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L’EUROPA, L’EURO, VARESE LIGURE, I PARCHI E… LA LIGURIA (OGGI FANALINO DI CODA DELL’ITALIA…)

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Quante persone sanno che il piccolo borgo di Varese Ligure, in provincia della Spezia (nella Val di Vara), fu il primo Comune d’Italia a ottenere (tanti e tanti anni fa) i primi finanziamenti europei e la certificazione di primo Comune biologico della Penisola, tra i primissimi in Europa?

E quante persone sono a conoscenza del fatto che, quando si trattò di trovare un simbolo dell’euro, della moneta unica europea, il 12 dicembre 1996, qualche dirigente di Bruxelles abbia trovato ispirazione dalle fotografie aeree del borgo ligure presentate alla Commissione di Strasburgo quattro anni prima per ottenere i primi fondi comunitari?

E qualcuno ricorda come si chiamava quel piccolo-grande Uomo, sindaco per 14 anni del primo “eco-comune” d’Italia?

Quel piccolo-grande Uomo si chiamava Maurizio Caranza, scomparso nel gennaio 2007 all’età di soli 66 anni.

Possedeva una volontà di ferro nascosta sotto l’apparenza di un fisico smunto e un po’ dimesso, che celava tuttavia un carattere d’acciaio dietro un sorriso spesso ironico.

«Poco dopo la guerra – diceva – , nel decennio tra il 1950 e il ‘60, quando l’Italia stava inseguendo uno sviluppo economico da record, da Varese Ligure se andò una fetta enorme del paese, qualcosa come 1.200 persone. Per lo più giovani, il futuro della valle».

Da allora quella china non fece che diventare sempre più ripida: i giovani continuavano ad andarsene, le aziende agricole chiudevano i battenti, la popolazione diminuiva, invecchiava, impoveriva.

Poi arrivò lui: Maurizio Caranza. E il miracolo fu quello, in un momento in cui l’ecologismo era ancora una definizione guardata con sospetto, soprattutto in una zona piuttosto isolata come l’alta Val di Vara, di puntare sull’ambiente, sulla sua salvaguardia, sulla sua valorizzazione. Una strada lunga, irta di ostacoli.

Ma la svolta impressa al borgo, sia in termini ambientali che di valorizzazione storico-artistica, ha fatto sì che il sindaco del primo “eco-comune” d’Italia potesse diventare un precursore della promozione territoriale, facendo leva sui punti di forza di quell’area: l’agricoltura biologica, la qualità della vita e dell’ambiente.

Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’agricoltura, sia pure con qualche difficoltà, è tornata a costituire, insieme al turismo, il vero potenziale motore di sviluppo del futuro per l’attività economica dell’intera vallata.

Ecco che oggi, nel momento in cui la Liguria si trova a essere il “fanalino di coda” delle venti regioni italiane, nel momento in cui il Parco nazionale del Monte di Portofino potrebbe diventare motivo di riscatto del territorio sotto il profilo turistico, economico, ambientale e culturale (e qualcuno, invece, guarda al proprio “orticello elettorale”), il ricordo di un Uomo politico come Maurizio Caranza diventa fondamentale per dire, soprattutto ad una classe politica che vede nelle “lottizzazioni” l’unica soluzione del futuro (?) della Liguria, di prendere come esempio Uomini come Caranza, le cui idee hanno fatto scuola e di prendere esempio dal borgo di Varese Ligure, la cui foto aerea del centro storico venne addirittura presa come esempio per dar vita al logo della seconda moneta più importante del mondo.

Da questi esempi c’è solo da imparare. Per evitare alla Liguria di continuare a restare il “fanalino di coda” d’Italia.

Marco Delpino

Nella foto  la targa ricordo dedicata a Maurizio Caranza