengo che anche procedure minimamente invasive, come anche anche la stimolazione magnetica corticale a bassa frequenza, vadano precedute da un trattamento farmacologico preventivo scientificamente riconosciuto e che tenga conto, non in ultimo, del contenimento della spesa sanitaria (rapporto costo/beneficio). Il vero problema delle terapie sia sintomatiche che preventive, è il rapportarsi con l’esperto che segue i percorsi diagnostico terapeutici validati scientificamente e sui esiste il consenso della comunità scientifica internazionale. Il percorso diagnostico-terapeutico ottimale può far risparmiare – tutti – in termini di costi di prestazioni mediche , strumentali, farmaci e utilizzo di strutture sanitarie”